FRAGOROSO SILENZIO
martedì 18 febbraio 2014
Auguri Niki...mi piace ricordarti così....
Mi perdoni chi dice,credendoci veramente, parole forti e
forse anche speranzose, come la morte non è niente, sono passato solo dall’altra
parte…
Non volevo che tu passassi dall’altra parte, non volevo che
tu non potessi più sognare e realizzare i tuoi sogni, non volevo che tu non
potessi mai più abbracciarmi e dirmi ciao zietta, non volevo che tu non potessi
più prendere un caffè con me, non volevo che tu non potessi più farmi
abbracciare un tuo “cucciolo” che avrei amato come mio,non avrei mai voluto
vederti come ti ho visto, non volevo che tu avessi visto spegnersi il sole nei
tuoi occhi, non volevo che tu non potessi mai più amare, vivere, soffrire come noi
umani. Non volevo che tu non ridessi più, non volevo che tu non avessi più la
stessa voglia di giocare che viveva con te, che era te… Allora non mi serve un
sermone, non mi serve pensare ad un mondo che non c’è, mi serve un tuo
abbraccio…
Non avrei mai voluto incontrare
persone che ti ricordano, volevo incontrare persone che gioivano con te, volevo
vivere con te!
La tua assenza distrugge ogni sogno, ogni speranza, ogni giorno
di festa e non,ogni buon proposito…non perdonerò, non scuserò, non capirò mai
chi ha provocato tutto questo…
Non volevo venire da te dove sei, volevo venire da te con bicchieri
e bottiglia per brindare ai tuoi meravigliosi 32 anni!!!!!!!!!!!!!!!!!!
A voi che siete gli
artefici di tanto disastro vi auguro di provare solo in parte ciò che abbiamo
provato noi perché sarebbe sufficiente a farvi impazzire…e non credete che il
tutto sia come lo state vivendo …con la semplicità della vostra indifferenza…tutto
ritorna!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Chi dice che la morte non è niente…è così??????????????
Niki, un abbraccio grande come non mai!!!!!!!!!!!!
Zietta
lunedì 10 febbraio 2014
Che animale sei?
Ho letto questo articolo e mi è sembrato più che esaustivo, così lo
pubblico per cercare di capire (meglio) insieme la disavventura di questa
società che va sempre di più alla deriva…
La polizia postale ha sequestrato il video del pestaggio di Bollate…
Da :http://www.lettera43.it/
Rapaci, voraci,
autoassolutorie. Danno il cattivo esempio. E non hanno remore. Ma a pagare le
conseguenze sono i figli.
Senza un aiutino da parte della famiglia non si diventa come Gianna,
Giovanna, o comunque si chiami quell’adolescente subumana, un fagotto in tuta
grigia, sneakers e capelli mal tinti, che fuori da una scuola di Bollate ha
preso a calci in testa una coetanea fra le urla di incitamento dei compagni.
Nessuno di loro è intervenuto in difesa dell’aggredita, ma anzi tutti pronti a
filmare la scena e a postarla su Facebook, ignari persino delle conseguenze
penali del gesto.
EDUCAZIONE, QUESTA SCONOSCIUTA. Senza una madre come quella di Giovanna, che sempre sui social network scrive una giustificazione incerta e deresponsabilizzante nel tono e nel lessico («le persone possono anche sbagliare»), non si cresce come Giovanna. Senza madri come quelle di Giovanna, si apprende che si chiede scusa quando si urta qualcuno in metro con lo zaino, che si fa passare avanti la signora anziana in fila al supermercato, che si abbassa il tono del cellulare in treno, che se si prende un brutto voto a scuola la colpa è nostra e non dell’insegnante a cui siamo antipatici e che dunque va insultato e minacciato, meglio se da tutta la famiglia.
PORTATRICI DEL CATTIVO ESEMPIO. Ma le madri di Giovanna sono ormai la maggioranza. Ripercorrendo la cronaca degli ultimi mesi, troviamo solo mamme che favoriscono la prostituzione delle figlie per potersi comprare borse griffate e biglietti per concerti, madri che invitano i figli ergastolani evasi a non costituirsi «in memoria di tuo fratello morto per liberarti», madri che giustificano appunto un pestaggio brutale, condotto fra bestemmie e auguri di morte.
NON SONO CASI ISOLATI. Che cosa può aver visto in casa, una ragazzina, per comportarsi in quel modo? Quali conversazioni ha ascoltato, sempre che il termine “conversazione” sia adatto a scambi verbali che hanno prodotto quel risultato? Che cosa ha letto, o non ha letto? Che cosa ha guardato, che cosa ha visto, che cosa le è stato proposto da padre, madre, fratelli? Come si trascorrono le serate, nella famiglia di Giovanna?
Ognuno da solo davanti a Facebook con il proprio lessico minimo e le proprie afasie? E se credete che questi siano casi isolati, casi di cronaca ben diversi dalla realtà, provate a guardarvi attorno.
EDUCAZIONE, QUESTA SCONOSCIUTA. Senza una madre come quella di Giovanna, che sempre sui social network scrive una giustificazione incerta e deresponsabilizzante nel tono e nel lessico («le persone possono anche sbagliare»), non si cresce come Giovanna. Senza madri come quelle di Giovanna, si apprende che si chiede scusa quando si urta qualcuno in metro con lo zaino, che si fa passare avanti la signora anziana in fila al supermercato, che si abbassa il tono del cellulare in treno, che se si prende un brutto voto a scuola la colpa è nostra e non dell’insegnante a cui siamo antipatici e che dunque va insultato e minacciato, meglio se da tutta la famiglia.
PORTATRICI DEL CATTIVO ESEMPIO. Ma le madri di Giovanna sono ormai la maggioranza. Ripercorrendo la cronaca degli ultimi mesi, troviamo solo mamme che favoriscono la prostituzione delle figlie per potersi comprare borse griffate e biglietti per concerti, madri che invitano i figli ergastolani evasi a non costituirsi «in memoria di tuo fratello morto per liberarti», madri che giustificano appunto un pestaggio brutale, condotto fra bestemmie e auguri di morte.
NON SONO CASI ISOLATI. Che cosa può aver visto in casa, una ragazzina, per comportarsi in quel modo? Quali conversazioni ha ascoltato, sempre che il termine “conversazione” sia adatto a scambi verbali che hanno prodotto quel risultato? Che cosa ha letto, o non ha letto? Che cosa ha guardato, che cosa ha visto, che cosa le è stato proposto da padre, madre, fratelli? Come si trascorrono le serate, nella famiglia di Giovanna?
Ognuno da solo davanti a Facebook con il proprio lessico minimo e le proprie afasie? E se credete che questi siano casi isolati, casi di cronaca ben diversi dalla realtà, provate a guardarvi attorno.
Rapaci, voraci, autoassolutorie: sono le
madri 2.0
La brutta moda delle madri rapaci, voraci, autoassolutorie, avide di tutto
e pronte a prenderselo anche attraverso i figli «perché quello che non ho avuto
io deve averlo lui» è diffusa oggi come 20-30 anni fa, quando essere madre era
una gioia, magari un dovere, ma non certo uno status, non sarebbe mai stato
neanche possibile immaginare.
Le madri di oggi, vittime di una cultura che favorisce l’autogratificazione sempre e comunque, fosse pure nella scelta di uno yogurt cremoso, si vivono come Giunone, portatrici di eternità e generatrici di impagabili geni, e i segnali iniziano presto, con il puerperio.
QUELLO SGUARDO CARICO DI RABBIA. Alla prima carrozzina che vi falcia le caviglie sul marciapiede perché non vi siete scostati abbastanza velocemente, osservate lo sguardo della madre che la spinge e lo coglierete accigliato, carico di rabbia e di dignità offesa: lei ha sacrificato notti in discoteca, viaggi di lavoro in posti lontani, cene con gli amici, un giro vita di vespa per dare un figlio alla patria e voi non vi prostrate timorosi e adoranti?
L'ARIA STRAFOTTENTE E I CAPELLI TINTI. Sono le stesse madri che, due anni dopo, trovate in metropolitana mentre occupano due posti, lei e il piccolo, senza prenderlo in braccio anche se sulla carrozza rimangono in piedi tre anziani. Le stesse madri che, nei due anni successivi, lasciano l’auto accesa in mezzo alla strada per accompagnare il bambino proprio davanti al portone della scuola, e che per tutto il suo percorso scolastico tormenteranno gli insegnanti, tutti inequivocabilmente incapaci di riconoscere i segni del disagio in quel figlio che potrebbe fare tanto bene «se adeguatamente stimolato».
La madre di Giovanna con i suoi pigolii di donna vinta, i capelli tinti in casa e l’aria strafottente della ragazzina raccontano certo un’altra realtà, anche sociale.
LA PIAGA DELLA DERESPONSABILIZZAZIONE. Ma il tema è identico. E riguarda il senso di onnipotenza in cui non solo culliamo, ma in cui cresciamo i nostri figli, e di cui noi stessi vorremmo godere attraverso di loro. Un sentimento ancora più pericoloso perché postula la deresponsabilizzazione: «Le persone possono anche sbagliare». No, madre di Giovanna: non “le persone”, figura astratta, generica, appartenabile alle altre categorie sulle quali scarichiamo i nostri fallimenti come “la società”, “la scuola”, “i nostri tempi”, ma “mia figlia”. «Mia figlia ha sbagliato, io ho sbagliato». La società che forma i nostri figli siamo noi. La colpa è nostra.
Le madri di oggi, vittime di una cultura che favorisce l’autogratificazione sempre e comunque, fosse pure nella scelta di uno yogurt cremoso, si vivono come Giunone, portatrici di eternità e generatrici di impagabili geni, e i segnali iniziano presto, con il puerperio.
QUELLO SGUARDO CARICO DI RABBIA. Alla prima carrozzina che vi falcia le caviglie sul marciapiede perché non vi siete scostati abbastanza velocemente, osservate lo sguardo della madre che la spinge e lo coglierete accigliato, carico di rabbia e di dignità offesa: lei ha sacrificato notti in discoteca, viaggi di lavoro in posti lontani, cene con gli amici, un giro vita di vespa per dare un figlio alla patria e voi non vi prostrate timorosi e adoranti?
L'ARIA STRAFOTTENTE E I CAPELLI TINTI. Sono le stesse madri che, due anni dopo, trovate in metropolitana mentre occupano due posti, lei e il piccolo, senza prenderlo in braccio anche se sulla carrozza rimangono in piedi tre anziani. Le stesse madri che, nei due anni successivi, lasciano l’auto accesa in mezzo alla strada per accompagnare il bambino proprio davanti al portone della scuola, e che per tutto il suo percorso scolastico tormenteranno gli insegnanti, tutti inequivocabilmente incapaci di riconoscere i segni del disagio in quel figlio che potrebbe fare tanto bene «se adeguatamente stimolato».
La madre di Giovanna con i suoi pigolii di donna vinta, i capelli tinti in casa e l’aria strafottente della ragazzina raccontano certo un’altra realtà, anche sociale.
LA PIAGA DELLA DERESPONSABILIZZAZIONE. Ma il tema è identico. E riguarda il senso di onnipotenza in cui non solo culliamo, ma in cui cresciamo i nostri figli, e di cui noi stessi vorremmo godere attraverso di loro. Un sentimento ancora più pericoloso perché postula la deresponsabilizzazione: «Le persone possono anche sbagliare». No, madre di Giovanna: non “le persone”, figura astratta, generica, appartenabile alle altre categorie sulle quali scarichiamo i nostri fallimenti come “la società”, “la scuola”, “i nostri tempi”, ma “mia figlia”. «Mia figlia ha sbagliato, io ho sbagliato». La società che forma i nostri figli siamo noi. La colpa è nostra.
Domenica, 09 Febbraio 2014
Sempre vigili
martedì 28 gennaio 2014
Forma mentis galeotta...
Gli uomini sono uguali.Non la nascita,ma la virtù fa la differenza. ( Voltaire)
In
un’Italia che fa fatica a sopravvivere,dove la maggior parte della popolazione
annaspa economicamente e la
disoccupazione giovanile supera il 40%, ci sono persone che guadagnano 1,2
milioni al mese e accumulano oltre 20 incarichi ben retribuiti…
Leggo,rifletto
e mi arrabbio…nei confronti di una politica corrotta e collusa...
Tutti sapevano da tempo,a tutti faceva comodo...
Nell'inchiesta "Dirigenti di classe" di un
anno e mezzo fa, oltre ai molteplici incarichi e possibili conflitti di
interesse del presidente Mastrapasqua, emergevano impegni parlamentari per
riformare la governance dell'Inps. Ad oggi non sono ancora mai stati attuati
Un anno
e mezzo fa in una puntata di Report dedicata ai dirigenti pubblici, ci eravamo
occupati anche del Presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, e quindi dei suoi molteplici incarichi e conflitti
di interesse. Pensando che avere sulle spalle la gestione del più̀ grande ente
previdenziale europeo fosse già di per sé un impegno sufficiente per chiunque.
Anche aldilà delle regole, e per sole ragioni di opportunità. Dato che
Mastrapasqua è anche direttore dell’Ospedale israelitico, ha il suo studio di
commercialista e siede in una ventina di collegi sindacali. Poi è Presidente di
Equitalia e di Idea Fimit, la Sgr di cui l'Inps ha circa il 30%
e dove sono stati conferiti molti immobili di Enpals e Inpdap.
Già dal
nostro pezzo risultava come l'Ospedale Israelitico compensasse i debiti con gli
enti previdenziali coi crediti con la Regione. E gli atti li firmava
Antonio Mastrapasqua, come Direttore dell’ospedale.
Della
questione avevamo chiesto conto sia ai vertici dell'Ospedale Israelitico, che
all'allora Ministro del lavoro, Elsa Fornero, che però non vedeva ragioni
specifiche per chiedere a Mastrapasqua di fare solo il Presidente dell'Inps, e
tantomeno ragioni di conflitto di interesse. Il Ministro però, dopo che la
Camera a maggio 2012 aveva approvato all'unanimità la mozione Moffa
(dell'allora Presidente della Commissione Lavoro) per modificare la governance dell'Inps, aveva a sua
volta istituito una Commissione che a giugno 2012, nella relazione finale,
scriveva che il Presidente Inps dovrebbe avere solo quell'incarico.
Riflessioni,
consulenze, e impegni parlamentari evidentemente finiti - come spesso accade
nel nostro paese - al vento, visto che Mastrapasqua ha conservato tutti i suoi
incarichi. E siccome - come spesso accade nel
nostro paese - bisogna arrivare a un'inchiesta giudiziaria, adesso il
Presidente del Consiglio Letta chiede all'attuale ministro del Lavoro di fare
chiarezza. Ci vorranno altre commissioni, nuove consulenze e esperti al lavoro,
o basterà riesumare le vecchie carte e provvedere rapidamente?
27 gennaio 2014 da: corriere.it
Sempre vigili
giovedì 16 gennaio 2014
La giungla dei professionisti degli affari sporchi
"La responsabilità dell'uomo che non può affidarsi nè a un potere nè a un Dio, deve impegnarsi nel nome della propria responsabilità di essere umano" Hessel
Indignatevi!
Quando incominceremo
ad arrabbiarci veramente?
Quando non
permetteremo più che un condannato in via definitiva domini ancora la scena
politica?
Quando riusciremo a
ragionare su cos’è la democrazia?
Quando avremo la
forza di smascherare gli ingannatori,i mistificatori,i venditori di false
speranze?
Assistiamo tutti i
giorni allo scempio della dignità, alla deriva del senso comune, al linciaggio
del decoro, alla distruzione della rispettabilità...Arrigoni ci implorava a
rimanere umani,ma la bassezza e la spregevolezza di taluni personaggi va
oltre...
Mutande,
Diabolik,borse, sciarpe, penne, biglietti gratta e vinci, bottiglie di vino…
Questo è quanto
comprano i nostri politici con i soldi pubblici.
Poi si lamentano
della potenza della Magistratura,è la loro incapacità, la loro corruzione, la
loro scelleratezza che legittima la Magistratura e così il nostro paese è
sempre più in mano al potere giudiziario…
Agueci sottolinea poi
che "sono coinvolti tutti i gruppi parlamentari dell'Ars della scorsa
legislatura", a differenza "delle indagini condotte in altre regioni.
Sono tutti i gruppi ad avere effettuato delle spese "pazze". Sotto la
lente di ingrandimento degli investigatori non solo gli acquisti fatti da
alcuni deputati, dai fumetti Diabolik, alla biancheria intima, dal pagamento di
una multa a un gioiello, da una borsa Vuitton a una sciarpa Hermes. Ma non solo.
"Stiamo facendo
anche degli accertamenti - dice Agueci - sull'attività svolta dai gruppi e le
spese legate alla politica, come l'affitto di un immobile per un partito, tanto
per fare un esempio. Dobbiamo fare uno screening approfondito". "Bisogna
verificare caso per caso - spiega ancora Agueci - Le spese per la politica
previste dalla legge sono per l'attività politica non certo per il
sostentamento di chi la fa". Il riferimento è alla spesa di oltre 4.700
euro per l'acquisto di cialde di caffè, oppure per il pagamento di pranzi o
cene al bar dell'Assemblea regionale siciliana. "L'indagine che parte
adesso è capire cosa c'è dietro quelle spese - dice Agueci - ecco perchè parte
ora".
Inchiesta sul gruppo
Idv, l'ex vicepresidente della Liguria nicolò Scialfa arrestato per peculato e
falso. Le intercettazioni: "Se ci sciolgono qua in Liguria fanno bene,
sembra che uno passa la giornata a mangiare... ho capito che vi scaricavate un
po' tutto no?"
Il gip Margherita
Bossi la chiama "stanza": è la voce delle spese di rappresentanza
utilizzata dai consiglieri dell'Idv come un deposito in cui far confluire
"ogni tipologia di spesa personale". Anche slip, gratta e vinci, vini
della Borgogna, penne Montblanc o cibo per gatti, collant di cachemire, fiori,
biglietti da visita per 650 euro, libri di Leopardi e Grisham. Maruska Piredda,
la pasionaria Alitalia catapultata dalla Lombardia in Liguria per espresso
volere dell'allora leader Idv Antonio Di Pietro, ha cercato di far entrare
nella "stanza" anche gli assorbenti. Il 27 settembre del 2012 Giorgio
Delucchi, il commercialista tesoriere anche lui indagato, parla con la sua
compagna e collaboratrice Alessandra Menconi: "Ho notato che hai lasciato
degli slip della Maruska nella rendicontazione... ma dovevi toglierli". E
la donna risponde: "Si vede che è stata una svista... ho tolto anche i...
Lines, ho tolto ogni cosa". E il contabile la tranquillizza: "Non
succede niente, quella roba lì l'abbiamo messa a parte non ti preoccupare
".
Sempre vigili
sabato 4 gennaio 2014
A te Prof...
A te Prof…
A te che ogni mattina devi alzarti presto perché le
ossa cominciano a fare i capricci e hai bisogno di un po’ di movimento prima di
uscire;
a te che hai perso l’autorevolezza, ma non per tua
responsabilità…ma perché lo Stato ha smantellato la scuola pubblica a favore di
quella privata, dove paghi e sei promosso, dove non serve la conoscenza ma la
potenza economica…
A te che non hai scelto di insegnare nei club per la
formazione della nuova dirigenza, o a chi fa parte della casta ereditaria, perché
lo so che a te quei ricchi tracotanti di arroganza non piacciono, perché tu dici sempre che non ci devono essere differenze ma solo
opportunità per tutti …che ognuno di noi ha il diritto di avere l’occasione per
essere veramente se stessi, che ognuno di noi ha diritto al futuro che sogna…
A te che ripeti :PUBBLICO è bello, sì perché la
scuola è un organo costituzionale e allora ci racconti l’art.3,30,33,34 e poi
il 51…e di tutti questi articoli della
Costituzione la scuola deve essere strumento per realizzare l’eguaglianza
civile…
A te che ancora credi a questa scuola pubblica dove tutti i ragazzi, anche
quelli venuti con i barconi o sotto i camion,camminano insieme e si abbracciano
e si confrontano come è giusto che sia…a questa scuola martoriata dal governo,
anno dopo anno,spogliata di tutto, anche della volontà di affermare quegli
articoli della Costituzione.
A te che spesso dici che la parola tutti non ti
piace perché siamo unici e nella nostra
unicità regna la ricchezza.
A te che credi in una società diversa,più equa e
solidale e che non premia chi ha di più e allontana chi ha meno, ci hai parlato
di “inclusione” di “integrazione” di “pacificazione” tra popoli…
Ma prof, o sei antico o sei un sognatore incallito! Il concetto è rock ma la realtà è lenta…
Ma prof, o sei antico o sei un sognatore incallito! Il concetto è rock ma la realtà è lenta…
A te che soldi non ne hai, che vieni a scuola con
una macchina che fatica ogni metro che compie e che dovrebbe essere rottamata;ma
tu dici che la macchina ha un solo scopo…quello di consentire gli spostamenti..
A te che non vai alle isole frequentate dai
vip..perchè non sei un vip e te lo dice anche lo Stato quando ti dice che devi essere brillante, motivante,
accattivante, persuasivo…perché gli alunni altrimenti si annoiano,che devi
essere attento a come metti i voti perché alla fine qualche genitore può rivolgersi al Tar e quelli poi spulciano
tutto e ti chiedono anche : Perché cinque e non sei? Perché fai la media
matematica? Perché?
A te che ti senti impotente, perché se non motivi
correttamente, rischi di finire sotto inchiesta e paghi pure l’avvocato…ed è
inutile che spieghi che l’oggetto di così tanto desiderio, il registro, è in
regola,anzi hai anche aiutato il gioiello di mamma e papà con compiti
facilitati, con esercizi semplificati, con interrogazioni programmate…
Ma a nulla vale…”Prof, non ha fatto abbastanza”!!!!
E’ per questo che al Ministero dell’Istruzione si
sono inventati i BES…
Hai capito prof?
A te che ti senti al limite dello stress perché ti hanno trasformato in uno
stupido somministratore dell’Invalsi e che ogni anno sbuffi e pensi di boicottare quelle prove che
risultano scialbe e spesso scorrette,ma poi non lo puoi fare perché è LEGGE e
tu dici sempre che una Legge ti può piacere o no,ma la devi rispettare perché è una Legge dello Stato…e ti ostini
ancora a scrivere Legge con la lettera maiuscola…
A te che caparbiamente continui a dire che le scarpe
firmate, i vestiti costosi, i telefonini super tecnologici non sono la cosa più
importante, ma sono frutto del
bombardamento pubblicitario di grandi industrie che, alle nostre spalle,
continuano a fare soldi…e che le cose veramente importanti sono altre…insisti
sempre nel dirci che l’obiettivo da
raggiungere è la felicità…
Ma prof, se io non ho tutte quelle cose, come faccio
ad essere felice????
E tu…”La penna ti dà la felicità…il libro ti dà la
felicità…l’amore per te, per gli altri, per la curiosità, per il sapere…tutto
questo crea felicità”.
A te che non ti spegni lentamente e che insisti nell’esserci, convinta che ne
valga la pena…
A te che ti ribelli alle ingiustizie, alla
stupidità, che non accetti che la scuola sia un’azienda con tanto di
bilancio..ma poi bilancio di che, se non ci sono soldi…?
E poi ti
costringono ad inutili corsi sulla
sicurezza sul posto di lavoro dove la sicurezza è la grande assente,dove noi
ragazzi non abbiamo spazio neanche per allungare le gambe…
A te che se ti ammali,oltre a ritirarti un po’ di
soldi al giorno devi anche sentirti in colpa perché i colleghi devono
sostituirti…i soldi per le supplenti non ci sono…
E allora stanca e acciaccata … dici sempre: presente! La tosse
però ti dura mesi..e allora prof ,mi dici come gira questo mondo? Secondo me
male, ma poi tu incominci con la
responsabilità personale, la deontologia,l’etica…e mi vinci,ma mi convinci?
A te che sì, mi convinci perché mi sembra di
sentirlo …quello spirito guerrier ch’entro ti rugge!
Sempre vigili
domenica 15 dicembre 2013
Prof, mi ascolti?
Prof, mi ascolti???????
L’aria è cupa. L’assenza di vento rende tutto
immobile,le nuvole non si allontanano,sembrano voler stazionare caparbiamente in cielo …e, dalle finestre
dell’aula, fa capolino una strana luce, quasi opaca, che non aiuta la passione
per quello che si fa. I volti dei ragazzi appaiono stanchi,annoiati e le mie
parole non riescono a tener vivo ciò che dico… Li cerco con lo sguardo, li
studio questi ragazzi dall’aria annoiata che si ostinano ad apparire più
grandi, più aggressivi, ma fragili!
Un’età decisiva e delicata, dove la trasgressione,la
sfida e la fuga dall’autorità vanno gestite con serietà, disponibilità e
fermezza.
-Prof,mi ascolti?-
-Io sì, e tu, mi ascolti?-
-Io, veramente no, anzi…poco!!!-
-E perché?-
-Io ho un sacco di problemi, mica
sono come te che di problemi non ce n’ hai!!!!!!!-
Mi allontano con la mente per un attimo…rifletto…
L’ascolto non è previsto dalle indicazioni nazionali
e anzi ho letto un articolo dove si rimproverava un prof perché “ perdeva”
tempo ad ascoltare i propri alunni…perché diceva,il saggio, che non si deve
fare l’insegnante psicologo,ma che il compito fondamentale
dell’insegnante è promuovere l’amore per il sapere…
Attraverso i soliti contenuti vecchi e noiosi? Dico
io…
La voce difficoltà, sofferenza,disagio dove è
finita?
Mi vengono in mente le parole di Monsier Thelot “ Il
docente deve essere prima di tutto uno “specialista” del successo dei propri
studenti”, ma dice anche che i docenti dovrebbero occuparsi meno di trasmettere
il sapere e occuparsi più della crescita dei propri alunni”…
E cosa ne può sapere Matteo della mia, (e di tanti
altri), frustrazione sul lavoro, sulla mia idea di scuola che non è più, che
spesso non riesco più a trovare il vero senso di ciò che faccio,che dopo tanti
anni mi si chiede ancora di essere brillante,accattivante,motivante perché altrimenti
i ragazzi si annoiano?…
Ma questo nostro mondo va nella direzione opposta
alla mia…chiede forza, giovinezza, bellezza e arroganza…ed io sperimento così
la mia Resistenza…
Rifletto…è importante “crescere”,e c’è la giusta
via, quella che favorisce l’altra “crescita”,quella che ti prepara a vedere
l’insolito, a valicare il possibile e cogliere l’impossibile,a camminare a
passo svelto per rincorrere i sogni,per non farli scappare e tenerli stretti
come la cosa più preziosa …?
L’aria continua ad essere cupa,anzi cupa e pesante.
Ma ..la mia è ansia? E’ paura di ciò che mi vuole dire Matteo? Mi viene in
mente: “I grandi non capiscono mai niente da soli, e i bambini si stancano a
spiegar loro le cose continuamente...”
Mi ci vorrebbe “Il piccolo
principe”.
Lui sì che saprebbe cosa
fare!
Ce la posso fare…è così da
anni!!!!!!!!
Scorgo un sorrisetto complice tra due alunni…due
creste al vento che regalano ai possessori cinque centimetri in più in
altezza…un sorriso vero, coinvolgente…
Dal fondo però una voce impaziente ripete:Prof,ma mi
ascolti o no?
-
Si, ti
ascolto…-
-
- Ti volevo dì
che non ho studiato perché ho avuto da fare…perciò se mi interroghi prendo un
brutto voto…-
-
E cos’è che
hai avuto da fare?-
-
Mi vergogno
prof…ti posso parlà fuori?-
-
Va bene,
usciamo…-
Fuori, nel corridoio, ci
sono i bidelli alle prese con spazzole e
scopettoni, e quindi cerchiamo un luogo più appartato,ma la nostra scuola è
“avara” e lugubre, non offre tali spazi perché è in attesa di ristrutturazione
dopo il terremoto,da cinque anni, e allora usciamo in cortile…
Appena messo il naso
fuori, i suoi occhi si riempiono di lacrime che scendono come la pioggia che
comincia a battere forte.
Sotto la tettoia dove ci
ripariamo, pioggia e lacrime si mescolano e quasi gli danno coraggio…
E dopo un silenzio che
sembra eterno: “Prof mi sento come un soldato sconfitto,mi sento come un
orologio fermo,come un cerotto senza colla,come uno yogurt scaduto…
Mi sento solo,mi sento che
stò a perde…”
Le lacrime sembrano gocce
di sale per quanto fanno male…
“Prof, ieri pomeriggio
hanno arrestato papà, lo hanno portato via senza farci capire, come se fosse un
ladro,un delinquente, uno che ha commesso un terribile reato…
Lui ha solo smesso di
pagare ciò che doveva…non li aveva i soldi, non sapeva cosa fare!
Doveva portare a casa da
mangiare per noi,siamo diversi in casa…e solo lui lavorava…
Prima la fabbrica andava,
gli operai lavoravano tanto e noi stavamo bene…poi la crisi, i cinesi che hanno
preso tutto, ogni cosa si è scomposta, ogni cosa ha preso il verso sbagliato e
noi…
Papà ha dovuto licenziare
gli operai e lui lavorava ore e ore per cercare di andare avanti…ha dovuto
scegliere…dare da mangiare a noi o pagare lo Stato…
E lui ha scelto noi.
Tu lo condanni prof? Tu
pensi che abbia sbagliato?
E come faremo ora? Ma che
Stato è, Prof, quello che ti fa scegliere tra i figli e lui?
Papà,ieri, ha seguito gli UOMINI in divisa a testa bassa, come si vergognasse
tanto…
E io volevo dirgli: Papà,
non hai sbagliato, e ti vogliamo tanto bene!
Dimmi, prof,cosa devo
pensare?
Te lo dico io prof…
Penso a quello che mi
dicevi tu, il rispetto delle regole, il rispetto per le istituzioni,il rispetto
dell’altro, cosa volevi insegnarmi?Ecco prof…mi sa che dicevi fesserie…
E’ vero che le regole
devono essere rispettate,ma io devo essere messo nella condizione di
rispettarle…e qui invece tutto è andato in tilt…”
La mia mente è un turbinio
di vaffa…mi sento io sconfitta…sconfitta anche dalle mie idee,ma poi la ragione
mi viene in aiuto e l’aria cupa si allontana…
Devo… devo scacciare
questo vento insidioso,questo scoramento totale, questo pensiero maligno che
mette in discussione le sue certezze, devo fargli capire che le idee sono l’unica
risorsa dell’uomo e quelle giuste lo sono ancora di più…
Mi faccio forza, mi faccio
violenza…da dove comincio?
Ci vuole un inizio convincente
per catturare la sua attenzione e ridisegnare le certezze di cui ha bisogno…
Non è facile perché la
mente mi suggerisce riflessioni dure verso lo Stato…ma poi le tengo per me e…cerco
un modo utile per parlargli…
“Non ti ho raccontato fesserie
e non ti volevo trasmettere un sapere,volevo solo regalarti ciò che sapevo,farti comprendere, come io ho compreso,
l’importanza della parola Stato…e l’idea di Stato non è sbagliata in sè, è l’interpretazione
da parte degli uomini che, a volte,fa discutere…
Sono gli uomini che fanno
funzionare lo Stato,sono loro che nelle sedi più importanti decidono la
direzione verso cui deve andare il paese,cosa
occorre fare,e questo è difficile ma nello stesso tempo straordinario perché queste
decisioni sono poi la nostra vita…
Ma poi ci sono le
esagerazioni, le generalizzazioni,la corsa ad essere più fortunati di altri, ad
ottenere di più..a dimenticare sia il fine che la vera idea di Stato : giustizia e virtù…
E’ questo che dobbiamo
avere sempre in mente anche nei momenti in cui tutto sembra contro di noi…
Vedrai che le cose
andranno nel verso giusto, tuo padre saprà spiegare l’accaduto,guiderà i giudici
a guardare con occhi “giusti” la situazione…
Tu ricorda che in questo
momento siete voi che date forza a papà, siete la luce che illumina i suoi
giorni, il suo cammino e la sua battaglia…
Non aver paura, ci sono
situazioni difficili da gestire ma dobbiamo imparare a costruire occasioni per
risolverle quelle situazioni, dobbiamo scoprire la forza dentro di noi e non
lasciarci vincere dai pensieri cattivi che scatenano la tempesta delle emozioni…le
emozioni vengono dal cuore e il cuore del tuo papà è buono, come il tuo…
Lo Stato sbaglia, come
tutti noi,ma l’errore si può correggere,non servono i segni rossi o blu,come le
antiche maestrine, serve solo il ragionamento, la voglia di capire, di parlare sensatamente e dialogare in
nome della verità e della sincerità…
Nonostante tutto
continuiamo a crederci…
Mattè, dì a mamma che al
tribunale di Aosta, qualche giorno fa, il giudice ha assolto un imprenditore
che non aveva pagato il dovuto,e la motivazione della assoluzione, è una
lezione di civiltà : Non ha pagato perché non poteva, e non perché non voleva.”
Matteo mi guarda, i suoi
occhi sembra che brillino un po’…
Rientriamo con gli animi
in tumulto,ma con il respiro meno affannoso…
Penso …i miei pensieri si attorcigliano
come i serpenti velenosi…
Stato…
Ladro di soldi, di
speranze, di progetti, di futuro,di affettività…ora rubi anche l’infanzia e la
sua spensieratezza…
Ma quando cominci a
riflettere e a denigrarti????????
E ci sono parole importanti,
forti, ,parole di seta ma anche parole di fuoco, parole che ci danno fastidio e
altre che esprimono dubbi,perplessità, ma anche certezze e sentimenti eterni,parole
che che raccontano la vita.
Così penso a quel grande uomo che è stato Don Milani
quando insisteva nel dire che “ la parola ci rende uguali”…
Sempre vigili
venerdì 6 dicembre 2013
Censis:l'Italia un paese vecchio,anzi morto...ma soprattutto "sciapo"!
IL RAPPORTO SULLA SOCIETA’ ITALIANA
Censis, gli italiani «sciapi e
infelici»
Crescono quelli che fuggono all’estero
Crescono quelli che fuggono all’estero
In un decennio si è passati da 50mila a ai 106mila. Nell’ultimo anno il
trasferimenti all’estero sono cresciuti del 28,8%
Il presidente del Censis Giuseppe De Rita (Ansa)«Una società sciapa e infelice in cerca di
connettività».Così il Censis definisce la situazione sociale italiana nel suo
47mo illustrato a Roma dal direttore generale Giuseppe Roma e dal presidente
Giuseppe De Rita. Una società, quella italiana, che sembra sempre ad un passo
dal crollo ma che non crolla. «Negli anni della crisi - si legge nel rapporto
del Censis - abbiamo avuto il dominio di un solo processo, che ha impegnato
ogni soggetto economico e sociale: la sopravvivenza. C’è stata la reazione di
adattamento continuato (spesso il puro galleggiamento) delle imprese e delle
famiglie. Abbiamo fatto tesoro di ciò che restava nella cultura collettiva dei
valori acquisiti nello sviluppo passato (lo «scheletro contadino», l’imprenditorialità
artigiana, l’internazionalizzazione su base mercantile), abbiamo fatto conto
sulla capacità collettiva di riorientare i propri comportamenti (misura,
sobrietà, autocontrollo), abbiamo sviluppato la propensione a riposizionare gli
interessi (nelle strategie aziendali come in quelle familiari).
SCIAPI
E INFELICI - Siamo anche una «società sciapa e infelice» secondo il
Censis «senza fermento e dove circola troppa accidia, furbizia generalizzata,
disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale,
disinteresse per le tematiche di governo del sistema, passiva accettazione
della impressiva comunicazione di massa». Di conseguenza siamo anche «infelici,
perché viviamo un grande, inatteso ampliamento delle diseguaglianze sociali». A
giudizio dei ricercatori del Censis si sarebbe «rotto il “grande lago della
cetomedizzazione”, storico perno della agiatezza e della coesione sociale.
Troppa gente non cresce, ma declina nella scala sociale. Da ciò nasce uno
scontento rancoroso, che non viene da motivi identitari, ma dalla crisi delle
precedenti collocazioni sociali di individui e ceti».
FUGA
ALL’ESTERO - Ciò avrebbe determinato una vera e propria fuga
all’estero. Nell’ultimo decennio il numero di italiani che hanno trasferito la
propria residenza all’estero è più che raddoppiato, passando dai circa 50mila
del 2002 ai 106mila del 2012. Ma è stato soprattutto nell’ultimo anno che
l’aumento dei trasferimenti è stato particolarmente rilevante: (+28,8% tra il
2011 e il 2012).
IL
LAVORO CHE NON C’E’ - Una reazione al grave disagio sociale, all’
instabilità lavorativa e sottoccupazione che interessa il 25,9% dei lavoratori:
una platea di 3,5 milioni di persone ha contratti a termine, occasionali, sono
collaboratori o finte partite Iva. Ci sono poi 4,4 milioni di italiani che non
riescono a trovare un’occupazione «pure desiderandola». Per il Censis «2,7
milioni sono quelli che cercano attivamente un lavoro ma non riescono a
trovarlo, un universo che dallo scoppio della crisi è quasi raddoppiato (+82%
tra il 2007 e il 2012)». Ci sono poi 1,6 milioni di italiani che, «pur
disponibili a lavorare, hanno rinunciato a cercare attivamente un impiego
perché convinti di non trovarlo».
ALLA
LARGA DALLA POLITICA - Cresce sempre più il disinteresse per la politica: il
56% degli italiani (contro il 42% della media europea) non ha attuato nessun
tipo di coinvolgimento civico negli ultimi due anni, neppure quelli di minore
impegno, come la firma di una petizione. Più di un quarto dei cittadini
manifesta una lontananza pressoché totale dalla dimensione politica, non
informandosi mai al riguardo. Al contrario, si registrano nuove energie
difensive in tanta parte del territorio nazionale contro la chiusura di
ospedali, tribunali, uffici postali o presidi di sicurezza.
LE
ENERGIE POSITIVE - Tuttavia il Censis vede anche dei segnali positivi e
di tenuta sociale. «Si registra una sempre più attiva responsabilità
imprenditoriale femminile (nell’agroalimentare, nel turismo, nel terziario di
relazione), l’iniziativa degli stranieri, la presa in carico di impulsi
imprenditoriali da parte del territorio, la dinamicità delle centinaia di
migliaia di italiani che studiano e/o lavorano all’estero (sono più di un
milione le famiglie che hanno almeno un proprio componente in tale condizione)
e che possono contribuire al formarsi di una Italia attiva nella grande platea
della globalizzazione».
WELFARE
E DIGITALE - Nuove energie si sprigionano inoltre in due ambiti che
permetterebbero anche l’apertura di nuovi spazi imprenditoriali e di nuove
occasioni di lavoro. «Il primo -si legge nel rapporto- è il processo di
radicale revisione del welfare. Il secondo è quello della economia digitale:
dalle reti infrastrutturali di nuova generazione al commercio elettronico,
dalla elaborazione intelligente di grandi masse di dati, dallo sviluppo degli
strumenti digitali ai servizi innovativi di comunicazione, alla crescita
massiccia di giovani “artigiani digitali”».
LA
CONNETTIVITA’ - Il nuovo motore dello sviluppo, secondo il Censis,
potrebbe essere la connettività (non banalmente la connessione tecnica) fra i
soggetti coinvolti in questi processi». Se infatti «restiamo una società
caratterizzata da individualismo, egoismo particolaristico, resistenza a
mettere insieme esistenze e obiettivi, gusto per la contrapposizione emotiva,
scarsa immedesimazione nell’interesse collettivo e nelle istituzioni» avremmo
anche raggiunto il punto più basso dal quale non potrà che derivare un
progressivo superamento di questa «crisi antropologica». Per fare connettività,
secondo il Censis, non si può contare sulle istituzioni «perché
autoreferenziali, avvitate su se stesse, condizionate dagli interessi delle
categorie, avulse dalle dinamiche che dovrebbero regolare, pericolosamente politicizzate,
con il conseguente declino della terzietà necessaria per gestire la dimensione
intermedia fra potere e popolo».
SPINTA
ORIZZONTALE - Neanche la politica può sviluppare questa connettività
perché «più propensa all’enfasi della mobilitazione che al paziente lavoro di
discernimento e mediazione necessario per fare connettività, scivolando di
conseguenza verso l’antagonismo, la personalizzazione del potere, la vocazione
maggioritaria, la strumentalizzazione delle istituzioni, la prigionia decisionale
in logiche semplificate e rigide». Se dunque, conclude il Censis, «istituzioni
e politica non sembrano in grado di valorizzarla, la spinta alla connettività
sarà in orizzontale, nei vari sottosistemi della vita collettiva. A riprova del
fatto che questa società, se lasciata al suo respiro più spontaneo, produce
frutti più positivi di quanto si pensi».
Fonte: Corriere della sera.it
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