FRAGOROSO SILENZIO

venerdì 26 giugno 2015

La scuola pubblica non c'è più...






Tutto fatto…
Non ci vuole molto a decretare la morte della scuola pubblica, basta un manipolo di buoni a niente, di sanguisughe, di lavativi ben pagati e lo sfacelo è compiuto.
“Con 159 voti a favore il Governo ha incassato, nell'aula del Senato, la fiducia posta sul maxi emendamento che contiene la riforma della scuola. I voti contrari sono stati 112, nessun astenuto. I presenti erano 273 e i votanti 271. Ora la parola passa alla Camera, dove il ddl è già stato calendarizzato per l'8 luglio.” In questo video le novità…


http://video.repubblica.it/dossier/governo-renzi/la-buona-scuola-in-due-minuti-videoscheda/205347/204440


Non è un film né una commedia, è la realtà che questi benpensanti ,i Giovannino senza paura, hanno deciso di farci vivere .
Studenti e insegnanti impegnati in un circo pietoso che distrugge, non solo le buone pratiche scolastiche,ma distrugge la collegialità, la condivisione, l’impegno comune finalizzato ad una società migliore.
E forse è proprio questo che temono, una società che sappia pensare, una società libera e critica, composta da individui e non da pupi manovrati da un puparo capriccioso. Gli insegnanti fanno paura,possono orientare il pensiero,diffondere ideologie,proporre soluzioni alternative, condurre i giovani a ribellarsi.
Quindi occorre delegittimarli, occorre renderli innocui,sottomessi  ad un personaggio,il preside,ossequioso del potere,rispettoso degli ordini e possibilmente corruttibile. Sulla scuola non  è passata una ruspa bensì un caterpillar guidato da un giullare di corte che non guarda chi ha davanti ,procede nella distruzione con caparbietà,quella caparbietà degli stolti,degli asserviti,degli ignoranti.
 Così  si è realizzato  il deserto di idee, di diritti,di libertà… Con gli stessi mezzi di Berlusconi,il puparo ha realizzato ciò che uno stato civile non si sarebbe mai aspettato : la morte della scuola pubblica,  con un’ottima propaganda di regime, con la censura totale delle proteste degli insegnanti che ieri erano in tanti davanti al Senato a protestare, con i video lavagna e gessetto, e con la campagna d’ascolto online, falsa e incontrollabile da parte dei cittadini.
Gli insegnanti non sono disgustati o arrabbiati per una possibile valutazione che arma le speranze di molti,perché non si ha paura di essere valutati. Diverso è capire da chi… E poi gli insegnanti sono
indignati perchè la scuola non è un'azienda,, bensì un luogo di cooperazione e di inclusione, un luogo dove nasce e cresce la cultura e non la competizione malata…
Per essere un pò creativi e nello stesso tempo  cinici o pratici,dovremmo applicare la buona scuola alla politica,un contratto a tre anni e se non raggiungi gli obiettivi a casa…
Ma questa politica ci ha insegnato che sinistra e destra è la stessa cosa…e inutile dire che non è così, che questo è qualunquismo becero…ma molti di noi non lo hanno voluto capire,anzi hanno inneggiato quando un puparo né di destra né di sinistra è andato al governo per far in modo che i lavoratori fossero schiavi, che la scuola non fosse più fucina di cervelli,così le nuove generazioni non avranno mezzi e strumenti per ribellarsi e la società molle e  ignorante facilmente gestibile.

E’ una vittoria del puparo e la sconfitta del vivere civile, dei diritti, della libertà e del futuro del nostro paese.

Ci vogliono servi,ci avranno RIBELLI

Sempre vigili 



martedì 23 giugno 2015

A Niki... sette anni di silenzio.



       
Ti voglio bene





"Le cicatrici non le inganni e quelle vere, quelle di chi ha amato davvero,non amano il trucco. Sono orgogliose di farsi mostrare. Il dolore è un silenzioso amante che vorrei tradire con la felicità"
La luna blu



È nell’onde marine melodia,
armonia nelle zuffe d’elementi,
e ben temprato, musicale fruscio
tra gli ondeggianti giunchi corre.
Costante accordo in ogni cosa,
piena nella natura è consonanza:
sol nella nostra libertà illusoria
disaccordo con essa ravvisiamo.
Tal disaccordo donde, come?
E perché mai nel generale coro
non canta il cuore ciò che il mare,
e leva voca la pensante canna?

Fëdor Ivanovič Tjutčev

















mercoledì 10 giugno 2015

Prof,ma i compiti per le vacanze???



Prof. ma i compiti per le vacanze????????
Volete i compiti???????
Ma la parola VACANZA cosa significa?????
Insistete????????
Va bene, ve li do....

Questi sono i compiti per le "vacanze" ...
A settembre voglio i quaderni!!!!!!!!!!!!!
Segue coro da stadio!!!!!!!
E' proprio vero che vi voglio bene!!!!!!!!!!







 Sempre vigili








sabato 30 maggio 2015






Leggo e pubblico…


Confessioni di una madre moderna


Mi presento: ho quasi 35 anni e vivo in una casetta in campagna con mio marito, mio figlio di sei anni e mezzo e un cucciolo in arrivo fra pochi mesi! Da quando sono diventata mamma ho subito scelto di chiedere al lavoro il tempo parziale, un part-time, che con mia grande gioia è stato accolto a tempo indeterminato. Al di fuori delle oggettive difficoltà e della fisiologica stanchezza che porta la genitorialità, ho sempre ritenuto gratificante e soddisfacente trascorrere del tempo con mio figlio, vederlo crescere, esserci ad ogni suo progresso, ad ogni suo regredire e ad ogni sua necessità; per me essere madre significa ESSERCI e non credo affatto nella teoria del “quality time” e quando lo dico spesso molte mamme mi inveiscono contro asserendo che io sono stata fortunata, che a loro il part-time in ufficio non è stato concesso e che infondo la vita è questa e ci si deve adeguare.
Capisco queste parole ma solo in parte perché, se è pur vero che mi è stata concessa un’occasione che a molte viene negata, è pur vero che io e mio marito siamo stati pronti ad accollarci le conseguenze di questa scelta e che io per prima, da un po’ di tempo, anche quando lo rinnego a me stessa, ho smesso di accettare che la vita è questa e ci si deve adeguare. Non sono una rivoluzionaria, anzi, per natura sono una donna che ha paura del cambiamento ma se questo vestito del correre a tutti i costi e della produttività sta stretto a me, perché dovrei proporlo ai mie bambini? Perché non dovrei cercare un’ alternativa più umana? Perché dovrei crescerli come marionette di un sistema che ha ingabbiato me per prima?!
Noi donne non facciamo in tempo a partorire che già ci troviamo a pensare al dopo, a dove piazzare il pupetto a pochi mesi dalla nascita perché dobbiamo rientrare al lavoro, dobbiamo produrre ma, non più latte, bensì denaro che comunque non sarà mai nostro, ma dei potenti che ci dominano! Il mio primo figlio è rimasto a casa con me undici mesi e poi è entrato al nido part-time e posso garantirvi che non ho mai capito come altre mamme sopportassero di lasciare un cucciolo di sei mesi anche otto ore al giorno ad estranei.
Poi si torna la sera dal lavoro con le energie già logore e si deve pensare al resto….casa, spesa, cena, figli. Cosa rimane per le persone che amiamo? Abbiamo ancora la forza di parlare e di sorridere a tavola, a cena con marito e figli? Spesso, dopo una giornata di corse, lavoro e produttività no, non c’è più nulla per nessuno. A mio modo, pur non ancora libera da tutto, ho deciso di ridimensionare queste circostanze e non per essere una mamma perfetta, ma semplicemente per VIVERE e per FAR VIVERE le persone che amo!
Essendo a pochi mesi dalla nascita del nostro secondo figlio sono venuta a conoscenza di un bonus per le mamme che decidono di non usufruire della maternità facoltativa e di rientrare al lavoro; questo consisterebbe in un rimborso mensile variabile dai 300 ai 600€ per pagare baby sitter o asilo nido. Di fronte a questa cosa mi sono indignata: perché l’INPS non investe queste somme per la maternità facoltativa alla quale molte donne devono rinunciare per via della forte decurtazione che impone allo stipendio?Si incentiva il sistema per far girare l’economia! Non serve un esperto in alta finanza per capirlo. Noi faremo grandi, grandissimi sacrifici, ma io starò a casa con il mio bambino fino a che ne avrò diritto, perché un cucciolo di uomo ha bisogno a lungo della propria mamma. Girare le spalle e alzare i tacchi per uscire da un nido mentre mio figlio piange è una delle cose che più mi costa, in termini di salute psico-fisica.
Mio figlio grande lo scorso settembre ha cominciato la scuola ed è stato un delirio. L’approccio è stato pessimo fin da subito per il semplice fatto che ancora una volta io e mio marito non abbiamo avuto scelta, e ci siamo visti costretti ad inserire nostro figlio ad un tempo pieno perché nel nostro bel paesello il “modulo” non è contemplato. Viviamo in un’isola felice in cui i bambini stanno a scuola dal Lunedì al Venerdì tutto il giorno ( 8.30-16.30 ), perché mai chiedere un tempo ridotto? Perché mai farli uscire alle 13? Perché mai alla riunione prima delle iscrizioni ero l’unica mamma interessata ad avere a casa mio figlio nel pomeriggio nonostante fossero presenti anche molte donne che NON lavorano?
Perché è opinione comune che i figli rompano, scoccino e impediscano la nostra libertà! Perché ai tempi di mia nonna le donne avevano anche quattro o cinque figli, ma non sentivano il bisogno dei propri spazi? La risposta è che ormai ci hanno reso tutti schizofrenici, me per prima! Lo scrivo nero su bianco perché ho riflettuto a lungo, capisco che c’è qualcosa di grande che non mi torna. Le famiglie si sfasciano, i figli sono zaini da trasportare e sballottare tra la scuola, lo sport e le varie famiglie e spesso i soldi sono l’unica cosa che ci consola da uno stile di vita che è disumano. Per tirarsi su il morale si mangia e si spende…
Ci vorrebbero scuole con ritmi diversi, con insegnanti che non affermano in faccia ad un bambino di sei anni e mezzo che questa è la società e tu devi adeguarti, che non pretendono di crescere i manichini del futuro ma che lasciano a loro il tempo per essere bambini. A mio figlio è stato detto che ha ancora troppa voglia di giocare… Alla sua età se così non fosse molto probabilmente sarebbe ammalato. Io per prima ho ancora voglia di giocare e forse se lo facessi più spesso sorriderei di più.
Noi mamme non dobbiamo tacere di fronte alle ingiustizie, non dobbiamo più pensare –è così e le cose non cambiano-, non dobbiamo più stare a guardare. Se tutte le voci si alzassero in coro, se ognuno di noi smettesse di sottostare almeno un pò alle leggi del mercato, se facessimo una piccola e pacifica rivoluzione, i bimbi tornerebbero a correre per le strade rincorrendo un pallone senza dire bestemmie e senza filmarsi mentre si picchiano.
Sono arrivata a tutto questo con fatica perché cambiare e uscire dal coro è una gran fatica, ma quando si tocca il fondo non si può che risalire e vorrei che gli strazi emotivi che ho subito fossero di aiuto a qualcuno che, come me, ha una vocina dentro che gli dice che qualcosa non torna!
Mio figlio dopo un anno di scuola è stanco, demotivato, deluso, sconfitto e ha gli occhi tristi. Mi chiede tempo per giocare quando gli viene addirittura detto che non dovrebbe avere così tanta voglia di farlo! Ha appreso cosa sia la competizione, sa già che se prende bene non è cosa buona, si deve arrivare al bravissimo perché il suo compagno, quello veramente bravo, prende addirittura ottimo. Mio figlio ha l’autostima sotto la suola delle scarpe e gli viene detto che deve credere in sé, arrangiarsi a fare i compiti, farli bene e leggere in modo corretto. Mio figlio vede gli occhi di una mamma che vuole il suo bene e non sa più come farlo, e sente che gli viene chiesto di non essere un bambino a sei anni e mezzo.
I nostri figli, se solo li ascoltassimo, ci porterebbero lontano e il nostro cuore volerebbe! Quando mi lascio trascinare dalla sua saggezza sento e vedo cose mai sentite, le più belle e le più vere.
Io e mio marito abbiamo deciso di mettere fine a questa brutta storia e di cambiare scuola, forse arriveremmo anche a pensare ad una strada diversa, che a me fa anche tanta paura, ma che nel mio cuore bussa come un eco… Stiamo pensando all’Homeschooling. Alla fine non posso far peggio di quello che fa la società.
Da mamma non voglio più vedere mio figlio umiliato, non voglio più assistere alle lacrime e alla paura che prendono possesso dei suoi occhi quando la maestra si rivolge a lui, non voglio più sentirmi un leone in gabbia.
Adesso mi sento una leonessa che deve fare quello che la natura e l’istinto suggeriscono: crescere e difendere la propria prole. Infondo siamo animali anche noi e abbiamo una cosa tra le nostre mani: il libero arbitrio. Me lo insegnarono a scuola… sì, perché la mia professoressa era una in gamba!



Sempre vigili


domenica 17 maggio 2015

Gli insegnanti tracciano la rotta...


Leggo e pubblico!!!!!!!!!!!!



di Rosaria Gasparro*
Chi insegna è disponibile al nuovo e all’imprevedibile. Sa che è nella relazione con gli altri, nella sua capacità di essere nell’inizio delle cose, nel mettersi in ascolto (empatico, attivo, profondo), nello scoprire e nel decidere insieme, che si gioca la sua umanità e il suo essere credibile come essere umano e come insegnante. Sa che prima di in-segnare qualcosa, deve lasciarsi segnare dagli sguardi, dalle voci, dai pensieri e dai bisogni dei suoi alunni.
Chi insegna fa in modo che i ragazzi che gli vengono affidati diventino consapevoli del proprio potere, del proprio potenziale; il suo è un lavoro di capacitazione per aiutare ad essere e a fare, e ad essere felici. Sa che la rotta si traccia insieme e che la conoscenza è un capolavoro collettivo, una ragion pratica che coltiva pensieri e sentimenti di ciascuno.
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Per questo i maestri non fanno proclami, non affermano in modo perentorio principi e verità, sanno che devono continuare a imparare per lavorare. Per questo i maestri siedono poco in cattedra e si curvano all’altezza dei bambini per accompagnarliPer questo diffidano delle lezioni frontali che nessuno può interrompere, perché i maestri in carne e ossa in ogni momento sono interrotti: per le domande che emergono, per i chiarimenti, le critiche, le opinioni diverse, per confrontare e confutare. Per questo usano il dialogo, sa lo usava anche Socrate – quello maieutico – per aiutare ognuno a partorire la propria verità. Usano la didattica laboratoriale e la classe capovolta in cui sono gli allievi a insegnare. Sanno che chiunque lo voglia fare deve studiare, studiare e ancora studiare, approfondire, ricercare, amareNon parlano di ciò che non conoscono ma vengono narrati e guardati ogni giorno, attraverso gli strumenti pervasivi e le banalità del potere, che non ne sa di scuola se non per luoghi comuni, imbarazzante superficialità e volontà di distruzione di un bene comune.
Gli insegnanti sono trattati come asini, su cui si caricano tutti i pesi e i problemi del sociale devastato, che continuano con ostinazione a mandare avanti la loro scuola nonostante gli stipendi poveri, il dileggio e le bugie di chi li governa. Asini a cui bisogna ripetere la lezione perché non vogliono impararla. Ma gli asini, come si sa, tirano calci e quando sono maestri non sono disposti ad essere legati dove vuole il padrone, perché è proprio il padrone che non vogliono.
Don Milani diceva che il maestro deve essere per quanto può profeta, devescrutare i «segni dei tempi», indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso. Bene, noi insegnantiabbiamo scrutato molto bene i segni di questo tempo e vediamo chiaro già oggi le cose orribili del domani se il Disegno di legge scuola passerà, per questo rinviamo al mittente la sua lettera.
Ci sono tanti modi per insegnare, per questo le dedico i versi di Danilo Dolci, un vero grande Maestro, perché Lei Presidente, nel suo video, ha scelto il modo peggiore:
“C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’esser franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
Ciascuno cresce solo se sognato”.
Per cortesia ci liberi dall’incubo della sua scuola che è buona solo per Lei.

Sempre vigili




venerdì 1 maggio 2015

Renzi...Io lo pago il mio dissenso!









Verso il 5 Maggio

Da Luigi Mazza, coordinatore nazionale GaE in ruolo - Non uno di meno, una lettera indirizzata ai genitori degli alunni, dove spiega i motivi degli insegnanti per l'adesione allo sciopero del 5 maggio.


Cara mamma, caro papà,

ti scrivo col cuore in mano, ti scrivo perché è giusto che tu sappia cosa succede in questo periodo infuocato e storico, perché i tuoi figli fanno parte di quella grande famiglia chiamata Scuola.
Sono il maestro che ha accolto tuo figlio all'asilo (per noi è ancora asilo, anche se adesso si chiama scuola dell'infanzia), colui al quale hai affidato il tuo bene più prezioso per farlo crescere nei suoi primi rapporti sociali. Sono quello che ha asciugato le sue lacrime, che lo ha coccolato, che lo ha fatto sentire parte di un gruppo.
Sono il maestro che ha insegnato a leggere ed a scrivere a tuo figlio, che lo ha accompagnato negli anni più belli e spensierati, vedendolo crescere giorno dopo giorno, fisicamente ed intellettualmente, lavorando con allegria, con empatia, con il gioco, cercando di sorprenderlo, suscitando meraviglia per le cose del mondo.
Sono il professore che ha aiutato tuo figlio nell'età difficile dell'adolescenza, cercando di stare in equilibrio fra ansia, emotività, paure, passioni, lotta. Quello per cui tuo figlio non era un numero dell'elenco ma un nome, un volto, una personalità, e poi sogni, speranze, problematiche. Sono l'insegnante che ha cercato di indicare la via per affrontare la vita oltre la scuola, che ha cercato di formare uomini e donne liberi, consapevoli, cittadini e non sudditi. Sono quello che lo ha visto il giorno del diploma, impaurito, ansioso e poi felice.
Sono l'insegnante che ogni volta che parla dei suoi alunni, passati e presenti, li indica sempre come "i miei ragazzi", e sarà così per sempre.
Oggi combattiamo una dura lotta per il nostro futuro e chiediamo il tuo aiuto, il tuo sostegno, la tua forza. Ti chiediamo di starci vicino perché da questa battaglia dipende tutta la nostra vita, una linea sottile divide la sopravvivenza dalla disoccupazione.
Ma per chiedere il tuo aiuto devo spiegarti i motivi della nostra protesta.
Il disegno di legge presentato dal governo presenta tante criticità ed è un attacco mortale alla scuola pubblica.
Il Governo ha pianificato una sorta di scuola-azienda con presidi-manager che avranno un potere immenso, potranno scegliere gli insegnanti dei tuoi figli da una sorta di "panchina virtuale" chiamata Albo territoriale, dove noi insegnanti saremo inseriti. Da questi albi prenderanno i docenti per inserirli nelle loro scuole, ma non per sempre, per piani triennali, quindi potrà capitare che i tuoi figli avranno un insegnante a cui si affezioneranno, che li renderà felici di andare a scuola e dopo tre anni lo vedranno sparire nel nulla, riposizionato nell'albo territoriale in attesa che un "buon preside" lo richiami da qualche altra parte, magari lontano centinaia di chilometri. O potrà capitare che si ritroverà ad insegnare materie affini. Tuo figlio innanzitutto ha bisogno di insegnanti competenti.
La scuola statale, quella che tuo figlio frequenta ogni giorno per anni ed anni, avrà sempre meno fondi; si legge, infatti, sul piano della "Buona Scuola" che: "Le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola". Questo significa che non son previsti ulteriori investimenti pubblici, c'è scritto chiaramente che "i limiti saranno quelli delle risorse disponibili", e che saranno i privati a investire sulla scuola.
Ma questo, sai bene, porterà a scuole di serie A e scuole di serie B, o C addirittura. Immagina quanti investimenti privati in zone ricche del Paese, ma chi investirà nelle zone depresse? Chi investirà nei quartieri di periferia della tua città? Nessuno. Ci saranno scuole gioiello e scuole che cadono a pezzi. Ma tuo figlio deve avere le stesse possibilità, in qualunque zona d'Italia è nato. E quale sarà il risultato? Ci saranno sempre più scuole private e scuole statali extralusso per i figli dei ricchi e le scuole disastrate per tutti gli altri. Una riforma che crea diseguaglianza sociale quindi, che crea discriminazione territoriale.
E chi pagherà questi mancati investimenti dello Stato? Li pagherai tu. Li pagheranno le famiglie che già pagano tanto per mandare i figli a scuola. Tutto questo è inaccettabile.
Per non parlare dell'integrazione degli alunni disabili, che viene fortemente limitata. Si sta portando il discorso più sul piano sanitario che scolastico. E chi favorirà questa politica della non inclusione? I centri specializzati che nasceranno e che allontaneranno gli alunni con Bisogni Educativi Speciali dalle nostre scuole. Ragazzi e ragazze che invece han bisogno di stare a contatto con i compagni, han bisogno di vivere la normalità della scuola, han bisogno di vivere un'esperienza unica ed irripetibile come solo la Scuola sa essere.
Il Governo ha tentato di far passare una riforma reazionaria per una riforma rivoluzionaria. In televisione, sui giornali, son passati messaggi falsi, messaggi che prospettano una scuola nuova, migliore, mentre la realtà dice che la scuola sarà distrutta.
Noi vogliamo una scuola "Buona", una scuola dove i tuoi figli vivano serenamente ed in armonia, una scuola dove si insegna la democrazia, la solidarietà, la cooperazione, l'integrazione. Una scuola sicura, anche dal punto di vista strutturale, una scuola con classi formate da un massimo di 23 alunni. Basta con le classi pollaio. Tuo figlio ha il diritto di essere seguito non deve essere un numero qualsiasi in un elenco.
Ci dicono che protestiamo senza motivo, che è assurdo protestare contro un governo che ci vuole assumere, ma a che prezzo questa assunzione? Noi vogliamo un'assunzione da cittadini non da sudditi. Abbiamo il diritto di non avere il terrore di poter esprimere un parere contrario a quello del Dirigente scolastico. Abbiamo il diritto d'insegnare liberamente, come l'articolo 33 della Costituzione ci garantisce. Abbiamo il diritto di vivere il nostro lavoro con passione e non con angoscia.
Noi, giorno 5 maggio, scenderemo in piazza contro questo DdL della vergogna.
E protesteremo per noi, per i nostri alunni, per i genitori. Solo lottando insieme avremo una scuola migliore.

Sempre vigili



venerdì 3 aprile 2015

Allevo un selvaggio...e che sarà mai?







Siamo sotto assedio.
Tutto normale. I "pargoli" hanno sempre ragione.
I Prof sono stronzi,insensibili,incompetenti.
E non importa se hanno sulle spalle 20,30 anni di "onorata" carriera,oggi sono rifiutati,attaccati e maltrattati.
Nessuno si assume la responsabilità di questo sfacelo,il Ministro parla di "ruolo sociale degli insegnanti",ma tutti i ministri e tutti i governi degli ultimi 20 anni hanno lavorato perchè ciò accadesse.
Tutti hanno voluto che quel ruolo fosse calpestato,umiliato e svilito!
Gli insegnanti sono pericolosi,lavorano per la formazione di menti critiche e libere, di teste pensanti...ma è proprio questo che non si vuole!


Sempre vigili
Bullismo in gita, 14 sospesi. Le mamme: scuola esagerata, il castigo è eccessivo
A Cuneo il caso in un liceo: ragazzo denudato, deriso e “addobbato con delle caramelle. I genitori: perderanno l’anno. La preside replica: “Non era uno scherzo, l’episodio è grave”

Bullismo, in un liceo di Cuneo sospesi 14 ragazzi
LORENZO BORATTO, GIANNI MARTINI
CUNEO
Gita scolastica a Roma. È notte. Quindici studenti si danno appuntamento in una delle stanze d’albergo all’insaputa dei professori. Ci sono maschi e femmine, hanno 15 e 16 anni. Giocano, discutono, ridono. Uno di loro viene preso di mira: battute, vestiti che volano e, quando è nudo, la rasatura dei peli. Spuntano le caramelle, i marshmallow, utilizzati come addobbo indecoroso sul ragazzo che è sdraiato sul letto. Lui è stanco, forse hanno bevuto, vuole essere lasciato in pace. Uno dei compagni utilizza il cellulare della vittima e inizia a filmare. La scena non dura molto ma, al ritorno a Cuneo, la ripresa inizia a circolare in tante classi del liceo, finisce tra le mani di un professore e dei genitori del ragazzo.


“Per le mamme l’educazione non esiste e la scuola è solo un bene di consumo”
Il pedagogista Benedetto Vertecchi interviene sul caso del liceo di Cuneo: “La maggior parte dei genitori è interessata all’oggi, a non perdere l’anno. E se poi tirano su un selvaggio, che sarà mai?”
RAFFAELLO MASCI
«Altro che difendermi! Ai tempi miei mio padre mi avrebbe preso a calci». Di fronte a ragazzi colti in fallo e a mamme indulgenti e arroccate sulla difensiva, la reazione degli adulti è – immancabilmente – questa. Come testimonia, peraltro, il nostro sondaggio che vede la quasi totalità del campione schierato con la scuola contro le mamme mammone. 

Benedetto Vertecchi, professore di pedagogia nella terza università di Roma, ci aiuta a capire questo mammismo iperprotettivo?  
«Mi viene da pensare al film ”I nostri ragazzi” di Ivano de Matteo. Lo conosceranno le mamme di Cuneo? E’ la storia di due ragazzi che commettono un omicidio e l’atteggiamento dei genitori non è quello di difenderli con una tutela legale, come sarebbe giusto e comprensibile, ma di negare, insabbiare, rimuovere. Ma senza ricorrere per forza ad una fiction, basta pensare a cosa accade quando un figlio viene bocciato: la prima cosa a cui si pensa non è se il figlio ha studiato o no, ma il ricorso al Tar».  

Il figlio non va punito, insomma ?  
«Il figlio. Solo il figlio, però. Gli altri, invece, vanno puniti eccome. Siamo tutti irremovibili, consideriamo tutti la legge infrangibile, eccetto che nel caso del figlio». 

Non è stato sempre così, professore. Che cosa è successo?  
«E’ successo che c’è stata una perdita della finalità dell’educazione. Mi spiego: l’educazione, e la scuola in questo ambito, avevano una valenza di prospettiva. Io ti educo affinché tu possa avere gli strumenti per affrontare la vita nel bene ma anche nelle contrarietà, nei sacrifici, nelle asprezze di cui consta. A un certo punto – lo vogliamo datare? Direi dalla fine degli anni Ottanta in poi – tutto questo si è perso. La scuola non è stata più sentita come parte di un processo educativo orientato all’esistenza, ma come un pacchetto di conoscenze che servivano a imparare qualche cosa per trovare un lavoro e – magari – fare i soldi». 

La scuola come bene di consumo?  
«Esattamente. Io ho un figlio, gli compro il motorino, il telefonino, la settimana bianca e anche quel prodotto immateriale che si chiama scuola e che magari gli può servire, ma solo in una logica utilitaristica e a breve. L’educazione per l’esistenza, e con essa la responsabilità, sono scomparse. La scuola è un genere di consumo in più. Punto e basta. E se utilizzando il giocattolo-scuola ci scappa un incidente, si possono al massimo pagare i cocci. Ma la responsabilità no. Quella è troppo».  

La vita però non funziona così. Questi ragazzi un domani potrebbero essere chiamati ad assumersi delle responsabilità...  
«Se l’educazione non serve alla vita ma solo per essere promossi quest’anno e trovare un lavoretto l’anno prossimo, capisce bene che questo ragionamento non ha senso. Per le mamme conta l’oggi. Il non perdere l’anno. E se poi tirano su un selvaggio … che sarà mai?» 

Studenti contro professori: così le nostre classi diventano un ring

Da Modena a Catania, un’escalation di aggressioni ai docenti. Qualcuno reagisce, altri gettano la spugna: “Nessuno ci difende”