FRAGOROSO SILENZIO
martedì 5 novembre 2013
Vada a lavorare!!
"Vada a lavorare "!
Busi, il problema è: cosa sa fare??????????
Che tipo di lavoro può cercare?
La risposta è semplice e scontata...
Sa fare solo la mantenuta...della politica, del padrone,da noi...
Non sono i toni di Busi che devono essere criticati, o che ci devono inorridire, siamo noi che abbiamo permesso a queste mezze cartucce di parlare per venti anni!
Nessuno ha avuto mai il coraggio di dire a questa signora, che ha distrutto la scuola italiana, di smettere di blaterare, di presentarsi alle varie trasmissioni vendendo mistificazioni e oscenità.
Sempre senza contraddittorio,con quell'aria un pò così,da monaca dismessa, è riuscita,e con lei i suoi compari, a calcare la scena spudoratamente,anche quando si è diffusa la notizia di dove era andata a dare l'esame di stato...
Cos'è alterigia,altezzosità,boria o impudenza ciò che la pervade?
Non si spiega,o meglio, si spiega benissimo,sono sempre stati tutti "paculi " per dirla con Busi...
Ma ormai non è più tempo di paraculismi, nè di mezzi toni,è tempo di dire ciò che c'è da dire: andate via!!!!!!!!!
Questo paese ha bisogno di "menti" non di parassiti puzzolenti capaci solo di succhiare il sangue.
Sì, vai a lavorare e vediamo se riesci a mantenerti...
Non andare da sola però, lasciati accompagnare dai tuoi compari..
Vai all'estero come tanti giovani a cui hai rubato il posto e che grazie alla vostra politica incapace, caciarona e ladra non trovano lavoro...
La tua spocchia e la tua vanagloria ci sono costate fin troppo, è ora di finirla...
Sempre vigili
lunedì 28 ottobre 2013
Carceri...Non stare a guardare,agisci...
La Toscana si fa portavoce di una iniziativa interessante che potrebbe risolvere situazioni difficile e inumane nelle nostre carceri...e le altre Regioni???????????
“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”
[Martin Luther King]
[Martin Luther King]
Leggo e pubblico...
da: "La Nazione"
«Presidente,
svuotiamo le carceri» La Toscana lancia l’idea-modello
Rossi scrive a
Napolitano: «Trasferiremo 300 detenuti in sei mesi»
Gli istituti di
pena regionali hanno una capienza massima di 3261carcerati ma registrano
4.168 presenze
di Sandro Bennucci
Firenze, 28 ottobre
2013 - «HO SENTITO il dovere di rispondere al messaggio inviato alle Camere dal presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, scrivendo a
lui e al ministro della giustizia, Annamaria Cancellieri: se la
proposta che faccio verrà accolta, nel giro di 6 mesi saranno avviati a misure alternative (arresti domiciliare o affidamento in prova) almeno 300 tossicodipendenti
detenuti in Toscana».
Preoccupato? No, Enrico Rossi è addirittura sconvolto dalle cifre che rimbalzano sul suo tavolo: gli istituti penitenziari di questa regione rischiano di esplodere. Hanno una capienza massima di 3.261carcerati ma in realtà, ormai da tempo, registrano 4.168 presenze. Sovraffollamento inumano,oltre che pericoloso. Capace di forti stati di disagio, con forme di violenza incontrollabili. Fino ai suicidi.
Preoccupato? No, Enrico Rossi è addirittura sconvolto dalle cifre che rimbalzano sul suo tavolo: gli istituti penitenziari di questa regione rischiano di esplodere. Hanno una capienza massima di 3.261carcerati ma in realtà, ormai da tempo, registrano 4.168 presenze. Sovraffollamento inumano,oltre che pericoloso. Capace di forti stati di disagio, con forme di violenza incontrollabili. Fino ai suicidi.
Ci sono 907
detenuti in più, di cui almeno 300 potrebbero uscire
beneficiando delle misure alternative. Infatti, ben 1.186 reclusi sono
conseguenza della legge Giovanardi-Fini, che mette marijuana e hashish sullo
stesso piano di cocaina ed eroina e reintroduce il limite di quantità, oltre il
quale l’uso personale diventa spaccio. Rossi pensa che la revisione della Giovanardi-Fini abbia più efficacia di un provvedimento di amnistia o indulto. Ma c’è il
rischio che passi molto tempo prima che la maggioranza parlamentare che
sostiene il governo Letta, così divisa sui temi della giustizia, possa trovare
un faticoso accordo. Da qui la
«mano tesa» della Toscana: l’iniziativa che, portava avanti insieme agli uffici regionali del Dap
(Dipertimento dell’amministrazione penitenziaria) e al Ministero potrebbe trasferire
i detenuti tossicodipendenti in strutture di accoglienza più adeguate. Con la
collaborazione della Regione.
Presidente Rossi, lo sa che in Parlamento
giacciono varie proposte «svuota carceri»?
«Sì, ma a quanti pestaggi e a quanti suicidi dovremmo ancora assistere prima che si faccia qualcosa di veramente concreto? C’è un’emergenza alla quale bisogna porre rimedio in tempi brevissimi. Anche le Regioni devono avvertire il richiamo di Napolitano: la Toscana è pronta a fare la sua parte e a farsi carico di un esperimento che potrebbe poi essere esportato in tutt’Italia».
Ma a chi spetterebbe, praticamente, la decisione di avviare i detenuti tossicodipendenti alle misure alternative?
«Il progetto dovrà essere costruito insieme al Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza. Ma naturalmente sarà il magistrato, in piena autonomia, valutare le condizioni giuridiche, caso per caso».
Considerata la scarsità di spazi (mancano anche residenze protette per anziani e disabili) dove pensa di ricavare 300 posti per persone che, comunque, dovranno essere sorvegliate?
«Almeno 30-40 posti saranno disponibili, già da novembre, in strutture gestite da organizzazioni aderenti al coordinamento delle comunità di accoglienza. Gli altri saranno progressivamente a disposizione anche fra quelle che abbiamo usato per l’emergenza profughi del Nord Africa. La Regione Toscana è disponibile ad assumersi gran parte delle spese di questo progetto che stimiamo possano raggiungere i 4 milioni l’anno».
Ci sono molte emergenze in questo momento, compresa quella idrogeologica, che vede la Toscana periodicamente devastata da frane e alluvioni: perchè lei mette in cima alla sua agenda il sovraffollamento delle carceri che è competenza dello Stato?
«Per una questione di civiltà, oltre che di ordine pubblico. La Regione non può far finta di non vedere quello che succede a Sollicciano, a Livorno e in altri istituti di pena strapieni. Del resto, l’assistenza sanitaria è nostra. Noi interveniamo nelle carceri per fornire i materassi e il loro periodico rinnovo, oltre a un kit igienico per i detenuti. E a Firenze, alla Madonnina del Grappa fondata da don Facibeni, stiamo realizzando una casa famiglia per le mamme carcerate a Sollicciano, con l’obiettivo di ospitarle insieme ai loro bambini da zero a tre anni. Perchè non è giusto che degli innocenti, così piccini, vivano da reclusi».
Quale segnale aspetta dal ministro Cancellieri?
«Che dia il via libera a un accordo di programma Ministero-Regione Toscana. Entro qualche settimana si potrebbe fare il primo trasferimento di una trentina di detenuti. Penso che, nel giro di 6 mesi, 300 tossicodipendenti possano lasciare il carcere. Anche così si risponde allo spirito del messaggio di Napolitano».
«Sì, ma a quanti pestaggi e a quanti suicidi dovremmo ancora assistere prima che si faccia qualcosa di veramente concreto? C’è un’emergenza alla quale bisogna porre rimedio in tempi brevissimi. Anche le Regioni devono avvertire il richiamo di Napolitano: la Toscana è pronta a fare la sua parte e a farsi carico di un esperimento che potrebbe poi essere esportato in tutt’Italia».
Ma a chi spetterebbe, praticamente, la decisione di avviare i detenuti tossicodipendenti alle misure alternative?
«Il progetto dovrà essere costruito insieme al Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza. Ma naturalmente sarà il magistrato, in piena autonomia, valutare le condizioni giuridiche, caso per caso».
Considerata la scarsità di spazi (mancano anche residenze protette per anziani e disabili) dove pensa di ricavare 300 posti per persone che, comunque, dovranno essere sorvegliate?
«Almeno 30-40 posti saranno disponibili, già da novembre, in strutture gestite da organizzazioni aderenti al coordinamento delle comunità di accoglienza. Gli altri saranno progressivamente a disposizione anche fra quelle che abbiamo usato per l’emergenza profughi del Nord Africa. La Regione Toscana è disponibile ad assumersi gran parte delle spese di questo progetto che stimiamo possano raggiungere i 4 milioni l’anno».
Ci sono molte emergenze in questo momento, compresa quella idrogeologica, che vede la Toscana periodicamente devastata da frane e alluvioni: perchè lei mette in cima alla sua agenda il sovraffollamento delle carceri che è competenza dello Stato?
«Per una questione di civiltà, oltre che di ordine pubblico. La Regione non può far finta di non vedere quello che succede a Sollicciano, a Livorno e in altri istituti di pena strapieni. Del resto, l’assistenza sanitaria è nostra. Noi interveniamo nelle carceri per fornire i materassi e il loro periodico rinnovo, oltre a un kit igienico per i detenuti. E a Firenze, alla Madonnina del Grappa fondata da don Facibeni, stiamo realizzando una casa famiglia per le mamme carcerate a Sollicciano, con l’obiettivo di ospitarle insieme ai loro bambini da zero a tre anni. Perchè non è giusto che degli innocenti, così piccini, vivano da reclusi».
Quale segnale aspetta dal ministro Cancellieri?
«Che dia il via libera a un accordo di programma Ministero-Regione Toscana. Entro qualche settimana si potrebbe fare il primo trasferimento di una trentina di detenuti. Penso che, nel giro di 6 mesi, 300 tossicodipendenti possano lasciare il carcere. Anche così si risponde allo spirito del messaggio di Napolitano».
L'indifferenza e il disinteresse sono solo due dei tanti problemi di questa realtà che dobbiamo combattere...
Sempre vigili
lunedì 21 ottobre 2013
Quando la follia siede al potere…
Oggi, a mente fredda, si può parlare di ciò che è
accaduto a Roma sabato 19 ottobre.
Io non sono andata alla manifestazione,ma l’ho
seguita, momento per momento,in diretta TV e on line…
E ciò che ho visto e sentito non mi è piaciuto.
Per niente.
A fronte delle
decine di migliaia di manifestanti che c’erano, ed erano tutti
bellissimi,composti,motivati,preoccupati solo di far sentire la propria voce su
temi che scottano e che riguardano tutti…la casa e il lavoro,diritti
fondamentali che sembrano dimenticati dai più, c’erano loro..i giornalisti…tanti
infiltrati per filmare l’eventuale guerra…
C’erano famiglie al completo,italiane, di migranti e
rifugiati, giovani con bambini,mamme con in braccio i più piccoli…e poi loro,
le forze dell’ordine…4000, e poi elicotteri che hanno volato per ore per
riprendere dall’alto l’eventuale bagno di sangue…
Erano persone,quelle venute da tutt’Italia, che
volevano lo scontro? Erano terroristi professionisti in trasferta?
I terroristi sono tutti quelli che hanno cominciato
il giorno prima a far circolare notizie di arresti di terroristi mestieranti
rimpatriati…
E diffuso notizie sui Black bloc che si stavano
organizzando…
I terroristi sono quelli che hanno organizzato le
ore e ore di diretta TV che si aspettavano la guerra …e che dopo qualche ora
hanno cominciato a innervosirsi perché non stava accadendo,così hanno cominciato,con
voce tremula: si vede uno strano movimento laggiù…si sentono rumori strani…mi
sposto e vado a vedere…
Ecco finalmente sta accadendo…ma non è così…
Così migliaia di giornalisti presenti con
videocamera, hanno ripreso ore di manifestazione pacifica,ore di diretta TV, e alla fine,delusi, hanno enfatizzato i cinque minuti di agitazione di pochi
facinorosi ( che si dovrebbe anche verificare ) , il lancio di qualche fumogeno
e lo scoppio di un pedardo…che prima era pedardo poi un ordigno, poi diventato un potente ordigno
con dentro una pallottola…
Ma erano scocciati…non scorreva sangue e loro non
avevano lo scoop.
A sentir bene,il giorno dopo,e a leggere i giornali…il
vomito è garantito.
La schizofrenia è contagiosa e, forse, la rabbia per
la mancanza di materiale scottante su
cui poter scrivere giorni e giorni e assicurarsi la vendita,non fanno ragionare
e dare una lettura corretta della manifestazione…
Così i poliziotti e i dirigenti sono diventati “saggi”
e li hanno lasciati divertire, questi ragazzi cattivi, e ovunque si legge la
menzogna…
Per il Corriere addirittura gli ordigni erano tre…
Nessuno spiega e loda i servizi d’ordine dei
manifestanti,nessuno spiega che in piazza c’erano i movimenti che vogliono
fatti e non ideologie vaghe,che sono movimenti che portano in piazza le
famiglie, che non gridano slogan vuoti
ma richieste concrete, gente che non vuole “giocare”, gente che non vuole farsi
fregare…
Gente comune disposta a lottare per cambiare questa
società ingabbiata in politiche che alimentano a dismisura le
disuguaglianze,che hanno portato a 4 milioni i poveri nel nostro paese,che
alimentano i palazzinari e assolvono chi froda…
Questa realtà ha spiazzato tutti, quelli in cabina
di regia, quelli sul posto,quelli che dovevano far rientrare le eventuali
scaramucce, quelli che aspettavano le botte…
L’immaginazione è stata smentita,le violenze
scontate,immaginate,auspicate, per così emanare decreti per impedire ulteriori
e future manifestazioni, non ci sono state…
Cassandre…tante nel nostro paese!!!!!!!!!
Dire che la rappresentazione fatta nei giorni
precedenti da tanti giornalisti che si ritengono “abili osservatori” è stata
completamente sconfessata e settantamila persone,forse anche di più,hanno
partecipato democraticamente ad una vera sollevazione sociale.
Dire che questi giornalisti non sanno fare il
proprio mestiere è poco? Forse troppo dispiaciuti della riuscita della
manifestazione e del fatto che hanno dovuto riempire i vuoti delle dirette con
interviste sulla strada di gente che di terrorista non aveva niente,neanche un
cappuccio nero,neanche una spranga…neanche un segno di riconoscimento come
gesti molto eloquenti…ed evocatori di altri tempi…
Quelli erano tutti schierati davanti alle forze dell’ordine
che li hanno fatto giocare…
Ma l’informazione chi la gestisce? Chi la cura?
I capi redattori e i direttori cosa chiedono?
Perché la realtà è completamente diversa di quello
che raccontano…
Sempre vigili
domenica 13 ottobre 2013
Niki Aprile Gatti e...nessuno dorma!
13/10/2013 06:07
«Mio figlio Niki non si è ucciso Io scoprirò tutta la
verità»
Pierluigi Palladini
p.palladini@iltempo.it AVEZZANO Questa non è una storia normale. Questa è una
brutta vicenda di misteri, carcere e morte avvenuta ora, in uno stato di
diritto. È la peggiore di...
AVEZZANO Questa non è una storia normale. Questa è una brutta vicenda di
misteri, carcere e morte avvenuta ora, in uno stato di diritto. È la peggiore
di tutte le storie. Quella di una madre a cui viene strappato un figlio e
restituito un cadavere. È la storia di Niki Aprile Gatti, 26 anni, avezzanese,
morto in carcere dopo cinque giorni di detenzione preventiva. «Come è morto
Niki non sono riuscita a scoprirlo neanche con due opposizioni - esordisce
Ornella Gemini, madre di Niki - alle loro archiviazioni per suicidio. Niki non
si sarebbe mai suicidato e per loro lo avrebbe attuato con il laccio di una
scarpetta (in un carcere di massima sicurezza e ad un primo ingresso sono stati
lasciati i lacci? No, infatti alcuni detenuti mi hanno fatto sapere che non
vengono lasciati). Quel laccio, restituitomi neanche deformato, come scrisse
Beppe Grillo nel suo Blog, "non avrebbe sorretto neanche un criceto"
figuriamoci un ragazzo alto 1,80 e di un peso di 90 kg! Sufficiente, però, per
uno strozzamento omicidiario». La vita di Ornella Gemini, dal quel giorno, è
diventata lotta per la verità. «Niki era la mia vita, la mia ragione di vita.
Era un ragazzo pieno di sogni e talento che non ha mai avuto problemi con la
giustizia e mai fatto uso di droghe. Era all’Università a Roma ad Ingegneria
informatica, quando venne contattato da un altro ragazzo per un lavoro a San
Marino con un’azienda del settore. Lui la vide come un’occasione per attuare e
sviluppare le sue capacità e decise di partire. Improvvisamente, dopo un anno e
mezzo, il 19 giugno 2008 mi telefonò una sua amica per comunicarmi che avevano
arrestato tutti. Iniziò il calvario di telefonate agli avvocati fino a quando
seppi che l’accusa era truffa informatica e che Niki era stato tradotto nel
carcere di Rimini. Saprò solo 24 ore dopo che non era vero e che era a
Sollicciano. Solo lui era stato portato lì. E perché l’avvocato mi aveva
mentito? Perché a Niki è stata negata la telefonata alla famiglia? Perché io
l’ho dovuto sapere da estranei e non dovevo sapere dov’era? Niki è stato
l’unico fra i 19 arrestati a non avvalersi della facoltà di non rispondere,
voleva parlare col magistrato e raccontare ciò che sapeva, ma 10 ore dopo non
ne ha avuto più la possibilità! I colloqui fatti in carcere, di cui ho copia,
evidenziano un ragazzo con la certezza che non appena parlato col magistrato e
chiarita la sua posizione, uscirà da quel posto. Niki chiese quando sarebbe
stato interrogato e l’agente rispose: "La tua matricola ancora non arriva,
può anche darsi che tu venga mandato a casa o se arriva la matricola sapremo
ogni cosa, la matricola arriva domani (25 giugno)". Ebbene Niki non
avrebbe aspettato neanche di vedere se l’indomani sarebbe uscito perché parlava
con questo agente alle 10 del 24 giugno e dall’autopsia si scoprirà che Niki è
morto il 24 giugno alle 10». Straziante l’ultimo ricordo: «L’ultima volta che
l’ho visto è stato il 23 giugno fuori dal tribunale di Firenze. Cercavo
disperatamente di avvicinarmi al blindato e gli agenti della penitenziaria mi
urlarono "Stia a 20 metri di distanza altrimenti arrestiamo anche
lei!". Con Niki, hanno ammazzato anche me e la mia famiglia. Chiudo con
una frase del Presidente Pertini: "Ricordatevi quando avete a che fare con
un detenuto, che molte volte avete davanti una persona migliore di quanto non
lo siete voi". In attesa della Giustizia ricorderemo Niki per quel che era
e non per l’orribile morte inflittagli. È stato istituito un premio per
ricordare il suo talento all’Itis di Avezzano, il cui bando per gli studenti
uscirà a dicembre e con l’accordo del dirigente Anna Amanzi, verrà assegnato al
vincitore a giugno e sarà intitolato "Premio Niki Aprile Gatti". Il
premio sarà assegnato allo studente che si distinguerà per attività progettuali
particolarmente creative nell’informatica. È stata costituita anche
un’associazione "@ssociazione Niki Aprile Gatti", che promuove la
cultura tramite attività ricreative e formative. Tutto questo in linea con lo
splendido ragazzo che era Niki e di cui hanno privato me, la mia famiglia e la
Società tutta».
Pierluigi Palladini
lunedì 7 ottobre 2013
Di lavoro faccio l’indifferente???????
Solo queste parole...
Non c'è bisogno di dire altro...
Occorre reagire e agire...
07/10/2013
Kebrat, la ragazza dai ricci neri
MASSIMO GRAMELLINI
Pubblichiamo il testo della ’Buonanotte’ data domenica sera da Massimo
Gramellini ai telespettatori di “Che tempo che fa” su RaiTre.
Questa sera vi racconterò la storia di Kebrat, una ragazza di 24 anni con i
capelli ricci, di un nero che tende al rosso.
Giovedì mattina, credendola senza vita, l’hanno adagiata sulla banchina del
porto di Lampedusa accanto ai cadaveri, avvolta come un pacco regalo in un
foglio di alluminio dorato da cui spuntavano solo le braccia unte di nafta.
Aveva la pancia talmente gonfia di acqua e gasolio che, oltre che morta,
sembrava incinta.
Poi all’improvviso Kebrat ha aperto gli occhi e dopo una corsa in
elicottero è approdata in un ospedale di Palermo. Tutta tremante, con un filo
di voce dietro la mascherina dell’ossigeno, ha raccontato a un’infermiera la
sua avventura.
Kebrat è scappata dall’Eritrea con un gruppo di amici. È scappata da un
dittatore sanguinario che spedisce i dissidenti a lavorare in miniera come
schiavi e ha trasformato l’antica colonia italiana in un carcere dove le
guardie di frontiera sono autorizzate a sparare addosso ai fuggiaschi. Eppure
Kebrat ce l’ha fatta. Ha attraversato il deserto del Sudan, prima a piedi e poi
su un camion, e dopo due mesi inenarrabili ha raggiunto il porto libico di
Misurata. Ha guardato il mare e la bagnarola che stava per salpare, senza
neanche sapere dove l’avrebbero portata. L’importante era andare via. Ha
consegnato i risparmi familiari di una vita allo scafista tunisino che si
faceva chiamare The Doctor. E prima di partire ha indossato il vestito della
festa.
Durante il viaggio non ha mangiato nulla. Ha bevuto acqua di mare perché
c’era il sole e aveva tanta sete. Ogni tanto ha pregato Dio con gli altri
profughi in tutte le religioni possibili.
Alle tre di notte di giovedì il mare era grosso, e appena in lontananza è
apparsa la terra a Kebrat è scappato da ridere. I suoi brothers, come i profughi
eritrei si chiamano tra loro, sventolavano le magliette in segno di giubilo.
Ma a mezzo miglio dalla costa il motore si è rotto. Kebrat non ha avuto
paura: vedeva le luci dell’isola e delle altre barche. Un peschereccio si è
avvicinato, poi è andato via. La ragazza ha urlato, ma quelli non sentivano o
non volevano sentire. (Kebrat non sa che in Italia chi aiuta un profugo rischia
l’avviso di garanzia per favoreggiamento. E non sa nemmeno che il Frontex,
l’organismo europeo di pattugliamento che ci costa 87 milioni l’anno, è
talmente sofisticato da non vedere un barcone di legno a mezzo miglio dalla
costa).
È stato allora che qualcuno, per attirare l’attenzione, ha dato fuoco a una
coperta. Hanno provato a spegnere le fiamme con altre coperte e con l’acqua di
mare, ma è stato inutile. Così è arrivata la paura, tutti gridavano, si
stringevano, si spostavano dall’altra parte del barcone, che ha cominciato a
ondeggiare. Quando ha visto un suo amico ridotto a torcia umana, Kebrat ha
trovato il coraggio di gettarsi nell’acqua gelida.
Ha visto donne che cercavano di tenere a galla i loro bambini, le ha viste
affondare nel buio. Sembrava che salutassero, finché le braccia andavano giù.
Poi non ha visto più niente. Con in bocca il sapore del gasolio e del sale,
riusciva solo a sentire le urla: come di gabbiani, ma erano persone. Ha
nuotato, prendendo a schiaffi l’acqua per ore. Quando era allo stremo, a
malincuore si è tolta l’abito inzuppato, pensando che il suo peso l’avrebbe
portata a fondo. A quel punto è svenuta.
Ora è qui, nell’ospedale di Palermo, in prognosi riservata per lesioni
gravi ai polmoni. Del vestito della festa le è rimasta solo la parte superiore
del reggiseno, sulle cui coppe aveva scritto i numeri di telefono dei
familiari.
Ma l’infermiera che ha ascoltato la sua storia non sopporta che Kebrat
rimanga nuda. Raggiunge il suo armadietto, afferra una maglia bianca, la taglia
e la adagia sopra di lei. “Prendila tu, a me non serve”.
Stasera andrò a letto chiedendomi come fa il mio Paese a ritenere giusta
una legge che considera Kebrat una criminale, colpevole del reato di
immigrazione clandestina, punibile con l’espulsione immediata e la multa fino a
5mila euro.
SEMPRE VIGILI
domenica 29 settembre 2013
Io sono il Boss...
Io sono il
boss, l'imprenditore
il proprietario del partito dell'amore
io sono il Cesare, leader mondiale
io sono il papi, l'utilizzator finale
La camera è mia, è mio il senato
sono io il padrone di Ibrahimovic e Pato
c'ho banche e banchieri, c'ho case editrici
c'ho Confalonieri, la Rai,
Mediaset, gli attori e le attrici
è mio Il Giornale e il Viminale
e naturale fra tre anni il Quirinale
finalmente sarà mio come fatto personale
magistratura e corte costituzionale
E' tutto mio, faccio sul serio
palazzo Chigi, palazzo Grazioli
palazzo Macherio, palazzo Madama
c'ho Villa Certosa che c'ha mille stanze
castelli, Antigua con tremila dependance
E' tutto mio, cari italiani
anche la casa a Montecarlo di Tulliani è mia
c'ho Denis Verdini, Maria Stella Gelmini
Frattini, Ghedini e Roberto Formighini
Augusto Minzolini, il tg1 è mio
è mio il tg5 in tv, le donne son mie
son potente e quindi le voglie tutte
soprattutto Rosy Bindi
La Lega è già mia, Maroni, Bossi e Cota
ho comprato tutti e m'hanno regalato il trota
e la destra di strorace e la dc di rotondi
e sono mie le poesie di sandro bondi
Ah, Cicchitto, Dell'Utri, non sò più chi c'è
eh Scajola e la finissima Santalchè ohiè
il partito si ingrossa, ormai c'è la ressa
Brambilla, La Russa, Ignazio La russa
passare alla cassa
Le barzellette che racconto io
le scrivo io e fanno ridere a tuo zio
Di aziende e banche ho fatto il pieno:
basta così, domani compro il Mar Tirreno!
Io compro tutto, dall'A alla Z
ma quanto cosa questo c..o di pianeta?
Lo compro io! Lo voglio adesso!
Poi compro Dio, sarebbe a dir: compro me stesso!
il proprietario del partito dell'amore
io sono il Cesare, leader mondiale
io sono il papi, l'utilizzator finale
La camera è mia, è mio il senato
sono io il padrone di Ibrahimovic e Pato
c'ho banche e banchieri, c'ho case editrici
c'ho Confalonieri, la Rai,
Mediaset, gli attori e le attrici
è mio Il Giornale e il Viminale
e naturale fra tre anni il Quirinale
finalmente sarà mio come fatto personale
magistratura e corte costituzionale
E' tutto mio, faccio sul serio
palazzo Chigi, palazzo Grazioli
palazzo Macherio, palazzo Madama
c'ho Villa Certosa che c'ha mille stanze
castelli, Antigua con tremila dependance
E' tutto mio, cari italiani
anche la casa a Montecarlo di Tulliani è mia
c'ho Denis Verdini, Maria Stella Gelmini
Frattini, Ghedini e Roberto Formighini
Augusto Minzolini, il tg1 è mio
è mio il tg5 in tv, le donne son mie
son potente e quindi le voglie tutte
soprattutto Rosy Bindi
La Lega è già mia, Maroni, Bossi e Cota
ho comprato tutti e m'hanno regalato il trota
e la destra di strorace e la dc di rotondi
e sono mie le poesie di sandro bondi
Ah, Cicchitto, Dell'Utri, non sò più chi c'è
eh Scajola e la finissima Santalchè ohiè
il partito si ingrossa, ormai c'è la ressa
Brambilla, La Russa, Ignazio La russa
passare alla cassa
Le barzellette che racconto io
le scrivo io e fanno ridere a tuo zio
Di aziende e banche ho fatto il pieno:
basta così, domani compro il Mar Tirreno!
Io compro tutto, dall'A alla Z
ma quanto cosa questo c..o di pianeta?
Lo compro io! Lo voglio adesso!
Poi compro Dio, sarebbe a dir: compro me stesso!
lunedì 23 settembre 2013
Smisurata preghiera...
Per chi viaggia in
direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione,
chi tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità…
col suo marchio speciale di speciale disperazione,
chi tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità…
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