FRAGOROSO SILENZIO

venerdì 1 maggio 2015

Renzi...Io lo pago il mio dissenso!









Verso il 5 Maggio

Da Luigi Mazza, coordinatore nazionale GaE in ruolo - Non uno di meno, una lettera indirizzata ai genitori degli alunni, dove spiega i motivi degli insegnanti per l'adesione allo sciopero del 5 maggio.


Cara mamma, caro papà,

ti scrivo col cuore in mano, ti scrivo perché è giusto che tu sappia cosa succede in questo periodo infuocato e storico, perché i tuoi figli fanno parte di quella grande famiglia chiamata Scuola.
Sono il maestro che ha accolto tuo figlio all'asilo (per noi è ancora asilo, anche se adesso si chiama scuola dell'infanzia), colui al quale hai affidato il tuo bene più prezioso per farlo crescere nei suoi primi rapporti sociali. Sono quello che ha asciugato le sue lacrime, che lo ha coccolato, che lo ha fatto sentire parte di un gruppo.
Sono il maestro che ha insegnato a leggere ed a scrivere a tuo figlio, che lo ha accompagnato negli anni più belli e spensierati, vedendolo crescere giorno dopo giorno, fisicamente ed intellettualmente, lavorando con allegria, con empatia, con il gioco, cercando di sorprenderlo, suscitando meraviglia per le cose del mondo.
Sono il professore che ha aiutato tuo figlio nell'età difficile dell'adolescenza, cercando di stare in equilibrio fra ansia, emotività, paure, passioni, lotta. Quello per cui tuo figlio non era un numero dell'elenco ma un nome, un volto, una personalità, e poi sogni, speranze, problematiche. Sono l'insegnante che ha cercato di indicare la via per affrontare la vita oltre la scuola, che ha cercato di formare uomini e donne liberi, consapevoli, cittadini e non sudditi. Sono quello che lo ha visto il giorno del diploma, impaurito, ansioso e poi felice.
Sono l'insegnante che ogni volta che parla dei suoi alunni, passati e presenti, li indica sempre come "i miei ragazzi", e sarà così per sempre.
Oggi combattiamo una dura lotta per il nostro futuro e chiediamo il tuo aiuto, il tuo sostegno, la tua forza. Ti chiediamo di starci vicino perché da questa battaglia dipende tutta la nostra vita, una linea sottile divide la sopravvivenza dalla disoccupazione.
Ma per chiedere il tuo aiuto devo spiegarti i motivi della nostra protesta.
Il disegno di legge presentato dal governo presenta tante criticità ed è un attacco mortale alla scuola pubblica.
Il Governo ha pianificato una sorta di scuola-azienda con presidi-manager che avranno un potere immenso, potranno scegliere gli insegnanti dei tuoi figli da una sorta di "panchina virtuale" chiamata Albo territoriale, dove noi insegnanti saremo inseriti. Da questi albi prenderanno i docenti per inserirli nelle loro scuole, ma non per sempre, per piani triennali, quindi potrà capitare che i tuoi figli avranno un insegnante a cui si affezioneranno, che li renderà felici di andare a scuola e dopo tre anni lo vedranno sparire nel nulla, riposizionato nell'albo territoriale in attesa che un "buon preside" lo richiami da qualche altra parte, magari lontano centinaia di chilometri. O potrà capitare che si ritroverà ad insegnare materie affini. Tuo figlio innanzitutto ha bisogno di insegnanti competenti.
La scuola statale, quella che tuo figlio frequenta ogni giorno per anni ed anni, avrà sempre meno fondi; si legge, infatti, sul piano della "Buona Scuola" che: "Le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola". Questo significa che non son previsti ulteriori investimenti pubblici, c'è scritto chiaramente che "i limiti saranno quelli delle risorse disponibili", e che saranno i privati a investire sulla scuola.
Ma questo, sai bene, porterà a scuole di serie A e scuole di serie B, o C addirittura. Immagina quanti investimenti privati in zone ricche del Paese, ma chi investirà nelle zone depresse? Chi investirà nei quartieri di periferia della tua città? Nessuno. Ci saranno scuole gioiello e scuole che cadono a pezzi. Ma tuo figlio deve avere le stesse possibilità, in qualunque zona d'Italia è nato. E quale sarà il risultato? Ci saranno sempre più scuole private e scuole statali extralusso per i figli dei ricchi e le scuole disastrate per tutti gli altri. Una riforma che crea diseguaglianza sociale quindi, che crea discriminazione territoriale.
E chi pagherà questi mancati investimenti dello Stato? Li pagherai tu. Li pagheranno le famiglie che già pagano tanto per mandare i figli a scuola. Tutto questo è inaccettabile.
Per non parlare dell'integrazione degli alunni disabili, che viene fortemente limitata. Si sta portando il discorso più sul piano sanitario che scolastico. E chi favorirà questa politica della non inclusione? I centri specializzati che nasceranno e che allontaneranno gli alunni con Bisogni Educativi Speciali dalle nostre scuole. Ragazzi e ragazze che invece han bisogno di stare a contatto con i compagni, han bisogno di vivere la normalità della scuola, han bisogno di vivere un'esperienza unica ed irripetibile come solo la Scuola sa essere.
Il Governo ha tentato di far passare una riforma reazionaria per una riforma rivoluzionaria. In televisione, sui giornali, son passati messaggi falsi, messaggi che prospettano una scuola nuova, migliore, mentre la realtà dice che la scuola sarà distrutta.
Noi vogliamo una scuola "Buona", una scuola dove i tuoi figli vivano serenamente ed in armonia, una scuola dove si insegna la democrazia, la solidarietà, la cooperazione, l'integrazione. Una scuola sicura, anche dal punto di vista strutturale, una scuola con classi formate da un massimo di 23 alunni. Basta con le classi pollaio. Tuo figlio ha il diritto di essere seguito non deve essere un numero qualsiasi in un elenco.
Ci dicono che protestiamo senza motivo, che è assurdo protestare contro un governo che ci vuole assumere, ma a che prezzo questa assunzione? Noi vogliamo un'assunzione da cittadini non da sudditi. Abbiamo il diritto di non avere il terrore di poter esprimere un parere contrario a quello del Dirigente scolastico. Abbiamo il diritto d'insegnare liberamente, come l'articolo 33 della Costituzione ci garantisce. Abbiamo il diritto di vivere il nostro lavoro con passione e non con angoscia.
Noi, giorno 5 maggio, scenderemo in piazza contro questo DdL della vergogna.
E protesteremo per noi, per i nostri alunni, per i genitori. Solo lottando insieme avremo una scuola migliore.

Sempre vigili



venerdì 3 aprile 2015

Allevo un selvaggio...e che sarà mai?







Siamo sotto assedio.
Tutto normale. I "pargoli" hanno sempre ragione.
I Prof sono stronzi,insensibili,incompetenti.
E non importa se hanno sulle spalle 20,30 anni di "onorata" carriera,oggi sono rifiutati,attaccati e maltrattati.
Nessuno si assume la responsabilità di questo sfacelo,il Ministro parla di "ruolo sociale degli insegnanti",ma tutti i ministri e tutti i governi degli ultimi 20 anni hanno lavorato perchè ciò accadesse.
Tutti hanno voluto che quel ruolo fosse calpestato,umiliato e svilito!
Gli insegnanti sono pericolosi,lavorano per la formazione di menti critiche e libere, di teste pensanti...ma è proprio questo che non si vuole!


Sempre vigili
Bullismo in gita, 14 sospesi. Le mamme: scuola esagerata, il castigo è eccessivo
A Cuneo il caso in un liceo: ragazzo denudato, deriso e “addobbato con delle caramelle. I genitori: perderanno l’anno. La preside replica: “Non era uno scherzo, l’episodio è grave”

Bullismo, in un liceo di Cuneo sospesi 14 ragazzi
LORENZO BORATTO, GIANNI MARTINI
CUNEO
Gita scolastica a Roma. È notte. Quindici studenti si danno appuntamento in una delle stanze d’albergo all’insaputa dei professori. Ci sono maschi e femmine, hanno 15 e 16 anni. Giocano, discutono, ridono. Uno di loro viene preso di mira: battute, vestiti che volano e, quando è nudo, la rasatura dei peli. Spuntano le caramelle, i marshmallow, utilizzati come addobbo indecoroso sul ragazzo che è sdraiato sul letto. Lui è stanco, forse hanno bevuto, vuole essere lasciato in pace. Uno dei compagni utilizza il cellulare della vittima e inizia a filmare. La scena non dura molto ma, al ritorno a Cuneo, la ripresa inizia a circolare in tante classi del liceo, finisce tra le mani di un professore e dei genitori del ragazzo.


“Per le mamme l’educazione non esiste e la scuola è solo un bene di consumo”
Il pedagogista Benedetto Vertecchi interviene sul caso del liceo di Cuneo: “La maggior parte dei genitori è interessata all’oggi, a non perdere l’anno. E se poi tirano su un selvaggio, che sarà mai?”
RAFFAELLO MASCI
«Altro che difendermi! Ai tempi miei mio padre mi avrebbe preso a calci». Di fronte a ragazzi colti in fallo e a mamme indulgenti e arroccate sulla difensiva, la reazione degli adulti è – immancabilmente – questa. Come testimonia, peraltro, il nostro sondaggio che vede la quasi totalità del campione schierato con la scuola contro le mamme mammone. 

Benedetto Vertecchi, professore di pedagogia nella terza università di Roma, ci aiuta a capire questo mammismo iperprotettivo?  
«Mi viene da pensare al film ”I nostri ragazzi” di Ivano de Matteo. Lo conosceranno le mamme di Cuneo? E’ la storia di due ragazzi che commettono un omicidio e l’atteggiamento dei genitori non è quello di difenderli con una tutela legale, come sarebbe giusto e comprensibile, ma di negare, insabbiare, rimuovere. Ma senza ricorrere per forza ad una fiction, basta pensare a cosa accade quando un figlio viene bocciato: la prima cosa a cui si pensa non è se il figlio ha studiato o no, ma il ricorso al Tar».  

Il figlio non va punito, insomma ?  
«Il figlio. Solo il figlio, però. Gli altri, invece, vanno puniti eccome. Siamo tutti irremovibili, consideriamo tutti la legge infrangibile, eccetto che nel caso del figlio». 

Non è stato sempre così, professore. Che cosa è successo?  
«E’ successo che c’è stata una perdita della finalità dell’educazione. Mi spiego: l’educazione, e la scuola in questo ambito, avevano una valenza di prospettiva. Io ti educo affinché tu possa avere gli strumenti per affrontare la vita nel bene ma anche nelle contrarietà, nei sacrifici, nelle asprezze di cui consta. A un certo punto – lo vogliamo datare? Direi dalla fine degli anni Ottanta in poi – tutto questo si è perso. La scuola non è stata più sentita come parte di un processo educativo orientato all’esistenza, ma come un pacchetto di conoscenze che servivano a imparare qualche cosa per trovare un lavoro e – magari – fare i soldi». 

La scuola come bene di consumo?  
«Esattamente. Io ho un figlio, gli compro il motorino, il telefonino, la settimana bianca e anche quel prodotto immateriale che si chiama scuola e che magari gli può servire, ma solo in una logica utilitaristica e a breve. L’educazione per l’esistenza, e con essa la responsabilità, sono scomparse. La scuola è un genere di consumo in più. Punto e basta. E se utilizzando il giocattolo-scuola ci scappa un incidente, si possono al massimo pagare i cocci. Ma la responsabilità no. Quella è troppo».  

La vita però non funziona così. Questi ragazzi un domani potrebbero essere chiamati ad assumersi delle responsabilità...  
«Se l’educazione non serve alla vita ma solo per essere promossi quest’anno e trovare un lavoretto l’anno prossimo, capisce bene che questo ragionamento non ha senso. Per le mamme conta l’oggi. Il non perdere l’anno. E se poi tirano su un selvaggio … che sarà mai?» 

Studenti contro professori: così le nostre classi diventano un ring

Da Modena a Catania, un’escalation di aggressioni ai docenti. Qualcuno reagisce, altri gettano la spugna: “Nessuno ci difende”

sabato 28 marzo 2015

Ministro Poletti,impari da Matteo Saudino.





Scuola, Poletti: “Troppi 3 mesi di vacanza, il tema è da discutere”


Il ministro del Lavoro: magari uno potrebbe essere passato a fare formazione. C’è l’ok dei presidi. La Rete Studenti: «Dibattito folle, fuori dalla realtà»

Quelle lunghe estati da giugno a settembre, con le giornate da riempire e, per i più volenterosi, a fare i compiti tra un’uscita con gli amici, una dormita fino a tardi, una gita in montagna e un tuffo in mare o in piscina. Le abbiamo vissuti tutti, quel bellissimo dolce far niente, proprio lì sul confine della noia, con il sole alto nel cielo. I ragazzi di oggi potrebbero dire loro addio, se la riflessione del ministro del Lavoro Giuliano Poletti diventasse qualcosa in più che un pensiero ad alta voce. «Un mese di vacanza va bene. Ma non c’è un obbligo di farne tre - ha infatti detto Poletti ad un convegno a Firenze sui fondi sociali europei -. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione. Una discussione che va affrontata». «I miei figli d’estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse ha ricordato -. Sono venuti su normali, non sono speciali». Con buona pace di chi in estate ha amato oziare. 
"Lo ammetto: faccio il docente per fare tre mesi di vacanza.”
Egregio Ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere. Mi sono laureato, ho preso due abilitazioni a numero chiuso, ho fatto un concorso nazionale e sono precario da 13 anni (assunto il primo di settembre e licenziato il 30 giugno) non tanto perché volevo far l'insegnante, ma per godermi tre mesi di vacanze estive, oltre ovviamente a quelle natalizie, pasquali, di carnevale e ai ponti dei santi, dell'immacolata, del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno. Peccato non si stia a casa anche il giorno della festa della mamma, del papà, della donna e magari dei nonni.
Egregio ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere, la volgarità e la disonestà intellettuale che caratterizza lei e tutto il governo Renzi è squallida e imbarazzante, sintomo di un paese sempre più allo sbando, retto da personaggi di piccolo cabotaggio, corrotti, prepotenti e mediocri.
Probabilmente signor Ministro lei è troppo impegnato in cene e feste con importanti esponenti di Mafia Capitale per conoscere la professione dei docenti e la realtà in cui vivono gli studenti italiani; altrimenti saprebbe che il numero di giorni di scuola in Italia è pari a quello dei principali stati europei (Germania, Francia, Spagna. ..). Le vacanze sono solo distribuite in modo diverso. Se conoscesse le condizioni in cui versano gli edifici scolastici italiani e l'ubicazione geografica del Paese che governa, saprebbe, inoltre, che andare a scuola a luglio e agosto nella maggior parte delle città (Napoli, Bari, Palermo, Roma, Sassari, Milano) sarebbe impossibile.
Infine, signor Ministro, le ricordo che ormai anche il mio macellaio di fiducia (purtroppo sono carnivoro) non pensa che un insegnante faccia tre mesi di vacanza. Tra esami di stato, esami di riparazione, riunioni e programmazione le ferie dei docenti (trenta giorni più le domeniche) si concentrano per lo più da metà luglio al 31 agosto.
Comunque Egregio Ministro e Esimio Premier, fate bene ad umiliare costantemente noi insegnanti. Ce lo meritiamo. Negli ultimi decenni abbiamo accettato tutto supinamente: blocco salariale, classi pollaio, precarietà, aumento dell'orario di lavoro, edifici insicuri, cattedre spezzatino e concorsi truffa. Ed ora, sprezzanti ma con il sorriso sulle labbre, state realizzando la privatizzazione della scuola e la sua trasformazione in un'azienda senza che il corpo docente italiano dia un sussulto di vitalità. Tra chi aspetta la pensione e chi pensa che un salario fisso anche se basso è meglio che niente, tra chi è stanco di lottare e chi si considera intellettuale, tra chi "tanto mio marito è un dirigente o libero professionista" e chi è solo e disperato, tra chi "o si blocca il paese per settimane o uno sciopero non serve a nulla" e chi " ora servirebbe la rivoluzione", gli insegnanti stanno assistendo inerti e rassegnati alla lenta morte della scuola pubblica, democratica e costituzionale.
Il nostro silenzio è complice. E non basta più (se mai è servito a qualcosa) sfogarsi solo sui social network.
Per chi non si vuole arrendere non vi è altra strada che la lotta, per la nostra dignità e per il futuro dei nostri figli e dei nostri studenti.
Una terza via non ci è data."
Matteo Saudino, docente di storia e filosofia a Torino.
Libero pensatore e cittadino del mondo.

 SEMPRE VIGILI 


mercoledì 4 marzo 2015

Niki Aprile Gatti...azzeriamo tutto?




Ho sempre pensato che il potere della magistratura, nel nostro paese,è un potere devastante per i cittadini; e oggi lo è ancora di più perchè è un mondo sordo e cieco di fronte ai diritti, se aggiungiamo poi che tra i magistrati ci sono sceriffi con un super ego straripante legittimati da forze dell’ordine incompetenti e repressive e da una politica legata a doppio taglio con la magistratura,otteniamo un sistema che diventa paranoico e ultra repressivo…forse solo così si può spiegare l’oscenità della custodia cautelare.
Così come è pensata la magistratura sta diventando veramente il male della democrazia,disparità di trattamento,incertezza del diritto, interpretazioni di leggi con svariati distinguo e ardimentose letture.
Distinguo non solo tra tribunali diversi ma anche tra sezioni diverse,una vera giungla dove il cittadino è costretto alla caccia di un giudice capace.
Il dramma è che questi sceriffi non si rendono conto che per le loro perverse interpretazioni e per le loro letture fantasiose un cittadino ne fa le spese e a volte non sono semplici o recuperabili eventi, ma sono tragedie…come per Niki…
E ora venite a dire:
«Non potevamo arrestare Niki», lui però è morto







La procura di Firenze che condusse nel 2008 l’operazione premium da cui scaturì l’arresto di 17 persone – tra le quali Niki Aprile Gatti, morto nel carcere di Sollicciano in circostanze poco chiare – non aveva competenza sul caso. È quello che è emerso durante l’udienza preliminare della settimana scorsa celebrata dopo ben sette anni dagli arresti preventivi.
Un caso clamoroso: i pm fiorentini che nel 2008 spedirono in custodia cautelare decine di indagati – tra i quali pezzi grossi come Piero Mancini, allora presidente dell’Arezzo e imprenditore di successo, e Giovanni Cappietti – non avevano competenza sul caso: spettava invece al la procura di Arezzo occuparsi della presunta associazione a delinquere finalizzata alle truffe telematiche con i numeri 899.
Una vicenda inquietante, un tortuoso percorso giudiziario dalle tinte fosche se si pensa che nell’ambito di quella inchiesta muore Niki Aprile Gatti.
Noi de Il Garantista abbiamo raggiunto Ornella Gemini  la madre del ragazzo che da anni lotta per avere verità e giustizia – e commenta la notizia con dolore: «Apprendo che i giudici fiorentini nemmeno dovevano aprire l’inchiesta per cui Niki era indagato, apprendo che eventualmente la procura doveva essere quella di Arezzo, apprendo che riparte tutto da lì e che tutto ciò che si è svolto è stato azzerato!».
Ornella Gemini a questo punto continua con dolore e rabbia : «Azzerato? Hanno azzerato anche mio figlio portandolo a Firenze. Ma a questo punto mi domando se mio figlio a Sollicciano ci doveva stare, oppure non era il carcere di competenza? Hanno azzerato il riciclaggio di denaro sporco a favore di un’associazione mafiosa, azzerato tutto. Si riparte da zero. Come si azzerano i presunti contatti con la mafia?».
 La madre di Niki non si dà pace: «Da zero? E mio figlio che era in custodia ”cautelare” come è stato cautelato dallo stato Italiano? Portandolo in un carcere duro e ”lasciandogli” i lacci? Consegnandogli un telegramma che non avrebbero dovuto ricevere visto che era in isolamento? Affiancandogli un avvocato che nulla aveva a che fare con il nostro contesto? Mettendolo in cella da incensurato con due detenuti ad alta pericolosità? Non consentendogli di fatto i contatti con la famiglia? Cosa devo pensare. che se si fosse avvalso della facoltà di non rispondere oggi sarebbe vivo? Devo pensare che è stato tutto un errore e che tutto verrà archiviato o prescritto? E perché hanno svaligiato il suo appartamento dopo la morte, queste persone cosa cercavano?».
Ornella continua: «Che azzerassero allora anche le archiviazioni per suicidio! Visto che mio figlio mai si sarebbe suicidato, devo pensare che non sono stati valutati a Firenze tutti gli elementi che avevano a disposizione?». E conclude: «Non ci ho creduto neppure per un attimo, così come non lo crede chi ha conosciuto Niki in vita e chi ha avuto modo di conoscere la sua vicenda attraverso il suo blog. Cosa devo pensare che ho perso un figlio che era la mia vita per errore? Sono pronta ad azzerare tutto, fatemi tornare a casa mio figlio, una casa in cui dal 24 giugno 2008 non si vive più!».
La vicenda di Niki Aprile Gatti è piena di ombre. Muore all’età di 26 anni nel carcere di Sollicciano il 24 giugno del 2008, all’interno della cella numero 10, IV sezione. Era in carcerazione preventiva da appena quattro giorni. Ufficialmente si sarebbe suicidato con un laccio delle sue scarpe annodato alla grata della finestra del bagno.
Ma per i familiari ci sono elementi e discordanze che fanno pensare a un suicidio simulato: il verbale del carcere attesta un sereno dialogo tra Niki e un agente alle ore 10 del 24 giugno, stessa ora e data in cui la perizia indica la morte di Niki; c’è il dubbio sul fatto che un laccio di scarpe possa sorreggere il peso di un uomo di 92 chilogrammi; ci sono testimonianze discordanti dei due compagni di cella; c’è la presenza illegittima dei lacci di scarpe nella cella con due detenuti autolesionisti e ad alta sorveglianza; l’autopsia in un primo momento parla di impiccagione con strisce di jeans, nonostante l’evidenza del segno sottilissimo sul collo e la restituzione dei medesimi pantaloni intatti.
Niki Aprile Gatti viene arrestato il 19 giugno del 2008 a San Marino, insieme ad altre diciassette persone, con l’accusa di presunta frode informatica nell’ambito dell’inchiesta Premium: incriminate la Oscorp SpA (dove lavorava Niki), Orange, OT&T e Tms, tutte residenti a San Marino; la Fly Net di Piero Mancini, Presidente dell’Arezzo Calcio, più altre “società offshore” con sede a Londra.
L’inchiesta Premium è stata avviata grazie alle denunce di migliaia di utenti di Firenze e Arezzo truffati a causa della tariffa maggiorata degli 899 o attraverso connessioni illegali a internet. Tale inchiesta si è andata a intrecciare ad altre indagini che approdano al filone perugino legato alle dichiarazioni del pluripentito – e molto spesso smentito per le sue dichiarazioni fasulle – Salvatore Menzo: mafia, broker che viaggiavano tra Londra e l’Italia, business di compagnie telefoniche, odor di riciclaggio riciclaggio di denaro sporco tramite società finanziarie, omicidi, conoscenze importanti come un esponente importante della Guardia di Finanza.  Uno degli indagati dell’inchiesta Premium era stato intercettato mentre parlava con il mafioso Salvatore Menzo per aiutarlo a riciclare il denaro – si parla di 55 milioni di euro – tramite lo Stato di San Marino.
 Niki Aprile Gatti non viene trasferito al carcere di Rimini così come avviene per gli altri 17 arrestati, ma, solo fra tutti, presso quello di Sollicciano.
Al termine dell’interrogatorio di garanzia, Niki è l’unico tra gli indagati a non avvalersi della facoltà di non rispondere. Si dichiara innocente e vuole uscire dal carcere al più presto. Nonostante ciò, gli viene confermata la custodia cautelare: poche ore più tardi, nella mattinata di martedì 24 giugno 2008, Niki viene trovato morto dai suoi compagni di stanza.
La madre, Ornella Gemini, viene avvisata direttamente sul suo cellulare: rito inusuale e senza rispetto del protocollo. Niki, secondo i familiari e gli avvocati, è stato ucciso proprio perché, da innocente, forse poteva rivelare alcuni elementi che avrebbero potuto creare enormi problemi.
Il Magistrato Lupi ha archiviato definitivamente la morte di Niki come suicidio. Ma senza chiarire le contraddizioni ben esposte dall’opposizione fatta dai familiari della vittima.
La prima opposizione fatta dalla famiglia, tra l’altro, sparì misteriosamente nei meandri della Procura.Così come sparirono i computer nell’appartamento di Niki a San Marino e che non furono mai sequestrati dalla Procura di Firenze: ma Niki non era stato arrestato e rinchiuso preventivamente in galera proprio per reati informatici? Ad oggi, domande senza risposta e con un’altra inquietante notizia: la Procura di Firenze non era di competenza e il processo si è azzerato. La prescrizione è vicina.

 Possiate avere lunghi momenti di riflessione e di pentimento!
Ma dovreste essere"uomini" e non lo siete!
Sempre vigili


giovedì 19 febbraio 2015

Barbari...è un complimento!





Le nostre carceri sono gabbie dove annientare le persone,
gabbie per nascondere l'inascondibile,
luoghi del dolore che altre persone imbevute di ipocrisia preferiscono ignorare.
E poi quando accadono queste cose e leggiamo questi commenti ci si indigna...
Ipocriti...


Da: Corriere.it

Suicidio detenuto, sul profilo Fb degli agenti frasi choc: «Uno in meno»
L’Alsippe, un sindacato della polizia penitenziaria, pubblica un link sul suicidio di un detenuto di 39 anni nel carcere di Opera a Milano. Si scatenano i commenti
di Redazione Online
I commenti alla notizia del suicidio in carcere
shadow
L’Alsippe, l’Alleanza sindacale Polizia Penitenziaria, pubblica il 15 febbraio un link sulla propria pagina Facebook. Si parla del suicidio di un detenuto nel carcere di Opera a Milano. Un rumeno di 39 anni, condannato all’ergastolo per omicidio, si è impiccato nella sua cella. Il Giornale della Polizia Penitenziaria «condivide» a sua volta il link. E si scatenano i commenti: «Ottimo speriamo abbia sofferto», esordisce un uomo che sul suo profilo Facebook si qualifica come «ispettore presso il ministero della Giustizia». Passano una quarantina di minuti e arriva il secondo commento: «Uno in meno». E ancora: «Uno in meno, che sicuramente non avrebbe scontata la pena per intero, ci sarebbe costato parecchi denari e che all’uscita avrebbe creato di nuovo problemi. Spero che abbia sofferto. 3 mq a disposizione per qualcun’altro». Parole testuali.

I commenti su Fb


«Consiglio di mettere a disposizione più corde e sapone»
Seguono una ventina di altri commenti, tutti su questo tono. E molti degli autori - dalle informazioni da loro stessi riportate online - sembrano essere agenti. «Consiglio di mettere a disposizione più corde e sapone», «Collega scala la conta», «Giustizia fu’ fatta. Ora ci sarà la giustizia Divina a fare il resto», «Oh. Come sono dispiaciuto», «- 1 questo passo dovrebbero farlo in tanti così si risparmiano un po’ di soldi non vi pare», «un rumeno in meno che aveva ammazzato un anziano......evviva», «1 de meno. Che lo stato nu ha da magna. E x la conta 1 de meno», «Mi domando cosa aspettino gli altri seguirne l’esempio, tutto da emulare». C’è chi prova ad ammorbidire i toni: «Per piacere calma comprendo i disagi gravi del Vs.lavoro. Ma la morte non si augura a nessuno. Grazie e buon lavoro dovete essere sempre angeli». Replica immediata: «Lavora all’iterno (il commento è scritto così, ndr) di 1 Istituto. Poi vedrai. Specialmente extracomunitari. X questo mestiere devi ava er core nero».
Dap: «Nel caso fossero poliziotti, prenderemo provvedimenti»
Luigi Pagano, vicecapo vicario del Dap (Dipartimento amministrazionepenitenziaria) di Roma, commenta la vicenda: «Stiamo facendo accertamenti per capire, intanto, che sindacato è questo - spiega Pagano - e se effettivamente i commenti sono stati scritti da agenti della polizia penitenziaria, risaliremo all’identità e nel caso prenderemo gli opportuni provvedimenti». Pagano «stigmatizza tali commenti e dichiarazioni»: «Se sono veramente agenti, interverremo».
Sappe: «Ignobile esultare per la morte di un detenuto»
Anche Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, commenta i messaggi apparsi su social network: «Esultare per la morte di un detenuto è cosa ignobile e vergognosa. Il suicidio in carcere è sempre, oltre che una tragedia personale, una sconfitta per lo Stato. E ci vuole rispetto umano e cristiano ancor prima di quello istituzionale». Per Capece, «chi ha dato dimostrazione della sua stupidità ed insensibilità se ne assumerà le responsabilità. Quel che è certo - conclude il segretario del Sappe - è che non rappresentano affatto le donne e gli uomini del Corpo Polizia Penitenziaria che ogni giorno lavorano nelle carceri con professionalità, abnegazione ma soprattutto umanità».

Sempre vigili




martedì 3 febbraio 2015

Cani sciolti...








Questa volta non scrivo io...
Riporto il post interessantissimo di Paolo Franceschetti...


Da :http://paolofranceschetti.blogspot.it/2015/02/benvenuto-presidente.html

Se non si nasconde la testa nella sabbia…



Benvenuto Presidente

Ovvero: Il primo Presidente della repubblica al mondo ad ammettere di essere eletto illegittimamente.


Dopo qualche ora dall’elezione di Mattarella ho messo un post su facebook che ha provocato giustamente qualche polemica. Il messaggio era questo:

Mattarella. Mattarella. Dunque... mi sovviene che a Palermo apparteneva alla squadra di Salvo Lima, Ciancimino, Calogero Mannino. Mafia allo stato puro, anche se formalmente di correnti diverse, Ma forse lui non se ne era accorto. si incontrò con padre Pintacuda e ebbe intensi rapporti con Leoluca Orlando. Chi era Pintacuda? Il fondatore del cerisdi, un centro studi fondato da Pintacuda e che era (ed è) in realtà un centro dei servizi segreti, che sorge a Castel Utveggio, a Palermo. Quel centro da cui partì la telefonata che avvertì Brusca che falcone arrivava a Punta Raisi, e da cui fu azionato il telecomando della strage di Via D'Amelio. Ma forse Mattarella non lo sapeva. Tutte queste cose lui non le sapeva e non le sa. Magari era impegnato, o si era voltato dall'altra parte proprio in quel momento.




Qualcuno ha fatto domande altri hanno fatto precisazioni. In effetti sono stato troppo precipitoso volendo riassumere un pensiero complesso e una storia altrettanto complessa in poche righe, senza immaginarmi il gran numero di condivisioni (ma anche di conseguenti critiche) che avrebbe avuto.

Allora precisiamo alcune cose. Mattarella non era della corrente Andreottiana di Lima, ma della corrente De Mitiana. Non era quindi, tecnicamente, un "amico" di Lima. Vero. Era però, tecnicamente, un "amico" di Calogero Mannino, che ebbe ampi e comprovati rapporti con la mafia finché un giorno il "sistema" non si svegliò e decise di processarlo, probabilmente perché era diventato scomodo a qualcuno.
Ed è vero che non era in intensi rapporti con Leoluca Orlando. Per la precisione Mattarella viene dalla scuola del gesuita Bartolomeo Sorge, da cui proveniva anche Padre Ennio Pintacuda che, insieme a Orlando, furono i promotori della primavera di Palermo.
A un certo punto Sorge e Mattarella presero le distanze da Pintacuda e Orlando.
Basti dire che Pintacuda fu il fondatore del Cerisdi, il centro dei servizi segreti che sorge a Castel Utveggio e da cui partì la telefonata che avvisò Brusca dell’arrivo di Falcone a Punta Raisi, e da cui venne azionato il telecomando di via D’Amelio.
Ecco perché qualcuno, all’epoca, disse “né con la mafia né con l’antimafia”.
Perché se eri contro la mafia ti ammazzavano, come accadde a Boris Giuliano, Ninni Cassarà, Ciaccio Montalto e tanti altri.
Ma ti ammazzavano anche se capivi che l’antimafia non era meglio della mafia, come accadde a Borsellino. 

La Palermo di allora era quella. O stavi con la vecchia mafia, o con la nuova - molto più pericolosa e sottile - di Orlando e Pintacuda. 
Difficile capire da che parte stesse Mattarella, ma quel che è certo è che lui questo sistema non l'ha mai denunciato veramente. 
Ma altrettanto certo è che questo sistema lo conosce bene, se è vero che Mattarella è stato convocato come testimone al processo per la trattativa stato - mafia.

Tante altre cose si potrebbero dire allora di Mattarella. Ad esempio, la storia dei tre milioni dibuoni benzina che gli regalò Filippo Salamone imprenditore condannato per mafia (Salamone sosteneva fossero decine di milioni). Oppure i discussi rapporti con la mafia di suo padre Bernardo Mattarella (ma chi lavorava a Palermo in quegli anni, come poteva non avere rapporti anche solo indiretti con la mafia?).

Ma tutto questo non sarebbe importante, perché gli scheletri nell’armadio di precedenti Presidenti della Repubblica sono molto peggiori.
In compenso ci sono diversi fiori all'occhiello di questo nuovo presidente; fu uno dei pochissimi a opporsi alla legge Mammì che sanciva di fatto un'illegalità e consegnava a Berlusconi il monopolio televisivo del paese; si battè per abolire la leva obbligatoria

Chi ha raggiunto un grado di consapevolezza di come funziona la politica (quindi chiunque vada oltre le verità dei quotidiani e dei settimanali mainstream) sa che, chiunque fosse stato eletto, non poteva essere una persona completamente pura senza inquinamenti col potere. E sa che il vero problema dei politici più importanti non sta tanto nella singola tangente presa o nella frequentazione, ovverosia non sta tanto in ciò che il politico ha fatto, quanto in ciò che non ha fatto, che non ha visto, e che non vedrà.
Le domande che mi pongo, quindi, non sono “chi era suo padre? ha preso tangenti? chi ha frequentato a Palermo?”, ma le seguenti:

“Mattarella si rende conto che il problema a Palermo non è mai stata la mafia?”;
“questo Presidente vedrà che ci sono centinaia di minori che scompaiono in Italia e di cui non se ne sa più nulla?”; 
"sa il Presidente che per molti decenni in Sicilia erano quasi inesistenti le sparizioni di minori, proprio grazie alla mafia, e che invece queste erano elevatissime al centro - nord? Auspicherà mai un'inchiesta parlamentare su questo fenomeno?"
“si accorgerà dei dati ufficiali della polizia di stato da cui risulta che tra minorenni e maggiorenni ne scompaiono oltre un migliaio?”;
"essendo un giurista, si occuperà degli scandalosi meccanismi giuridici che favoriscono Equitalia rendendo impotente il cittadino e distruggendo l’economia italiana, e avvertirà che il meccanismo processuale è incostituzionale?";
"si rende conto di quale sia l’origine della crisi economica e ne denuncerà le cause prodigandosi per trovare una soluzione, oppure farà finta che va tutto bene dicendo, come ho letto su un delirante articolo dell’ANSA pochi giorni fa: 'Italia in ripresa, la disoccupazione giovanile scende al 42%' (un dato inaudito, tenendo conto che tra gli occupati ci sono anche quelli che guadagnano 300 o 400 euro nei call center, alle casse dei supermercati o come commessi di negozi) ?”.

Farà qualcosa per queste realtà?
Staremo a vedere.
Credo che sia questo il problema.
E quindi, chiunque fosse salito al Colle, non avrebbe cambiato nulla.

Per adesso, una cosa buona questo presidente l'ha già fatta. Il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale, di cui Matterella è stato membro, ha dichiarato illegittimo il sistema di votazione, sostanzialmente affermando che tutto il parlamento è illegittimo, e quindi implicitamente dichiarando che, giuridicamente, anche Renzi, ad esempio, occupa un posto che non gli spetta. Ma va da sè che oggi anche l'elezione del Presidente della Repubblica deve essere considerata costituzionalmente illegittima.
In altre parole, abbiamo un Presidente della Repubblica che, caso unico in Italia e forse al mondo, ha, di fatto, affermato in un documento ufficiale quale una sentenza della Corte Costituzionale, di essere un presidente illegittimo.
L'inizio non è male.

Non resta quindi che dire: “Benvenuto, Presidente… Speriamo solo che lei sia un po’ meglio degli altri – assolutamente impresentabili anche nella facciata, eccezion fatta per Rodotà – che erano stati proposti e che si ricordi di suo fratello Piersanti, che è morto stritolato dall’assurdo sistema in cui viviamo e che forse, da lassù, potrebbe darle qualche suggerimento, ora che per lui il sistema apparirà tutto chiaro, anche nella sua follia”.



Da soli non si può far niente,
è giusto trovare una propria appartenenza,
un fondersi di idee e intenzioni
per distruggere un mondo di corruzioni;
per poter ricominciare
ci voglion nuovi volti
e non si può contare
sui cani sciolti.

Sempre vigili