L'UPUPA

FRAGOROSO SILENZIO

venerdì 4 agosto 2017

NON SO...





NON   SO









AMORE A PRIMA VISTA

Sono entrambi convinti
Che un sentimento improvviso li uni’.
E’ bella una tale certezza,
Ma l’incertezza e’ più bella.
Non conoscendosi prima, credono
Che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
Dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
Se non ricordano –
Una volta un faccia a faccia
Forse in una porta girevole?
Uno “scusi” nella ressa?
Un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
Che già da parecchio
Il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
A mutarsi per loro in destino,
Li avvicinava, li allontanava,
Gli tagliava la strada,
E soffocando una risata,
Si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
Che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
O martedì scorso
Una fogliolina volo’ via
Da una spalla a un’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
Tra i cespugli dell’infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
Su cui anzitempo
Un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno
Subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
E’ solo un seguito
E il libro degli eventi
E’ sempre aperto a meta’.

Wisława Szymborska


Sempre vigili
 

domenica 28 maggio 2017


E ci sono...

Sono diversi mesi che ho abbandonato questa pagina e me ne dispiace, ma sto combattendo una battaglia molto grande, una battaglia per la vita.
Hanno scoperto , in me, un ospite inquietante che stenta a sparire e quindi devo impegnarmi molto per vincere!
Lo sto facendo con tutte le mie forze!
Il mio ultimo momento di leggerezza risale a Novembre e mi ci è voluto tempo per razionalizzare e capire.
 Ora lotto. Spero di farcela, anche  perché qui non si tratta di partecipare, ma di vincere.
 Ora condivido con voi tutti un articolo che ritengo molto importante perché si parla di cultura e di come ci si relaziona con la cultura.
L’autore è Pennac, un attento osservatore della nostra società.
 Buona lettura e buona riflessione.

Daniel Pennac: Il bravo insegnante è un drammaturgo


di Luisa Gerini  dal numero di dicembre 2015 
Una lezione di ignoranza si apre con il ricordo degli “indimenticati”, quei professori che hanno saputo fare la differenza nel suo travagliato percorso scolastico perché capaci di trasmettere curiosità e conoscenza. Perché i passeur sono così importanti nella trasmissione della cultura?
La nozione di passeur è intimamente connessa alla nozione di proprietà, di possesso della cultura. Esistono due modi distinti di relazionarsi con la cultura. Alcune persone, che chiameremo i “guardiani del tempio”, pensano che il proprio bagaglio culturale costituisca una proprietà privata, da condividere unicamente con una cerchia ristretta di persone e considerata sacra al punto da decidere di escludere chi non ne reputano degno. Altre, i passeur, si vedono invece come vettori di cultura. Non si tratta di un principio etico, ma piuttosto di una questione di mentalità, Una lezione di ignoranza si apre con il ricordo degli “indimenticati”, quei professori che hanno saputo fare la differenza nel suo travagliato percorso scolastico perché capaci di trasmettere curiosità e conoscenza. Perché i passeur sono così importanti nella trasmissione della cultura?di atteggiamento. Personalmente non ho mai ritenuto di possedere quello che so, mi sento piuttosto simile a un fusibile dentro un circuito elettrico. Non essendoci l’idea di possesso, siamo oltre il principio della condivisione: tutto quello che imparo, tutto quello che scopro, se mi piace e mi dà emozioni, ecco che scelgo di fartelo conoscere perché possa incantare e arricchire anche te.
Come è possibile conciliare l’esperienza della lettura, che è intima e individuale, con lo stimolo a diventare a nostra volta un passeur?
Quando si parla di lettura, ognuno di noi ha il suo “giardino segreto”. Ci sono emozioni che ho provato leggendo un brano che non ho mai raccontato a nessuno, perché era qualcosa di troppo sottile, di troppo personale. Non un bene posseduto, ma un momento di intensa felicità, profondamente intimo. Ecco perché non sono un accanito sostenitore della trasmissione fine a se stessa: comprendo infatti perfettamente che si possa instaurare una certa intimità filosofica con determinati libri, e che si provi al tempo stesso il bisogno di tenere per sé alcune emozioni. Siamo i guardiani del nostro tempio. Il mio non è la cultura, ma certe briciole di sensazioni difficilmente descrivibili, appena percettibili, che posso anche scegliere di non raccontare. Anche se, in linea generale, tutto quello che mi tocca, che mi stimola culturalmente, lo trasmetto immediatamente.
Essere passeur: è un’attitudine innata o che si può acquisire? Quanto è importante che gli insegnanti sappiano svolgere questo ruolo?
È una questione complessa: essere passeur non è una vera e propria professione. In ambito culturale il vero passeurè la sfera affettiva. Il flusso della cultura scorre allora grazie al flusso della sfera affettiva: ti do da leggere quello che leggo io perché siamo amici. Per quanto riguarda gli insegnanti, molti di loro considerano la scuola non tanto come un luogo di trasmissione bensì come un luogo di valutazione. Sezionano un testo eseguendo una sorta di autopsia medico-legale, ma mai leggeranno in classe ad alta voce un brano che li ha colpiti dicendo “Ecco, ho letto questo ieri, ditemi cosa ne pensate”. La pedagogia francese, in modo particolare, ha plasmato gli insegnanti sul modello del “guardiano del tempio”: questo studente può entrare, quest’altro no.
Nelle prime pagine di Una lezione d’ignoranza lei afferma che i professori migliori sono quelli che sanno incarnare la materia che insegnano. Quali effetti ha sull’attenzione degli studenti la capacità di un professore di essere davvero “presente” in classe?
La pedagogia è una branca della drammaturgia: la materia insegnata deve essere incarnata, personificata. Se invece di fare una lezione ex cathedra, sicuramente molto interessante ma rivolta agli studenti migliori che non hanno certo bisogno che si catturi la loro attenzione perché dotati di una attitudine naturale all’astrazione, il professore sceglie di essere presente fisicamente in classe e guarda negli occhi lo studente a cui si rivolge, scherza con lui in virtù dell’intesa che si è creata, allora i concetti prenderanno corpo per effetto di questa teatralità. E sarà riuscito a coinvolgere tutta la classe, anche quegli studenti che hanno bisogno di passare attraverso una “fase di seduzione”. Su quanto questa fase debba essere di natura ludica, i pareri divergono. Alain (Émile-Auguste Chartier), grande filosofo e pedagogo dell’inizio del XX secolo, era assolutamente contrario, pur essendo lui stesso un personaggio singolare. Penso però anche a Vladimir Jankélévitch, un fiume in piena che trascinava con la sua corrente gli studenti. Poteva dire tutto e il contrario di tutto, le sue lezioni erano assolutamente travolgenti.
Quanto conta allora la capacità di seduzione di un professore? Si può parlare di un metodo Pennac?
È limitativo ridurre tutto alla capacità di seduzione. Nel corso degli anni, facendo tesoro anche dei miei errori, ho messo a punto delle tecniche che si possono replicare. Prendiamo l’appello, che per la maggior parte degli insegnanti non è che una formalità amministrativa eseguita senza neppure sollevare lo sguardo dal registro. Uno sguardo che invece può servire a creare una relazione personale con ogni studente, può essere il pretesto per un breve momento di complicità. Sembra una cosa da nulla, ma dà il tono a tutta la giornata, è il diapason che dà il la all’orchestra.
Cos’è per lei l’ignoranza? È l’espressione del malessere di uno studente che non corrisponde ai canoni richiesti dalla scuola o ha un significato più ampio?
L’espressione “lezione di ignoranza” è di un poeta, Georges Perros, diventato professore per sopravvivere perché come tutti i poeti moriva di fame. Arrivando in classe, era solito svuotare sulla cattedra la borsa piena di libri (Pascal, Cartesio, Rabelais, Montaigne) dicendo: “Ecco qui, una piccola lezione d’ignoranza”. Quindi cominciava a leggere ad alta voce e i suoi studenti non erano mai sazi di questa sorta di travaso in loro di tutto ciò che amava. Si tratta di un’ignoranza che vuole scoprire, che è alla ricerca. Che cos’è in realtà l’ignoranza? Semplicemente un altro tipo di conoscenza. Un giorno, all’inizio della mia carriera di insegnante, ho chiesto a un ragazzo di parlarmi della proposizione subordinata relativa. Mi ha risposto: “Questo non lo so, ma posso smontare e rimontare un motorino in meno di dieci minuti”. Ho poi scoperto che viveva così, rubando motorini. Allora abbiamo fatto un patto: la meccanica in cambio della grammatica. Perché se insegni a questo ragazzo che quella che chiamiamo grammatica è la strutturazione del suo pensiero, si appassiona immediatamente. Oppure prendiamo i modi del verbo. Nel film La classe (Palma d’oro a Cannes nel 2008) un professore dice del congiuntivo: “È così che si parlava un tempo”. Da fucilare immediatamente. Perché anche se pensano di vivere all’imperativo, anche se si esprimono solo all’imperativo, gli adolescenti sono paralizzati dal dubbio. Il congiuntivo è il modo verbale dell’adolescenza per eccellenza: è importante che sappiano che esiste un modo che sembra fatto apposta per loro, per esprimere l’indecisione, la crisi, il passaggio da uno stato all’altro.
Libri di carta e e-book: come cambierà la lettura?
Un giorno lo schermo prenderà il posto della carta e questo cambierà il modo di leggere, il modo di percepire il libro, perché ogni parola potrà essere contestualizzata. È il cinema in 3D rispetto al cinema tradizionale. La mia generazione ha una sorta di sensualità legata al libro, al suo odore (che non è quello dell’inchiostro come molti pensano, ma della colla). Si dimentica che i più giovani hanno già sviluppato un altro modo di rapportarsi all’oggetto tecnologico, desiderabile, le immagini brillanti, lo schermo su cui far scorrere il dito. Noi continuiamo a pensare che le librerie abbiano più fascino di quei piccoli rettangoli, ma in futuro sembrerà incredibile pensare alle nostre case piene di carta. Sono rimasto senza parole il giorno che ho letto uno studio sulle probabilità che ha un libro riposto su uno scaffale di essere ripreso in mano per essere riletto: molto vicine allo zero. Tenuto conto che generalmente presto sempre i libri che mi sono piaciuti e che raramente tornano indietro, so già che quelli rimasti non li guarderò più. A rifletterci bene è come se vivessi in un cimitero.
Lei ha scritto che la lettura è un antidoto alla solitudine metafisica dell’uomo. Perché leggiamo?
Perché siamo animali mitologici. Perché non ci limitiamo ai saggi e invece scegliamo di leggere romanzi? Perché abbiamo bisogno di metafore, la razionalità da sola non basta. In Francia, un bel giorno, lo strutturalismo ha decretato la morte del romanzo, al punto che era malvisto sia scrivere che leggere romanzi. Uno snobismo culturale da cui erano esenti i romanzi stranieri e questo ha permesso di scoprire il realismo magico e tutta la letteratura sud-americana. O Il profumo di Patrick Süskind, tre milioni di copie vendute. O i polizieschi come la saga Malaussène, considerati come letteratura underground. Questo bisogno di romanzi, insomma, non è solo intrattenimento: traduce un bisogno metafisico, va a colmare un vuoto.

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domenica 3 luglio 2016

Io prendo il Maalox






Io prendo il Maalox .
Il primo Maalox l’ho preso quando è stata approvata la Legge170/2015 e poi non l’ho abbandonato più.
E come potrei? Il dolor di stomaco è perenne.
Ho insegnato un anno intero,ho imparato tanto dai miei alunni,ho cercato di aiutarli, di consolarli, di farli ridere quando ne avevano bisogno.  Senza strumenti, senza LIM, senza fotocopie, senza niente; abbiamo lavorato insieme procedendo con impegno e costanza.
Ho comprato pennarelli per la lavagna,e spesso li hanno comprati anche gli alunni, ho portato da casa libri, fotocopie, materiale di ogni genere. Ho corretto 50 compiti ogni 15 giorni, senza contare quelli quotidiani,ho preparato lezioni,più complesse e meno complesse, ho cercato di semplificare,personalizzare per aiutare tutti, perchè ciascuno avesse il meritato successo.
Ho ricevuto sistematicamente i genitori di 75 alunni  e ho lavorato con loro per dare il meglio agli alunni, per farli sentire sempre adeguati,sempre protagonisti.
Sì, prendo il Maalox per le tante stupidaggini che i manigoldi hanno messo in campo nella scuola, lo prendo perché il dolore non passa anzi aumenta ascoltando le persone che si affollano per ottenere il bonus.
Prendo il Maalox perché mi  vogliono valutare non per quello che faccio in classe e per come lo faccio,ma per quante ore ho dedicato alle commissioni,per quanti corsi ho frequentato,per quante carte ho riempito!
Prendo il Maalox perché lo stomaco fa capriole e si accartoccia quando sento di programmazioni eccellenti ( copia e incolla su Internet) mai  svolte, corsi dai titoli impronunciabili e non di risultati ottenuti dagli alunni. Avete coperto la scuola di vergogna e continuate a mettere i docenti l’uno contro l’altro, a introdurre criteri contrari alla libertà di insegnamento, a indebolire il concetto di collaborazione /cooperazione che è alla base della scuola. Non è questo il modo di valutare i docenti perché, per esempio, io non ho avuto il tempo né la voglia di prepararmi le credenziali ad hoc per soddisfare la vostra bramosia di dire tu sì, tu no!!!!!!!!!
IO ho lavorato e questo dovrebbe bastare. Come ho lavorato? Questo lo devi sapere tu che sei a capo dell’Istituto, tu che dovresti  dedicare tempo nelle classi per verificare il lavoro. Io non ho tempo di pensare a come documentare gli abbracci degli alunni, i ringraziamenti dei genitori,perché devo studiare le strategie più opportune per far superare quel problema ad un alunno, o fargli recuperare qualche difficoltà senza farlo sentire meno…
Allora sapete cervelloni che vi dico…
Io mi tengo il Maalox, voi tenetevi pure il Bonus…tanto il caffè non lo posso prendere!

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martedì 28 giugno 2016

Altro che bonus...






Leggo e pubblico...





di Rosaria Gasparro*

Sono un’insegnante, non inseguo carriere, seguo gli esseri umani. Non ambisco ad avere altri ruoli. Conosco il disvalore dei premi e delle punizioni nella crescita personale e nella tenuta di un sistema, che una volta chiamavamo comunità. La dignità del mio lavoro è nella mia aula, con i “miei” bambini, con le loro famiglie, con quei colleghi che continuano a credere nel valore del confronto e della collaborazione; e poi a casa nel chiuso del mio studio, a fare la cosa più ovvia e naturale per un’insegnante, tutto ciò che non è riconosciuto da chi detiene il potere e che poi ti rende credibile o meno nel lavoro che fai: studiare, preparare, elaborare materiali e percorsi, affinare i propri metodi, correggersi, migliorarsi.
Qui trovate il mio merito, il mio tempo e la mia passione, la mia ricerca e la mia innovazione, il mio successo e la mia sconfitta, la mia fatica e la mia gioia, la mia capacità di costruire un noi che dura, che non si rompe quando la porta si apre. Qui c’è la mia rendicontazione quotidiana, quel senso di appagamento interiore per aver fatto al meglio il mio dovere, per aver contribuito con onestà a far crescere un piccolo angolo di mondo. Qui c’è tutto l’imponderabile di un lavoro intellettuale, di fiato, corpo e anima, che non traspare, che resta invisibile alla logica dei risultati. L’imponderabile di un lavoro emozionale, fatto di eros ed ethos, che conosce la radice affettiva e corporea di ogni apprendimento.
Per questo, valutatori riuniti, io non vi riconosco. Tenetevi pure il bonus. Distribuitelo a chi vi pare, mandatelo indietro, fatene materia di ricatto o di contratto, fatene pure strumento di potere, di discriminazione, di servitù volontaria, di valorizzazione di chi vi aggrada. Io non mi curo di voi, vi guardo e passo.
È da tempo che il re è nudo o è pallido. E voi avete deciso che non volete conoscere il valore dell’antieroe, quello che non si vede. Il suo rumore sottile, la sua solitudine mentre coltiva l’umano, l’eccedenza dell’ordinario, il senso profondo della sua cura.Vi siete schierati per i meriti tecnici, per i titoli, gli attestati, i master acquistabili sul mercato e siete incapaci di cogliere i meriti relazionali e qualitativi, frutto di scelte e investimenti lunghi e costosi, che nessun mercato può vendere (Luigino Bruni , “Attenti al merito”, Avvenire, 12 gennaio 2013).
Uno scenario inquietante quello del bonus scolastico in cui giocherà la sua parte un’altra sindrome. La chiamano effetto Dunning-Kruger, quella che spinge a ritenersi più competenti degli altri, una specie di distorsione cognitiva a causa della quale individui inesperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando, a torto, le proprie abilità come superiori alla media (Wikipedia). Un complesso d’intelligenza, il complesso di chi si ritiene migliore, e ricorro a Shakespeare per descriverlo:
“Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio”.
Ai colleghi antieroi del quotidiano, la mia stima.
«Signori, benvenuti nel mondo della realtà: non c’è pubblico. Nessuno che applauda, che ammiri. Nessuno che vi veda. Capite? Ecco la verità: il vero eroismo non riceve ovazioni, non intrattiene nessuno. Nessuno fa la fila per vederlo. Nessuno se ne interessa».
«Gli eroi veri siete voi, da soli in un luogo di lavoro designato. Il vero eroismo sono i minuti, le ore, le settimane, anno dopo anno, di silenzioso, preciso, giudizioso esercizio di probità e cura – senza nessuno lì con voi a incitarvi o ad applaudire».
(David Foster Wallace – Il re pallido)


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lunedì 18 aprile 2016

E il bullo gongola...





Ciao,
mi chiamo Jolanda e amo la democrazia.
Ieri sono andata a votare perché è un mio diritto- dovere che intendo esercitare sempre,specialmente quando c’è un Referendum.
Mi sono anche vestita con cura perché è un atto importante andare a votare , forse perché ricordo molto bene la fatica per conquistare diritti che in tanti credevano impossibili come divorzio e aborto.
Quindi mi sono informata ,doverosamente, come si chiede ad un cittadino che deve esprimersi su un tema che riguarda TUTTI.
Ecco la parola magica : riguarda tutti, e allora perché non siete andati a votare?
Non importa se si o no, ma così avete rinunciato al vostro voto,ad un vostro diritto-dovere.
E questo è grave, indebolisce ancor di più la agonizzante democrazia del nostro paese.
Scommetto che ieri siete stati tutti al mare...poi in una trattoria a riempirvi la pancia e tornati a casa vi siete sentiti in pace con voi stessi per la bella giornata. Oppure siete andati a chiudervi in uno di quei centri commerciali che organizzano spettacolini da infimo ordine e con un pezzo di pizza in mano, che avete pagato tantissimo, siete stati lì a gongolarvi mandando il debole cervello in pausa?
Siete patetici visto che non fate altro che lamentarvi di questo e di quello,quando poi siete chiamati a dire la vostra,scappate...
E' che avete perso la capacità di avere un pensiero libero,indipendente e critico,dovete essere imbeccati da chi non fa altro che i propri interessi mascherati da bene comune,da chi vi indica la via da seguire.
Il buon pastore vi dice di non andare e voi non andate, vi dice di andare e voi andate…
Non ho parole adeguate se non quelle offensive verso chi non riesce a capire che il cambiamento deve cominciare da noi singoli cittadini,dobbiamo ripristinare la democrazia e non lasciarla morire definitivamente.
Io continuo a credere nelle mie idee di partecipazione e di politica diretta, non mi rassegno, no perché la rassegnazione è la fine della speranza di un mondo migliore; hanno diffuso ,consapevolmente, l’ideologia della rassegnazione con il potere dato a un governo non votato, con il potere dato al bischero di turno spacciando tali manovre come un grande cambiamento.
Ma io non ci sto, continuo a custodire le mie idee di libertà, di vera uguaglianza, di partecipazione attiva che garantiscono un diritto che sembra in molti hanno dimenticato quello di essere in prima persona STATO, come recita la Costituzione.
Mi fermo qui perché questa mattina è una vera sofferenza, triplicata dalle dichiarazione tronfie di Ciccio bello, a me è sembrato un vero bullo.

Sempre vigili





domenica 10 aprile 2016

Roma non si vende...



Da:http://www.dinamopress.it/
Dopo il grande corteo del 19 marzo, si torna in piazza con iniziative nei quartieri della città. #DecideRoma #RomaNonSiVende.
Sabato 9 aprile, tanti quartieri di Roma saranno attraversati da iniziative per la scrittura dal basso e partecipata di una proposta di trasformazione della città: la Carta di Roma Comune. Acqua, servizi pubblici essenziali, beni comuni, trasporto urbano, condizione delle periferie, uso comune del patrimonio pubblico, lotta contro la speculazione edilizia, necessità di decostruire l’ambigua retorica del decoro urbano saranno i punti di partenza per la scrittura di questo programma.
Mettendo insieme due parole solo apparentemente contraddittorie, il percorso vuole dare vita ad uno spazio permanente che permetta una “concentrazione diffusiva” dell’azione politica. Il nodo di questa nuova giornata di mobilitazione è dare protagonismo ai territori, nel quadro di una costruzione comune. Ciò che è stato inaugurato in piazza del Campidoglio vuole diventare terreno di mobilitazione per i mesi a venire.
San Lorenzo, la Libera Repubblica di San Lorenzo e gli spazi sociali a rischio sgombero (come Esc Atelier, il Grande Cocomero e la Palestra Popolare) organizzano un doppio appuntamento. Alle ore 15.30 si parte da piazza dell'Immacolata per un giro a tappe nei punti sensibili del quartiere, attraverso i luoghi di lotta all'abbandono e quelli messi a rischio dalla speculazione. Alla fine del “tour”, intorno alle 18, in piazza dell'Immacolata si terrà un'assemblea di quartiere, che discuterà di come rispondere a chi vorrebbe desertificare l'offerta culturale, sportiva, sociale del territorio sgomberando i principali presidi di solidarietà e indipendenza.
In III Municipio, una biciclettata itinerante segnalerà criticità e problemi del territorio rispetto a verde, questione abitativa, spazi sociali e culturali, trasporti e manutenzione urbana. A promuoverla gli spazi sociali Lab! Puzzle e Csa Astra, assieme al Comitato Ferma le Trivelle del municipio. Questa iniziativa sarà anche l'occasione per invitare tutti i cittadini e le cittadine ad un'assemblea pubblica che si terrà venerdì 15 aprile alle ore 18.00 al Csa Astra di via Capraia.
Nel municipio XII, a La Massimina-Casal Lumbroso, la Consulta Municipale dei Nidi e Scuole d'Infanzia, insieme al collettivo di genitori GE.RO.NI.MA (Genitori Roma Nidi e Materne) si discute della questione asili nido e del rischio che anche questo importante servizio pubblico venga appaltato a privati, diventando un privilegio riservato a chi può permetterselo, invece che un diritto fondamentale di tutti i genitori. Mentre Roma ha bisogno di nuovi asili nido, infatti, il commissario Tronca vuole chiudere persino i pochi che sono tuttora in funzione.
San Paolo, sulle scalinate di via Chiabrera (angolo dell'Emmepiù) un'assemblea aperta agli abitanti del quartiere discuterà dei nodi principali sollevati dal corteo del 19 marzo #RomaNonSiVende. Uso comune del patrimonio pubblico, servizi e beni comuni, rifiuto del debito illegittimo di Roma saranno i temi principali su cui si incentrerà il confronto.
Tor Bella Monaca, “La carovana in periferia” si muoverà attraverso alcune delle aree della città di Roma che tutte le amministrazioni comunali hanno dimenticato e abbandonato. Partenza alle ore 10 da Tor Bella Monaca in via Aspertini. Tappe principali: ore 11, San Basilio in via Recanati; ore 12.30, Tor Sapienza in via G.Morandi; ore 14, Tenda anti-crisi a piazza dei Decemviri a Cinecittà. L'arrivo è previsto alle ore 16.30 a Ponte di Nona al lotto 5.
Centocelle, in Piazza dei Mirti, l'iniziativa territoriale si articolerà dalle 16 alle 20. Quattro ore di assemblea interattiva, spazio bimbi e spettacoli.


San Giovanni, lo spazio sociale Scup-Scuola e cultura popolare organizza un dibattito intorno a un tema importante per la città: la questione, mai risolta, della massiccia presenza di amianto. "Stranamianto, ovvero come liberarsi dall'amianto senza perdere la tenerezza" inizierà alle ore 17 in via della Stazione Tuscolana, 84 (nello spazio occupato dopo lo sgombero di via Nola).
E qui siamo a San Lorenzo...



Le persone tentano di riprendersi gli spazi cittadini visto che il sig. S-Tronca vuole chiudere tutti i centri sociali che sono gli unici luoghi, nella capitale, che fanno cultura e vera informazione...
Ci vogliono sempre più ignoranti e allineati...
Sempre vigili