Ho sempre pensato che il potere della magistratura, nel nostro paese,è un potere devastante per i cittadini; e oggi lo è ancora di più perchè è un mondo sordo e cieco di fronte ai diritti, se aggiungiamo poi che tra i magistrati ci sono sceriffi con un super ego straripante legittimati da forze dell’ordine incompetenti e repressive e da una politica legata a doppio taglio con la magistratura,otteniamo un sistema che diventa paranoico e ultra repressivo…forse solo così si può spiegare l’oscenità della custodia cautelare. Così come è pensata la magistratura sta diventando veramente il male della democrazia,disparità di trattamento,incertezza del diritto, interpretazioni di leggi con svariati distinguo e ardimentose letture. Distinguo non solo tra tribunali diversi ma anche tra sezioni diverse,una vera giungla dove il cittadino è costretto alla caccia di un giudice capace. Il dramma è che questi sceriffi non si rendono conto che per le loro perverse interpretazioni e per le loro letture fantasiose un cittadino ne fa le spese e a volte non sono semplici o recuperabili eventi, ma sono tragedie…come per Niki…
La procura di Firenze che condusse nel 2008 l’operazione premium
da cui scaturì l’arresto di 17 persone – tra le quali Niki Aprile Gatti, morto
nel carcere di Sollicciano in circostanze poco chiare – non aveva competenza
sul caso. È quello che è emerso durante l’udienza preliminare della
settimana scorsa celebrata dopo ben sette anni dagli arresti preventivi.
Un caso clamoroso: i pm
fiorentini che nel 2008 spedirono in custodia cautelare decine di indagati– tra i quali pezzi grossi come Piero
Mancini, allora presidente dell’Arezzo e imprenditore di successo, e
Giovanni Cappietti –non
avevano competenza sul caso: spettava invece al la procura di Arezzo occuparsi
della presunta associazione a delinquere finalizzata alle truffe telematiche
con i numeri 899.
Una vicenda inquietante, un
tortuoso percorso giudiziario dalle tinte fosche se si pensa che nell’ambito di
quella inchiesta muore Niki Aprile Gatti.
Noi de Il Garantista abbiamo
raggiunto Ornella Gemini–la madre del ragazzo che da
anni lotta per avere verità e giustizia – e commenta la notizia con dolore:«Apprendo
che i giudici fiorentini nemmeno dovevano aprire l’inchiesta per cui Niki era
indagato, apprendo che eventualmente la procura doveva essere quella di Arezzo,
apprendo che riparte tutto da lì e che tutto ciò che si è svolto è stato
azzerato!».
Ornella Gemini a questo punto
continua con dolore e rabbia: «Azzerato?
Hanno azzerato anche mio figlio portandolo a Firenze. Ma a questo punto mi
domando se mio figlio a Sollicciano ci doveva stare, oppure non era il carcere
di competenza? Hanno azzerato il riciclaggio di denaro sporco a favore di
un’associazione mafiosa, azzerato tutto. Si riparte da zero. Come si azzerano i
presunti contatti con la mafia?».
La madre di Niki non si
dà pace:«Da zero? E mio figlio che era in custodia ”cautelare” come è
stato cautelato dallo stato Italiano? Portandolo in un carcere duro e
”lasciandogli” i lacci? Consegnandogli un telegramma che non avrebbero dovuto
ricevere visto che era in isolamento? Affiancandogli un avvocato che nulla
aveva a che fare con il nostro contesto? Mettendolo in cella da incensurato con
due detenuti ad alta pericolosità? Non consentendogli di fatto i contatti con
la famiglia? Cosa devo pensare. che se si fosse avvalso della facoltà di non
rispondere oggi sarebbe vivo? Devo pensare che è stato tutto un errore e che
tutto verrà archiviato o prescritto? E perché hanno svaligiato il suo
appartamento dopo la morte, queste persone cosa cercavano?».
Ornella continua:«Che azzerassero allora anche le
archiviazioni per suicidio! Visto che mio figlio mai si sarebbe suicidato, devo
pensare che non sono stati valutati a Firenze tutti gli elementi che avevano a
disposizione?».E
conclude: «Non ci ho creduto neppure per un attimo, così come non lo crede
chi ha conosciuto Niki in vita e chi ha avuto modo di conoscere la sua vicenda
attraverso il suo blog. Cosa devo pensare che ho perso un figlio che era la mia
vita per errore? Sono pronta ad azzerare tutto, fatemi tornare a casa mio
figlio, una casa in cui dal 24 giugno 2008 non si vive più!».
La vicenda di Niki Aprile Gatti
è piena di ombre.Muore
all’età di 26 anni nel carcere di Sollicciano il 24 giugno del 2008,
all’interno della cella numero 10, IV sezione. Era in carcerazione preventiva
da appena quattro giorni. Ufficialmente si sarebbe suicidato con un laccio
delle sue scarpe annodato alla grata della finestra del bagno.
Ma per i familiari ci sono
elementi e discordanze che fanno pensare a un suicidio simulato:il
verbale del carcereattesta
un sereno dialogo tra Niki e un agente alle ore 10 del 24 giugno, stessa
ora e data in cui la perizia indica la morte di Niki;c’è il dubbio sul fatto che un
laccio di scarpe possa sorreggere il peso di un uomodi 92 chilogrammi; ci sonotestimonianze discordantidei due compagni di cella; c’èla presenza illegittima dei
lacci di scarpenella
cella con due detenuti autolesionisti e ad alta sorveglianza;l’autopsiain un
primo momento parla di impiccagione con strisce di jeans, nonostante l’evidenza
del segno sottilissimo sul collo e la restituzione dei medesimi pantaloni
intatti.
Niki Aprile Gatti viene
arrestato il 19 giugno del 2008 a San Marino, insieme ad altre diciassette
persone, con l’accusa di presunta frode informatica nell’ambito dell’inchiesta
Premium:incriminate
la Oscorp SpA (dove lavorava Niki), Orange, OT&T e Tms, tutte residenti a
San Marino; la Fly Net di Piero Mancini, Presidente dell’Arezzo Calcio,
più altre “società offshore” con sede a Londra.
L’inchiesta Premium è stata
avviata grazie alle denunce di migliaia di utenti di Firenze e Arezzo truffati
a causa della tariffa maggiorata degli 899 o attraverso connessioni illegali a
internet.Tale
inchiesta si è andata a intrecciare ad altre indagini che approdano al filone
perugino legato alledichiarazioni
del pluripentito – e molto spesso smentito per le sue dichiarazioni fasulle –
Salvatore Menzo:mafia,
broker che viaggiavano tra Londra e l’Italia, business di compagnie
telefoniche, odor di riciclaggio riciclaggio di denaro sporco tramite società
finanziarie, omicidi, conoscenze importanti come un esponente importante della
Guardia di Finanza. Uno degli indagati dell’inchiesta Premium era stato intercettato
mentre parlava con il mafioso Salvatore Menzo per aiutarlo a riciclare il
denaro– si parla
di 55 milioni di euro – tramite lo Stato di San Marino.
Niki Aprile Gatti non
viene trasferito al carcere di Rimini così come avviene per gli altri 17 arrestati,
ma, solo fra tutti, presso quello di Sollicciano.
Al termine dell’interrogatorio
di garanzia, Niki è l’unico tra gli indagati a non avvalersi della facoltà di
non rispondere. Si dichiara innocente e vuole uscire dal carcere al più presto.Nonostante ciò, gli viene confermata la
custodia cautelare: poche ore più tardi, nella mattinata di martedì 24 giugno
2008, Niki viene trovato morto dai suoi compagni di stanza.
La madre, Ornella Gemini, viene
avvisata direttamente sul suo cellulare: rito inusuale e senza rispetto del
protocollo. Niki, secondo i familiari e gli avvocati, è stato ucciso
proprio perché, da innocente, forse poteva rivelare alcuni elementi che
avrebbero potuto creare enormi problemi.
Il Magistrato Lupi ha
archiviato definitivamente la morte di Niki come suicidio. Ma senza chiarire le
contraddizioni ben esposte dall’opposizione fatta dai familiari della vittima.
La prima opposizione fatta
dalla famiglia, tra l’altro, sparì misteriosamente nei meandri della Procura.Così
come sparirono i computer nell’appartamento di Niki a San Marino e che non
furono mai sequestrati dalla Procura di Firenze: ma Niki non era stato
arrestato e rinchiuso preventivamente in galera proprio per reati informatici?Ad oggi, domande senza risposta e con
un’altra inquietante notizia: la Procura di Firenze non era di competenza e il
processo si è azzerato. La prescrizione è vicina.
Possiate avere lunghi momenti di riflessione e di pentimento!
Le nostre carceri sono gabbie dove annientare le persone,
gabbie per nascondere l'inascondibile,
luoghi del dolore che altre persone imbevute di ipocrisia preferiscono ignorare.
E poi quando accadono queste cose e leggiamo questi commenti ci si indigna...
Ipocriti...
Da: Corriere.it
Suicidio detenuto, sul profilo Fb degli agenti frasi
choc: «Uno in meno»
L’Alsippe, un sindacato della polizia penitenziaria,
pubblica un link sul suicidio di un detenuto di 39 anni nel carcere di Opera a
Milano. Si scatenano i commenti
di Redazione Online
I commenti alla notizia del suicidio in
carcere
shadow
L’Alsippe, l’Alleanza sindacale Polizia
Penitenziaria, pubblica il 15 febbraio un link sulla propria pagina Facebook. Si parla del suicidio di un detenuto nel carcere di Opera a Milano.
Un rumeno di 39 anni, condannato all’ergastolo per omicidio, si è impiccato
nella sua cella. Il Giornale della Polizia
Penitenziaria «condivide» a sua volta il link. E si scatenano i commenti:
«Ottimo speriamo abbia sofferto», esordisce un uomo che sul suo profilo Facebook
si qualifica come «ispettore presso il ministero della Giustizia». Passano una
quarantina di minuti e arriva il secondo commento: «Uno in meno». E ancora:
«Uno in meno, che sicuramente non avrebbe scontata la pena per intero, ci
sarebbe costato parecchi denari e che all’uscita avrebbe creato di nuovo
problemi. Spero che abbia sofferto. 3 mq a disposizione per qualcun’altro».
Parole testuali.
I commenti su
Fb
«Consiglio di mettere a disposizione più corde e sapone»
Seguono una ventina di altri commenti,
tutti su questo tono. E molti degli autori - dalle informazioni da loro stessi
riportate online - sembrano essere agenti. «Consiglio di mettere a disposizione
più corde e sapone», «Collega scala la conta», «Giustizia fu’ fatta. Ora ci
sarà la giustizia Divina a fare il resto», «Oh. Come sono dispiaciuto», «- 1
questo passo dovrebbero farlo in tanti così si risparmiano un po’ di soldi non vi
pare», «un rumeno in meno che aveva ammazzato un anziano......evviva», «1 de
meno. Che lo stato nu ha da magna. E x la conta 1 de meno», «Mi domando cosa
aspettino gli altri seguirne l’esempio, tutto da emulare». C’è chi prova ad
ammorbidire i toni: «Per piacere calma comprendo i disagi gravi del Vs.lavoro. Ma la morte
non si augura a nessuno. Grazie e buon lavoro dovete essere sempre angeli».
Replica immediata: «Lavora all’iterno (il commento è scritto così, ndr) di 1
Istituto. Poi vedrai. Specialmente extracomunitari. X questo mestiere devi ava
er core nero».
Dap: «Nel caso fossero poliziotti, prenderemo provvedimenti»
Luigi Pagano, vicecapo vicario del Dap
(Dipartimento amministrazionepenitenziaria)
di Roma, commenta la vicenda: «Stiamo facendo accertamenti per capire, intanto,
che sindacato è questo - spiega Pagano - e se effettivamente i commenti sono
stati scritti da agenti della polizia penitenziaria, risaliremo all’identità e
nel caso prenderemo gli opportuni provvedimenti». Pagano «stigmatizza tali
commenti e dichiarazioni»: «Se sono veramente agenti, interverremo».
Sappe: «Ignobile esultare per la morte di un detenuto»
Anche Donato Capece, segretario generale
del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, commenta i messaggi apparsi
su social network: «Esultare per la morte di un detenuto è cosa ignobile e
vergognosa. Il suicidio in carcere è sempre, oltre che una tragedia personale,
una sconfitta per lo Stato. E ci vuole rispetto umano e cristiano ancor prima
di quello istituzionale». Per Capece, «chi ha dato dimostrazione della sua
stupidità ed insensibilità se ne assumerà le responsabilità. Quel che è certo -
conclude il segretario del Sappe - è che non rappresentano affatto le donne e
gli uomini del Corpo Polizia Penitenziaria che ogni giorno lavorano nelle
carceri con professionalità, abnegazione ma soprattutto umanità».
Questa volta non scrivo io... Riporto il post interessantissimo di Paolo Franceschetti...
Da :http://paolofranceschetti.blogspot.it/2015/02/benvenuto-presidente.html
Se non si nasconde la
testa nella sabbia…
Benvenuto Presidente
Ovvero: Il primo Presidente della
repubblica al mondo ad ammettere di essere eletto illegittimamente.
Dopo qualche ora dall’elezione di Mattarella ho messo un post su facebook che
ha provocato giustamente qualche polemica. Il messaggio era questo:
Mattarella. Mattarella. Dunque... mi
sovviene che a Palermo apparteneva alla squadra di Salvo Lima, Ciancimino, Calogero
Mannino. Mafia allo stato puro, anche se formalmente di correnti diverse, Ma
forse lui non se ne era accorto. si incontrò con padre Pintacuda e ebbe intensi
rapporti con Leoluca Orlando. Chi era Pintacuda? Il fondatore del cerisdi, un
centro studi fondato da Pintacuda e che era (ed è) in realtà un centro dei
servizi segreti, che sorge a Castel Utveggio, a Palermo. Quel centro da cui
partì la telefonata che avvertì Brusca che falcone arrivava a Punta Raisi, e da
cui fu azionato il telecomando della strage di Via D'Amelio. Ma forse
Mattarella non lo sapeva. Tutte queste cose lui non le sapeva e non le sa.
Magari era impegnato, o si era voltato dall'altra parte proprio in quel
momento.
Qualcuno ha fatto domande altri hanno
fatto precisazioni. In effetti sono stato troppo precipitoso volendo riassumere
un pensiero complesso e una storia altrettanto complessa in poche righe, senza
immaginarmi il gran numero di condivisioni (ma anche di conseguenti critiche)
che avrebbe avuto.
Allora precisiamo alcune cose.
Mattarella non era della corrente Andreottiana di Lima, ma della corrente De
Mitiana. Non era quindi, tecnicamente, un "amico" di Lima. Vero. Era
però, tecnicamente, un "amico" di Calogero Mannino, che ebbe ampi e
comprovati rapporti con la mafia finché un giorno il "sistema" non si
svegliò e decise di processarlo, probabilmente perché era diventato scomodo a
qualcuno.
Ed è vero che non era in intensi
rapporti con Leoluca Orlando. Per la precisione Mattarella viene dalla scuola
del gesuita Bartolomeo Sorge, da cui proveniva anche Padre Ennio Pintacuda che,
insieme a Orlando, furono i promotori della primavera di Palermo.
A un certo punto Sorge e Mattarella
presero le distanze da Pintacuda e Orlando.
Basti dire che Pintacuda fu il fondatore
del Cerisdi, il centro dei servizi segreti che sorge a Castel Utveggio e da cui
partì la telefonata che avvisò Brusca dell’arrivo di Falcone a Punta Raisi, e
da cui venne azionato il telecomando di via D’Amelio.
Ecco perché qualcuno, all’epoca, disse
“né con la mafia né con l’antimafia”.
Perché se eri contro la mafia ti
ammazzavano, come accadde a Boris Giuliano, Ninni Cassarà, Ciaccio Montalto e
tanti altri.
Ma ti ammazzavano anche se capivi che
l’antimafia non era meglio della mafia, come accadde a Borsellino.
La Palermo di allora era quella. O
stavi con la vecchia mafia, o con la nuova - molto più pericolosa e sottile -
di Orlando e Pintacuda.
Difficile capire da che parte stesse
Mattarella, ma quel che è certo è che lui questo sistema non l'ha mai
denunciato veramente.
Ma altrettanto certo è che questo
sistema lo conosce bene, se è vero che Mattarella è stato convocato come
testimone al processo per la trattativa stato - mafia.
Tante altre cose si potrebbero dire
allora di Mattarella. Ad esempio, la storia dei tre milioni dibuonibenzina che gli regalò Filippo Salamone imprenditore condannato per mafia
(Salamone sosteneva fossero decine di milioni). Oppure i discussi rapporti con
la mafia di suo padre Bernardo Mattarella (ma chi lavorava a Palermo in quegli
anni, come poteva non avere rapporti anche solo indiretti con la mafia?).
Ma tutto questo non sarebbe importante,
perché gli scheletri nell’armadio di precedenti Presidenti della Repubblica
sono molto peggiori.
In compenso ci sono diversi fiori
all'occhiello di questo nuovo presidente; fu uno dei pochissimi a opporsi alla
legge Mammì che sanciva di fatto un'illegalità e consegnava a Berlusconi il
monopolio televisivo del paese; si battè per abolire la leva obbligatoria
Chi ha raggiunto un grado di
consapevolezza di come funziona la politica (quindi chiunque vada oltre le
verità dei quotidiani e dei settimanali mainstream) sa che, chiunque fosse
stato eletto, non poteva essere una persona completamente pura senza
inquinamenti col potere. E sa che il vero problema dei politici più importanti
non sta tanto nella singola tangente presa o nella frequentazione, ovverosia
non sta tanto in ciò che il politico ha fatto, quanto in ciò che non ha fatto,
che non ha visto, e che non vedrà.
Le domande che mi pongo, quindi, non
sono “chi era suo padre? ha preso tangenti? chi ha frequentato a Palermo?”, ma
le seguenti:
“Mattarella si rende conto che il
problema a Palermo non è mai stata la mafia?”;
“questo Presidente vedrà che ci sono
centinaia di minori che scompaiono in Italia e di cui non se ne sa più
nulla?”;
"sa il Presidente che per molti
decenni in Sicilia erano quasi inesistenti le sparizioni di minori, proprio
grazie alla mafia, e che invece queste erano elevatissime al centro - nord?
Auspicherà mai un'inchiesta parlamentare su questo fenomeno?"
“si accorgerà dei dati ufficiali della
polizia di stato da cui risulta che tra minorenni e maggiorenni ne scompaiono
oltre un migliaio?”;
"essendo un giurista, si occuperà
degli scandalosi meccanismi giuridici che favoriscono Equitalia rendendo
impotente il cittadino e distruggendo l’economia italiana, e avvertirà che il
meccanismo processuale è incostituzionale?";
"si rende conto di quale sia
l’origine della crisi economica e ne denuncerà le cause prodigandosi per
trovare una soluzione, oppure farà finta che va tutto bene dicendo, come ho
letto su un delirante articolo dell’ANSA pochi giorni fa: 'Italia in ripresa,
la disoccupazione giovanile scende al 42%' (un dato inaudito, tenendo conto che
tra gli occupati ci sono anche quelli che guadagnano 300 o 400 euro nei call
center, alle casse dei supermercati o come commessi di negozi) ?”.
Farà qualcosa per queste realtà?
Staremo a vedere.
Credo che sia questo il problema.
E quindi, chiunque fosse salito al
Colle, non avrebbe cambiato nulla.
Per adesso, una cosa buona questo
presidente l'ha già fatta. Il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale, di cui
Matterella è stato membro, ha dichiarato illegittimo il sistema di votazione,
sostanzialmente affermando che tutto il parlamento è illegittimo, e quindi
implicitamente dichiarando che, giuridicamente, anche Renzi, ad esempio, occupa
un posto che non gli spetta. Ma va da sè che oggi anche l'elezione del
Presidente della Repubblica deve essere considerata costituzionalmente
illegittima.
In altre parole, abbiamo un Presidente
della Repubblica che, caso unico in Italia e forse al mondo, ha, di fatto,
affermato in un documento ufficiale quale una sentenza della Corte
Costituzionale, di essere un presidente illegittimo.
L'inizio non è male.
Non resta quindi che dire: “Benvenuto, Presidente… Speriamo solo che lei
sia un po’ meglio degli altri – assolutamente impresentabili anche nella
facciata, eccezion fatta per Rodotà – che erano stati proposti e che si ricordi
di suo fratello Piersanti, che è morto stritolato dall’assurdo sistema in cui
viviamo e che forse, da lassù, potrebbe darle qualche suggerimento, ora che per
lui il sistema apparirà tutto chiaro, anche nella sua follia”.
La nuova vita di
Bella Ciao: da canzone della Resistenza a inno di protesta e libertà. Da Gezi
Park sino a Tsipras
"Una mattina mi son svegliato e ho trovato
l'invasor". Che si presenti sotto forma di
austerity finanziaria, sotto quella della crisi, del terrorismo, dei
"draghi" di Wall Street, sotto forma di Erdogan, Berlusconi o
Sarkozy, del governo cinese o di quello spagnolo, la figura
dell'"oppressore" e dello spirito di rivolta ha sempre lo stesso filo
conduttore. Ed è per questo che "Bella Ciao" ha trovato una nuova
vita: da canzone della Resistenza a inno di protesta e libertà.
La
sua nascita è ancora oggi argomento di dibattito e la paternità, oltre che
essere dichiarata a più riprese da diversi soggetti, non è chiara. Ovunque però
viene, o perlomeno veniva, associata ai partigiani, all'antifascismo e alla
Resistenza (qui la storia raccontata
dall'Anpi).
Come canzone superò in forza e potenza
Fischia il Vento diventando simbolo numero uno della Resistenza e oggi, che
spira un altro vento, è emblema della ribellione globale e lotta alle
ingiustizie.
E'
diventata mondiale.Per
ultimo l'ha cantata Alexis Tsipras - paladino dell'Europa anti austerity-
durante la chiusura della sua campagna elettorale per le elezioni greche. In
piazza gli ellenici intonavano scandito "Bella Ciao", ma non il resto
della canzone. Gli unici a conoscerne le parole per filo e per segno erano gli
italiani della brigataKalimera,
giunti ad Atene per sostenere Syriza. "Non ci aspettavamo che chiudesse
con questa canzone. E' stata una sorpresa, una gioia immensa" dicono
ancora eccitati. Significa "vento di novità non dimenticando le
tradizioni. Ed è internazionale" spiegano dal comitato greco.
Negli
ultimi 4 anni ha avuto un'escalation mondiale: fra i primi, a Zuccotti Park, furono
quelli diOccupy
Wall Streeta cantarla. Era il 2011, amministrazione
Obama: centinaia di indignados l'inneggiarono contro l'iniquità economica e
sociale davanti alla sede dellaBorsadi
New York. In quello stesso anno in Italia fu vietato dalla Rai di cantarla,
durante il festival di Sanremo, a GianniMorandi.
L'"eterno ragazzo" fu sorpreso che "una canzone simbolo delle
mondine divenisse poi elemento di polemica politica".
Lo
era stato già 12 anni prima
a Genova durante i cortei del G8.
Suonato dalla tromba di Roy Paci,celebratoda
Manu Chao, poi divenentato titolo di un documentario sui tragici fatti della
Diaz e di Carlo Giuliani, Bella Ciao incarnava lo spirito di rivolta e
cambiamento. Di chi non sta zitto. Tanto che nella stessa Genova nel 2013,ai
funerali di Don Gallo(era la sua canzone
preferita), fu intonato così forte che l'arcivescovo Bagnasco non riuscì a
finire l'omelia.
Un altro prete, Franco Mella,
la cantò durante la rivoluzione degli ombrelli di Hong Kong e la folla lo
seguì. Da solo e in tv, invece,Michele
Santoro la intonò in aperturadi un'edizione straordinaria del programma
Sciuscià in polemica con l'Editto bulgaro di Berlusconi. L'ha cantata persinoMatteo Salvini - come sberleffo - per protestare contro
"l'invasione degli immigrati".
10) Chi e Perché ha lasciato morire i ragazzi della Casa dello Studente all’Aquila
12 Agosto............
Nel mio deserto colmo di fiori secchi,ci sei tu, immenso sogno senza confini! La notte insonne,il giorno opaco,il tempo incompiuto..e tu per sempre!
La realtà che vivrai domani è fortemente condizionata da quello che fai oggi.... Facciamo in modo che nessuno si senta solo!
Questo blog aderisce allo sciopero!
Questo Blog non è una testata giornalistica....
............ è la "mia pagina bianca"!!!!!!Dove scrivo i miei pensieri,le mie emozioni,le mie titubanze!
Contro la disinformazione!!!!!!!!!!!!!
Lottiamo per un'informazione corretta .....
....Grazie del premio Stella ! Lo custodirò con molto affetto!
"Upupa, ilare uccello calunniato dai poeti, che roti la cresta sopra l'aereo stollo del pollaio e come un finto gallo giri al vento; nunzio primaverile, upupa, come per te il tempo s'arresta, non muore piu' il Febbraio, come tutto di fuori si protende al muover del tuo capo, allegro folletto, e tu lo ignori".
(da: Eugenio Montale, Ossi di seppia, 1920-1927)
...........dorme quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.
NIKI APRILE GATTI
PER CONOSCERE LA STORIA CLICCA SULL'IMMAGINE
a tutti i ragazzi.....
E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte; ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte; io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero, e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo. Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro; stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento; copri l'amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello; a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo. Roberto Vecchioni
Non ricordare il giorno trascorso e non perderti in lacrime sul domani che viene: su passato e futuro non far fondamento vivi dell'oggi e non perdere al vento la vita. Omar Khayyam
...i bambini sono di sinistra.........
.....eppure vivo..........
Inganno della mente mia, bisogno straziante dell’anima. Bugiardi gli occhi miei che sono veri solo quando piangono te, che inventano e colorano la tua immagine per dare respiro al mio cuore.
ad una persona speciale
Ho amato tutto di te, i tuoi entusiasmi e le tue delusioni, i tuoi desideri, i tuoi sogni, i tuoi successi e i tuoi fallimenti. Ho amato tutto di te i tuoi sorrisi e i tuoi pensieri cupi le tue sicurezze e le tue titubanze. Ho amato tutto di te la tua speranza e la tua disperazione, l’incanto e il disincanto, la forza e la debolezza. Ho amato tutto di te anche il tuo andartene senza rumore.