Ci vogliono servi,ci avranno RIBELLI
FRAGOROSO SILENZIO
venerdì 26 giugno 2015
La scuola pubblica non c'è più...
Tutto fatto…
Non ci vuole molto a decretare la morte della scuola pubblica, basta un
manipolo di buoni a niente, di sanguisughe, di lavativi ben pagati e lo sfacelo
è compiuto.
“Con 159 voti
a favore il Governo ha incassato, nell'aula del Senato, la fiducia posta sul
maxi emendamento che contiene la riforma della scuola. I voti contrari sono
stati 112, nessun astenuto. I presenti erano 273 e i votanti 271. Ora la parola
passa alla Camera, dove il ddl è già stato calendarizzato per l'8 luglio.” In
questo video le novità…
http://video.repubblica.it/dossier/governo-renzi/la-buona-scuola-in-due-minuti-videoscheda/205347/204440
Non è un film né una commedia, è la realtà che
questi benpensanti ,i Giovannino senza paura, hanno deciso di farci vivere .
Studenti e insegnanti impegnati in un circo pietoso
che distrugge, non solo le buone pratiche scolastiche,ma distrugge la
collegialità, la condivisione, l’impegno comune finalizzato ad una società
migliore.
E forse è proprio questo che temono, una società che
sappia pensare, una società libera e critica, composta da individui e non da pupi
manovrati da un puparo capriccioso. Gli insegnanti fanno paura,possono
orientare il pensiero,diffondere ideologie,proporre soluzioni alternative,
condurre i giovani a ribellarsi.
Quindi occorre delegittimarli, occorre renderli
innocui,sottomessi ad un personaggio,il
preside,ossequioso del potere,rispettoso degli ordini e possibilmente corruttibile.
Sulla scuola non è passata una ruspa
bensì un caterpillar guidato da un giullare di corte che non guarda chi ha
davanti ,procede nella distruzione con caparbietà,quella caparbietà degli
stolti,degli asserviti,degli ignoranti.
Così si è realizzato il deserto di idee, di diritti,di libertà… Con
gli stessi mezzi di Berlusconi,il puparo ha realizzato ciò che uno stato civile
non si sarebbe mai aspettato : la morte della scuola pubblica, con un’ottima propaganda di regime, con la
censura totale delle proteste degli insegnanti che ieri erano in tanti davanti
al Senato a protestare, con i video lavagna e gessetto, e con la campagna d’ascolto
online, falsa e incontrollabile da parte dei cittadini.
Gli insegnanti non sono disgustati o arrabbiati per
una possibile valutazione che arma le speranze di molti,perché non si ha paura
di essere valutati. Diverso è capire da chi… E poi gli insegnanti sono
indignati perchè la
scuola non è un'azienda,, bensì un luogo di cooperazione e di inclusione, un
luogo dove nasce e cresce la cultura e non la competizione malata…
Per essere un pò
creativi e nello stesso tempo cinici
o pratici,dovremmo applicare la buona scuola alla politica,un contratto a tre
anni e se non raggiungi gli obiettivi a casa…
Ma questa politica ci ha insegnato che sinistra e destra è la
stessa cosa…e inutile dire che non è così, che questo è qualunquismo becero…ma
molti di noi non lo hanno voluto capire,anzi hanno inneggiato quando un puparo né
di destra né di sinistra è andato al governo per far in modo che i lavoratori
fossero schiavi, che la scuola non fosse più fucina di cervelli,così le nuove
generazioni non avranno mezzi e strumenti per ribellarsi e la società molle e ignorante facilmente gestibile.
E’ una vittoria del puparo e la sconfitta del vivere civile,
dei diritti, della libertà e del futuro del nostro paese.
Ci vogliono servi,ci avranno RIBELLI
Ci vogliono servi,ci avranno RIBELLI
Sempre vigili
martedì 23 giugno 2015
A Niki... sette anni di silenzio.
Ti voglio bene
"Le cicatrici non le inganni e quelle vere, quelle di chi ha amato davvero,non amano il trucco. Sono orgogliose di farsi mostrare. Il dolore è un silenzioso amante che vorrei tradire con la felicità"
La luna blu
È nell’onde marine melodia,
armonia nelle zuffe d’elementi,
e ben temprato, musicale fruscio
tra gli ondeggianti giunchi corre.
armonia nelle zuffe d’elementi,
e ben temprato, musicale fruscio
tra gli ondeggianti giunchi corre.
Costante accordo in ogni cosa,
piena nella natura è consonanza:
sol nella nostra libertà illusoria
disaccordo con essa ravvisiamo.
piena nella natura è consonanza:
sol nella nostra libertà illusoria
disaccordo con essa ravvisiamo.
Tal disaccordo donde, come?
E perché mai nel generale coro
non canta il cuore ciò che il mare,
e leva voca la pensante canna?
E perché mai nel generale coro
non canta il cuore ciò che il mare,
e leva voca la pensante canna?
Fëdor Ivanovič Tjutčev
mercoledì 10 giugno 2015
Prof,ma i compiti per le vacanze???
Prof. ma i compiti per le vacanze????????
Volete i compiti???????
Ma la parola VACANZA cosa significa?????
Insistete????????
Va bene, ve li do....
Questi sono i compiti per le "vacanze" ...
A settembre voglio i quaderni!!!!!!!!!!!!!
Segue coro da stadio!!!!!!!
E' proprio vero che vi voglio bene!!!!!!!!!!
Sempre vigili
sabato 30 maggio 2015
Leggo e pubblico…
Confessioni di una madre moderna
Mi presento: ho quasi 35 anni e vivo in una casetta in campagna
con mio marito, mio figlio di sei anni e mezzo e un cucciolo in arrivo fra
pochi mesi! Da quando sono diventata mamma ho subito scelto di chiedere al
lavoro il tempo parziale, un part-time, che con mia grande gioia è stato
accolto a tempo indeterminato. Al di fuori delle oggettive difficoltà e
della fisiologica stanchezza che porta la genitorialità, ho sempre ritenuto
gratificante e soddisfacente trascorrere del tempo con mio figlio, vederlo crescere,
esserci ad ogni suo progresso, ad ogni suo regredire e ad ogni sua necessità;
per me essere madre significa ESSERCI e non credo affatto nella teoria del
“quality time” e quando lo dico spesso molte mamme mi inveiscono contro
asserendo che io sono stata fortunata, che a loro il part-time in ufficio non è
stato concesso e che infondo la vita è questa e ci si deve adeguare.
Capisco queste parole ma solo in parte perché, se è pur vero che
mi è stata concessa un’occasione che a molte viene negata, è pur vero che io e
mio marito siamo stati pronti ad accollarci le conseguenze di questa scelta e
che io per prima, da un po’ di tempo, anche quando lo rinnego a me stessa, ho
smesso di accettare che la vita è questa e ci si deve
adeguare. Non sono una rivoluzionaria, anzi, per natura sono una
donna che ha paura del cambiamento ma se questo vestito del correre a tutti i
costi e della produttività sta stretto a me, perché dovrei proporlo ai mie
bambini? Perché non dovrei cercare un’ alternativa più umana? Perché dovrei
crescerli come marionette di un sistema che ha ingabbiato me per prima?!
Noi donne non facciamo in tempo a partorire che già ci troviamo
a pensare al dopo, a dove piazzare il pupetto a pochi mesi dalla nascita
perché dobbiamo rientrare al lavoro, dobbiamo produrre ma, non più latte, bensì
denaro che comunque non sarà mai nostro, ma dei potenti che ci dominano! Il mio
primo figlio è rimasto a casa con me undici mesi e poi è entrato al nido
part-time e posso garantirvi che non ho mai capito come altre mamme
sopportassero di lasciare un cucciolo di sei mesi anche otto ore al giorno ad
estranei.
Poi si torna la sera dal lavoro con le energie già logore e si
deve pensare al resto….casa, spesa, cena, figli. Cosa rimane per le persone che
amiamo? Abbiamo ancora la forza di parlare e di sorridere a tavola, a cena con
marito e figli? Spesso, dopo una giornata di corse, lavoro e produttività no,
non c’è più nulla per nessuno. A mio modo, pur non ancora libera da tutto, ho
deciso di ridimensionare queste circostanze e non per essere una mamma perfetta, ma semplicemente per VIVERE e per FAR
VIVERE le persone che amo!
Essendo a pochi mesi dalla nascita del nostro secondo figlio
sono venuta a conoscenza di un bonus per le mamme che decidono di non usufruire
della maternità facoltativa e di rientrare al lavoro; questo consisterebbe in
un rimborso mensile variabile dai 300 ai 600€ per pagare baby sitter o asilo
nido. Di fronte a questa cosa mi sono indignata: perché l’INPS non investe
queste somme per la maternità facoltativa alla quale molte donne devono
rinunciare per via della forte decurtazione che impone allo stipendio?Si
incentiva il sistema per far girare l’economia! Non serve un esperto in alta
finanza per capirlo. Noi faremo grandi, grandissimi sacrifici, ma io starò a
casa con il mio bambino fino a che ne avrò diritto, perché un cucciolo di uomo
ha bisogno a lungo della propria mamma. Girare le spalle e alzare i tacchi per
uscire da un nido mentre mio figlio piange è una delle cose che più mi costa,
in termini di salute psico-fisica.
Mio figlio grande lo scorso settembre ha cominciato la
scuola ed è stato un delirio. L’approccio è stato pessimo fin da subito per il
semplice fatto che ancora una volta io e mio marito non abbiamo avuto scelta, e
ci siamo visti costretti ad inserire nostro figlio ad un tempo pieno perché nel
nostro bel paesello il “modulo” non è contemplato. Viviamo in un’isola felice in cui i bambini stanno a scuola dal
Lunedì al Venerdì tutto il giorno ( 8.30-16.30 ), perché mai chiedere un tempo
ridotto? Perché mai farli uscire alle 13? Perché mai alla riunione prima delle
iscrizioni ero l’unica mamma interessata ad avere a casa mio figlio nel
pomeriggio nonostante fossero presenti anche molte donne che NON lavorano?
Perché è opinione comune che i figli rompano, scoccino e
impediscano la nostra libertà! Perché ai tempi di mia nonna le donne avevano
anche quattro o cinque figli, ma non sentivano il bisogno dei propri spazi? La
risposta è che ormai ci hanno reso tutti schizofrenici, me per prima! Lo scrivo
nero su bianco perché ho riflettuto a lungo, capisco che c’è qualcosa di grande che
non mi torna. Le famiglie si sfasciano, i figli sono zaini da trasportare e
sballottare tra la scuola, lo sport e le varie famiglie e spesso i soldi sono l’unica cosa che
ci consola da uno stile di vita che è disumano. Per tirarsi su il morale si
mangia e si spende…
Ci vorrebbero scuole con ritmi diversi, con insegnanti che non
affermano in faccia ad un bambino di sei anni e mezzo che questa è la società e tu devi adeguarti, che non
pretendono di crescere i manichini del futuro ma che lasciano a loro il tempo
per essere bambini. A mio figlio è stato detto che ha ancora troppa voglia di giocare… Alla sua età se
così non fosse molto probabilmente sarebbe ammalato. Io per prima ho ancora
voglia di giocare e forse se lo facessi più spesso sorriderei di più.
Noi mamme non dobbiamo tacere di fronte alle ingiustizie, non
dobbiamo più pensare –è così e le cose non cambiano-,
non dobbiamo più stare a guardare. Se tutte le voci si alzassero in coro, se
ognuno di noi smettesse di sottostare almeno un pò alle leggi del mercato, se
facessimo una piccola e pacifica rivoluzione, i bimbi tornerebbero a correre
per le strade rincorrendo un pallone senza dire bestemmie e senza filmarsi mentre
si picchiano.
Sono arrivata a tutto questo con fatica perché cambiare e uscire
dal coro è una gran fatica, ma quando si tocca il fondo non si può che risalire
e vorrei che gli strazi emotivi che ho subito fossero di aiuto a qualcuno che,
come me, ha una vocina dentro che gli dice che qualcosa non torna!
Mio figlio dopo un anno di scuola è stanco, demotivato, deluso,
sconfitto e ha gli occhi tristi. Mi chiede tempo per giocare quando gli viene
addirittura detto che non dovrebbe avere così tanta voglia di farlo! Ha appreso
cosa sia la competizione, sa già che se prende bene non
è cosa buona, si deve arrivare al bravissimo perché il suo compagno, quello
veramente bravo, prende addirittura ottimo. Mio figlio ha l’autostima
sotto la suola delle scarpe e gli viene detto che deve credere in sé,
arrangiarsi a fare i compiti, farli bene e leggere in modo corretto. Mio figlio
vede gli occhi di una mamma che vuole il suo bene e non sa più come farlo, e
sente che gli viene chiesto di non essere un bambino a sei anni e mezzo.
I nostri figli, se solo li ascoltassimo, ci porterebbero lontano
e il nostro cuore volerebbe! Quando mi lascio trascinare dalla sua saggezza
sento e vedo cose mai sentite, le più belle e le più vere.
Io e mio marito abbiamo deciso di mettere fine a questa brutta
storia e di cambiare scuola, forse arriveremmo anche a pensare ad una strada
diversa, che a me fa anche tanta paura, ma che nel mio cuore bussa come un eco…
Stiamo pensando all’Homeschooling. Alla fine non posso far peggio di quello che
fa la società.
Da mamma non voglio più vedere mio figlio umiliato, non voglio
più assistere alle lacrime e alla paura che prendono possesso dei suoi occhi
quando la maestra si rivolge a lui, non voglio più sentirmi un leone in gabbia.
Adesso mi sento una leonessa che deve fare quello che la natura
e l’istinto suggeriscono: crescere e difendere la propria prole. Infondo siamo
animali anche noi e abbiamo una cosa tra le nostre mani: il libero arbitrio. Me
lo insegnarono a scuola… sì, perché la mia professoressa era una in gamba!
Sempre vigili
domenica 17 maggio 2015
Gli insegnanti tracciano la rotta...
Leggo e pubblico!!!!!!!!!!!!
di Rosaria Gasparro*
Chi insegna è disponibile al nuovo e all’imprevedibile. Sa che è nella relazione con gli altri, nella sua capacità di essere nell’inizio delle cose, nel mettersi in ascolto (empatico, attivo, profondo), nello scoprire e nel decidere insieme, che si gioca la sua umanità e il suo essere credibile come essere umano e come insegnante. Sa che prima di in-segnare qualcosa, deve lasciarsi segnare dagli sguardi, dalle voci, dai pensieri e dai bisogni dei suoi alunni.
Chi insegna fa in modo che i ragazzi che gli vengono affidati diventino consapevoli del proprio potere, del proprio potenziale; il suo è un lavoro di capacitazione per aiutare ad essere e a fare, e ad essere felici. Sa che la rotta si traccia insieme e che la conoscenza è un capolavoro collettivo, una ragion pratica che coltiva pensieri e sentimenti di ciascuno.
Per questo i maestri non fanno proclami, non affermano in modo perentorio principi e verità, sanno che devono continuare a imparare per lavorare. Per questo i maestri siedono poco in cattedra e si curvano all’altezza dei bambini per accompagnarli. Per questo diffidano delle lezioni frontali che nessuno può interrompere, perché i maestri in carne e ossa in ogni momento sono interrotti: per le domande che emergono, per i chiarimenti, le critiche, le opinioni diverse, per confrontare e confutare. Per questo usano il dialogo, sa lo usava anche Socrate – quello maieutico – per aiutare ognuno a partorire la propria verità. Usano la didattica laboratoriale e la classe capovolta in cui sono gli allievi a insegnare. Sanno che chiunque lo voglia fare deve studiare, studiare e ancora studiare, approfondire, ricercare, amare. Non parlano di ciò che non conoscono ma vengono narrati e guardati ogni giorno, attraverso gli strumenti pervasivi e le banalità del potere, che non ne sa di scuola se non per luoghi comuni, imbarazzante superficialità e volontà di distruzione di un bene comune.
Gli insegnanti sono trattati come asini, su cui si caricano tutti i pesi e i problemi del sociale devastato, che continuano con ostinazione a mandare avanti la loro scuola nonostante gli stipendi poveri, il dileggio e le bugie di chi li governa. Asini a cui bisogna ripetere la lezione perché non vogliono impararla. Ma gli asini, come si sa, tirano calci e quando sono maestri non sono disposti ad essere legati dove vuole il padrone, perché è proprio il padrone che non vogliono.
Don Milani diceva che il maestro deve essere per quanto può profeta, devescrutare i «segni dei tempi», indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso. Bene, noi insegnantiabbiamo scrutato molto bene i segni di questo tempo e vediamo chiaro già oggi le cose orribili del domani se il Disegno di legge scuola passerà, per questo rinviamo al mittente la sua lettera.
Ci sono tanti modi per insegnare, per questo le dedico i versi di Danilo Dolci, un vero grande Maestro, perché Lei Presidente, nel suo video, ha scelto il modo peggiore:
“C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’esser franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
Ciascuno cresce solo se sognato”.
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’esser franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
Ciascuno cresce solo se sognato”.
Per cortesia ci liberi dall’incubo della sua scuola che è buona solo per Lei.
Sempre vigili
venerdì 1 maggio 2015
Renzi...Io lo pago il mio dissenso!
Da Luigi Mazza, coordinatore nazionale GaE in ruolo - Non uno di
meno, una lettera indirizzata ai genitori degli alunni, dove spiega i motivi
degli insegnanti per l'adesione allo sciopero del 5 maggio.
Cara mamma, caro
papà,
ti
scrivo col cuore in mano, ti scrivo perché è giusto che tu sappia cosa succede
in questo periodo infuocato e storico, perché i tuoi figli fanno parte di
quella grande famiglia chiamata Scuola.
Sono
il maestro che ha accolto tuo figlio all'asilo (per noi è ancora asilo, anche
se adesso si chiama scuola dell'infanzia), colui al quale hai affidato il tuo
bene più prezioso per farlo crescere nei suoi primi rapporti sociali. Sono
quello che ha asciugato le sue lacrime, che lo ha coccolato, che lo ha fatto
sentire parte di un gruppo.
Sono
il maestro che ha insegnato a leggere ed a scrivere a tuo figlio, che lo ha
accompagnato negli anni più belli e spensierati, vedendolo crescere giorno dopo
giorno, fisicamente ed intellettualmente, lavorando con allegria, con empatia,
con il gioco, cercando di sorprenderlo, suscitando meraviglia per le cose del
mondo.
Sono
il professore che ha aiutato tuo figlio nell'età difficile dell'adolescenza,
cercando di stare in equilibrio fra ansia, emotività, paure, passioni, lotta.
Quello per cui tuo figlio non era un numero dell'elenco ma un nome, un volto,
una personalità, e poi sogni, speranze, problematiche. Sono l'insegnante che ha
cercato di indicare la via per affrontare la vita oltre la scuola, che ha
cercato di formare uomini e donne liberi, consapevoli, cittadini e non sudditi.
Sono quello che lo ha visto il giorno del diploma, impaurito, ansioso e poi
felice.
Sono
l'insegnante che ogni volta che parla dei suoi alunni, passati e presenti, li
indica sempre come "i miei ragazzi", e sarà così per sempre.
Oggi
combattiamo una dura lotta per il nostro futuro e chiediamo il tuo aiuto, il
tuo sostegno, la tua forza. Ti chiediamo di starci vicino perché da questa
battaglia dipende tutta la nostra vita, una linea sottile divide la
sopravvivenza dalla disoccupazione.
Ma
per chiedere il tuo aiuto devo spiegarti i motivi della nostra protesta.
Il
disegno di legge presentato dal governo presenta tante criticità ed è un
attacco mortale alla scuola pubblica.
Il
Governo ha pianificato una sorta di scuola-azienda con presidi-manager che
avranno un potere immenso, potranno scegliere gli insegnanti dei tuoi figli da
una sorta di "panchina virtuale" chiamata Albo territoriale, dove noi
insegnanti saremo inseriti. Da questi albi prenderanno i docenti per inserirli
nelle loro scuole, ma non per sempre, per piani triennali, quindi potrà
capitare che i tuoi figli avranno un insegnante a cui si affezioneranno, che li
renderà felici di andare a scuola e dopo tre anni lo vedranno sparire nel
nulla, riposizionato nell'albo territoriale in attesa che un "buon
preside" lo richiami da qualche altra parte, magari lontano centinaia di
chilometri. O potrà capitare che si ritroverà ad insegnare materie affini. Tuo
figlio innanzitutto ha bisogno di insegnanti competenti.
La
scuola statale, quella che tuo figlio frequenta ogni giorno per anni ed anni,
avrà sempre meno fondi; si legge, infatti, sul piano della "Buona
Scuola" che: "Le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a
colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola". Questo
significa che non son previsti ulteriori investimenti pubblici, c'è scritto
chiaramente che "i limiti saranno quelli delle risorse disponibili",
e che saranno i privati a investire sulla scuola.
Ma
questo, sai bene, porterà a scuole di serie A e scuole di serie B, o C
addirittura. Immagina quanti investimenti privati in zone ricche del Paese, ma
chi investirà nelle zone depresse? Chi investirà nei quartieri di periferia
della tua città? Nessuno. Ci saranno scuole gioiello e scuole che cadono a
pezzi. Ma tuo figlio deve avere le stesse possibilità, in qualunque zona
d'Italia è nato. E quale sarà il risultato? Ci saranno sempre più scuole private
e scuole statali extralusso per i figli dei ricchi e le scuole disastrate per
tutti gli altri. Una riforma che crea diseguaglianza sociale quindi, che crea
discriminazione territoriale.
E
chi pagherà questi mancati investimenti dello Stato? Li pagherai tu. Li
pagheranno le famiglie che già pagano tanto per mandare i figli a scuola. Tutto
questo è inaccettabile.
Per
non parlare dell'integrazione degli alunni disabili, che viene fortemente
limitata. Si sta portando il discorso più sul piano sanitario che scolastico. E
chi favorirà questa politica della non inclusione? I centri specializzati che
nasceranno e che allontaneranno gli alunni con Bisogni Educativi Speciali dalle
nostre scuole. Ragazzi e ragazze che invece han bisogno di stare a contatto con
i compagni, han bisogno di vivere la normalità della scuola, han bisogno di
vivere un'esperienza unica ed irripetibile come solo la Scuola sa essere.
Il
Governo ha tentato di far passare una riforma reazionaria per una riforma
rivoluzionaria. In televisione, sui giornali, son passati messaggi falsi,
messaggi che prospettano una scuola nuova, migliore, mentre la realtà dice che
la scuola sarà distrutta.
Noi
vogliamo una scuola "Buona", una scuola dove i tuoi figli vivano
serenamente ed in armonia, una scuola dove si insegna la democrazia, la
solidarietà, la cooperazione, l'integrazione. Una scuola sicura, anche dal
punto di vista strutturale, una scuola con classi formate da un massimo di 23
alunni. Basta con le classi pollaio. Tuo figlio ha il diritto di essere seguito
non deve essere un numero qualsiasi in un elenco.
Ci
dicono che protestiamo senza motivo, che è assurdo protestare contro un governo
che ci vuole assumere, ma a che prezzo questa assunzione? Noi vogliamo
un'assunzione da cittadini non da sudditi. Abbiamo il diritto di non avere il
terrore di poter esprimere un parere contrario a quello del Dirigente
scolastico. Abbiamo il diritto d'insegnare liberamente, come l'articolo 33
della Costituzione ci garantisce. Abbiamo il diritto di vivere il nostro lavoro
con passione e non con angoscia.
Noi,
giorno 5 maggio, scenderemo in piazza contro questo DdL della vergogna.
E
protesteremo per noi, per i nostri alunni, per i genitori. Solo lottando
insieme avremo una scuola migliore.
Sempre vigili
venerdì 3 aprile 2015
Allevo un selvaggio...e che sarà mai?
Siamo sotto assedio.
Tutto normale. I "pargoli" hanno sempre ragione.
I Prof sono stronzi,insensibili,incompetenti.
E non importa se hanno sulle spalle 20,30 anni di "onorata" carriera,oggi sono rifiutati,attaccati e maltrattati.
Nessuno si assume la responsabilità di questo sfacelo,il Ministro parla di "ruolo sociale degli insegnanti",ma tutti i ministri e tutti i governi degli ultimi 20 anni hanno lavorato perchè ciò accadesse.
Tutti hanno voluto che quel ruolo fosse calpestato,umiliato e svilito!
Gli insegnanti sono pericolosi,lavorano per la formazione di menti critiche e libere, di teste pensanti...ma è proprio questo che non si vuole!
Sempre vigili
Tutto normale. I "pargoli" hanno sempre ragione.
I Prof sono stronzi,insensibili,incompetenti.
E non importa se hanno sulle spalle 20,30 anni di "onorata" carriera,oggi sono rifiutati,attaccati e maltrattati.
Nessuno si assume la responsabilità di questo sfacelo,il Ministro parla di "ruolo sociale degli insegnanti",ma tutti i ministri e tutti i governi degli ultimi 20 anni hanno lavorato perchè ciò accadesse.
Tutti hanno voluto che quel ruolo fosse calpestato,umiliato e svilito!
Gli insegnanti sono pericolosi,lavorano per la formazione di menti critiche e libere, di teste pensanti...ma è proprio questo che non si vuole!
Sempre vigili
Bullismo in gita, 14 sospesi. Le mamme: scuola esagerata, il castigo è
eccessivo
A Cuneo il caso in un liceo: ragazzo denudato, deriso e “addobbato con
delle caramelle. I genitori: perderanno l’anno. La preside replica: “Non era
uno scherzo, l’episodio è grave”
Bullismo, in un liceo di Cuneo sospesi 14 ragazzi
LORENZO BORATTO, GIANNI MARTINI
CUNEO
Gita scolastica a Roma. È notte. Quindici studenti si danno appuntamento in
una delle stanze d’albergo all’insaputa dei professori. Ci sono maschi e
femmine, hanno 15 e 16 anni. Giocano, discutono, ridono. Uno di loro viene
preso di mira: battute, vestiti che volano e, quando è nudo, la rasatura dei
peli. Spuntano le caramelle, i marshmallow, utilizzati come addobbo indecoroso
sul ragazzo che è sdraiato sul letto. Lui è stanco, forse hanno bevuto, vuole
essere lasciato in pace. Uno dei compagni utilizza il cellulare della vittima e
inizia a filmare. La scena non dura molto ma, al ritorno a Cuneo, la ripresa
inizia a circolare in tante classi del liceo, finisce tra le mani di un
professore e dei genitori del ragazzo.
“Per le mamme l’educazione non esiste e la scuola è solo un bene di
consumo”
Il pedagogista Benedetto Vertecchi interviene sul caso del liceo di Cuneo:
“La maggior parte dei genitori è interessata all’oggi, a non perdere l’anno. E
se poi tirano su un selvaggio, che sarà mai?”
RAFFAELLO MASCI
«Altro che difendermi! Ai tempi miei mio
padre mi avrebbe preso a calci». Di fronte a ragazzi colti in fallo e a mamme
indulgenti e arroccate sulla difensiva, la reazione degli adulti è –
immancabilmente – questa. Come testimonia, peraltro, il nostro sondaggio che
vede la quasi totalità del campione schierato con la scuola contro le mamme
mammone.
Benedetto Vertecchi, professore di
pedagogia nella terza università di Roma, ci aiuta a capire questo mammismo
iperprotettivo?
«Mi viene da pensare al film ”I nostri
ragazzi” di Ivano de Matteo. Lo conosceranno le mamme di Cuneo? E’ la storia di
due ragazzi che commettono un omicidio e l’atteggiamento dei genitori non è
quello di difenderli con una tutela legale, come sarebbe giusto e
comprensibile, ma di negare, insabbiare, rimuovere. Ma senza ricorrere per
forza ad una fiction, basta pensare a cosa accade quando un figlio viene
bocciato: la prima cosa a cui si pensa non è se il figlio ha studiato o no, ma
il ricorso al Tar».
Il figlio non va punito, insomma ?
«Il figlio. Solo il figlio, però. Gli
altri, invece, vanno puniti eccome. Siamo tutti irremovibili, consideriamo
tutti la legge infrangibile, eccetto che nel caso del figlio».
Non è stato sempre così, professore. Che
cosa è successo?
«E’ successo che c’è stata una perdita
della finalità dell’educazione. Mi spiego: l’educazione, e la scuola in questo
ambito, avevano una valenza di prospettiva. Io ti educo affinché tu possa avere
gli strumenti per affrontare la vita nel bene ma anche nelle contrarietà, nei
sacrifici, nelle asprezze di cui consta. A un certo punto – lo vogliamo datare?
Direi dalla fine degli anni Ottanta in poi – tutto questo si è perso. La scuola
non è stata più sentita come parte di un processo educativo orientato
all’esistenza, ma come un pacchetto di conoscenze che servivano a imparare
qualche cosa per trovare un lavoro e – magari – fare i soldi».
La scuola come bene di consumo?
«Esattamente. Io ho un figlio, gli compro
il motorino, il telefonino, la settimana bianca e anche quel prodotto
immateriale che si chiama scuola e che magari gli può servire, ma solo in una
logica utilitaristica e a breve. L’educazione per l’esistenza, e con essa la
responsabilità, sono scomparse. La scuola è un genere di consumo in più. Punto
e basta. E se utilizzando il giocattolo-scuola ci scappa un incidente, si
possono al massimo pagare i cocci. Ma la responsabilità no. Quella è troppo».
La vita però non funziona così. Questi
ragazzi un domani potrebbero essere chiamati ad assumersi delle responsabilità...
«Se l’educazione non serve alla vita ma solo per essere promossi quest’anno
e trovare un lavoretto l’anno prossimo, capisce bene che questo ragionamento
non ha senso. Per le mamme conta l’oggi. Il non perdere l’anno. E se poi tirano
su un selvaggio … che sarà mai?»
Studenti contro professori: così le nostre classi diventano
un ring
Da Modena a Catania, un’escalation
di aggressioni ai docenti. Qualcuno reagisce, altri gettano la spugna: “Nessuno
ci difende”
di CORRADO
ZUNINO
ROMA - L'ultima
umiliazione a Modena, poche ore fa. Ma questa volta, in classe, il prof
reagisce. Istituto professionale cittadino, fucina di bulli minorenni. Lezione
tecnica, la scuola non specifica quale. Uno studente inizia il suo show
irridente mentre l'insegnante spiega: pernacchie, rumori, applausi. Ha un
gruppo intorno, che sghignazza e incita: una claque, ogni mattina replica. Si
gasa il ragazzotto: si alza, lascia il banco e allunga un calcio nella schiena
del docente. L'insegnante si volta, avvista il secondo colpo e reagisce: mani
al collo dell'aggressore. Per allontanarlo. La classe urla, i due si staccano,
interviene il preside. Il prof stavolta promette una denuncia.
"Il ruolo sociale degli insegnanti italiani". Lo evoca ogni ministro
dell'Istruzione all'insediamento nella stanza nobile di viale di Trastevere.
Quel "ruolo sociale" calpestato, oggi, si fa spesso una semplice
questione di sicurezza. E di onore da difendere, nei rari casi in cui il prof
non abbassa la testa. Non c'è settimana che la provincia non racconti una
storia così. Episodi violenti crescenti in classe, in palestra, al portone.
Ragazzini che picchiano in branco vecchi insegnanti, genitori che assalgono
professori perché stavano educando i loro figli al vivere in comunità. Nella
vicina Reggio in una classe superiore del polo Makallè è arrivata la polizia a
sedare la rissa tra ragazzine. La prof di turno non c'era riuscita: aveva
rimediato uno schiaffone ed era finita al pronto soccorso.
Prepotenze prima sceneggiate, poi fatte esplodere nelle aule dei minorenni
italiani. Hanno a che fare con la considerazione bassa che il nostro paese in
dispersione scolastica cronica porta verso i suoi insegnanti e con l'idea
malvagia di rottamare chi è oltre i cinquanta: alligna in molti spiriti
giovani. È un'evidenza per tutti la confessione arresa di un docente di Novara,
oggi 64 anni, trentadue di insegnamento, che nel 2008 lasciò il mestiere dopo
un'aggressione subita da un sedicenne straniero. Era in terza media dopo due
bocciature. "Non potevo tornare in una scuola dove c'era un ragazzo che mi
aveva preso a pugni, minacciato di morte davanti a tutti e aveva poi ricevuto
una punizione blandissima ", ha raccontato l'ex professore Luigi Sergi.
Sono stato umiliato e nessuno mi ha difeso, dopo una vita spesa a formare
ragazzi ".
Lo scorso 16 ottobre un insegnante di educazione fisica di una media di
Acicatena, nel Catanese, è stato picchiato dal padre di un'alunna rimproverata
per aver usato il cellulare in palestra. Trentanove anni di professione,
l'ultima parte all'Istituto Guglielmino, il prof aveva invitato l'alunna a
interrompere la conversazione. La ragazzina ha continuato a parlare con il
fidanzato. Di più, ha passato il fidanzato all'insegnante, al telefono:
"Se non la smette di importunare la mia ragazza", ha minacciato il
giovane, "vengo lì e la massacro". Il docente è corso in
vicepresidenza, il vicepreside ha convocato la minorenne e quando sono usciti
dalla stanza si sono trovati davanti il padre della studentessa, già denunciato
per reati vari: insegnante e vicepreside sono stati travolti da una gragnuola
di colpi. A Castelfiorentino i genitori di un alunno della scuola media Bacci-
Ridolfi hanno aggredito la professoressa di matematica per il 5 dato al figlio
in pagella. A Sassari in quindici non si sono vergognati di assaltare un
docente universitario perché si era permesso, a passeggio con i figli, di
chiedere al branco di ammorbidire l'eloquio. "Avevo suggerito
atteggiamenti più rispettosi per il resto della comunità in cui vivono".
Diversi punti all'arcata sopraciliare, una spalla lussata. A Torre Annunziata,
media Parini-Rovigliano, un tredicenne ha colpito a schiaffi e pugni
l'insegnante di italiano, lei 40 anni, di Terzigno: gli aveva negato di andare
al bagno. I colpi sono stati così forti che la docente ha sbattuto la testa
contro una porta. Dieci giorni di sospensione e si riparte. "Siamo sotto
assedio di giovani allevati come criminali".
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