FRAGOROSO SILENZIO
sabato 30 maggio 2015
Leggo e pubblico…
Confessioni di una madre moderna
Mi presento: ho quasi 35 anni e vivo in una casetta in campagna
con mio marito, mio figlio di sei anni e mezzo e un cucciolo in arrivo fra
pochi mesi! Da quando sono diventata mamma ho subito scelto di chiedere al
lavoro il tempo parziale, un part-time, che con mia grande gioia è stato
accolto a tempo indeterminato. Al di fuori delle oggettive difficoltà e
della fisiologica stanchezza che porta la genitorialità, ho sempre ritenuto
gratificante e soddisfacente trascorrere del tempo con mio figlio, vederlo crescere,
esserci ad ogni suo progresso, ad ogni suo regredire e ad ogni sua necessità;
per me essere madre significa ESSERCI e non credo affatto nella teoria del
“quality time” e quando lo dico spesso molte mamme mi inveiscono contro
asserendo che io sono stata fortunata, che a loro il part-time in ufficio non è
stato concesso e che infondo la vita è questa e ci si deve adeguare.
Capisco queste parole ma solo in parte perché, se è pur vero che
mi è stata concessa un’occasione che a molte viene negata, è pur vero che io e
mio marito siamo stati pronti ad accollarci le conseguenze di questa scelta e
che io per prima, da un po’ di tempo, anche quando lo rinnego a me stessa, ho
smesso di accettare che la vita è questa e ci si deve
adeguare. Non sono una rivoluzionaria, anzi, per natura sono una
donna che ha paura del cambiamento ma se questo vestito del correre a tutti i
costi e della produttività sta stretto a me, perché dovrei proporlo ai mie
bambini? Perché non dovrei cercare un’ alternativa più umana? Perché dovrei
crescerli come marionette di un sistema che ha ingabbiato me per prima?!
Noi donne non facciamo in tempo a partorire che già ci troviamo
a pensare al dopo, a dove piazzare il pupetto a pochi mesi dalla nascita
perché dobbiamo rientrare al lavoro, dobbiamo produrre ma, non più latte, bensì
denaro che comunque non sarà mai nostro, ma dei potenti che ci dominano! Il mio
primo figlio è rimasto a casa con me undici mesi e poi è entrato al nido
part-time e posso garantirvi che non ho mai capito come altre mamme
sopportassero di lasciare un cucciolo di sei mesi anche otto ore al giorno ad
estranei.
Poi si torna la sera dal lavoro con le energie già logore e si
deve pensare al resto….casa, spesa, cena, figli. Cosa rimane per le persone che
amiamo? Abbiamo ancora la forza di parlare e di sorridere a tavola, a cena con
marito e figli? Spesso, dopo una giornata di corse, lavoro e produttività no,
non c’è più nulla per nessuno. A mio modo, pur non ancora libera da tutto, ho
deciso di ridimensionare queste circostanze e non per essere una mamma perfetta, ma semplicemente per VIVERE e per FAR
VIVERE le persone che amo!
Essendo a pochi mesi dalla nascita del nostro secondo figlio
sono venuta a conoscenza di un bonus per le mamme che decidono di non usufruire
della maternità facoltativa e di rientrare al lavoro; questo consisterebbe in
un rimborso mensile variabile dai 300 ai 600€ per pagare baby sitter o asilo
nido. Di fronte a questa cosa mi sono indignata: perché l’INPS non investe
queste somme per la maternità facoltativa alla quale molte donne devono
rinunciare per via della forte decurtazione che impone allo stipendio?Si
incentiva il sistema per far girare l’economia! Non serve un esperto in alta
finanza per capirlo. Noi faremo grandi, grandissimi sacrifici, ma io starò a
casa con il mio bambino fino a che ne avrò diritto, perché un cucciolo di uomo
ha bisogno a lungo della propria mamma. Girare le spalle e alzare i tacchi per
uscire da un nido mentre mio figlio piange è una delle cose che più mi costa,
in termini di salute psico-fisica.
Mio figlio grande lo scorso settembre ha cominciato la
scuola ed è stato un delirio. L’approccio è stato pessimo fin da subito per il
semplice fatto che ancora una volta io e mio marito non abbiamo avuto scelta, e
ci siamo visti costretti ad inserire nostro figlio ad un tempo pieno perché nel
nostro bel paesello il “modulo” non è contemplato. Viviamo in un’isola felice in cui i bambini stanno a scuola dal
Lunedì al Venerdì tutto il giorno ( 8.30-16.30 ), perché mai chiedere un tempo
ridotto? Perché mai farli uscire alle 13? Perché mai alla riunione prima delle
iscrizioni ero l’unica mamma interessata ad avere a casa mio figlio nel
pomeriggio nonostante fossero presenti anche molte donne che NON lavorano?
Perché è opinione comune che i figli rompano, scoccino e
impediscano la nostra libertà! Perché ai tempi di mia nonna le donne avevano
anche quattro o cinque figli, ma non sentivano il bisogno dei propri spazi? La
risposta è che ormai ci hanno reso tutti schizofrenici, me per prima! Lo scrivo
nero su bianco perché ho riflettuto a lungo, capisco che c’è qualcosa di grande che
non mi torna. Le famiglie si sfasciano, i figli sono zaini da trasportare e
sballottare tra la scuola, lo sport e le varie famiglie e spesso i soldi sono l’unica cosa che
ci consola da uno stile di vita che è disumano. Per tirarsi su il morale si
mangia e si spende…
Ci vorrebbero scuole con ritmi diversi, con insegnanti che non
affermano in faccia ad un bambino di sei anni e mezzo che questa è la società e tu devi adeguarti, che non
pretendono di crescere i manichini del futuro ma che lasciano a loro il tempo
per essere bambini. A mio figlio è stato detto che ha ancora troppa voglia di giocare… Alla sua età se
così non fosse molto probabilmente sarebbe ammalato. Io per prima ho ancora
voglia di giocare e forse se lo facessi più spesso sorriderei di più.
Noi mamme non dobbiamo tacere di fronte alle ingiustizie, non
dobbiamo più pensare –è così e le cose non cambiano-,
non dobbiamo più stare a guardare. Se tutte le voci si alzassero in coro, se
ognuno di noi smettesse di sottostare almeno un pò alle leggi del mercato, se
facessimo una piccola e pacifica rivoluzione, i bimbi tornerebbero a correre
per le strade rincorrendo un pallone senza dire bestemmie e senza filmarsi mentre
si picchiano.
Sono arrivata a tutto questo con fatica perché cambiare e uscire
dal coro è una gran fatica, ma quando si tocca il fondo non si può che risalire
e vorrei che gli strazi emotivi che ho subito fossero di aiuto a qualcuno che,
come me, ha una vocina dentro che gli dice che qualcosa non torna!
Mio figlio dopo un anno di scuola è stanco, demotivato, deluso,
sconfitto e ha gli occhi tristi. Mi chiede tempo per giocare quando gli viene
addirittura detto che non dovrebbe avere così tanta voglia di farlo! Ha appreso
cosa sia la competizione, sa già che se prende bene non
è cosa buona, si deve arrivare al bravissimo perché il suo compagno, quello
veramente bravo, prende addirittura ottimo. Mio figlio ha l’autostima
sotto la suola delle scarpe e gli viene detto che deve credere in sé,
arrangiarsi a fare i compiti, farli bene e leggere in modo corretto. Mio figlio
vede gli occhi di una mamma che vuole il suo bene e non sa più come farlo, e
sente che gli viene chiesto di non essere un bambino a sei anni e mezzo.
I nostri figli, se solo li ascoltassimo, ci porterebbero lontano
e il nostro cuore volerebbe! Quando mi lascio trascinare dalla sua saggezza
sento e vedo cose mai sentite, le più belle e le più vere.
Io e mio marito abbiamo deciso di mettere fine a questa brutta
storia e di cambiare scuola, forse arriveremmo anche a pensare ad una strada
diversa, che a me fa anche tanta paura, ma che nel mio cuore bussa come un eco…
Stiamo pensando all’Homeschooling. Alla fine non posso far peggio di quello che
fa la società.
Da mamma non voglio più vedere mio figlio umiliato, non voglio
più assistere alle lacrime e alla paura che prendono possesso dei suoi occhi
quando la maestra si rivolge a lui, non voglio più sentirmi un leone in gabbia.
Adesso mi sento una leonessa che deve fare quello che la natura
e l’istinto suggeriscono: crescere e difendere la propria prole. Infondo siamo
animali anche noi e abbiamo una cosa tra le nostre mani: il libero arbitrio. Me
lo insegnarono a scuola… sì, perché la mia professoressa era una in gamba!
Sempre vigili
domenica 17 maggio 2015
Gli insegnanti tracciano la rotta...
Leggo e pubblico!!!!!!!!!!!!
di Rosaria Gasparro*
Chi insegna è disponibile al nuovo e all’imprevedibile. Sa che è nella relazione con gli altri, nella sua capacità di essere nell’inizio delle cose, nel mettersi in ascolto (empatico, attivo, profondo), nello scoprire e nel decidere insieme, che si gioca la sua umanità e il suo essere credibile come essere umano e come insegnante. Sa che prima di in-segnare qualcosa, deve lasciarsi segnare dagli sguardi, dalle voci, dai pensieri e dai bisogni dei suoi alunni.
Chi insegna fa in modo che i ragazzi che gli vengono affidati diventino consapevoli del proprio potere, del proprio potenziale; il suo è un lavoro di capacitazione per aiutare ad essere e a fare, e ad essere felici. Sa che la rotta si traccia insieme e che la conoscenza è un capolavoro collettivo, una ragion pratica che coltiva pensieri e sentimenti di ciascuno.

Per questo i maestri non fanno proclami, non affermano in modo perentorio principi e verità, sanno che devono continuare a imparare per lavorare. Per questo i maestri siedono poco in cattedra e si curvano all’altezza dei bambini per accompagnarli. Per questo diffidano delle lezioni frontali che nessuno può interrompere, perché i maestri in carne e ossa in ogni momento sono interrotti: per le domande che emergono, per i chiarimenti, le critiche, le opinioni diverse, per confrontare e confutare. Per questo usano il dialogo, sa lo usava anche Socrate – quello maieutico – per aiutare ognuno a partorire la propria verità. Usano la didattica laboratoriale e la classe capovolta in cui sono gli allievi a insegnare. Sanno che chiunque lo voglia fare deve studiare, studiare e ancora studiare, approfondire, ricercare, amare. Non parlano di ciò che non conoscono ma vengono narrati e guardati ogni giorno, attraverso gli strumenti pervasivi e le banalità del potere, che non ne sa di scuola se non per luoghi comuni, imbarazzante superficialità e volontà di distruzione di un bene comune.
Gli insegnanti sono trattati come asini, su cui si caricano tutti i pesi e i problemi del sociale devastato, che continuano con ostinazione a mandare avanti la loro scuola nonostante gli stipendi poveri, il dileggio e le bugie di chi li governa. Asini a cui bisogna ripetere la lezione perché non vogliono impararla. Ma gli asini, come si sa, tirano calci e quando sono maestri non sono disposti ad essere legati dove vuole il padrone, perché è proprio il padrone che non vogliono.
Don Milani diceva che il maestro deve essere per quanto può profeta, devescrutare i «segni dei tempi», indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso. Bene, noi insegnantiabbiamo scrutato molto bene i segni di questo tempo e vediamo chiaro già oggi le cose orribili del domani se il Disegno di legge scuola passerà, per questo rinviamo al mittente la sua lettera.
Ci sono tanti modi per insegnare, per questo le dedico i versi di Danilo Dolci, un vero grande Maestro, perché Lei Presidente, nel suo video, ha scelto il modo peggiore:
“C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’esser franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
Ciascuno cresce solo se sognato”.
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’esser franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
Ciascuno cresce solo se sognato”.
Per cortesia ci liberi dall’incubo della sua scuola che è buona solo per Lei.
Sempre vigili
venerdì 1 maggio 2015
Renzi...Io lo pago il mio dissenso!
Da Luigi Mazza, coordinatore nazionale GaE in ruolo - Non uno di
meno, una lettera indirizzata ai genitori degli alunni, dove spiega i motivi
degli insegnanti per l'adesione allo sciopero del 5 maggio.
Cara mamma, caro
papà,
ti
scrivo col cuore in mano, ti scrivo perché è giusto che tu sappia cosa succede
in questo periodo infuocato e storico, perché i tuoi figli fanno parte di
quella grande famiglia chiamata Scuola.
Sono
il maestro che ha accolto tuo figlio all'asilo (per noi è ancora asilo, anche
se adesso si chiama scuola dell'infanzia), colui al quale hai affidato il tuo
bene più prezioso per farlo crescere nei suoi primi rapporti sociali. Sono
quello che ha asciugato le sue lacrime, che lo ha coccolato, che lo ha fatto
sentire parte di un gruppo.
Sono
il maestro che ha insegnato a leggere ed a scrivere a tuo figlio, che lo ha
accompagnato negli anni più belli e spensierati, vedendolo crescere giorno dopo
giorno, fisicamente ed intellettualmente, lavorando con allegria, con empatia,
con il gioco, cercando di sorprenderlo, suscitando meraviglia per le cose del
mondo.
Sono
il professore che ha aiutato tuo figlio nell'età difficile dell'adolescenza,
cercando di stare in equilibrio fra ansia, emotività, paure, passioni, lotta.
Quello per cui tuo figlio non era un numero dell'elenco ma un nome, un volto,
una personalità, e poi sogni, speranze, problematiche. Sono l'insegnante che ha
cercato di indicare la via per affrontare la vita oltre la scuola, che ha
cercato di formare uomini e donne liberi, consapevoli, cittadini e non sudditi.
Sono quello che lo ha visto il giorno del diploma, impaurito, ansioso e poi
felice.
Sono
l'insegnante che ogni volta che parla dei suoi alunni, passati e presenti, li
indica sempre come "i miei ragazzi", e sarà così per sempre.
Oggi
combattiamo una dura lotta per il nostro futuro e chiediamo il tuo aiuto, il
tuo sostegno, la tua forza. Ti chiediamo di starci vicino perché da questa
battaglia dipende tutta la nostra vita, una linea sottile divide la
sopravvivenza dalla disoccupazione.
Ma
per chiedere il tuo aiuto devo spiegarti i motivi della nostra protesta.
Il
disegno di legge presentato dal governo presenta tante criticità ed è un
attacco mortale alla scuola pubblica.
Il
Governo ha pianificato una sorta di scuola-azienda con presidi-manager che
avranno un potere immenso, potranno scegliere gli insegnanti dei tuoi figli da
una sorta di "panchina virtuale" chiamata Albo territoriale, dove noi
insegnanti saremo inseriti. Da questi albi prenderanno i docenti per inserirli
nelle loro scuole, ma non per sempre, per piani triennali, quindi potrà
capitare che i tuoi figli avranno un insegnante a cui si affezioneranno, che li
renderà felici di andare a scuola e dopo tre anni lo vedranno sparire nel
nulla, riposizionato nell'albo territoriale in attesa che un "buon
preside" lo richiami da qualche altra parte, magari lontano centinaia di
chilometri. O potrà capitare che si ritroverà ad insegnare materie affini. Tuo
figlio innanzitutto ha bisogno di insegnanti competenti.
La
scuola statale, quella che tuo figlio frequenta ogni giorno per anni ed anni,
avrà sempre meno fondi; si legge, infatti, sul piano della "Buona
Scuola" che: "Le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a
colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola". Questo
significa che non son previsti ulteriori investimenti pubblici, c'è scritto
chiaramente che "i limiti saranno quelli delle risorse disponibili",
e che saranno i privati a investire sulla scuola.
Ma
questo, sai bene, porterà a scuole di serie A e scuole di serie B, o C
addirittura. Immagina quanti investimenti privati in zone ricche del Paese, ma
chi investirà nelle zone depresse? Chi investirà nei quartieri di periferia
della tua città? Nessuno. Ci saranno scuole gioiello e scuole che cadono a
pezzi. Ma tuo figlio deve avere le stesse possibilità, in qualunque zona
d'Italia è nato. E quale sarà il risultato? Ci saranno sempre più scuole private
e scuole statali extralusso per i figli dei ricchi e le scuole disastrate per
tutti gli altri. Una riforma che crea diseguaglianza sociale quindi, che crea
discriminazione territoriale.
E
chi pagherà questi mancati investimenti dello Stato? Li pagherai tu. Li
pagheranno le famiglie che già pagano tanto per mandare i figli a scuola. Tutto
questo è inaccettabile.
Per
non parlare dell'integrazione degli alunni disabili, che viene fortemente
limitata. Si sta portando il discorso più sul piano sanitario che scolastico. E
chi favorirà questa politica della non inclusione? I centri specializzati che
nasceranno e che allontaneranno gli alunni con Bisogni Educativi Speciali dalle
nostre scuole. Ragazzi e ragazze che invece han bisogno di stare a contatto con
i compagni, han bisogno di vivere la normalità della scuola, han bisogno di
vivere un'esperienza unica ed irripetibile come solo la Scuola sa essere.
Il
Governo ha tentato di far passare una riforma reazionaria per una riforma
rivoluzionaria. In televisione, sui giornali, son passati messaggi falsi,
messaggi che prospettano una scuola nuova, migliore, mentre la realtà dice che
la scuola sarà distrutta.
Noi
vogliamo una scuola "Buona", una scuola dove i tuoi figli vivano
serenamente ed in armonia, una scuola dove si insegna la democrazia, la
solidarietà, la cooperazione, l'integrazione. Una scuola sicura, anche dal
punto di vista strutturale, una scuola con classi formate da un massimo di 23
alunni. Basta con le classi pollaio. Tuo figlio ha il diritto di essere seguito
non deve essere un numero qualsiasi in un elenco.
Ci
dicono che protestiamo senza motivo, che è assurdo protestare contro un governo
che ci vuole assumere, ma a che prezzo questa assunzione? Noi vogliamo
un'assunzione da cittadini non da sudditi. Abbiamo il diritto di non avere il
terrore di poter esprimere un parere contrario a quello del Dirigente
scolastico. Abbiamo il diritto d'insegnare liberamente, come l'articolo 33
della Costituzione ci garantisce. Abbiamo il diritto di vivere il nostro lavoro
con passione e non con angoscia.
Noi,
giorno 5 maggio, scenderemo in piazza contro questo DdL della vergogna.
E
protesteremo per noi, per i nostri alunni, per i genitori. Solo lottando
insieme avremo una scuola migliore.
Sempre vigili
venerdì 3 aprile 2015
Allevo un selvaggio...e che sarà mai?
Siamo sotto assedio.
Tutto normale. I "pargoli" hanno sempre ragione.
I Prof sono stronzi,insensibili,incompetenti.
E non importa se hanno sulle spalle 20,30 anni di "onorata" carriera,oggi sono rifiutati,attaccati e maltrattati.
Nessuno si assume la responsabilità di questo sfacelo,il Ministro parla di "ruolo sociale degli insegnanti",ma tutti i ministri e tutti i governi degli ultimi 20 anni hanno lavorato perchè ciò accadesse.
Tutti hanno voluto che quel ruolo fosse calpestato,umiliato e svilito!
Gli insegnanti sono pericolosi,lavorano per la formazione di menti critiche e libere, di teste pensanti...ma è proprio questo che non si vuole!
Sempre vigili
Tutto normale. I "pargoli" hanno sempre ragione.
I Prof sono stronzi,insensibili,incompetenti.
E non importa se hanno sulle spalle 20,30 anni di "onorata" carriera,oggi sono rifiutati,attaccati e maltrattati.
Nessuno si assume la responsabilità di questo sfacelo,il Ministro parla di "ruolo sociale degli insegnanti",ma tutti i ministri e tutti i governi degli ultimi 20 anni hanno lavorato perchè ciò accadesse.
Tutti hanno voluto che quel ruolo fosse calpestato,umiliato e svilito!
Gli insegnanti sono pericolosi,lavorano per la formazione di menti critiche e libere, di teste pensanti...ma è proprio questo che non si vuole!
Sempre vigili
Bullismo in gita, 14 sospesi. Le mamme: scuola esagerata, il castigo è
eccessivo
A Cuneo il caso in un liceo: ragazzo denudato, deriso e “addobbato con
delle caramelle. I genitori: perderanno l’anno. La preside replica: “Non era
uno scherzo, l’episodio è grave”
Bullismo, in un liceo di Cuneo sospesi 14 ragazzi
LORENZO BORATTO, GIANNI MARTINI
CUNEO
Gita scolastica a Roma. È notte. Quindici studenti si danno appuntamento in
una delle stanze d’albergo all’insaputa dei professori. Ci sono maschi e
femmine, hanno 15 e 16 anni. Giocano, discutono, ridono. Uno di loro viene
preso di mira: battute, vestiti che volano e, quando è nudo, la rasatura dei
peli. Spuntano le caramelle, i marshmallow, utilizzati come addobbo indecoroso
sul ragazzo che è sdraiato sul letto. Lui è stanco, forse hanno bevuto, vuole
essere lasciato in pace. Uno dei compagni utilizza il cellulare della vittima e
inizia a filmare. La scena non dura molto ma, al ritorno a Cuneo, la ripresa
inizia a circolare in tante classi del liceo, finisce tra le mani di un
professore e dei genitori del ragazzo.
“Per le mamme l’educazione non esiste e la scuola è solo un bene di
consumo”
Il pedagogista Benedetto Vertecchi interviene sul caso del liceo di Cuneo:
“La maggior parte dei genitori è interessata all’oggi, a non perdere l’anno. E
se poi tirano su un selvaggio, che sarà mai?”
RAFFAELLO MASCI
«Altro che difendermi! Ai tempi miei mio
padre mi avrebbe preso a calci». Di fronte a ragazzi colti in fallo e a mamme
indulgenti e arroccate sulla difensiva, la reazione degli adulti è –
immancabilmente – questa. Come testimonia, peraltro, il nostro sondaggio che
vede la quasi totalità del campione schierato con la scuola contro le mamme
mammone.
Benedetto Vertecchi, professore di
pedagogia nella terza università di Roma, ci aiuta a capire questo mammismo
iperprotettivo?
«Mi viene da pensare al film ”I nostri
ragazzi” di Ivano de Matteo. Lo conosceranno le mamme di Cuneo? E’ la storia di
due ragazzi che commettono un omicidio e l’atteggiamento dei genitori non è
quello di difenderli con una tutela legale, come sarebbe giusto e
comprensibile, ma di negare, insabbiare, rimuovere. Ma senza ricorrere per
forza ad una fiction, basta pensare a cosa accade quando un figlio viene
bocciato: la prima cosa a cui si pensa non è se il figlio ha studiato o no, ma
il ricorso al Tar».
Il figlio non va punito, insomma ?
«Il figlio. Solo il figlio, però. Gli
altri, invece, vanno puniti eccome. Siamo tutti irremovibili, consideriamo
tutti la legge infrangibile, eccetto che nel caso del figlio».
Non è stato sempre così, professore. Che
cosa è successo?
«E’ successo che c’è stata una perdita
della finalità dell’educazione. Mi spiego: l’educazione, e la scuola in questo
ambito, avevano una valenza di prospettiva. Io ti educo affinché tu possa avere
gli strumenti per affrontare la vita nel bene ma anche nelle contrarietà, nei
sacrifici, nelle asprezze di cui consta. A un certo punto – lo vogliamo datare?
Direi dalla fine degli anni Ottanta in poi – tutto questo si è perso. La scuola
non è stata più sentita come parte di un processo educativo orientato
all’esistenza, ma come un pacchetto di conoscenze che servivano a imparare
qualche cosa per trovare un lavoro e – magari – fare i soldi».
La scuola come bene di consumo?
«Esattamente. Io ho un figlio, gli compro
il motorino, il telefonino, la settimana bianca e anche quel prodotto
immateriale che si chiama scuola e che magari gli può servire, ma solo in una
logica utilitaristica e a breve. L’educazione per l’esistenza, e con essa la
responsabilità, sono scomparse. La scuola è un genere di consumo in più. Punto
e basta. E se utilizzando il giocattolo-scuola ci scappa un incidente, si
possono al massimo pagare i cocci. Ma la responsabilità no. Quella è troppo».
La vita però non funziona così. Questi
ragazzi un domani potrebbero essere chiamati ad assumersi delle responsabilità...
«Se l’educazione non serve alla vita ma solo per essere promossi quest’anno
e trovare un lavoretto l’anno prossimo, capisce bene che questo ragionamento
non ha senso. Per le mamme conta l’oggi. Il non perdere l’anno. E se poi tirano
su un selvaggio … che sarà mai?»
Studenti contro professori: così le nostre classi diventano
un ring
Da Modena a Catania, un’escalation
di aggressioni ai docenti. Qualcuno reagisce, altri gettano la spugna: “Nessuno
ci difende”
di CORRADO
ZUNINO
ROMA - L'ultima
umiliazione a Modena, poche ore fa. Ma questa volta, in classe, il prof
reagisce. Istituto professionale cittadino, fucina di bulli minorenni. Lezione
tecnica, la scuola non specifica quale. Uno studente inizia il suo show
irridente mentre l'insegnante spiega: pernacchie, rumori, applausi. Ha un
gruppo intorno, che sghignazza e incita: una claque, ogni mattina replica. Si
gasa il ragazzotto: si alza, lascia il banco e allunga un calcio nella schiena
del docente. L'insegnante si volta, avvista il secondo colpo e reagisce: mani
al collo dell'aggressore. Per allontanarlo. La classe urla, i due si staccano,
interviene il preside. Il prof stavolta promette una denuncia.
"Il ruolo sociale degli insegnanti italiani". Lo evoca ogni ministro
dell'Istruzione all'insediamento nella stanza nobile di viale di Trastevere.
Quel "ruolo sociale" calpestato, oggi, si fa spesso una semplice
questione di sicurezza. E di onore da difendere, nei rari casi in cui il prof
non abbassa la testa. Non c'è settimana che la provincia non racconti una
storia così. Episodi violenti crescenti in classe, in palestra, al portone.
Ragazzini che picchiano in branco vecchi insegnanti, genitori che assalgono
professori perché stavano educando i loro figli al vivere in comunità. Nella
vicina Reggio in una classe superiore del polo Makallè è arrivata la polizia a
sedare la rissa tra ragazzine. La prof di turno non c'era riuscita: aveva
rimediato uno schiaffone ed era finita al pronto soccorso.
Prepotenze prima sceneggiate, poi fatte esplodere nelle aule dei minorenni
italiani. Hanno a che fare con la considerazione bassa che il nostro paese in
dispersione scolastica cronica porta verso i suoi insegnanti e con l'idea
malvagia di rottamare chi è oltre i cinquanta: alligna in molti spiriti
giovani. È un'evidenza per tutti la confessione arresa di un docente di Novara,
oggi 64 anni, trentadue di insegnamento, che nel 2008 lasciò il mestiere dopo
un'aggressione subita da un sedicenne straniero. Era in terza media dopo due
bocciature. "Non potevo tornare in una scuola dove c'era un ragazzo che mi
aveva preso a pugni, minacciato di morte davanti a tutti e aveva poi ricevuto
una punizione blandissima ", ha raccontato l'ex professore Luigi Sergi.
Sono stato umiliato e nessuno mi ha difeso, dopo una vita spesa a formare
ragazzi ".
Lo scorso 16 ottobre un insegnante di educazione fisica di una media di
Acicatena, nel Catanese, è stato picchiato dal padre di un'alunna rimproverata
per aver usato il cellulare in palestra. Trentanove anni di professione,
l'ultima parte all'Istituto Guglielmino, il prof aveva invitato l'alunna a
interrompere la conversazione. La ragazzina ha continuato a parlare con il
fidanzato. Di più, ha passato il fidanzato all'insegnante, al telefono:
"Se non la smette di importunare la mia ragazza", ha minacciato il
giovane, "vengo lì e la massacro". Il docente è corso in
vicepresidenza, il vicepreside ha convocato la minorenne e quando sono usciti
dalla stanza si sono trovati davanti il padre della studentessa, già denunciato
per reati vari: insegnante e vicepreside sono stati travolti da una gragnuola
di colpi. A Castelfiorentino i genitori di un alunno della scuola media Bacci-
Ridolfi hanno aggredito la professoressa di matematica per il 5 dato al figlio
in pagella. A Sassari in quindici non si sono vergognati di assaltare un
docente universitario perché si era permesso, a passeggio con i figli, di
chiedere al branco di ammorbidire l'eloquio. "Avevo suggerito
atteggiamenti più rispettosi per il resto della comunità in cui vivono".
Diversi punti all'arcata sopraciliare, una spalla lussata. A Torre Annunziata,
media Parini-Rovigliano, un tredicenne ha colpito a schiaffi e pugni
l'insegnante di italiano, lei 40 anni, di Terzigno: gli aveva negato di andare
al bagno. I colpi sono stati così forti che la docente ha sbattuto la testa
contro una porta. Dieci giorni di sospensione e si riparte. "Siamo sotto
assedio di giovani allevati come criminali".
sabato 28 marzo 2015
Ministro Poletti,impari da Matteo Saudino.
Scuola, Poletti: “Troppi 3 mesi di vacanza, il tema è da discutere”
Il
ministro del Lavoro: magari uno potrebbe essere passato a fare formazione. C’è
l’ok dei presidi. La Rete Studenti: «Dibattito folle, fuori dalla realtà»
Quelle
lunghe estati da giugno a settembre, con le giornate da riempire e, per i più
volenterosi, a fare i compiti tra un’uscita con gli amici, una dormita fino a
tardi, una gita in montagna e un tuffo in mare o in piscina. Le abbiamo vissuti
tutti, quel bellissimo dolce far niente, proprio lì sul confine della noia, con
il sole alto nel cielo. I ragazzi di oggi potrebbero dire loro addio, se la
riflessione del ministro del Lavoro Giuliano Poletti diventasse qualcosa in più
che un pensiero ad alta voce. «Un mese di vacanza va bene. Ma non c’è un
obbligo di farne tre - ha infatti detto Poletti ad un convegno a Firenze sui
fondi sociali europei -. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione.
Una discussione che va affrontata». «I miei figli d’estate sono sempre andati
al magazzino della frutta a spostare le casse ha ricordato -. Sono venuti su normali,
non sono speciali». Con buona pace di chi in estate ha amato oziare.
"Lo ammetto: faccio il docente
per fare tre mesi di vacanza.”
Egregio Ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere. Mi sono laureato, ho preso due abilitazioni a numero chiuso, ho fatto un concorso nazionale e sono precario da 13 anni (assunto il primo di settembre e licenziato il 30 giugno) non tanto perché volevo far l'insegnante, ma per godermi tre mesi di vacanze estive, oltre ovviamente a quelle natalizie, pasquali, di carnevale e ai ponti dei santi, dell'immacolata, del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno. Peccato non si stia a casa anche il giorno della festa della mamma, del papà, della donna e magari dei nonni.
Egregio ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere, la volgarità e la disonestà intellettuale che caratterizza lei e tutto il governo Renzi è squallida e imbarazzante, sintomo di un paese sempre più allo sbando, retto da personaggi di piccolo cabotaggio, corrotti, prepotenti e mediocri.
Probabilmente signor Ministro lei è troppo impegnato in cene e feste con importanti esponenti di Mafia Capitale per conoscere la professione dei docenti e la realtà in cui vivono gli studenti italiani; altrimenti saprebbe che il numero di giorni di scuola in Italia è pari a quello dei principali stati europei (Germania, Francia, Spagna. ..). Le vacanze sono solo distribuite in modo diverso. Se conoscesse le condizioni in cui versano gli edifici scolastici italiani e l'ubicazione geografica del Paese che governa, saprebbe, inoltre, che andare a scuola a luglio e agosto nella maggior parte delle città (Napoli, Bari, Palermo, Roma, Sassari, Milano) sarebbe impossibile.
Infine, signor Ministro, le ricordo che ormai anche il mio macellaio di fiducia (purtroppo sono carnivoro) non pensa che un insegnante faccia tre mesi di vacanza. Tra esami di stato, esami di riparazione, riunioni e programmazione le ferie dei docenti (trenta giorni più le domeniche) si concentrano per lo più da metà luglio al 31 agosto.
Comunque Egregio Ministro e Esimio Premier, fate bene ad umiliare costantemente noi insegnanti. Ce lo meritiamo. Negli ultimi decenni abbiamo accettato tutto supinamente: blocco salariale, classi pollaio, precarietà, aumento dell'orario di lavoro, edifici insicuri, cattedre spezzatino e concorsi truffa. Ed ora, sprezzanti ma con il sorriso sulle labbre, state realizzando la privatizzazione della scuola e la sua trasformazione in un'azienda senza che il corpo docente italiano dia un sussulto di vitalità. Tra chi aspetta la pensione e chi pensa che un salario fisso anche se basso è meglio che niente, tra chi è stanco di lottare e chi si considera intellettuale, tra chi "tanto mio marito è un dirigente o libero professionista" e chi è solo e disperato, tra chi "o si blocca il paese per settimane o uno sciopero non serve a nulla" e chi " ora servirebbe la rivoluzione", gli insegnanti stanno assistendo inerti e rassegnati alla lenta morte della scuola pubblica, democratica e costituzionale.
Il nostro silenzio è complice. E non basta più (se mai è servito a qualcosa) sfogarsi solo sui social network.
Per chi non si vuole arrendere non vi è altra strada che la lotta, per la nostra dignità e per il futuro dei nostri figli e dei nostri studenti.
Una terza via non ci è data."
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere. Mi sono laureato, ho preso due abilitazioni a numero chiuso, ho fatto un concorso nazionale e sono precario da 13 anni (assunto il primo di settembre e licenziato il 30 giugno) non tanto perché volevo far l'insegnante, ma per godermi tre mesi di vacanze estive, oltre ovviamente a quelle natalizie, pasquali, di carnevale e ai ponti dei santi, dell'immacolata, del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno. Peccato non si stia a casa anche il giorno della festa della mamma, del papà, della donna e magari dei nonni.
Egregio ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere, la volgarità e la disonestà intellettuale che caratterizza lei e tutto il governo Renzi è squallida e imbarazzante, sintomo di un paese sempre più allo sbando, retto da personaggi di piccolo cabotaggio, corrotti, prepotenti e mediocri.
Probabilmente signor Ministro lei è troppo impegnato in cene e feste con importanti esponenti di Mafia Capitale per conoscere la professione dei docenti e la realtà in cui vivono gli studenti italiani; altrimenti saprebbe che il numero di giorni di scuola in Italia è pari a quello dei principali stati europei (Germania, Francia, Spagna. ..). Le vacanze sono solo distribuite in modo diverso. Se conoscesse le condizioni in cui versano gli edifici scolastici italiani e l'ubicazione geografica del Paese che governa, saprebbe, inoltre, che andare a scuola a luglio e agosto nella maggior parte delle città (Napoli, Bari, Palermo, Roma, Sassari, Milano) sarebbe impossibile.
Infine, signor Ministro, le ricordo che ormai anche il mio macellaio di fiducia (purtroppo sono carnivoro) non pensa che un insegnante faccia tre mesi di vacanza. Tra esami di stato, esami di riparazione, riunioni e programmazione le ferie dei docenti (trenta giorni più le domeniche) si concentrano per lo più da metà luglio al 31 agosto.
Comunque Egregio Ministro e Esimio Premier, fate bene ad umiliare costantemente noi insegnanti. Ce lo meritiamo. Negli ultimi decenni abbiamo accettato tutto supinamente: blocco salariale, classi pollaio, precarietà, aumento dell'orario di lavoro, edifici insicuri, cattedre spezzatino e concorsi truffa. Ed ora, sprezzanti ma con il sorriso sulle labbre, state realizzando la privatizzazione della scuola e la sua trasformazione in un'azienda senza che il corpo docente italiano dia un sussulto di vitalità. Tra chi aspetta la pensione e chi pensa che un salario fisso anche se basso è meglio che niente, tra chi è stanco di lottare e chi si considera intellettuale, tra chi "tanto mio marito è un dirigente o libero professionista" e chi è solo e disperato, tra chi "o si blocca il paese per settimane o uno sciopero non serve a nulla" e chi " ora servirebbe la rivoluzione", gli insegnanti stanno assistendo inerti e rassegnati alla lenta morte della scuola pubblica, democratica e costituzionale.
Il nostro silenzio è complice. E non basta più (se mai è servito a qualcosa) sfogarsi solo sui social network.
Per chi non si vuole arrendere non vi è altra strada che la lotta, per la nostra dignità e per il futuro dei nostri figli e dei nostri studenti.
Una terza via non ci è data."
Matteo Saudino, docente di storia e
filosofia a Torino.
Libero pensatore e cittadino del mondo.
Libero pensatore e cittadino del mondo.
SEMPRE VIGILI
mercoledì 4 marzo 2015
Niki Aprile Gatti...azzeriamo tutto?
Ho sempre pensato che il potere della magistratura, nel nostro paese,è un potere devastante per i cittadini; e oggi lo è ancora di più perchè è un mondo sordo e cieco di fronte ai diritti, se aggiungiamo poi che tra i magistrati ci sono sceriffi con un super ego straripante legittimati da forze dell’ordine incompetenti e repressive e da una politica legata a doppio taglio con la magistratura,otteniamo un sistema che diventa paranoico e ultra repressivo…forse solo così si può spiegare l’oscenità della custodia cautelare.
Così come è pensata la magistratura sta diventando veramente il male della democrazia,disparità di trattamento,incertezza del diritto, interpretazioni di leggi con svariati distinguo e ardimentose letture.
Distinguo non solo tra tribunali diversi ma anche tra sezioni diverse,una vera giungla dove il cittadino è costretto alla caccia di un giudice capace.
Il dramma è che questi sceriffi non si rendono conto che per le loro perverse interpretazioni e per le loro letture fantasiose un cittadino ne fa le spese e a volte non sono semplici o recuperabili eventi, ma sono tragedie…come per Niki…
Così come è pensata la magistratura sta diventando veramente il male della democrazia,disparità di trattamento,incertezza del diritto, interpretazioni di leggi con svariati distinguo e ardimentose letture.
Distinguo non solo tra tribunali diversi ma anche tra sezioni diverse,una vera giungla dove il cittadino è costretto alla caccia di un giudice capace.
Il dramma è che questi sceriffi non si rendono conto che per le loro perverse interpretazioni e per le loro letture fantasiose un cittadino ne fa le spese e a volte non sono semplici o recuperabili eventi, ma sono tragedie…come per Niki…
E ora venite a dire:
«Non potevamo
arrestare Niki», lui però è morto
La procura di Firenze che condusse nel 2008 l’operazione premium
da cui scaturì l’arresto di 17 persone – tra le quali Niki Aprile Gatti, morto
nel carcere di Sollicciano in circostanze poco chiare – non aveva competenza
sul caso. È quello che è emerso durante l’udienza preliminare della
settimana scorsa celebrata dopo ben sette anni dagli arresti preventivi.
Un caso clamoroso: i pm
fiorentini che nel 2008 spedirono in custodia cautelare decine di indagati – tra i quali pezzi grossi come Piero
Mancini, allora presidente dell’Arezzo e imprenditore di successo, e
Giovanni Cappietti – non
avevano competenza sul caso: spettava invece al la procura di Arezzo occuparsi
della presunta associazione a delinquere finalizzata alle truffe telematiche
con i numeri 899.
Una vicenda inquietante, un
tortuoso percorso giudiziario dalle tinte fosche se si pensa che nell’ambito di
quella inchiesta muore Niki Aprile Gatti.
Noi de Il Garantista abbiamo
raggiunto Ornella Gemini – la madre del ragazzo che da
anni lotta per avere verità e giustizia – e commenta la notizia con dolore: «Apprendo
che i giudici fiorentini nemmeno dovevano aprire l’inchiesta per cui Niki era
indagato, apprendo che eventualmente la procura doveva essere quella di Arezzo,
apprendo che riparte tutto da lì e che tutto ciò che si è svolto è stato
azzerato!».
Ornella Gemini a questo punto
continua con dolore e rabbia : «Azzerato?
Hanno azzerato anche mio figlio portandolo a Firenze. Ma a questo punto mi
domando se mio figlio a Sollicciano ci doveva stare, oppure non era il carcere
di competenza? Hanno azzerato il riciclaggio di denaro sporco a favore di
un’associazione mafiosa, azzerato tutto. Si riparte da zero. Come si azzerano i
presunti contatti con la mafia?».
La madre di Niki non si
dà pace: «Da zero? E mio figlio che era in custodia ”cautelare” come è
stato cautelato dallo stato Italiano? Portandolo in un carcere duro e
”lasciandogli” i lacci? Consegnandogli un telegramma che non avrebbero dovuto
ricevere visto che era in isolamento? Affiancandogli un avvocato che nulla
aveva a che fare con il nostro contesto? Mettendolo in cella da incensurato con
due detenuti ad alta pericolosità? Non consentendogli di fatto i contatti con
la famiglia? Cosa devo pensare. che se si fosse avvalso della facoltà di non
rispondere oggi sarebbe vivo? Devo pensare che è stato tutto un errore e che
tutto verrà archiviato o prescritto? E perché hanno svaligiato il suo
appartamento dopo la morte, queste persone cosa cercavano?».
Ornella continua: «Che azzerassero allora anche le
archiviazioni per suicidio! Visto che mio figlio mai si sarebbe suicidato, devo
pensare che non sono stati valutati a Firenze tutti gli elementi che avevano a
disposizione?». E
conclude: «Non ci ho creduto neppure per un attimo, così come non lo crede
chi ha conosciuto Niki in vita e chi ha avuto modo di conoscere la sua vicenda
attraverso il suo blog. Cosa devo pensare che ho perso un figlio che era la mia
vita per errore? Sono pronta ad azzerare tutto, fatemi tornare a casa mio
figlio, una casa in cui dal 24 giugno 2008 non si vive più!».
La vicenda di Niki Aprile Gatti
è piena di ombre. Muore
all’età di 26 anni nel carcere di Sollicciano il 24 giugno del 2008,
all’interno della cella numero 10, IV sezione. Era in carcerazione preventiva
da appena quattro giorni. Ufficialmente si sarebbe suicidato con un laccio
delle sue scarpe annodato alla grata della finestra del bagno.
Ma per i familiari ci sono
elementi e discordanze che fanno pensare a un suicidio simulato: il
verbale del carcere attesta
un sereno dialogo tra Niki e un agente alle ore 10 del 24 giugno, stessa
ora e data in cui la perizia indica la morte di Niki; c’è il dubbio sul fatto che un
laccio di scarpe possa sorreggere il peso di un uomo di 92 chilogrammi; ci sono testimonianze discordanti dei due compagni di cella; c’è la presenza illegittima dei
lacci di scarpe nella
cella con due detenuti autolesionisti e ad alta sorveglianza; l’autopsia in un
primo momento parla di impiccagione con strisce di jeans, nonostante l’evidenza
del segno sottilissimo sul collo e la restituzione dei medesimi pantaloni
intatti.
Niki Aprile Gatti viene
arrestato il 19 giugno del 2008 a San Marino, insieme ad altre diciassette
persone, con l’accusa di presunta frode informatica nell’ambito dell’inchiesta
Premium: incriminate
la Oscorp SpA (dove lavorava Niki), Orange, OT&T e Tms, tutte residenti a
San Marino; la Fly Net di Piero Mancini, Presidente dell’Arezzo Calcio,
più altre “società offshore” con sede a Londra.
L’inchiesta Premium è stata
avviata grazie alle denunce di migliaia di utenti di Firenze e Arezzo truffati
a causa della tariffa maggiorata degli 899 o attraverso connessioni illegali a
internet. Tale
inchiesta si è andata a intrecciare ad altre indagini che approdano al filone
perugino legato alle dichiarazioni
del pluripentito – e molto spesso smentito per le sue dichiarazioni fasulle –
Salvatore Menzo: mafia,
broker che viaggiavano tra Londra e l’Italia, business di compagnie
telefoniche, odor di riciclaggio riciclaggio di denaro sporco tramite società
finanziarie, omicidi, conoscenze importanti come un esponente importante della
Guardia di Finanza. Uno degli indagati dell’inchiesta Premium era stato intercettato
mentre parlava con il mafioso Salvatore Menzo per aiutarlo a riciclare il
denaro – si parla
di 55 milioni di euro – tramite lo Stato di San Marino.
Niki Aprile Gatti non
viene trasferito al carcere di Rimini così come avviene per gli altri 17 arrestati,
ma, solo fra tutti, presso quello di Sollicciano.
Al termine dell’interrogatorio
di garanzia, Niki è l’unico tra gli indagati a non avvalersi della facoltà di
non rispondere. Si dichiara innocente e vuole uscire dal carcere al più presto. Nonostante ciò, gli viene confermata la
custodia cautelare: poche ore più tardi, nella mattinata di martedì 24 giugno
2008, Niki viene trovato morto dai suoi compagni di stanza.
La madre, Ornella Gemini, viene
avvisata direttamente sul suo cellulare: rito inusuale e senza rispetto del
protocollo. Niki, secondo i familiari e gli avvocati, è stato ucciso
proprio perché, da innocente, forse poteva rivelare alcuni elementi che
avrebbero potuto creare enormi problemi.
Il Magistrato Lupi ha
archiviato definitivamente la morte di Niki come suicidio. Ma senza chiarire le
contraddizioni ben esposte dall’opposizione fatta dai familiari della vittima.
La prima opposizione fatta
dalla famiglia, tra l’altro, sparì misteriosamente nei meandri della Procura.Così
come sparirono i computer nell’appartamento di Niki a San Marino e che non
furono mai sequestrati dalla Procura di Firenze: ma Niki non era stato
arrestato e rinchiuso preventivamente in galera proprio per reati informatici? Ad oggi, domande senza risposta e con
un’altra inquietante notizia: la Procura di Firenze non era di competenza e il
processo si è azzerato. La prescrizione è vicina.
Possiate avere lunghi momenti di riflessione e di pentimento!
Ma dovreste essere"uomini" e non lo siete!
Sempre vigili
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