Una lezione di ignoranza si apre con il ricordo degli “indimenticati”, quei professori che hanno saputo fare la differenza nel suo travagliato percorso scolastico perché capaci di trasmettere curiosità e conoscenza. Perché i passeur sono così importanti nella trasmissione della cultura?
La nozione di passeur è intimamente connessa alla nozione di proprietà, di possesso della cultura. Esistono due modi distinti di relazionarsi con la cultura. Alcune persone, che chiameremo i “guardiani del tempio”, pensano che il proprio bagaglio culturale costituisca una proprietà privata, da condividere unicamente con una cerchia ristretta di persone e considerata sacra al punto da decidere di escludere chi non ne reputano degno. Altre, i passeur, si vedono invece come vettori di cultura. Non si tratta di un principio etico, ma piuttosto di una questione di mentalità, Una lezione di ignoranza si apre con il ricordo degli “indimenticati”, quei professori che hanno saputo fare la differenza nel suo travagliato percorso scolastico perché capaci di trasmettere curiosità e conoscenza. Perché i passeur sono così importanti nella trasmissione della cultura?di atteggiamento. Personalmente non ho mai ritenuto di possedere quello che so, mi sento piuttosto simile a un fusibile dentro un circuito elettrico. Non essendoci l’idea di possesso, siamo oltre il principio della condivisione: tutto quello che imparo, tutto quello che scopro, se mi piace e mi dà emozioni, ecco che scelgo di fartelo conoscere perché possa incantare e arricchire anche te.
Come è possibile conciliare l’esperienza della lettura, che è intima e individuale, con lo stimolo a diventare a nostra volta un passeur?
Quando si parla di lettura, ognuno di noi ha il suo “giardino segreto”. Ci sono emozioni che ho provato leggendo un brano che non ho mai raccontato a nessuno, perché era qualcosa di troppo sottile, di troppo personale. Non un bene posseduto, ma un momento di intensa felicità, profondamente intimo. Ecco perché non sono un accanito sostenitore della trasmissione fine a se stessa: comprendo infatti perfettamente che si possa instaurare una certa intimità filosofica con determinati libri, e che si provi al tempo stesso il bisogno di tenere per sé alcune emozioni. Siamo i guardiani del nostro tempio. Il mio non è la cultura, ma certe briciole di sensazioni difficilmente descrivibili, appena percettibili, che posso anche scegliere di non raccontare. Anche se, in linea generale, tutto quello che mi tocca, che mi stimola culturalmente, lo trasmetto immediatamente.
Essere passeur: è un’attitudine innata o che si può acquisire? Quanto è importante che gli insegnanti sappiano svolgere questo ruolo?
È una questione complessa: essere passeur non è una vera e propria professione. In ambito culturale il vero passeurè la sfera affettiva. Il flusso della cultura scorre allora grazie al flusso della sfera affettiva: ti do da leggere quello che leggo io perché siamo amici. Per quanto riguarda gli insegnanti, molti di loro considerano la scuola non tanto come un luogo di trasmissione bensì come un luogo di valutazione. Sezionano un testo eseguendo una sorta di autopsia medico-legale, ma mai leggeranno in classe ad alta voce un brano che li ha colpiti dicendo “Ecco, ho letto questo ieri, ditemi cosa ne pensate”. La pedagogia francese, in modo particolare, ha plasmato gli insegnanti sul modello del “guardiano del tempio”: questo studente può entrare, quest’altro no.
Nelle prime pagine di Una lezione d’ignoranza lei afferma che i professori migliori sono quelli che sanno incarnare la materia che insegnano. Quali effetti ha sull’attenzione degli studenti la capacità di un professore di essere davvero “presente” in classe?
La pedagogia è una branca della drammaturgia: la materia insegnata deve essere incarnata, personificata. Se invece di fare una lezione ex cathedra, sicuramente molto interessante ma rivolta agli studenti migliori che non hanno certo bisogno che si catturi la loro attenzione perché dotati di una attitudine naturale all’astrazione, il professore sceglie di essere presente fisicamente in classe e guarda negli occhi lo studente a cui si rivolge, scherza con lui in virtù dell’intesa che si è creata, allora i concetti prenderanno corpo per effetto di questa teatralità. E sarà riuscito a coinvolgere tutta la classe, anche quegli studenti che hanno bisogno di passare attraverso una “fase di seduzione”. Su quanto questa fase debba essere di natura ludica, i pareri divergono. Alain (Émile-Auguste Chartier), grande filosofo e pedagogo dell’inizio del XX secolo, era assolutamente contrario, pur essendo lui stesso un personaggio singolare. Penso però anche a Vladimir Jankélévitch, un fiume in piena che trascinava con la sua corrente gli studenti. Poteva dire tutto e il contrario di tutto, le sue lezioni erano assolutamente travolgenti.
Quanto conta allora la capacità di seduzione di un professore? Si può parlare di un metodo Pennac?
È limitativo ridurre tutto alla capacità di seduzione. Nel corso degli anni, facendo tesoro anche dei miei errori, ho messo a punto delle tecniche che si possono replicare. Prendiamo l’appello, che per la maggior parte degli insegnanti non è che una formalità amministrativa eseguita senza neppure sollevare lo sguardo dal registro. Uno sguardo che invece può servire a creare una relazione personale con ogni studente, può essere il pretesto per un breve momento di complicità. Sembra una cosa da nulla, ma dà il tono a tutta la giornata, è il diapason che dà il la all’orchestra.
Cos’è per lei l’ignoranza? È l’espressione del malessere di uno studente che non corrisponde ai canoni richiesti dalla scuola o ha un significato più ampio?
L’espressione “lezione di ignoranza” è di un poeta, Georges Perros, diventato professore per sopravvivere perché come tutti i poeti moriva di fame. Arrivando in classe, era solito svuotare sulla cattedra la borsa piena di libri (Pascal, Cartesio, Rabelais, Montaigne) dicendo: “Ecco qui, una piccola lezione d’ignoranza”. Quindi cominciava a leggere ad alta voce e i suoi studenti non erano mai sazi di questa sorta di travaso in loro di tutto ciò che amava. Si tratta di un’ignoranza che vuole scoprire, che è alla ricerca. Che cos’è in realtà l’ignoranza? Semplicemente un altro tipo di conoscenza. Un giorno, all’inizio della mia carriera di insegnante, ho chiesto a un ragazzo di parlarmi della proposizione subordinata relativa. Mi ha risposto: “Questo non lo so, ma posso smontare e rimontare un motorino in meno di dieci minuti”. Ho poi scoperto che viveva così, rubando motorini. Allora abbiamo fatto un patto: la meccanica in cambio della grammatica. Perché se insegni a questo ragazzo che quella che chiamiamo grammatica è la strutturazione del suo pensiero, si appassiona immediatamente. Oppure prendiamo i modi del verbo. Nel film La classe (Palma d’oro a Cannes nel 2008) un professore dice del congiuntivo: “È così che si parlava un tempo”. Da fucilare immediatamente. Perché anche se pensano di vivere all’imperativo, anche se si esprimono solo all’imperativo, gli adolescenti sono paralizzati dal dubbio. Il congiuntivo è il modo verbale dell’adolescenza per eccellenza: è importante che sappiano che esiste un modo che sembra fatto apposta per loro, per esprimere l’indecisione, la crisi, il passaggio da uno stato all’altro.
Libri di carta e e-book: come cambierà la lettura?
Un giorno lo schermo prenderà il posto della carta e questo cambierà il modo di leggere, il modo di percepire il libro, perché ogni parola potrà essere contestualizzata. È il cinema in 3D rispetto al cinema tradizionale. La mia generazione ha una sorta di sensualità legata al libro, al suo odore (che non è quello dell’inchiostro come molti pensano, ma della colla). Si dimentica che i più giovani hanno già sviluppato un altro modo di rapportarsi all’oggetto tecnologico, desiderabile, le immagini brillanti, lo schermo su cui far scorrere il dito. Noi continuiamo a pensare che le librerie abbiano più fascino di quei piccoli rettangoli, ma in futuro sembrerà incredibile pensare alle nostre case piene di carta. Sono rimasto senza parole il giorno che ho letto uno studio sulle probabilità che ha un libro riposto su uno scaffale di essere ripreso in mano per essere riletto: molto vicine allo zero. Tenuto conto che generalmente presto sempre i libri che mi sono piaciuti e che raramente tornano indietro, so già che quelli rimasti non li guarderò più. A rifletterci bene è come se vivessi in un cimitero.
Lei ha scritto che la lettura è un antidoto alla solitudine metafisica dell’uomo. Perché leggiamo?
Perché siamo animali mitologici. Perché non ci limitiamo ai saggi e invece scegliamo di leggere romanzi? Perché abbiamo bisogno di metafore, la razionalità da sola non basta. In Francia, un bel giorno, lo strutturalismo ha decretato la morte del romanzo, al punto che era malvisto sia scrivere che leggere romanzi. Uno snobismo culturale da cui erano esenti i romanzi stranieri e questo ha permesso di scoprire il realismo magico e tutta la letteratura sud-americana. O Il profumo di Patrick Süskind, tre milioni di copie vendute. O i polizieschi come la saga Malaussène, considerati come letteratura underground. Questo bisogno di romanzi, insomma, non è solo intrattenimento: traduce un bisogno metafisico, va a colmare un vuoto.
Il primo Maalox l’ho preso quando è stata approvata
la Legge170/2015 e poi non l’ho abbandonato più.
E come potrei? Il dolor di stomaco è perenne.
Ho insegnato un anno intero,ho imparato tanto dai
miei alunni,ho cercato di aiutarli, di consolarli, di farli ridere quando ne
avevano bisogno. Senza strumenti, senza
LIM, senza fotocopie, senza niente; abbiamo lavorato insieme procedendo con
impegno e costanza.
Ho comprato pennarelli per la lavagna,e spesso li
hanno comprati anche gli alunni, ho portato da casa libri, fotocopie, materiale
di ogni genere. Ho corretto 50 compiti ogni 15 giorni, senza contare quelli
quotidiani,ho preparato lezioni,più complesse e meno complesse, ho cercato di
semplificare,personalizzare per aiutare tutti, perchè ciascuno avesse il
meritato successo.
Ho ricevuto sistematicamente i genitori di 75
alunni e ho lavorato con loro per dare
il meglio agli alunni, per farli sentire sempre adeguati,sempre protagonisti.
Sì, prendo il Maalox per le tante stupidaggini che i
manigoldi hanno messo in campo nella scuola, lo prendo perché il dolore non
passa anzi aumenta ascoltando le persone che si affollano per ottenere il
bonus.
Prendo il Maalox perché mi vogliono valutare non per quello che faccio
in classe e per come lo faccio,ma per quante ore ho dedicato alle
commissioni,per quanti corsi ho frequentato,per quante carte ho riempito!
Prendo il Maalox perché lo stomaco fa capriole e si
accartoccia quando sento di programmazioni eccellenti ( copia e incolla su
Internet) mai svolte, corsi dai titoli
impronunciabili e non di risultati ottenuti dagli alunni. Avete coperto la
scuola di vergogna e continuate a mettere i docenti l’uno contro l’altro, a
introdurre criteri contrari alla libertà di insegnamento, a indebolire il concetto
di collaborazione /cooperazione che è alla base della scuola. Non è questo il
modo di valutare i docenti perché, per esempio, io non ho avuto il tempo né la
voglia di prepararmi le credenziali ad hoc per soddisfare la vostra bramosia di
dire tu sì, tu no!!!!!!!!!
IO ho lavorato e questo dovrebbe bastare. Come ho
lavorato? Questo lo devi sapere tu che sei a capo dell’Istituto, tu che
dovresti dedicare tempo nelle classi per
verificare il lavoro. Io non ho tempo di pensare a come documentare gli abbracci
degli alunni, i ringraziamenti dei genitori,perché devo studiare le strategie
più opportune per far superare quel problema ad un alunno, o fargli recuperare
qualche difficoltà senza farlo sentire meno…
Allora sapete cervelloni che vi dico…
Io mi tengo il Maalox, voi tenetevi pure il
Bonus…tanto il caffè non lo posso prendere!
Sono un’insegnante, non inseguo carriere,
seguo gli esseri umani. Non ambisco ad avere altri ruoli.Conosco
il disvalore dei premi e delle punizioni nella crescita personale e nella
tenuta di un sistema, che una volta chiamavamo comunità.La
dignità del mio lavoro è nella mia aula, con i “miei” bambini,
con le loro famiglie, con quei colleghi che continuano a credere nel valore del
confronto e della collaborazione; e poi a casa nel chiuso del mio studio, a
fare la cosa più ovvia e naturale per un’insegnante, tutto ciò che non è
riconosciuto da chi detiene il potere e che poi ti rende credibile o meno nel
lavoro che fai:studiare, preparare, elaborare materiali e
percorsi, affinare i propri metodi, correggersi, migliorarsi.
Qui trovate il mio merito, il mio tempo e la
mia passione, la mia ricerca e la mia innovazione, il mio successo e la mia
sconfitta, la mia fatica e la mia gioia, la mia capacità di costruire un noi
che dura, che non si rompe quando la porta si apre. Qui c’è la mia
rendicontazione quotidiana, quel senso di appagamento interiore per aver fatto
al meglio il mio dovere, per aver contribuito con onestà afar crescere un piccolo angolo
di mondo. Qui c’è tutto l’imponderabile di un lavoro intellettuale, di
fiato, corpo e anima, che non traspare, che resta invisibile alla logica dei
risultati. L’imponderabile di un lavoro emozionale, fatto di eros ed ethos, che
conosce la radice affettiva e corporea di ogni apprendimento.
Per questo, valutatori riuniti, io non vi
riconosco. Tenetevi pure il bonus. Distribuitelo a chi vi pare, mandatelo
indietro, fatene materia di ricatto o di contratto, fatene pure strumento di
potere, di discriminazione, di servitù volontaria, di valorizzazione di chi vi
aggrada. Io non mi curo di voi, vi guardo e passo.
È da tempo che il re è
nudo o è pallido. E voi avete deciso che non volete conoscere il valore
dell’antieroe, quello che non si vede. Il suo rumore sottile, la sua solitudine
mentre coltiva l’umano, l’eccedenza dell’ordinario, il senso profondo della sua
cura.Vi siete schierati per i meriti
tecnici, per i titoli, gli attestati, i master acquistabili sul mercato e siete
incapaci di cogliere i meriti relazionali e qualitativi, frutto di scelte e
investimenti lunghi e costosi, che nessun mercato può vendere(Luigino Bruni , “Attenti al merito”, Avvenire, 12 gennaio
2013).
Uno scenario inquietante
quello del bonus scolastico in cui giocherà la sua parte un’altra sindrome. La
chiamano effetto Dunning-Kruger, quella che spinge a ritenersi più competenti
degli altri, una specie di distorsione cognitiva a causa della quale individui
inesperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando, a torto, le proprie abilità
come superiori alla media (Wikipedia). Un complesso d’intelligenza,il
complesso di chi si ritiene migliore, e ricorro a
Shakespeare per descriverlo:
“Il
saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio”.
Ai colleghi antieroi del quotidiano, la mia
stima.
«Signori,
benvenuti nel mondo della realtà: non c’è pubblico. Nessuno che applauda, che
ammiri. Nessuno che vi veda. Capite? Ecco la verità: il vero eroismo non riceve
ovazioni, non intrattiene nessuno. Nessuno fa la fila per vederlo. Nessuno se
ne interessa».
«Gli
eroi veri siete voi, da soli in un luogo di lavoro designato. Il vero eroismo
sono i minuti, le ore, le settimane, anno dopo anno, di silenzioso, preciso,
giudizioso esercizio di probità e cura – senza nessuno lì con voi a incitarvi o
ad applaudire».
Ieri sono andata a votare perché è un mio diritto- dovere che intendo
esercitare sempre,specialmente quando c’è un Referendum.
Mi sono anche vestita con cura perché è un atto importante andare a votare
, forse perché ricordo molto bene la fatica per conquistare diritti che in
tanti credevano impossibili come divorzio e aborto.
Quindi mi sono informata ,doverosamente, come si chiede ad un cittadino che
deve esprimersi su un tema che riguarda TUTTI.
Ecco la parola magica : riguarda tutti, e allora perché non siete andati a
votare?
Non importa se si o no, ma così avete rinunciato al vostro voto,ad un
vostro diritto-dovere.
E questo è grave, indebolisce ancor di più la agonizzante democrazia del
nostro paese.
Scommetto che ieri siete stati tutti al mare...poi in una trattoria a
riempirvi la pancia e tornati a casa vi siete sentiti in pace con voi stessi
per la bella giornata. Oppure siete andati a chiudervi in uno di quei centri
commerciali che organizzano spettacolini da infimo ordine e con un pezzo di
pizza in mano, che avete pagato tantissimo, siete stati lì a gongolarvi
mandando il debole cervello in pausa?
Siete patetici visto che non fate altro che lamentarvi di questo e di
quello,quando poi siete chiamati a dire la vostra,scappate...
E' che avete perso la capacità di avere un pensiero libero,indipendente e
critico,dovete essere imbeccati da chi non fa altro che i propri interessi
mascherati da bene comune,da chi vi indica la via da seguire.
Il buon pastore vi dice di non andare e voi non andate, vi dice di andare e
voi andate…
Non ho parole adeguate se non quelle offensive verso chi non riesce a
capire che il cambiamento deve cominciare da noi singoli cittadini,dobbiamo
ripristinare la democrazia e non lasciarla morire definitivamente.
Io continuo a credere nelle mie idee di partecipazione e di politica
diretta, non mi rassegno, no perché la rassegnazione è la fine della speranza
di un mondo migliore; hanno diffuso ,consapevolmente, l’ideologia della
rassegnazione con il potere dato a un governo non votato, con il potere dato al
bischero di turno spacciando tali manovre come un grande cambiamento.
Ma io non ci sto, continuo a custodire le mie idee di libertà, di vera
uguaglianza, di partecipazione attiva che garantiscono un diritto che sembra in
molti hanno dimenticato quello di essere in prima persona STATO, come recita la
Costituzione.
Mi fermo qui perché questa mattina è una vera sofferenza, triplicata dalle
dichiarazione tronfie di Ciccio bello, a me è sembrato un vero bullo.
Dopo il grande corteo del 19 marzo, si torna in piazza con iniziative nei quartieri della città. #DecideRoma #RomaNonSiVende.
Sabato 9 aprile, tanti quartieri di Roma saranno attraversati da iniziative per la scrittura dal basso e partecipata di una proposta di trasformazione della città: la Carta di Roma Comune. Acqua, servizi pubblici essenziali, beni comuni, trasporto urbano, condizione delle periferie, uso comune del patrimonio pubblico, lotta contro la speculazione edilizia, necessità di decostruire l’ambigua retorica del decoro urbano saranno i punti di partenza per la scrittura di questo programma.
Mettendo insieme due parole solo apparentemente contraddittorie, il percorso vuole dare vita ad uno spazio permanente che permetta una “concentrazione diffusiva” dell’azione politica. Il nodo di questa nuova giornata di mobilitazione è dare protagonismo ai territori, nel quadro di una costruzione comune. Ciò che è stato inaugurato in piazza del Campidoglio vuole diventare terreno di mobilitazione per i mesi a venire.
A San Lorenzo, la Libera Repubblica di San Lorenzo e gli spazi sociali a rischio sgombero (come Esc Atelier, il Grande Cocomero e la Palestra Popolare) organizzano un doppio appuntamento. Alle ore 15.30 si parte da piazza dell'Immacolata per un giro a tappe nei punti sensibili del quartiere, attraverso i luoghi di lotta all'abbandono e quelli messi a rischio dalla speculazione. Alla fine del “tour”, intorno alle 18, in piazza dell'Immacolata si terrà un'assemblea di quartiere, che discuterà di come rispondere a chi vorrebbe desertificare l'offerta culturale, sportiva, sociale del territorio sgomberando i principali presidi di solidarietà e indipendenza.
In III Municipio, una biciclettata itinerante segnalerà criticità e problemi del territorio rispetto a verde, questione abitativa, spazi sociali e culturali, trasporti e manutenzione urbana. A promuoverla gli spazi sociali Lab! Puzzle e Csa Astra, assieme al Comitato Ferma le Trivelle del municipio. Questa iniziativa sarà anche l'occasione per invitare tutti i cittadini e le cittadine ad un'assemblea pubblica che si terrà venerdì 15 aprile alle ore 18.00 al Csa Astra di via Capraia.
Nel municipio XII, a La Massimina-Casal Lumbroso, la Consulta Municipale dei Nidi e Scuole d'Infanzia, insieme al collettivo di genitori GE.RO.NI.MA (Genitori Roma Nidi e Materne) si discute della questione asili nido e del rischio che anche questo importante servizio pubblico venga appaltato a privati, diventando un privilegio riservato a chi può permetterselo, invece che un diritto fondamentale di tutti i genitori. Mentre Roma ha bisogno di nuovi asili nido, infatti, il commissario Tronca vuole chiudere persino i pochi che sono tuttora in funzione.
A San Paolo, sulle scalinate di via Chiabrera (angolo dell'Emmepiù) un'assemblea aperta agli abitanti del quartiere discuterà dei nodi principali sollevati dal corteo del 19 marzo #RomaNonSiVende. Uso comune del patrimonio pubblico, servizi e beni comuni, rifiuto del debito illegittimo di Roma saranno i temi principali su cui si incentrerà il confronto.
A Tor Bella Monaca, “La carovana in periferia” si muoverà attraverso alcune delle aree della città di Roma che tutte le amministrazioni comunali hanno dimenticato e abbandonato. Partenza alle ore 10 da Tor Bella Monaca in via Aspertini. Tappe principali: ore 11, San Basilio in via Recanati; ore 12.30, Tor Sapienza in via G.Morandi; ore 14, Tenda anti-crisi a piazza dei Decemviri a Cinecittà. L'arrivo è previsto alle ore 16.30 a Ponte di Nona al lotto 5.
A Centocelle, in Piazza dei Mirti, l'iniziativa territoriale si articolerà dalle 16 alle 20. Quattro ore di assemblea interattiva, spazio bimbi e spettacoli.
A San Giovanni, lo spazio sociale Scup-Scuola e cultura popolare organizza un dibattito intorno a un tema importante per la città: la questione, mai risolta, della massiccia presenza di amianto. "Stranamianto, ovvero come liberarsi dall'amianto senza perdere la tenerezza" inizierà alle ore 17 in via della Stazione Tuscolana, 84 (nello spazio occupato dopo lo sgombero di via Nola).
E qui siamo a San Lorenzo...
Le persone tentano di riprendersi gli spazi cittadini visto che il sig. S-Tronca vuole chiudere tutti i centri sociali che sono gli unici luoghi, nella capitale, che fanno cultura e vera informazione...
Almeno ventimila persone rispondono all'appello della campagna #RomaNonSiVende. Contro gli sgomberi dei centri sociali e la privatizzazione del patrimonio pubblico scendono in piazza le reti di attivist, i cittadini, le reti solidali. Il corteo si è mosso attorno alle 16:30 da piazza Vittorio per dirigersi verso il Campidoglio. Mentre la testa della manifestazione ha quasi raggiunto la fine di via Cavour, la coda della manifestazione sta uscendo da piazza di Santa Maria Maggiore. Sui social network l'hashtag #RomaNonSiVende è Trending Topic, mentre in miglaiia partecipano al racconto collettivo della giornata.
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La campagna #RomaNonSiVende si sta opponendo con determinazione alla ristrutturazione neoliberale della città portata avanti dal prefetto-commissario Tronca. L'attacco agli spazi sociali, la privatizzazione del welfare, la messa in vendita dei beni comuni, i licenziamenti dei lavoratori pubblici, gli sfratti e gli sgomberi delle occupazioni abitative rientrano nella medesima strategia: ricondurre tutto all'interno delle leggi del mercato, mettere gli abitanti in concorrenza tra loro, dividere per controllare e sfruttare di più e meglio.
Ma noi non ci stiamo, Roma non ci sta. Di fronte a chi vuole cancellare la politica – dalle sedi decisionali ai muri della città – diciamo forte e chiaro che #DecideRoma, #DecideLaCittà.
E mi sembra logico fare la guerra a chi non ha potere...
A due giorni dal racconto raccapricciante del
delitto,i papà dei responsabili parlano dei loro rampolli come di ragazzi per
bene,buoni e intelligentissimi. E poi parlano di sé; parlano dei loro sforzi di
appartenere ad una società inclusiva, riconoscente del loro operato.
Avrei preferito che fossero rimasti zitti. Avrei
preferito che avessero chiesto scusa alla famiglia di Luca e prima ancora a
Luca stesso, vittima di una ferocia atavica.
Avrei preferito che i due papà non avessero mostrato
un ego così strabordante da intimorire i più, da farli dubitare,quasi da
spostare l’attenzione dalla ferocia mostrata dai pargoli alla loro capacità di
educare che in qualche modo non ha funzionato nonostante lo sforzo costante.
Avrei preferito non vederli; loro e gli avvocati
pronti a spiegare l’impossibile.
E non perché le colpe dei figli devono o non devono
ricadere sui genitori,come ha detto qualcuno,ma perché sono convinta che i
genitori, in un rapporto sano,devono essere al “fianco”dei figli, un passo
indietro,e non davanti sempre e comunque. Specialmente di fronte a un delitto
così atroce.
No, i genitori non devono difendere ad oltranza i
propri figli;non si deve scambiare l’amore per un figlio con qualcosa di possibile
a tutti i costi, specialmente quando questi sono persone adulte. Queste persone hanno 30 anni e quindi sono adulti.
Essere adulti vuol dire avere una propria identità
ben definita; vuol dire avere capacità di ragionamento, di distinzione tra bene
e male; vuol dire anche sganciarsi da quella “educazione”familiare che,
sicuramente mantiene in noi paletti fondamentali, ma che fa posto alle nostre idee, al “nostro” vedere e
sentire.
Avrei preferito sentir parlare della storia di Luca
che, pur nella sua breve vita ne ha “ passate” tante, dall’adozione alla
malattia,all’incontro con questi soggetti mostruosi. Soggetti malati nell’animo,
deviati nell’essere soggetti sociali; soggetti che uccidono per vedere” l’effetto
che fa”,senza movente se non quello del “ nulla umano”. Avrei preferito non
ascoltare le dichiarazioni di questi “buoni ragazzi” che mostrano un’assenza di
valori pari a un deserto desolato; avrei preferito non ascoltare quei
particolari atroci, quelle infamie compiute sul corpo di un giovane di 23 anni.
Luca non può raccontare più nulla, non della sua vita,non delle sue speranze, né
dei suoi sogni; si sono arrogati il diritto di farlo tacere per sempre.
Avrei preferito non ascoltare tutto ciò, non parlare
di voi.
Avrei preferito non dire: Oh mio Dio!!!
Avrei preferito non sapere come un ragazzo così
giovane fosse diventato oggetto del vostro godimento, un mezzo per mettere in
pratica la vostra efferatezza,la vostra visione malvagia del mondo.
E,ciò che mi sconvolge,è che questi giovani non
mostrano alcuna vergogna a raccontare quanta sofferenza abbia provato Luca,né di
come si sono addormentati accanto al cadavere.
E sì, ci vogliono le perizie psichiatriche,ma non
per assolverli da tanta crudeltà,bensì per punirli adeguatamente. Forse.
Avrei preferito non sapere,così come hanno
dichiarato,di quel desiderio proibito di “far mele” a qualcuno…
La “lucida”ideazione, pianificazione ed esecuzione
dell’omicidio, ci narra la loro perversione,la loro miseria umana,una miseria
,forse, dovuta a una vita borghese senza impegni,senza responsabilità civili e
personali, senza sentimenti di pietà ,mossa solo da un desiderio malvagio e
crudele.
E’ come se la violenza, l’abuso di droga,il non
rispetto di regole, fosse una realtà fatta di quei selfie che mostrano facce
sorridenti, petti villosi, espressioni appaganti…ma la realtà è ben altra cosa.
La realtà è che una famiglia piangerà a vita un
figlio,non avrà più il rumore dei passi per casa,l’odore di un giovane
intorno,i sogni da realizzare. Chi ha il diritto di distruggere tutto ciò?
Questi giovani si sono assunti questo diritto,
togliere la vita ad un altro essere umano e condannare una famiglia al “nulla
eterno”.
E’ tempo di porci delle domande importanti, di
chiederci quale sentiero perverso ha imboccato questa nostra società,quanto
siamo corresponsabili di tanta ferocia,quanto ci adoperiamo per la costruzione
di una società rispettosa dell’altro. E’ inutile indignarsi con chi grida alla
pena di morte o con chi sostiene che la droga è l’attenuante e non l’
aggravante,è tempo di fermarsi, riflettere e ri-disegnare il cammino dell’umanità
perché è in questa solitudine esistenziale che i mostri trovano di che cibarsi. Sempre vigili
10) Chi e Perché ha lasciato morire i ragazzi della Casa dello Studente all’Aquila
12 Agosto............
Nel mio deserto colmo di fiori secchi,ci sei tu, immenso sogno senza confini! La notte insonne,il giorno opaco,il tempo incompiuto..e tu per sempre!
La realtà che vivrai domani è fortemente condizionata da quello che fai oggi.... Facciamo in modo che nessuno si senta solo!
Questo blog aderisce allo sciopero!
Questo Blog non è una testata giornalistica....
............ è la "mia pagina bianca"!!!!!!Dove scrivo i miei pensieri,le mie emozioni,le mie titubanze!
Contro la disinformazione!!!!!!!!!!!!!
Lottiamo per un'informazione corretta .....
....Grazie del premio Stella ! Lo custodirò con molto affetto!
"Upupa, ilare uccello calunniato dai poeti, che roti la cresta sopra l'aereo stollo del pollaio e come un finto gallo giri al vento; nunzio primaverile, upupa, come per te il tempo s'arresta, non muore piu' il Febbraio, come tutto di fuori si protende al muover del tuo capo, allegro folletto, e tu lo ignori".
(da: Eugenio Montale, Ossi di seppia, 1920-1927)
...........dorme quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.
NIKI APRILE GATTI
PER CONOSCERE LA STORIA CLICCA SULL'IMMAGINE
a tutti i ragazzi.....
E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte; ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte; io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero, e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo. Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro; stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento; copri l'amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello; a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo. Roberto Vecchioni
Non ricordare il giorno trascorso e non perderti in lacrime sul domani che viene: su passato e futuro non far fondamento vivi dell'oggi e non perdere al vento la vita. Omar Khayyam
...i bambini sono di sinistra.........
.....eppure vivo..........
Inganno della mente mia, bisogno straziante dell’anima. Bugiardi gli occhi miei che sono veri solo quando piangono te, che inventano e colorano la tua immagine per dare respiro al mio cuore.
ad una persona speciale
Ho amato tutto di te, i tuoi entusiasmi e le tue delusioni, i tuoi desideri, i tuoi sogni, i tuoi successi e i tuoi fallimenti. Ho amato tutto di te i tuoi sorrisi e i tuoi pensieri cupi le tue sicurezze e le tue titubanze. Ho amato tutto di te la tua speranza e la tua disperazione, l’incanto e il disincanto, la forza e la debolezza. Ho amato tutto di te anche il tuo andartene senza rumore.