FRAGOROSO SILENZIO

venerdì 6 dicembre 2013

Censis:l'Italia un paese vecchio,anzi morto...ma soprattutto "sciapo"!




IL RAPPORTO SULLA SOCIETA’ ITALIANA
Censis, gli italiani «sciapi e infelici»
Crescono quelli che fuggono all’estero
In un decennio si è passati da 50mila a ai 106mila. Nell’ultimo anno il trasferimenti all’estero sono cresciuti del 28,8%
Il presidente del Censis Giuseppe De Rita (Ansa)«Una società sciapa e infelice in cerca di connettività».Così il Censis definisce la situazione sociale italiana nel suo 47mo illustrato a Roma dal direttore generale Giuseppe Roma e dal presidente Giuseppe De Rita. Una società, quella italiana, che sembra sempre ad un passo dal crollo ma che non crolla. «Negli anni della crisi - si legge nel rapporto del Censis - abbiamo avuto il dominio di un solo processo, che ha impegnato ogni soggetto economico e sociale: la sopravvivenza. C’è stata la reazione di adattamento continuato (spesso il puro galleggiamento) delle imprese e delle famiglie. Abbiamo fatto tesoro di ciò che restava nella cultura collettiva dei valori acquisiti nello sviluppo passato (lo «scheletro contadino», l’imprenditorialità artigiana, l’internazionalizzazione su base mercantile), abbiamo fatto conto sulla capacità collettiva di riorientare i propri comportamenti (misura, sobrietà, autocontrollo), abbiamo sviluppato la propensione a riposizionare gli interessi (nelle strategie aziendali come in quelle familiari).
SCIAPI E INFELICI - Siamo anche una «società sciapa e infelice» secondo il Censis «senza fermento e dove circola troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale, disinteresse per le tematiche di governo del sistema, passiva accettazione della impressiva comunicazione di massa». Di conseguenza siamo anche «infelici, perché viviamo un grande, inatteso ampliamento delle diseguaglianze sociali». A giudizio dei ricercatori del Censis si sarebbe «rotto il “grande lago della cetomedizzazione”, storico perno della agiatezza e della coesione sociale. Troppa gente non cresce, ma declina nella scala sociale. Da ciò nasce uno scontento rancoroso, che non viene da motivi identitari, ma dalla crisi delle precedenti collocazioni sociali di individui e ceti».
FUGA ALL’ESTERO - Ciò avrebbe determinato una vera e propria fuga all’estero. Nell’ultimo decennio il numero di italiani che hanno trasferito la propria residenza all’estero è più che raddoppiato, passando dai circa 50mila del 2002 ai 106mila del 2012. Ma è stato soprattutto nell’ultimo anno che l’aumento dei trasferimenti è stato particolarmente rilevante: (+28,8% tra il 2011 e il 2012).
IL LAVORO CHE NON C’E’ - Una reazione al grave disagio sociale, all’ instabilità lavorativa e sottoccupazione che interessa il 25,9% dei lavoratori: una platea di 3,5 milioni di persone ha contratti a termine, occasionali, sono collaboratori o finte partite Iva. Ci sono poi 4,4 milioni di italiani che non riescono a trovare un’occupazione «pure desiderandola». Per il Censis «2,7 milioni sono quelli che cercano attivamente un lavoro ma non riescono a trovarlo, un universo che dallo scoppio della crisi è quasi raddoppiato (+82% tra il 2007 e il 2012)». Ci sono poi 1,6 milioni di italiani che, «pur disponibili a lavorare, hanno rinunciato a cercare attivamente un impiego perché convinti di non trovarlo».
ALLA LARGA DALLA POLITICA - Cresce sempre più il disinteresse per la politica: il 56% degli italiani (contro il 42% della media europea) non ha attuato nessun tipo di coinvolgimento civico negli ultimi due anni, neppure quelli di minore impegno, come la firma di una petizione. Più di un quarto dei cittadini manifesta una lontananza pressoché totale dalla dimensione politica, non informandosi mai al riguardo. Al contrario, si registrano nuove energie difensive in tanta parte del territorio nazionale contro la chiusura di ospedali, tribunali, uffici postali o presidi di sicurezza.
LE ENERGIE POSITIVE - Tuttavia il Censis vede anche dei segnali positivi e di tenuta sociale. «Si registra una sempre più attiva responsabilità imprenditoriale femminile (nell’agroalimentare, nel turismo, nel terziario di relazione), l’iniziativa degli stranieri, la presa in carico di impulsi imprenditoriali da parte del territorio, la dinamicità delle centinaia di migliaia di italiani che studiano e/o lavorano all’estero (sono più di un milione le famiglie che hanno almeno un proprio componente in tale condizione) e che possono contribuire al formarsi di una Italia attiva nella grande platea della globalizzazione».
WELFARE E DIGITALE - Nuove energie si sprigionano inoltre in due ambiti che permetterebbero anche l’apertura di nuovi spazi imprenditoriali e di nuove occasioni di lavoro. «Il primo -si legge nel rapporto- è il processo di radicale revisione del welfare. Il secondo è quello della economia digitale: dalle reti infrastrutturali di nuova generazione al commercio elettronico, dalla elaborazione intelligente di grandi masse di dati, dallo sviluppo degli strumenti digitali ai servizi innovativi di comunicazione, alla crescita massiccia di giovani “artigiani digitali”».
LA CONNETTIVITA’ - Il nuovo motore dello sviluppo, secondo il Censis, potrebbe essere la connettività (non banalmente la connessione tecnica) fra i soggetti coinvolti in questi processi». Se infatti «restiamo una società caratterizzata da individualismo, egoismo particolaristico, resistenza a mettere insieme esistenze e obiettivi, gusto per la contrapposizione emotiva, scarsa immedesimazione nell’interesse collettivo e nelle istituzioni» avremmo anche raggiunto il punto più basso dal quale non potrà che derivare un progressivo superamento di questa «crisi antropologica». Per fare connettività, secondo il Censis, non si può contare sulle istituzioni «perché autoreferenziali, avvitate su se stesse, condizionate dagli interessi delle categorie, avulse dalle dinamiche che dovrebbero regolare, pericolosamente politicizzate, con il conseguente declino della terzietà necessaria per gestire la dimensione intermedia fra potere e popolo».
SPINTA ORIZZONTALE - Neanche la politica può sviluppare questa connettività perché «più propensa all’enfasi della mobilitazione che al paziente lavoro di discernimento e mediazione necessario per fare connettività, scivolando di conseguenza verso l’antagonismo, la personalizzazione del potere, la vocazione maggioritaria, la strumentalizzazione delle istituzioni, la prigionia decisionale in logiche semplificate e rigide». Se dunque, conclude il Censis, «istituzioni e politica non sembrano in grado di valorizzarla, la spinta alla connettività sarà in orizzontale, nei vari sottosistemi della vita collettiva. A riprova del fatto che questa società, se lasciata al suo respiro più spontaneo, produce frutti più positivi di quanto si pensi».


Fonte: Corriere della sera.it


sabato 23 novembre 2013

Italia,carceri,e... Animosus omnia vincit????????





Animosus omnia vincit…
( Il coraggio vince tutto)


“Mostrami la prigione, mostrami il carcere. Mostrami il detenuto la cui vita è andata male. Ed io ti mostrerò, ragazzo mio, mille ragioni per cui è solo un caso se al posto suo non ci siamo noi.”
Phil Ochs


Spesso pensiamo ai tanti detenuti come numeri,ma sono uomini e donne che hanno una storia e spesso difficile, una famiglia che soffre e lotta per loro, ma che si scontra con una giustizia malata e che, ingessata in se stessa, non offre possibilità alcuna...
Non mi piace ascoltare le solite frasi di convenienza o di giudizio scontato,mi piace invece pensare che “noi ascoltiamo” chi spesso non può avere voce,chi ha giocato male il primo tempo della vita,chi ha sbagliato, chi non riesce a venirne fuori...
Il perbenismo assurdo, anche di tanti articoli di giornale, mi dà il volta stomaco…così pure la mancata informazione di molti…
Voltare la testa dall’altra parte non fa sparire il problema…
E se ci fossi io? Questa la domanda…
Quando si penserà a pene alternative??????
Quando si riuscirà a restituire la dignità a queste persone?
Quando???
 E' questo un paese civile? 

Il sovraffollamento carcerario non solo esiste, è nei numeri, (64.758 detenuti al 30 settembre 2013 a fronte di una capacità regolamentare di 47.615 posti),quindi  richiede provvedimenti urgenti ( il 28 maggio 2014 scade il termine posto dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo per realizzare misure di contenimento del sovraffollamento penitenziario ed evitare al nostro paese centinaia di condanne per violazione della Convenzione)…  è soprattutto un problema di legalità.
E la Costituzione? Ignorata..
E ancora…
Nuova bacchettata di Strasburgo all'Italia per la questione carceri. Il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa, infatti, ha chiesto di rivedere alcune misure imposte ai detenuti in regime 41bis. L'Europa, si legge in un rapporto, è "molto preoccupata" per l'ulteriore inasprimento del 41bis (introdotto nel 2009). Tra le misure richieste dal comitato quella di raddoppiare da 2 a 4 ore il tempo fuori dalla cella.

Da “Notizie Radicali”
Carcere. Napoli: 34enne muore in carcere, “sputava sangue” da 10 giorni e non è stato curato
Leggete ciò che racconta la mamma….
15-11-2013
Nessuna “trasparenza” del Dap sui decessi in cella, inapplicata la Circolare del 2011. La famiglia ha appreso la notizia solo grazie alla lettera di un compagno di detenzione. Federico Perna, 34 anni, originario di Latina e detenuto nel carcere di Poggioreale (Napoli), l'8 novembre muore per “collasso cardiocircolatorio”. Il pm Pasquale Ucci, titolare dell’inchiesta, apre un fascicolo con l’ipotesi di reato di “omicidio colposo” e dispone l’autopsia, che si svolge oggi. Nobila Scafuro, madre del giovane, denuncia: “Mio figlio è morto venerdì scorso, alle 17 di sera. L’ho sentito al telefono l’ultima volta il martedì precedente, mi disse che perdeva sangue dalla bocca quando tossiva. Si trovava nel Padiglione Avellino, nella cella 6, assieme ad altre 11 persone.
Federico non doveva restare in carcere, ma essere ricoverato in ospedale: aveva bisogno di un trapianto di fegato ed era stato dichiarato incompatibile con la detenzione da due diversi rapporti clinici, stilati dei Dirigenti Sanitari delle carceri di Viterbo e Napoli Secondigliano. Invece da Secondigliano è stato trasferito a Poggioreale, dove le sue condizioni di salute si sono ulteriormente aggravate: sputava sangue, letteralmente, e chiedeva il ricovero disperatamente da almeno dieci giorni lamentando dolori lancinanti allo stomaco. Abbiamo appreso della sua morte tramite la lettera di un compagno di cella, con il quale Federico aveva stretto amicizia. Non sappiamo nemmeno dove sia morto, perché le versioni sono diverse: ci dicono che è morto nell'infermeria del carcere di Poggioreale, di attacco cardiaco e senza la possibilità di essere salvato con il defibrillatore... poi ci dicono che è morto in ambulanza... poi ancora che è morto prima di essere caricato in ambulanza... o addirittura in ospedale, e anche su questo ci hanno nominato più di una struttura possibile”.
Con la morte di Federico Perna sale a 139 il numero dei detenuti che hanno perso la vita da inizio anno. Su queste tragedie l’informazione da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria è inesistente, nonostante quanto previsto dalla Circolare G-DAP-0397498-2011 “Sala Situazioni. Modello Organizzativo e nomina Responsabile”, datata 18 ottobre 2011 e firmata dall’allora Capo del Dap Franco Ionta, che all’art. 5 comma 6 prevede “Per garantire una trasparente e corretta informazione dei fenomeni inseriti nell'applicativo degli eventi critici le principali notizie d'interesse saranno, inoltre trasmesse al Direttore dell'Ufficio Stampa e Relazioni esterne per le attività di informazione e comunicazione agli organi di stampa e la eventuale diffusione mediante i canali di comunicazione di cui dispone ii DAP (rivista istituzionale, newsletter siti istituzionali)”.

Carceri: protesta detenuti a Taranto, pentole contro muri e cibo in corridoi


E ancora…

fonte: corrieredelgiorno.com
Nel carcere di via Magli, a Taranto, continua la protesta di 110 detenuti contro il sovraffollamento e le terribili condizioni igienico sanitarie. La situazione è simile in tutta la Puglia, dove ci sono oltre quattromila detenuti, a fronte di una capienza complessiva di poco più di duemila. Il sovraffollamento, a parte le condizioni igieniche, mette in difficoltà anche il sistema della Polizia Penitenziaria che è costretta con pochi uomini a gestire intere sezioni.
I detenuti di Taranto continuano lo sciopero del cibo ma questa volta si sono fatti anche promotori di un gesto di solidarietà che fa molto riflettere di questi tempi: hanno donato quello che produceva la mensa dell’istituto alla Caritas Diocesana. Due sono le mense che ne hanno beneficiato: San Pio IX  e quella del Carmine. A usufruire del cibo anche alcune case famiglia e una mensa per migranti a Massafra.  “La sofferenza personale, quando diventa comprensione delle sofferenze altrui con gesti concreti, costituisce senza dubbio un significativo ed alto esempio di solidarietà. Ringrazio – ha detto don Nino Borsci, direttore della Caritas Diocesana - i detenuti per il bel gesto, nonché i dirigenti della struttura carceraria per la solerte collaborazione. Auspico che si possa giungere finalmente e quanto prima alla soluzione del grave problema vissuto dai carcerati”.

fonte: corrieredelgiorno.com

Questa la situazione ad oggi…
Da Orizzonti Ristretti…
Anni
suicidi
Tot. morti
2012
            60
      154
2013*
            45
       140





* Aggiornamento al 23 novembre 2013

Notizia dell’ultima ora…

Carceri, ora 8 ore d'aria ai detenuti

Il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri: "Prima avevano solo due ore di uscita e invece è importante che escano

Ha qualcosa da farsi perdonare?????????????

“Abbassa il tuo sguardo, bella luna, e inonda questa scena,
Versa benigna i fiotti del nimbo della notte
Su volti orrendi, tumefatti, violacei,
Sopra i morti riversi con le braccia spalancate,
Versa il tuo nimbo generoso, sacra luna.”

 Walt Whitman




lunedì 18 novembre 2013

Carceri Italia...e t'illumino di disumanità!

mercoledì 13 novembre 2013

Carceri, c'è chi le sa gestire...E l'Italia ????




Pochi detenuti, celle in vendita
Perché la Svezia chiude 4 carceri

Da:L’Unità
13 novembre 2013

Un letto con una coperta colorata, le pareti immacolate, la scrivania, gli scaffali con i libri. Non fosse per le sbarre - ma anche quelle non sempre ci sono - sembrerebbe più la stanza di uno studente che una cella. Vuota. 

La Svezia chiude quattro carceri per assoluta mancanza di detenuti.
Due strutture probabilmente verranno messe in vendita, le altre saranno destinate ad usi governativi, ma potrebbero tornare in funzione se dovesse presentarsene la necessità. Eventualità quest’ultima che al momento appare piuttosto remota: dal 2004 la popolazione carceraria svedese è scesa dell’1 per cento all’anno, per precipitare di sei punti percentuali tra il 2011 e il 2012.
 

Non c’è stato nessun bisogno di indulto, né di eterne misure d’emergenza per sfoltire i detenuti. Mentre l’Italia si espone ad una procedura d’infrazione per l’affollamento in cella tale da rasentare la tortura, la Svezia tira le somme di una politica che ha puntato decisamente verso il recupero e il reinserimento sociale, considerato non solo sulla carta il reale obiettivo della pena carceraria. Per questo Nils Öberg, capo delle prigioni svedesi, ha potuto annunciare la chiusura degli istituti di Aby, Haja, Batshagen e Kristianstad: si aspetta che la tendenza rimanga la stessa anche nel prossimo futuro.
 

Ad alleggerire il sistema carcerario svedese non è stato solo l’approccio liberal e l’investimento sui detenuti come persone, che pure rimane la bussola - Öberg è il primo a sottolineare la necessità di non tirare i remi in barca. A rimpicciolire il numero dei detenuti è stata determinante l’indicazione della Corte suprema nel 2011 a favore di sentenze più leggere per reati di droga. La maggiore clemenza dei tribunali si è tradotta in meno 200 detenuti in un solo anno: non poco se rapportato ad una popolazione carceraria che l’anno scorso contava 4852 persone su 9 milioni e mezzo di abitanti. Sempre più spesso le corti svedesi si sono orientate a favore di pene alternative a quelle detentive per reati minori.
 

E così dal 2004 al 2012 il numero di detenuti per furto è sceso del 36% e di quelli per reati connessi alla droga del 25%, mentre si è ridotto (meno 12%) anche il numero dei condannati per crimini violenti. Durerà? Anche se non tirano conclusioni definitive, in Svezia si mostrano piuttosto fiduciosi.
 

Il risultato è di quelli che fanno sgranare gli occhi, specie se confrontato con il dramma di altri Paesi che si trovano a fare i conti con un numero di detenuti esponenziale. In cima alla lista ci sono gli Stati Uniti, che contano oltre 2,2 milioni di detenuti: 716 persone in cella ogni 100.000 abitanti. Un record assoluto anche confrontato a Paesi meno democratici, come la Russia (475 detenuti su 100.000 abitanti) e la Cina (121). È anche una questione di scelte politiche. Gli Stati Uniti hanno messo sul mercato anche le prigioni - per ragioni di cassa molte sono state privatizzate - e quando un detenuto produce una rendita alla società che ha in gestione il carcere è difficile che lo si lasci andare.
 

Dal 1980 ad oggi la popolazione carceraria negli Usa è aumentata del 790 per cento e i conti federali non sono migliorati: ogni anno si spendono 50 milioni di dollari per il sistema detentivo, una grossa fetta va ai privati. Malati mentali, piccoli delinquenti e pezzi da novanta finiscono in unico calderone che non salva nessuno. Anche l’Italia con i suoi 64.323 detenuti strizzati in celle che potrebbero contenerne meno di 50.000 ha i suoi guai e - anche se non considera i detenuti come merce - torna ciclicamente al bivio dell’indulto, specie se Bruxelles incalza. Questione di scelte, anche questa.

Sempre vigili


martedì 5 novembre 2013

Vada a lavorare!!








"Vada a lavorare "!
Busi, il problema è: cosa sa fare??????????
Che tipo di lavoro può cercare?
La risposta è semplice e scontata...
Sa fare solo la mantenuta...della politica, del padrone,da noi...
Non sono i toni di Busi che devono essere criticati, o che ci devono inorridire, siamo noi che abbiamo permesso a queste mezze cartucce  di parlare per venti anni!
Nessuno ha avuto mai il coraggio di dire a questa signora, che ha distrutto la scuola italiana, di smettere di blaterare, di presentarsi alle varie trasmissioni vendendo mistificazioni e oscenità.
Sempre senza contraddittorio,con quell'aria un pò così,da monaca dismessa, è riuscita,e con lei i suoi compari, a calcare la scena spudoratamente,anche quando si è diffusa la notizia di dove era andata a dare l'esame di stato...
Cos'è alterigia,altezzosità,boria o impudenza ciò che la pervade?
Non si spiega,o meglio, si spiega benissimo,sono sempre stati tutti "paculi " per dirla con Busi...
Ma ormai non è più tempo di paraculismi, nè di mezzi toni,è tempo di dire ciò che c'è da dire: andate via!!!!!!!!!
Questo paese ha bisogno di "menti" non di parassiti puzzolenti capaci solo di succhiare il sangue.
Sì, vai a lavorare e vediamo se riesci a mantenerti...
 Non andare da sola però, lasciati accompagnare dai tuoi compari..
Vai all'estero come tanti giovani a cui hai rubato il posto e che grazie alla vostra politica  incapace, caciarona e ladra  non trovano lavoro...
La tua spocchia e la tua vanagloria ci sono  costate fin troppo, è ora di finirla...

Sempre vigili



lunedì 28 ottobre 2013

Carceri...Non stare a guardare,agisci...





La Toscana si fa portavoce di una iniziativa interessante che potrebbe risolvere situazioni difficile e inumane nelle nostre carceri...e le altre Regioni???????????


“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”
[Martin Luther King]



Leggo e pubblico...
da: "La Nazione"

«Presidente, svuotiamo le carceri» La Toscana lancia l’idea-modello
Rossi scrive a Napolitano: «Trasferiremo 300 detenuti in sei mesi»

Gli istituti di pena regionali hanno una capienza massima di 3261carcerati ma registrano 4.168 presenze
di Sandro Bennucci
Firenze, 28 ottobre 2013 - «HO SENTITO il dovere di rispondere al messaggio inviato alle Camere dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, scrivendo a lui e al ministro della giustizia, Annamaria Cancellieri: se la proposta che faccio verrà accolta, nel giro di 6 mesi saranno avviati a misure alternative (arresti domiciliare o affidamento in prova) almeno 300 tossicodipendenti detenuti in Toscana».
Preoccupato? No,
 Enrico Rossi è addirittura sconvolto dalle cifre che rimbalzano sul suo tavolo: gli istituti penitenziari di questa regione rischiano di esplodere. Hanno una capienza massima di 3.261carcerati ma in realtà, ormai da tempo, registrano 4.168 presenze. Sovraffollamento inumano,oltre che pericoloso. Capace di forti stati di disagio, con forme di violenza incontrollabili. Fino ai suicidi.
Ci sono 907 detenuti in più, di cui almeno 300 potrebbero uscire beneficiando delle misure alternative. Infatti, ben 1.186 reclusi sono conseguenza della legge Giovanardi-Fini, che mette marijuana e hashish sullo stesso piano di cocaina ed eroina e reintroduce il limite di quantità, oltre il quale l’uso personale diventa spaccio. Rossi pensa che la revisione della Giovanardi-Fini abbia più efficacia di un provvedimento di amnistia o indulto. Ma c’è il rischio che passi molto tempo prima che la maggioranza parlamentare che sostiene il governo Letta, così divisa sui temi della giustizia, possa trovare un faticoso accordo. Da qui la «mano tesa» della Toscana: l’iniziativa che, portava avanti insieme agli uffici regionali del Dap (Dipertimento dell’amministrazione penitenziaria) e al Ministero potrebbe trasferire i detenuti tossicodipendenti in strutture di accoglienza più adeguate. Con la collaborazione della Regione.

Presidente Rossi, lo sa che in Parlamento giacciono varie proposte «svuota carceri»?
«Sì, ma a quanti pestaggi e a quanti suicidi dovremmo ancora assistere prima che si faccia qualcosa di veramente concreto? C’è un’emergenza alla quale bisogna porre rimedio in tempi brevissimi. Anche le Regioni devono avvertire il richiamo di Napolitano: la Toscana è pronta a fare la sua parte e a farsi carico di un esperimento che potrebbe poi essere esportato in tutt’Italia».
Ma a chi spetterebbe, praticamente, la decisione di avviare i detenuti tossicodipendenti alle misure alternative?
«Il progetto dovrà essere costruito insieme al Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza. Ma naturalmente sarà il magistrato, in piena autonomia, valutare le condizioni giuridiche, caso per caso».
Considerata la scarsità di spazi (mancano anche residenze protette per anziani e disabili) dove pensa di ricavare 300 posti per persone che, comunque, dovranno essere sorvegliate?
«Almeno 30-40 posti saranno disponibili, già da novembre, in strutture gestite da organizzazioni aderenti al coordinamento delle comunità di accoglienza. Gli altri saranno progressivamente a disposizione anche fra quelle che abbiamo usato per l’emergenza profughi del Nord Africa. La Regione Toscana è disponibile ad assumersi gran parte delle spese di questo progetto che stimiamo possano raggiungere i 4 milioni l’anno».
Ci sono molte emergenze in questo momento, compresa quella idrogeologica, che vede la Toscana periodicamente devastata da frane e alluvioni: perchè lei mette in cima alla sua agenda il sovraffollamento delle carceri che è competenza dello Stato?
«Per una questione di civiltà, oltre che di ordine pubblico. La Regione non può far finta di non vedere quello che succede a Sollicciano, a Livorno e in altri istituti di pena strapieni. Del resto, l’assistenza sanitaria è nostra. Noi interveniamo nelle carceri per fornire i materassi e il loro periodico rinnovo, oltre a un kit igienico per i detenuti. E a Firenze, alla Madonnina del Grappa fondata da don Facibeni, stiamo realizzando una casa famiglia per le mamme carcerate a Sollicciano, con l’obiettivo di ospitarle insieme ai loro bambini da zero a tre anni. Perchè non è giusto che degli innocenti, così piccini, vivano da reclusi».
Quale segnale aspetta dal ministro Cancellieri?
«Che dia il via libera a un accordo di programma Ministero-Regione Toscana. Entro qualche settimana si potrebbe fare il primo trasferimento di una trentina di detenuti. Penso che, nel giro di 6 mesi, 300 tossicodipendenti possano lasciare il carcere. Anche così si risponde allo spirito del messaggio di Napolitano».

L'indifferenza e il disinteresse sono solo due dei tanti problemi di questa realtà che dobbiamo combattere...
Sempre vigili



lunedì 21 ottobre 2013

Quando la follia siede al potere…
















Oggi, a mente fredda, si può parlare di ciò che è accaduto a Roma sabato 19 ottobre.
Io non sono andata alla manifestazione,ma l’ho seguita, momento per momento,in diretta TV e on line…
E ciò che ho visto e sentito non mi è piaciuto.
Per niente.
A fronte  delle decine di migliaia di manifestanti che c’erano, ed erano tutti bellissimi,composti,motivati,preoccupati solo di far sentire la propria voce su temi che scottano e che riguardano tutti…la casa e il lavoro,diritti fondamentali che sembrano dimenticati dai più, c’erano loro..i giornalisti…tanti infiltrati per filmare l’eventuale guerra…
C’erano famiglie al completo,italiane, di migranti e rifugiati, giovani con bambini,mamme con in braccio i più piccoli…e poi loro, le forze dell’ordine…4000, e poi elicotteri che hanno volato per ore per riprendere dall’alto l’eventuale bagno di sangue…
Erano persone,quelle venute da tutt’Italia, che volevano lo scontro? Erano terroristi professionisti in trasferta?
I terroristi sono tutti quelli che hanno cominciato il giorno prima a far circolare notizie di arresti di terroristi mestieranti rimpatriati…
E diffuso notizie sui Black bloc che si stavano organizzando…
I terroristi sono quelli che hanno organizzato le ore e ore di diretta TV che si aspettavano la guerra …e che dopo qualche ora hanno cominciato a innervosirsi perché non stava accadendo,così hanno cominciato,con voce tremula: si vede uno strano movimento laggiù…si sentono rumori strani…mi sposto e vado a vedere…
Ecco finalmente sta accadendo…ma non è così…
Così   migliaia di giornalisti presenti con videocamera, hanno ripreso ore di manifestazione pacifica,ore di diretta TV, e alla fine,delusi, hanno enfatizzato i cinque minuti di agitazione di pochi facinorosi ( che si dovrebbe anche verificare ) , il lancio di qualche fumogeno e lo scoppio di un pedardo…che prima era pedardo poi  un ordigno, poi diventato un potente ordigno con dentro una pallottola…
Ma erano scocciati…non scorreva sangue e loro non avevano lo scoop.
A sentir bene,il giorno dopo,e a leggere i giornali…il vomito è garantito.
La schizofrenia è contagiosa e, forse, la rabbia per la mancanza di  materiale scottante su cui poter scrivere giorni e giorni e assicurarsi la vendita,non fanno ragionare e dare una lettura corretta della manifestazione…
Così i poliziotti e i dirigenti sono diventati “saggi” e li hanno lasciati divertire, questi ragazzi cattivi, e ovunque si legge la menzogna…
Per il Corriere addirittura gli ordigni erano tre…
Nessuno spiega e loda i servizi d’ordine dei manifestanti,nessuno spiega che in piazza c’erano i movimenti che vogliono fatti e non ideologie vaghe,che sono movimenti che portano in piazza le famiglie,  che non gridano slogan vuoti ma richieste concrete, gente che non vuole “giocare”, gente che non vuole farsi fregare…
Gente comune disposta a lottare per cambiare questa società ingabbiata in politiche che alimentano a dismisura le disuguaglianze,che hanno portato a 4 milioni i poveri nel nostro paese,che alimentano i palazzinari e assolvono chi froda…
Questa realtà ha spiazzato tutti, quelli in cabina di regia, quelli sul posto,quelli che dovevano far rientrare le eventuali scaramucce, quelli che aspettavano le botte…
L’immaginazione è stata smentita,le violenze scontate,immaginate,auspicate, per così emanare decreti per impedire ulteriori e future manifestazioni, non ci sono state…
Cassandre…tante nel nostro paese!!!!!!!!!
Dire che la rappresentazione fatta nei giorni precedenti da tanti giornalisti che si ritengono “abili osservatori” è stata completamente sconfessata e settantamila persone,forse anche di più,hanno partecipato democraticamente ad una vera sollevazione sociale.
Dire che questi giornalisti non sanno fare il proprio mestiere è poco? Forse troppo dispiaciuti della riuscita della manifestazione e del fatto che hanno dovuto riempire i vuoti delle dirette con interviste sulla strada di gente che di terrorista non aveva niente,neanche un cappuccio nero,neanche una spranga…neanche un segno di riconoscimento come gesti molto eloquenti…ed evocatori di altri tempi…
Quelli erano tutti schierati davanti alle forze dell’ordine che li hanno fatto giocare…
Ma l’informazione chi la gestisce? Chi la cura?
I capi redattori e  i direttori cosa chiedono?
Perché la realtà è completamente diversa di quello che raccontano…


Sempre vigili