FRAGOROSO SILENZIO
venerdì 1 maggio 2015
Renzi...Io lo pago il mio dissenso!
Da Luigi Mazza, coordinatore nazionale GaE in ruolo - Non uno di
meno, una lettera indirizzata ai genitori degli alunni, dove spiega i motivi
degli insegnanti per l'adesione allo sciopero del 5 maggio.
Cara mamma, caro
papà,
ti
scrivo col cuore in mano, ti scrivo perché è giusto che tu sappia cosa succede
in questo periodo infuocato e storico, perché i tuoi figli fanno parte di
quella grande famiglia chiamata Scuola.
Sono
il maestro che ha accolto tuo figlio all'asilo (per noi è ancora asilo, anche
se adesso si chiama scuola dell'infanzia), colui al quale hai affidato il tuo
bene più prezioso per farlo crescere nei suoi primi rapporti sociali. Sono
quello che ha asciugato le sue lacrime, che lo ha coccolato, che lo ha fatto
sentire parte di un gruppo.
Sono
il maestro che ha insegnato a leggere ed a scrivere a tuo figlio, che lo ha
accompagnato negli anni più belli e spensierati, vedendolo crescere giorno dopo
giorno, fisicamente ed intellettualmente, lavorando con allegria, con empatia,
con il gioco, cercando di sorprenderlo, suscitando meraviglia per le cose del
mondo.
Sono
il professore che ha aiutato tuo figlio nell'età difficile dell'adolescenza,
cercando di stare in equilibrio fra ansia, emotività, paure, passioni, lotta.
Quello per cui tuo figlio non era un numero dell'elenco ma un nome, un volto,
una personalità, e poi sogni, speranze, problematiche. Sono l'insegnante che ha
cercato di indicare la via per affrontare la vita oltre la scuola, che ha
cercato di formare uomini e donne liberi, consapevoli, cittadini e non sudditi.
Sono quello che lo ha visto il giorno del diploma, impaurito, ansioso e poi
felice.
Sono
l'insegnante che ogni volta che parla dei suoi alunni, passati e presenti, li
indica sempre come "i miei ragazzi", e sarà così per sempre.
Oggi
combattiamo una dura lotta per il nostro futuro e chiediamo il tuo aiuto, il
tuo sostegno, la tua forza. Ti chiediamo di starci vicino perché da questa
battaglia dipende tutta la nostra vita, una linea sottile divide la
sopravvivenza dalla disoccupazione.
Ma
per chiedere il tuo aiuto devo spiegarti i motivi della nostra protesta.
Il
disegno di legge presentato dal governo presenta tante criticità ed è un
attacco mortale alla scuola pubblica.
Il
Governo ha pianificato una sorta di scuola-azienda con presidi-manager che
avranno un potere immenso, potranno scegliere gli insegnanti dei tuoi figli da
una sorta di "panchina virtuale" chiamata Albo territoriale, dove noi
insegnanti saremo inseriti. Da questi albi prenderanno i docenti per inserirli
nelle loro scuole, ma non per sempre, per piani triennali, quindi potrà
capitare che i tuoi figli avranno un insegnante a cui si affezioneranno, che li
renderà felici di andare a scuola e dopo tre anni lo vedranno sparire nel
nulla, riposizionato nell'albo territoriale in attesa che un "buon
preside" lo richiami da qualche altra parte, magari lontano centinaia di
chilometri. O potrà capitare che si ritroverà ad insegnare materie affini. Tuo
figlio innanzitutto ha bisogno di insegnanti competenti.
La
scuola statale, quella che tuo figlio frequenta ogni giorno per anni ed anni,
avrà sempre meno fondi; si legge, infatti, sul piano della "Buona
Scuola" che: "Le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a
colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola". Questo
significa che non son previsti ulteriori investimenti pubblici, c'è scritto
chiaramente che "i limiti saranno quelli delle risorse disponibili",
e che saranno i privati a investire sulla scuola.
Ma
questo, sai bene, porterà a scuole di serie A e scuole di serie B, o C
addirittura. Immagina quanti investimenti privati in zone ricche del Paese, ma
chi investirà nelle zone depresse? Chi investirà nei quartieri di periferia
della tua città? Nessuno. Ci saranno scuole gioiello e scuole che cadono a
pezzi. Ma tuo figlio deve avere le stesse possibilità, in qualunque zona
d'Italia è nato. E quale sarà il risultato? Ci saranno sempre più scuole private
e scuole statali extralusso per i figli dei ricchi e le scuole disastrate per
tutti gli altri. Una riforma che crea diseguaglianza sociale quindi, che crea
discriminazione territoriale.
E
chi pagherà questi mancati investimenti dello Stato? Li pagherai tu. Li
pagheranno le famiglie che già pagano tanto per mandare i figli a scuola. Tutto
questo è inaccettabile.
Per
non parlare dell'integrazione degli alunni disabili, che viene fortemente
limitata. Si sta portando il discorso più sul piano sanitario che scolastico. E
chi favorirà questa politica della non inclusione? I centri specializzati che
nasceranno e che allontaneranno gli alunni con Bisogni Educativi Speciali dalle
nostre scuole. Ragazzi e ragazze che invece han bisogno di stare a contatto con
i compagni, han bisogno di vivere la normalità della scuola, han bisogno di
vivere un'esperienza unica ed irripetibile come solo la Scuola sa essere.
Il
Governo ha tentato di far passare una riforma reazionaria per una riforma
rivoluzionaria. In televisione, sui giornali, son passati messaggi falsi,
messaggi che prospettano una scuola nuova, migliore, mentre la realtà dice che
la scuola sarà distrutta.
Noi
vogliamo una scuola "Buona", una scuola dove i tuoi figli vivano
serenamente ed in armonia, una scuola dove si insegna la democrazia, la
solidarietà, la cooperazione, l'integrazione. Una scuola sicura, anche dal
punto di vista strutturale, una scuola con classi formate da un massimo di 23
alunni. Basta con le classi pollaio. Tuo figlio ha il diritto di essere seguito
non deve essere un numero qualsiasi in un elenco.
Ci
dicono che protestiamo senza motivo, che è assurdo protestare contro un governo
che ci vuole assumere, ma a che prezzo questa assunzione? Noi vogliamo
un'assunzione da cittadini non da sudditi. Abbiamo il diritto di non avere il
terrore di poter esprimere un parere contrario a quello del Dirigente
scolastico. Abbiamo il diritto d'insegnare liberamente, come l'articolo 33
della Costituzione ci garantisce. Abbiamo il diritto di vivere il nostro lavoro
con passione e non con angoscia.
Noi,
giorno 5 maggio, scenderemo in piazza contro questo DdL della vergogna.
E
protesteremo per noi, per i nostri alunni, per i genitori. Solo lottando
insieme avremo una scuola migliore.
Sempre vigili
venerdì 3 aprile 2015
Allevo un selvaggio...e che sarà mai?
Siamo sotto assedio.
Tutto normale. I "pargoli" hanno sempre ragione.
I Prof sono stronzi,insensibili,incompetenti.
E non importa se hanno sulle spalle 20,30 anni di "onorata" carriera,oggi sono rifiutati,attaccati e maltrattati.
Nessuno si assume la responsabilità di questo sfacelo,il Ministro parla di "ruolo sociale degli insegnanti",ma tutti i ministri e tutti i governi degli ultimi 20 anni hanno lavorato perchè ciò accadesse.
Tutti hanno voluto che quel ruolo fosse calpestato,umiliato e svilito!
Gli insegnanti sono pericolosi,lavorano per la formazione di menti critiche e libere, di teste pensanti...ma è proprio questo che non si vuole!
Sempre vigili
Tutto normale. I "pargoli" hanno sempre ragione.
I Prof sono stronzi,insensibili,incompetenti.
E non importa se hanno sulle spalle 20,30 anni di "onorata" carriera,oggi sono rifiutati,attaccati e maltrattati.
Nessuno si assume la responsabilità di questo sfacelo,il Ministro parla di "ruolo sociale degli insegnanti",ma tutti i ministri e tutti i governi degli ultimi 20 anni hanno lavorato perchè ciò accadesse.
Tutti hanno voluto che quel ruolo fosse calpestato,umiliato e svilito!
Gli insegnanti sono pericolosi,lavorano per la formazione di menti critiche e libere, di teste pensanti...ma è proprio questo che non si vuole!
Sempre vigili
Bullismo in gita, 14 sospesi. Le mamme: scuola esagerata, il castigo è
eccessivo
A Cuneo il caso in un liceo: ragazzo denudato, deriso e “addobbato con
delle caramelle. I genitori: perderanno l’anno. La preside replica: “Non era
uno scherzo, l’episodio è grave”
Bullismo, in un liceo di Cuneo sospesi 14 ragazzi
LORENZO BORATTO, GIANNI MARTINI
CUNEO
Gita scolastica a Roma. È notte. Quindici studenti si danno appuntamento in
una delle stanze d’albergo all’insaputa dei professori. Ci sono maschi e
femmine, hanno 15 e 16 anni. Giocano, discutono, ridono. Uno di loro viene
preso di mira: battute, vestiti che volano e, quando è nudo, la rasatura dei
peli. Spuntano le caramelle, i marshmallow, utilizzati come addobbo indecoroso
sul ragazzo che è sdraiato sul letto. Lui è stanco, forse hanno bevuto, vuole
essere lasciato in pace. Uno dei compagni utilizza il cellulare della vittima e
inizia a filmare. La scena non dura molto ma, al ritorno a Cuneo, la ripresa
inizia a circolare in tante classi del liceo, finisce tra le mani di un
professore e dei genitori del ragazzo.
“Per le mamme l’educazione non esiste e la scuola è solo un bene di
consumo”
Il pedagogista Benedetto Vertecchi interviene sul caso del liceo di Cuneo:
“La maggior parte dei genitori è interessata all’oggi, a non perdere l’anno. E
se poi tirano su un selvaggio, che sarà mai?”
RAFFAELLO MASCI
«Altro che difendermi! Ai tempi miei mio
padre mi avrebbe preso a calci». Di fronte a ragazzi colti in fallo e a mamme
indulgenti e arroccate sulla difensiva, la reazione degli adulti è –
immancabilmente – questa. Come testimonia, peraltro, il nostro sondaggio che
vede la quasi totalità del campione schierato con la scuola contro le mamme
mammone.
Benedetto Vertecchi, professore di
pedagogia nella terza università di Roma, ci aiuta a capire questo mammismo
iperprotettivo?
«Mi viene da pensare al film ”I nostri
ragazzi” di Ivano de Matteo. Lo conosceranno le mamme di Cuneo? E’ la storia di
due ragazzi che commettono un omicidio e l’atteggiamento dei genitori non è
quello di difenderli con una tutela legale, come sarebbe giusto e
comprensibile, ma di negare, insabbiare, rimuovere. Ma senza ricorrere per
forza ad una fiction, basta pensare a cosa accade quando un figlio viene
bocciato: la prima cosa a cui si pensa non è se il figlio ha studiato o no, ma
il ricorso al Tar».
Il figlio non va punito, insomma ?
«Il figlio. Solo il figlio, però. Gli
altri, invece, vanno puniti eccome. Siamo tutti irremovibili, consideriamo
tutti la legge infrangibile, eccetto che nel caso del figlio».
Non è stato sempre così, professore. Che
cosa è successo?
«E’ successo che c’è stata una perdita
della finalità dell’educazione. Mi spiego: l’educazione, e la scuola in questo
ambito, avevano una valenza di prospettiva. Io ti educo affinché tu possa avere
gli strumenti per affrontare la vita nel bene ma anche nelle contrarietà, nei
sacrifici, nelle asprezze di cui consta. A un certo punto – lo vogliamo datare?
Direi dalla fine degli anni Ottanta in poi – tutto questo si è perso. La scuola
non è stata più sentita come parte di un processo educativo orientato
all’esistenza, ma come un pacchetto di conoscenze che servivano a imparare
qualche cosa per trovare un lavoro e – magari – fare i soldi».
La scuola come bene di consumo?
«Esattamente. Io ho un figlio, gli compro
il motorino, il telefonino, la settimana bianca e anche quel prodotto
immateriale che si chiama scuola e che magari gli può servire, ma solo in una
logica utilitaristica e a breve. L’educazione per l’esistenza, e con essa la
responsabilità, sono scomparse. La scuola è un genere di consumo in più. Punto
e basta. E se utilizzando il giocattolo-scuola ci scappa un incidente, si
possono al massimo pagare i cocci. Ma la responsabilità no. Quella è troppo».
La vita però non funziona così. Questi
ragazzi un domani potrebbero essere chiamati ad assumersi delle responsabilità...
«Se l’educazione non serve alla vita ma solo per essere promossi quest’anno
e trovare un lavoretto l’anno prossimo, capisce bene che questo ragionamento
non ha senso. Per le mamme conta l’oggi. Il non perdere l’anno. E se poi tirano
su un selvaggio … che sarà mai?»
Studenti contro professori: così le nostre classi diventano
un ring
Da Modena a Catania, un’escalation
di aggressioni ai docenti. Qualcuno reagisce, altri gettano la spugna: “Nessuno
ci difende”
di CORRADO
ZUNINO
ROMA - L'ultima
umiliazione a Modena, poche ore fa. Ma questa volta, in classe, il prof
reagisce. Istituto professionale cittadino, fucina di bulli minorenni. Lezione
tecnica, la scuola non specifica quale. Uno studente inizia il suo show
irridente mentre l'insegnante spiega: pernacchie, rumori, applausi. Ha un
gruppo intorno, che sghignazza e incita: una claque, ogni mattina replica. Si
gasa il ragazzotto: si alza, lascia il banco e allunga un calcio nella schiena
del docente. L'insegnante si volta, avvista il secondo colpo e reagisce: mani
al collo dell'aggressore. Per allontanarlo. La classe urla, i due si staccano,
interviene il preside. Il prof stavolta promette una denuncia.
"Il ruolo sociale degli insegnanti italiani". Lo evoca ogni ministro
dell'Istruzione all'insediamento nella stanza nobile di viale di Trastevere.
Quel "ruolo sociale" calpestato, oggi, si fa spesso una semplice
questione di sicurezza. E di onore da difendere, nei rari casi in cui il prof
non abbassa la testa. Non c'è settimana che la provincia non racconti una
storia così. Episodi violenti crescenti in classe, in palestra, al portone.
Ragazzini che picchiano in branco vecchi insegnanti, genitori che assalgono
professori perché stavano educando i loro figli al vivere in comunità. Nella
vicina Reggio in una classe superiore del polo Makallè è arrivata la polizia a
sedare la rissa tra ragazzine. La prof di turno non c'era riuscita: aveva
rimediato uno schiaffone ed era finita al pronto soccorso.
Prepotenze prima sceneggiate, poi fatte esplodere nelle aule dei minorenni
italiani. Hanno a che fare con la considerazione bassa che il nostro paese in
dispersione scolastica cronica porta verso i suoi insegnanti e con l'idea
malvagia di rottamare chi è oltre i cinquanta: alligna in molti spiriti
giovani. È un'evidenza per tutti la confessione arresa di un docente di Novara,
oggi 64 anni, trentadue di insegnamento, che nel 2008 lasciò il mestiere dopo
un'aggressione subita da un sedicenne straniero. Era in terza media dopo due
bocciature. "Non potevo tornare in una scuola dove c'era un ragazzo che mi
aveva preso a pugni, minacciato di morte davanti a tutti e aveva poi ricevuto
una punizione blandissima ", ha raccontato l'ex professore Luigi Sergi.
Sono stato umiliato e nessuno mi ha difeso, dopo una vita spesa a formare
ragazzi ".
Lo scorso 16 ottobre un insegnante di educazione fisica di una media di
Acicatena, nel Catanese, è stato picchiato dal padre di un'alunna rimproverata
per aver usato il cellulare in palestra. Trentanove anni di professione,
l'ultima parte all'Istituto Guglielmino, il prof aveva invitato l'alunna a
interrompere la conversazione. La ragazzina ha continuato a parlare con il
fidanzato. Di più, ha passato il fidanzato all'insegnante, al telefono:
"Se non la smette di importunare la mia ragazza", ha minacciato il
giovane, "vengo lì e la massacro". Il docente è corso in
vicepresidenza, il vicepreside ha convocato la minorenne e quando sono usciti
dalla stanza si sono trovati davanti il padre della studentessa, già denunciato
per reati vari: insegnante e vicepreside sono stati travolti da una gragnuola
di colpi. A Castelfiorentino i genitori di un alunno della scuola media Bacci-
Ridolfi hanno aggredito la professoressa di matematica per il 5 dato al figlio
in pagella. A Sassari in quindici non si sono vergognati di assaltare un
docente universitario perché si era permesso, a passeggio con i figli, di
chiedere al branco di ammorbidire l'eloquio. "Avevo suggerito
atteggiamenti più rispettosi per il resto della comunità in cui vivono".
Diversi punti all'arcata sopraciliare, una spalla lussata. A Torre Annunziata,
media Parini-Rovigliano, un tredicenne ha colpito a schiaffi e pugni
l'insegnante di italiano, lei 40 anni, di Terzigno: gli aveva negato di andare
al bagno. I colpi sono stati così forti che la docente ha sbattuto la testa
contro una porta. Dieci giorni di sospensione e si riparte. "Siamo sotto
assedio di giovani allevati come criminali".
sabato 28 marzo 2015
Ministro Poletti,impari da Matteo Saudino.
Scuola, Poletti: “Troppi 3 mesi di vacanza, il tema è da discutere”
Il
ministro del Lavoro: magari uno potrebbe essere passato a fare formazione. C’è
l’ok dei presidi. La Rete Studenti: «Dibattito folle, fuori dalla realtà»
Quelle
lunghe estati da giugno a settembre, con le giornate da riempire e, per i più
volenterosi, a fare i compiti tra un’uscita con gli amici, una dormita fino a
tardi, una gita in montagna e un tuffo in mare o in piscina. Le abbiamo vissuti
tutti, quel bellissimo dolce far niente, proprio lì sul confine della noia, con
il sole alto nel cielo. I ragazzi di oggi potrebbero dire loro addio, se la
riflessione del ministro del Lavoro Giuliano Poletti diventasse qualcosa in più
che un pensiero ad alta voce. «Un mese di vacanza va bene. Ma non c’è un
obbligo di farne tre - ha infatti detto Poletti ad un convegno a Firenze sui
fondi sociali europei -. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione.
Una discussione che va affrontata». «I miei figli d’estate sono sempre andati
al magazzino della frutta a spostare le casse ha ricordato -. Sono venuti su normali,
non sono speciali». Con buona pace di chi in estate ha amato oziare.
"Lo ammetto: faccio il docente
per fare tre mesi di vacanza.”
Egregio Ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere. Mi sono laureato, ho preso due abilitazioni a numero chiuso, ho fatto un concorso nazionale e sono precario da 13 anni (assunto il primo di settembre e licenziato il 30 giugno) non tanto perché volevo far l'insegnante, ma per godermi tre mesi di vacanze estive, oltre ovviamente a quelle natalizie, pasquali, di carnevale e ai ponti dei santi, dell'immacolata, del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno. Peccato non si stia a casa anche il giorno della festa della mamma, del papà, della donna e magari dei nonni.
Egregio ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere, la volgarità e la disonestà intellettuale che caratterizza lei e tutto il governo Renzi è squallida e imbarazzante, sintomo di un paese sempre più allo sbando, retto da personaggi di piccolo cabotaggio, corrotti, prepotenti e mediocri.
Probabilmente signor Ministro lei è troppo impegnato in cene e feste con importanti esponenti di Mafia Capitale per conoscere la professione dei docenti e la realtà in cui vivono gli studenti italiani; altrimenti saprebbe che il numero di giorni di scuola in Italia è pari a quello dei principali stati europei (Germania, Francia, Spagna. ..). Le vacanze sono solo distribuite in modo diverso. Se conoscesse le condizioni in cui versano gli edifici scolastici italiani e l'ubicazione geografica del Paese che governa, saprebbe, inoltre, che andare a scuola a luglio e agosto nella maggior parte delle città (Napoli, Bari, Palermo, Roma, Sassari, Milano) sarebbe impossibile.
Infine, signor Ministro, le ricordo che ormai anche il mio macellaio di fiducia (purtroppo sono carnivoro) non pensa che un insegnante faccia tre mesi di vacanza. Tra esami di stato, esami di riparazione, riunioni e programmazione le ferie dei docenti (trenta giorni più le domeniche) si concentrano per lo più da metà luglio al 31 agosto.
Comunque Egregio Ministro e Esimio Premier, fate bene ad umiliare costantemente noi insegnanti. Ce lo meritiamo. Negli ultimi decenni abbiamo accettato tutto supinamente: blocco salariale, classi pollaio, precarietà, aumento dell'orario di lavoro, edifici insicuri, cattedre spezzatino e concorsi truffa. Ed ora, sprezzanti ma con il sorriso sulle labbre, state realizzando la privatizzazione della scuola e la sua trasformazione in un'azienda senza che il corpo docente italiano dia un sussulto di vitalità. Tra chi aspetta la pensione e chi pensa che un salario fisso anche se basso è meglio che niente, tra chi è stanco di lottare e chi si considera intellettuale, tra chi "tanto mio marito è un dirigente o libero professionista" e chi è solo e disperato, tra chi "o si blocca il paese per settimane o uno sciopero non serve a nulla" e chi " ora servirebbe la rivoluzione", gli insegnanti stanno assistendo inerti e rassegnati alla lenta morte della scuola pubblica, democratica e costituzionale.
Il nostro silenzio è complice. E non basta più (se mai è servito a qualcosa) sfogarsi solo sui social network.
Per chi non si vuole arrendere non vi è altra strada che la lotta, per la nostra dignità e per il futuro dei nostri figli e dei nostri studenti.
Una terza via non ci è data."
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere. Mi sono laureato, ho preso due abilitazioni a numero chiuso, ho fatto un concorso nazionale e sono precario da 13 anni (assunto il primo di settembre e licenziato il 30 giugno) non tanto perché volevo far l'insegnante, ma per godermi tre mesi di vacanze estive, oltre ovviamente a quelle natalizie, pasquali, di carnevale e ai ponti dei santi, dell'immacolata, del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno. Peccato non si stia a casa anche il giorno della festa della mamma, del papà, della donna e magari dei nonni.
Egregio ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere, la volgarità e la disonestà intellettuale che caratterizza lei e tutto il governo Renzi è squallida e imbarazzante, sintomo di un paese sempre più allo sbando, retto da personaggi di piccolo cabotaggio, corrotti, prepotenti e mediocri.
Probabilmente signor Ministro lei è troppo impegnato in cene e feste con importanti esponenti di Mafia Capitale per conoscere la professione dei docenti e la realtà in cui vivono gli studenti italiani; altrimenti saprebbe che il numero di giorni di scuola in Italia è pari a quello dei principali stati europei (Germania, Francia, Spagna. ..). Le vacanze sono solo distribuite in modo diverso. Se conoscesse le condizioni in cui versano gli edifici scolastici italiani e l'ubicazione geografica del Paese che governa, saprebbe, inoltre, che andare a scuola a luglio e agosto nella maggior parte delle città (Napoli, Bari, Palermo, Roma, Sassari, Milano) sarebbe impossibile.
Infine, signor Ministro, le ricordo che ormai anche il mio macellaio di fiducia (purtroppo sono carnivoro) non pensa che un insegnante faccia tre mesi di vacanza. Tra esami di stato, esami di riparazione, riunioni e programmazione le ferie dei docenti (trenta giorni più le domeniche) si concentrano per lo più da metà luglio al 31 agosto.
Comunque Egregio Ministro e Esimio Premier, fate bene ad umiliare costantemente noi insegnanti. Ce lo meritiamo. Negli ultimi decenni abbiamo accettato tutto supinamente: blocco salariale, classi pollaio, precarietà, aumento dell'orario di lavoro, edifici insicuri, cattedre spezzatino e concorsi truffa. Ed ora, sprezzanti ma con il sorriso sulle labbre, state realizzando la privatizzazione della scuola e la sua trasformazione in un'azienda senza che il corpo docente italiano dia un sussulto di vitalità. Tra chi aspetta la pensione e chi pensa che un salario fisso anche se basso è meglio che niente, tra chi è stanco di lottare e chi si considera intellettuale, tra chi "tanto mio marito è un dirigente o libero professionista" e chi è solo e disperato, tra chi "o si blocca il paese per settimane o uno sciopero non serve a nulla" e chi " ora servirebbe la rivoluzione", gli insegnanti stanno assistendo inerti e rassegnati alla lenta morte della scuola pubblica, democratica e costituzionale.
Il nostro silenzio è complice. E non basta più (se mai è servito a qualcosa) sfogarsi solo sui social network.
Per chi non si vuole arrendere non vi è altra strada che la lotta, per la nostra dignità e per il futuro dei nostri figli e dei nostri studenti.
Una terza via non ci è data."
Matteo Saudino, docente di storia e
filosofia a Torino.
Libero pensatore e cittadino del mondo.
Libero pensatore e cittadino del mondo.
SEMPRE VIGILI
mercoledì 4 marzo 2015
Niki Aprile Gatti...azzeriamo tutto?
Ho sempre pensato che il potere della magistratura, nel nostro paese,è un potere devastante per i cittadini; e oggi lo è ancora di più perchè è un mondo sordo e cieco di fronte ai diritti, se aggiungiamo poi che tra i magistrati ci sono sceriffi con un super ego straripante legittimati da forze dell’ordine incompetenti e repressive e da una politica legata a doppio taglio con la magistratura,otteniamo un sistema che diventa paranoico e ultra repressivo…forse solo così si può spiegare l’oscenità della custodia cautelare.
Così come è pensata la magistratura sta diventando veramente il male della democrazia,disparità di trattamento,incertezza del diritto, interpretazioni di leggi con svariati distinguo e ardimentose letture.
Distinguo non solo tra tribunali diversi ma anche tra sezioni diverse,una vera giungla dove il cittadino è costretto alla caccia di un giudice capace.
Il dramma è che questi sceriffi non si rendono conto che per le loro perverse interpretazioni e per le loro letture fantasiose un cittadino ne fa le spese e a volte non sono semplici o recuperabili eventi, ma sono tragedie…come per Niki…
Così come è pensata la magistratura sta diventando veramente il male della democrazia,disparità di trattamento,incertezza del diritto, interpretazioni di leggi con svariati distinguo e ardimentose letture.
Distinguo non solo tra tribunali diversi ma anche tra sezioni diverse,una vera giungla dove il cittadino è costretto alla caccia di un giudice capace.
Il dramma è che questi sceriffi non si rendono conto che per le loro perverse interpretazioni e per le loro letture fantasiose un cittadino ne fa le spese e a volte non sono semplici o recuperabili eventi, ma sono tragedie…come per Niki…
E ora venite a dire:
«Non potevamo
arrestare Niki», lui però è morto
La procura di Firenze che condusse nel 2008 l’operazione premium
da cui scaturì l’arresto di 17 persone – tra le quali Niki Aprile Gatti, morto
nel carcere di Sollicciano in circostanze poco chiare – non aveva competenza
sul caso. È quello che è emerso durante l’udienza preliminare della
settimana scorsa celebrata dopo ben sette anni dagli arresti preventivi.
Un caso clamoroso: i pm
fiorentini che nel 2008 spedirono in custodia cautelare decine di indagati – tra i quali pezzi grossi come Piero
Mancini, allora presidente dell’Arezzo e imprenditore di successo, e
Giovanni Cappietti – non
avevano competenza sul caso: spettava invece al la procura di Arezzo occuparsi
della presunta associazione a delinquere finalizzata alle truffe telematiche
con i numeri 899.
Una vicenda inquietante, un
tortuoso percorso giudiziario dalle tinte fosche se si pensa che nell’ambito di
quella inchiesta muore Niki Aprile Gatti.
Noi de Il Garantista abbiamo
raggiunto Ornella Gemini – la madre del ragazzo che da
anni lotta per avere verità e giustizia – e commenta la notizia con dolore: «Apprendo
che i giudici fiorentini nemmeno dovevano aprire l’inchiesta per cui Niki era
indagato, apprendo che eventualmente la procura doveva essere quella di Arezzo,
apprendo che riparte tutto da lì e che tutto ciò che si è svolto è stato
azzerato!».
Ornella Gemini a questo punto
continua con dolore e rabbia : «Azzerato?
Hanno azzerato anche mio figlio portandolo a Firenze. Ma a questo punto mi
domando se mio figlio a Sollicciano ci doveva stare, oppure non era il carcere
di competenza? Hanno azzerato il riciclaggio di denaro sporco a favore di
un’associazione mafiosa, azzerato tutto. Si riparte da zero. Come si azzerano i
presunti contatti con la mafia?».
La madre di Niki non si
dà pace: «Da zero? E mio figlio che era in custodia ”cautelare” come è
stato cautelato dallo stato Italiano? Portandolo in un carcere duro e
”lasciandogli” i lacci? Consegnandogli un telegramma che non avrebbero dovuto
ricevere visto che era in isolamento? Affiancandogli un avvocato che nulla
aveva a che fare con il nostro contesto? Mettendolo in cella da incensurato con
due detenuti ad alta pericolosità? Non consentendogli di fatto i contatti con
la famiglia? Cosa devo pensare. che se si fosse avvalso della facoltà di non
rispondere oggi sarebbe vivo? Devo pensare che è stato tutto un errore e che
tutto verrà archiviato o prescritto? E perché hanno svaligiato il suo
appartamento dopo la morte, queste persone cosa cercavano?».
Ornella continua: «Che azzerassero allora anche le
archiviazioni per suicidio! Visto che mio figlio mai si sarebbe suicidato, devo
pensare che non sono stati valutati a Firenze tutti gli elementi che avevano a
disposizione?». E
conclude: «Non ci ho creduto neppure per un attimo, così come non lo crede
chi ha conosciuto Niki in vita e chi ha avuto modo di conoscere la sua vicenda
attraverso il suo blog. Cosa devo pensare che ho perso un figlio che era la mia
vita per errore? Sono pronta ad azzerare tutto, fatemi tornare a casa mio
figlio, una casa in cui dal 24 giugno 2008 non si vive più!».
La vicenda di Niki Aprile Gatti
è piena di ombre. Muore
all’età di 26 anni nel carcere di Sollicciano il 24 giugno del 2008,
all’interno della cella numero 10, IV sezione. Era in carcerazione preventiva
da appena quattro giorni. Ufficialmente si sarebbe suicidato con un laccio
delle sue scarpe annodato alla grata della finestra del bagno.
Ma per i familiari ci sono
elementi e discordanze che fanno pensare a un suicidio simulato: il
verbale del carcere attesta
un sereno dialogo tra Niki e un agente alle ore 10 del 24 giugno, stessa
ora e data in cui la perizia indica la morte di Niki; c’è il dubbio sul fatto che un
laccio di scarpe possa sorreggere il peso di un uomo di 92 chilogrammi; ci sono testimonianze discordanti dei due compagni di cella; c’è la presenza illegittima dei
lacci di scarpe nella
cella con due detenuti autolesionisti e ad alta sorveglianza; l’autopsia in un
primo momento parla di impiccagione con strisce di jeans, nonostante l’evidenza
del segno sottilissimo sul collo e la restituzione dei medesimi pantaloni
intatti.
Niki Aprile Gatti viene
arrestato il 19 giugno del 2008 a San Marino, insieme ad altre diciassette
persone, con l’accusa di presunta frode informatica nell’ambito dell’inchiesta
Premium: incriminate
la Oscorp SpA (dove lavorava Niki), Orange, OT&T e Tms, tutte residenti a
San Marino; la Fly Net di Piero Mancini, Presidente dell’Arezzo Calcio,
più altre “società offshore” con sede a Londra.
L’inchiesta Premium è stata
avviata grazie alle denunce di migliaia di utenti di Firenze e Arezzo truffati
a causa della tariffa maggiorata degli 899 o attraverso connessioni illegali a
internet. Tale
inchiesta si è andata a intrecciare ad altre indagini che approdano al filone
perugino legato alle dichiarazioni
del pluripentito – e molto spesso smentito per le sue dichiarazioni fasulle –
Salvatore Menzo: mafia,
broker che viaggiavano tra Londra e l’Italia, business di compagnie
telefoniche, odor di riciclaggio riciclaggio di denaro sporco tramite società
finanziarie, omicidi, conoscenze importanti come un esponente importante della
Guardia di Finanza. Uno degli indagati dell’inchiesta Premium era stato intercettato
mentre parlava con il mafioso Salvatore Menzo per aiutarlo a riciclare il
denaro – si parla
di 55 milioni di euro – tramite lo Stato di San Marino.
Niki Aprile Gatti non
viene trasferito al carcere di Rimini così come avviene per gli altri 17 arrestati,
ma, solo fra tutti, presso quello di Sollicciano.
Al termine dell’interrogatorio
di garanzia, Niki è l’unico tra gli indagati a non avvalersi della facoltà di
non rispondere. Si dichiara innocente e vuole uscire dal carcere al più presto. Nonostante ciò, gli viene confermata la
custodia cautelare: poche ore più tardi, nella mattinata di martedì 24 giugno
2008, Niki viene trovato morto dai suoi compagni di stanza.
La madre, Ornella Gemini, viene
avvisata direttamente sul suo cellulare: rito inusuale e senza rispetto del
protocollo. Niki, secondo i familiari e gli avvocati, è stato ucciso
proprio perché, da innocente, forse poteva rivelare alcuni elementi che
avrebbero potuto creare enormi problemi.
Il Magistrato Lupi ha
archiviato definitivamente la morte di Niki come suicidio. Ma senza chiarire le
contraddizioni ben esposte dall’opposizione fatta dai familiari della vittima.
La prima opposizione fatta
dalla famiglia, tra l’altro, sparì misteriosamente nei meandri della Procura.Così
come sparirono i computer nell’appartamento di Niki a San Marino e che non
furono mai sequestrati dalla Procura di Firenze: ma Niki non era stato
arrestato e rinchiuso preventivamente in galera proprio per reati informatici? Ad oggi, domande senza risposta e con
un’altra inquietante notizia: la Procura di Firenze non era di competenza e il
processo si è azzerato. La prescrizione è vicina.
Possiate avere lunghi momenti di riflessione e di pentimento!
Ma dovreste essere"uomini" e non lo siete!
Sempre vigili
giovedì 19 febbraio 2015
Barbari...è un complimento!
Le nostre carceri sono gabbie dove annientare le persone,
gabbie per nascondere l'inascondibile,
luoghi del dolore che altre persone imbevute di ipocrisia preferiscono ignorare.
E poi quando accadono queste cose e leggiamo questi commenti ci si indigna...
Ipocriti...
Da: Corriere.it
Suicidio detenuto, sul profilo Fb degli agenti frasi
choc: «Uno in meno»
L’Alsippe, un sindacato della polizia penitenziaria,
pubblica un link sul suicidio di un detenuto di 39 anni nel carcere di Opera a
Milano. Si scatenano i commenti
di Redazione Online
I commenti alla notizia del suicidio in
carcere
shadow
L’Alsippe, l’Alleanza sindacale Polizia
Penitenziaria, pubblica il 15 febbraio un link sulla propria pagina Facebook. Si parla del suicidio di un detenuto nel carcere di Opera a Milano.
Un rumeno di 39 anni, condannato all’ergastolo per omicidio, si è impiccato
nella sua cella. Il Giornale della Polizia
Penitenziaria «condivide» a sua volta il link. E si scatenano i commenti:
«Ottimo speriamo abbia sofferto», esordisce un uomo che sul suo profilo Facebook
si qualifica come «ispettore presso il ministero della Giustizia». Passano una
quarantina di minuti e arriva il secondo commento: «Uno in meno». E ancora:
«Uno in meno, che sicuramente non avrebbe scontata la pena per intero, ci
sarebbe costato parecchi denari e che all’uscita avrebbe creato di nuovo
problemi. Spero che abbia sofferto. 3 mq a disposizione per qualcun’altro».
Parole testuali.
I commenti su
Fb
«Consiglio di mettere a disposizione più corde e sapone»
Seguono una ventina di altri commenti,
tutti su questo tono. E molti degli autori - dalle informazioni da loro stessi
riportate online - sembrano essere agenti. «Consiglio di mettere a disposizione
più corde e sapone», «Collega scala la conta», «Giustizia fu’ fatta. Ora ci
sarà la giustizia Divina a fare il resto», «Oh. Come sono dispiaciuto», «- 1
questo passo dovrebbero farlo in tanti così si risparmiano un po’ di soldi non vi
pare», «un rumeno in meno che aveva ammazzato un anziano......evviva», «1 de
meno. Che lo stato nu ha da magna. E x la conta 1 de meno», «Mi domando cosa
aspettino gli altri seguirne l’esempio, tutto da emulare». C’è chi prova ad
ammorbidire i toni: «Per piacere calma comprendo i disagi gravi del Vs.lavoro. Ma la morte
non si augura a nessuno. Grazie e buon lavoro dovete essere sempre angeli».
Replica immediata: «Lavora all’iterno (il commento è scritto così, ndr) di 1
Istituto. Poi vedrai. Specialmente extracomunitari. X questo mestiere devi ava
er core nero».
Dap: «Nel caso fossero poliziotti, prenderemo provvedimenti»
Luigi Pagano, vicecapo vicario del Dap
(Dipartimento amministrazionepenitenziaria)
di Roma, commenta la vicenda: «Stiamo facendo accertamenti per capire, intanto,
che sindacato è questo - spiega Pagano - e se effettivamente i commenti sono
stati scritti da agenti della polizia penitenziaria, risaliremo all’identità e
nel caso prenderemo gli opportuni provvedimenti». Pagano «stigmatizza tali
commenti e dichiarazioni»: «Se sono veramente agenti, interverremo».
Sappe: «Ignobile esultare per la morte di un detenuto»
Anche Donato Capece, segretario generale
del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, commenta i messaggi apparsi
su social network: «Esultare per la morte di un detenuto è cosa ignobile e
vergognosa. Il suicidio in carcere è sempre, oltre che una tragedia personale,
una sconfitta per lo Stato. E ci vuole rispetto umano e cristiano ancor prima
di quello istituzionale». Per Capece, «chi ha dato dimostrazione della sua
stupidità ed insensibilità se ne assumerà le responsabilità. Quel che è certo -
conclude il segretario del Sappe - è che non rappresentano affatto le donne e
gli uomini del Corpo Polizia Penitenziaria che ogni giorno lavorano nelle
carceri con professionalità, abnegazione ma soprattutto umanità».
Sempre vigili
martedì 3 febbraio 2015
Cani sciolti...
Questa volta non scrivo io...
Riporto il post interessantissimo di Paolo Franceschetti...
Riporto il post interessantissimo di Paolo Franceschetti...
Da :http://paolofranceschetti.blogspot.it/2015/02/benvenuto-presidente.html
Se non si nasconde la
testa nella sabbia…
Benvenuto Presidente
Ovvero: Il primo Presidente della
repubblica al mondo ad ammettere di essere eletto illegittimamente.
Dopo qualche ora dall’elezione di Mattarella ho messo un post su facebook che ha provocato giustamente qualche polemica. Il messaggio era questo:
Dopo qualche ora dall’elezione di Mattarella ho messo un post su facebook che ha provocato giustamente qualche polemica. Il messaggio era questo:
Mattarella. Mattarella. Dunque... mi
sovviene che a Palermo apparteneva alla squadra di Salvo Lima, Ciancimino, Calogero
Mannino. Mafia allo stato puro, anche se formalmente di correnti diverse, Ma
forse lui non se ne era accorto. si incontrò con padre Pintacuda e ebbe intensi
rapporti con Leoluca Orlando. Chi era Pintacuda? Il fondatore del cerisdi, un
centro studi fondato da Pintacuda e che era (ed è) in realtà un centro dei
servizi segreti, che sorge a Castel Utveggio, a Palermo. Quel centro da cui
partì la telefonata che avvertì Brusca che falcone arrivava a Punta Raisi, e da
cui fu azionato il telecomando della strage di Via D'Amelio. Ma forse
Mattarella non lo sapeva. Tutte queste cose lui non le sapeva e non le sa.
Magari era impegnato, o si era voltato dall'altra parte proprio in quel
momento.
Qualcuno ha fatto domande altri hanno
fatto precisazioni. In effetti sono stato troppo precipitoso volendo riassumere
un pensiero complesso e una storia altrettanto complessa in poche righe, senza
immaginarmi il gran numero di condivisioni (ma anche di conseguenti critiche)
che avrebbe avuto.
Allora precisiamo alcune cose.
Mattarella non era della corrente Andreottiana di Lima, ma della corrente De
Mitiana. Non era quindi, tecnicamente, un "amico" di Lima. Vero. Era
però, tecnicamente, un "amico" di Calogero Mannino, che ebbe ampi e
comprovati rapporti con la mafia finché un giorno il "sistema" non si
svegliò e decise di processarlo, probabilmente perché era diventato scomodo a
qualcuno.
Ed è vero che non era in intensi
rapporti con Leoluca Orlando. Per la precisione Mattarella viene dalla scuola
del gesuita Bartolomeo Sorge, da cui proveniva anche Padre Ennio Pintacuda che,
insieme a Orlando, furono i promotori della primavera di Palermo.
A un certo punto Sorge e Mattarella
presero le distanze da Pintacuda e Orlando.
Basti dire che Pintacuda fu il fondatore
del Cerisdi, il centro dei servizi segreti che sorge a Castel Utveggio e da cui
partì la telefonata che avvisò Brusca dell’arrivo di Falcone a Punta Raisi, e
da cui venne azionato il telecomando di via D’Amelio.
Ecco perché qualcuno, all’epoca, disse
“né con la mafia né con l’antimafia”.
Perché se eri contro la mafia ti
ammazzavano, come accadde a Boris Giuliano, Ninni Cassarà, Ciaccio Montalto e
tanti altri.
Ma ti ammazzavano anche se capivi che
l’antimafia non era meglio della mafia, come accadde a Borsellino.
La Palermo di allora era quella. O
stavi con la vecchia mafia, o con la nuova - molto più pericolosa e sottile -
di Orlando e Pintacuda.
Difficile capire da che parte stesse
Mattarella, ma quel che è certo è che lui questo sistema non l'ha mai
denunciato veramente.
Ma altrettanto certo è che questo
sistema lo conosce bene, se è vero che Mattarella è stato convocato come
testimone al processo per la trattativa stato - mafia.
Tante altre cose si potrebbero dire
allora di Mattarella. Ad esempio, la storia dei tre milioni dibuoni benzina che gli regalò Filippo Salamone imprenditore condannato per mafia
(Salamone sosteneva fossero decine di milioni). Oppure i discussi rapporti con
la mafia di suo padre Bernardo Mattarella (ma chi lavorava a Palermo in quegli
anni, come poteva non avere rapporti anche solo indiretti con la mafia?).
Ma tutto questo non sarebbe importante,
perché gli scheletri nell’armadio di precedenti Presidenti della Repubblica
sono molto peggiori.
In compenso ci sono diversi fiori
all'occhiello di questo nuovo presidente; fu uno dei pochissimi a opporsi alla
legge Mammì che sanciva di fatto un'illegalità e consegnava a Berlusconi il
monopolio televisivo del paese; si battè per abolire la leva obbligatoria
Chi ha raggiunto un grado di
consapevolezza di come funziona la politica (quindi chiunque vada oltre le
verità dei quotidiani e dei settimanali mainstream) sa che, chiunque fosse
stato eletto, non poteva essere una persona completamente pura senza
inquinamenti col potere. E sa che il vero problema dei politici più importanti
non sta tanto nella singola tangente presa o nella frequentazione, ovverosia
non sta tanto in ciò che il politico ha fatto, quanto in ciò che non ha fatto,
che non ha visto, e che non vedrà.
Le domande che mi pongo, quindi, non
sono “chi era suo padre? ha preso tangenti? chi ha frequentato a Palermo?”, ma
le seguenti:
“Mattarella si rende conto che il
problema a Palermo non è mai stata la mafia?”;
“questo Presidente vedrà che ci sono
centinaia di minori che scompaiono in Italia e di cui non se ne sa più
nulla?”;
"sa il Presidente che per molti
decenni in Sicilia erano quasi inesistenti le sparizioni di minori, proprio
grazie alla mafia, e che invece queste erano elevatissime al centro - nord?
Auspicherà mai un'inchiesta parlamentare su questo fenomeno?"
“si accorgerà dei dati ufficiali della
polizia di stato da cui risulta che tra minorenni e maggiorenni ne scompaiono
oltre un migliaio?”;
"essendo un giurista, si occuperà
degli scandalosi meccanismi giuridici che favoriscono Equitalia rendendo
impotente il cittadino e distruggendo l’economia italiana, e avvertirà che il
meccanismo processuale è incostituzionale?";
"si rende conto di quale sia
l’origine della crisi economica e ne denuncerà le cause prodigandosi per
trovare una soluzione, oppure farà finta che va tutto bene dicendo, come ho
letto su un delirante articolo dell’ANSA pochi giorni fa: 'Italia in ripresa,
la disoccupazione giovanile scende al 42%' (un dato inaudito, tenendo conto che
tra gli occupati ci sono anche quelli che guadagnano 300 o 400 euro nei call
center, alle casse dei supermercati o come commessi di negozi) ?”.
Farà qualcosa per queste realtà?
Staremo a vedere.
Credo che sia questo il problema.
E quindi, chiunque fosse salito al
Colle, non avrebbe cambiato nulla.
Per adesso, una cosa buona questo
presidente l'ha già fatta. Il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale, di cui
Matterella è stato membro, ha dichiarato illegittimo il sistema di votazione,
sostanzialmente affermando che tutto il parlamento è illegittimo, e quindi
implicitamente dichiarando che, giuridicamente, anche Renzi, ad esempio, occupa
un posto che non gli spetta. Ma va da sè che oggi anche l'elezione del
Presidente della Repubblica deve essere considerata costituzionalmente
illegittima.
In altre parole, abbiamo un Presidente
della Repubblica che, caso unico in Italia e forse al mondo, ha, di fatto,
affermato in un documento ufficiale quale una sentenza della Corte
Costituzionale, di essere un presidente illegittimo.
L'inizio non è male.
Non resta quindi che dire: “Benvenuto, Presidente… Speriamo solo che lei
sia un po’ meglio degli altri – assolutamente impresentabili anche nella
facciata, eccezion fatta per Rodotà – che erano stati proposti e che si ricordi
di suo fratello Piersanti, che è morto stritolato dall’assurdo sistema in cui
viviamo e che forse, da lassù, potrebbe darle qualche suggerimento, ora che per
lui il sistema apparirà tutto chiaro, anche nella sua follia”.
Da soli non si può far niente,
è giusto trovare una propria appartenenza,
un fondersi di idee e intenzioni
per distruggere un mondo di corruzioni;
per poter ricominciare
ci voglion nuovi volti
e non si può contare
sui cani sciolti.
Sempre vigili
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