FRAGOROSO SILENZIO

domenica 10 marzo 2013

A te...


Per la politica...
ancora non è tempo di parlare...voglio vedere cosa accade!!!!!!!!!!!!!!
Allora perchè non ascoltare la " voce" dell'anima?














"Tornare libero così.. 
non era quello che volevo.. 
e mentre parlerò di te 
di quel rimpianto sarò schiavo; 
non è normale alla mia età 
stringere una fotografia.. 
Lasciarmi andare non dovrei 
ti vorrei..ti vorrei.." 

Sempre vigili

sabato 2 marzo 2013

Nel mare ci sono i maiali...





"A chi vuol far del male non manca mai il pretesto" P.Sirio

Alcuni passi di un grande libro...”La fattoria degli animali” di G. Orwell
Cosa vi fa pensare?
“I maiali si estasiavano alla furberia di Napoleon.
Come schiavi lavorarono gli animali per tutto quell'intero anno. Ma nel loro lavoro erano felici: non si lamentavano né di sforzi né di sacrifici, ben sapendo che quanto facevano era fatto a loro beneficio e a beneficio di quelli della loro specie che sarebbero venuti dopo di loro, e non per l'uomo infingardo e ladro.
Una domenica mattina quando gli animali si radunarono per ricevere gli ordini, Napoleon annunciò di essersi deciso a una nuova politica.
Ancora una volta gli animali furono presi da una vaga inquietudine. Mai trattare con esseri umani, mai impegnarsi in imprese commerciali, mai far uso di danaro: non erano forse queste le principali decisioni approvate nella prima trionfante riunione dopo l'espulsione di Jones? Tutti gli animali ricordavano, o almeno credevano di ricordare, l'entusiastica approvazione di questi principi. I quattro maialetti che avevano protestato quando Napoleon aveva abolito le riunioni alzarono timidamente la voce, ma furono immediatamente ridotti al silenzio dal tremendo brontolio dei cani. Poi, come al solito, le pecore intonarono: «Quattro gambe, buono; due gambe, cattivo!» e il momentaneo sbigottimento si smorzò. Infine Napoleon sollevò la zampa per imporre silenzio e annunciò che aveva già concluso tutte le trattative. Non ci sarebbe stato bisogno che qualche animale dovesse venire a contatto con l'uomo, cosa evidentemente indesiderabile. Intendeva prendere tutto il peso sulle sue spalle.
Intorno a quest'epoca, improvvisamente i maiali entrarono nella casa colonica e vi presero residenza. E ancora agli animali parve di ricordare che una decisione contraria a questo fosse stata presa nei primi tempi, e ancora Clarinetto seppe convincere che non si trattava precisamente di ciò. Era assolutamente necessario, disse, che i maiali, che erano il cervello della fattoria, avessero un posto tranquillo ove lavorare. Era anche più conforme alla dignità del Capo (é negli ultimi tempi egli aveva preso a designare Napoleon col titolo di "Capo") vivere in una casa che non in un porcile. Tuttavia gli animali furono turbati nell'udire che i maiali non solo prendevano i pasti in cucina e usavano il salotto come luogo di ricreazione, ma che anche dormivano nei letti.
Ora non si parlava mai di Napoleon semplicemente come "Napoleon"; alludendo a lui, si ricorreva sempre allo stile di cerimonia dicendo: "Il nostro Capo, il compagno Napoleon", e i maiali amavano inventare per lui titoli come i Padre di Tutti gli Animali, Terrore del Genere Umano, Protettore dei Greggi, Amico degli Anatroccoli e simili. Nei suoi discorsi Clarinetto parlava, con gli occhi pieni di lacrime, della saggezza di Napoleon, della bontà del suo cuore, del suo profondo amore per tutti gli animali della terra, anche e specialmente per tutti gli infelici animali che vivevano ancora nell'ignoranza e nella schiavitù nelle altre fattorie. Era divenuto costume dar credito a Napoleon per ogni successo raggiunto e per ogni colpo di buona fortuna. Si udiva spesso una gallina dire a un'altra: «Sotto la guida del nostro Capo, il compagno Napoleon, ho fatto cinque uova in sei giorni», o due mucche esclamare mentre si abbeveravano allo stagno: «Grazie alla supremazia del compagno Napoleon, che buon sapore ha quest'acqua!». Il sentimento generale della fattoria fu ben espresso in una poesia intitolata Camerata Napoleon, composta da Minimus e che diceva così:
Un giorno, al principio dell'estate, Clarinetto, ordinò alle pecore di seguirlo e le condusse all'altra estremità della fattoria, in un ampio terreno invaso da betulle. Le pecore passarono tutta la giornata a brucare le foglie sotto la sorveglianza di Clarinetto. Questi se ne tornò la sera alla casa colonica; ma poiché faceva caldo, disse alle pecore di rimanere dov'erano. Finì che esse rimasero là un'intera settimana durante la quale nessuno le vide. Clarinetto si tratteneva con loro quasi tutto il giorno: stava insegnando loro, diceva, una nuova canzone per cui era necessario l'isolamento.
Dopo il ritorno delle pecore, in una deliziosa serata quando, finito il lavoro, gli animali stavano rientrando alle loro stalle, un terribile nitrito di cavallo risuonò nel cortile. Stupiti, gli animali si arrestarono.
Era la voce di Berta. Essa nitrì ancora e tutti gli animali irruppero a galoppo nella corte. Videro allora ciò che aveva visto Berta.
Un maiale stava camminando sulle gambe posteriori. Sì, era Clarinetto. Un po' goffamente, come se non fosse abituato a portare in quella posizione il suo considerevole peso, ma con perfetto equilibrio, passeggiava su e giù per il cortile. Poco dopo, dalla porta della casa colonica uscì una lunga schiera di maiali: tutti camminavano sulle gambe posteriori. Alcuni lo facevano meglio degli altri, qualcuno era ancora un po' malfermo e sembrava richiedere il sostegno di un bastone, ma tutti fecero con successo il giro del cortile. Infine, fra un tremendo latrar di cani e l'alto cantar del gallo nero, uscì lo stesso Napoleon, maestosamente ritto, gettando alteri sguardi all'ingiro, coi cani che gli saltavano attorno. Stringeva fra le zampe una frusta.
Seguì un silenzio mortale. Stupefatti, atterriti, stringendosi assieme, gli animali guardavano la lunga fila dei maiali marciare lentamente attorno al cortile. Era come se il mondo si fosse capovolto. Poi venne il momento in cui, passato il primo stordimento, nonostante tutto - nonostante il terrore dei cani, l'abitudine sviluppata durante lunghi anni di non lamentarsi mai, di non criticare mai - sentirono la tentazione di pronunciare parole di protesta. Ma in quell'attimo stesso, come a un segnale dato, tutte le pecore ruppero in un tremendo belato: «Quattro gambe, buono; due gambe, meglio! Quattro gambe, buono; due gambe, meglio! Quattro gambe, buono; due gambe, meglio!».
Continuarono così per cinque minuti, senza soste. E, quando le pecore si furono calmate, la possibilità di protestare era passata é i maiali erano rientrati nella casa.
Benjamin sentì un naso strofinarsi contro la sua spalla. Guardò. Era Berta. I suoi vecchi occhi erano più appannati che mai. Senza dir nulla, lo tirò gentilmente per la criniera e lo portò nel grande granaio ove erano scritti i Sette Comandamenti. Per qualche istante ristette fissando la parete scura e le lettere bianche.
«La mia vista si indebolisce» disse infine. «Anche quando ero giovane non riuscivo a leggere ciò che era scritto qui. Ma mi pare che la parete abbia un altro aspetto. I Sette Comandamenti sono gli stessi di prima, Benjamin?»
Per una volta Benjamin consentì a rompere la sua regola e lesse ciò che era scritto sul muro. Non vi era scritto più nulla, fuorché un unico comandamento. Diceva:
TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI MA ALCUNI SONO PIU’ UGUALI DEGLI ALTRI
 Quando gli applausi si placarono, Napoleon, che era rimasto in piedi, annunciò che aveva qualche parola da dire.
Come tutti i discorsi di Napoleon, anche questo fu breve ed esplicito. Anche lui, disse, era felice che il periodo dell'incomprensione fosse finito. Per molto tempo erano corse voci - messe in giro, aveva ragione di credere, da qualche nemico maligno - che le direttive sue e dei suoi colleghi rivestissero qualcosa di sovversivo e di rivoluzionario Erano stati accusati di suscitare la ribellione fra gli animali delle vicine fattorie. Niente di più lontano dalla verità! Il loro solo desiderio, ora come nel passato, era di vivere in pace e in buone e normali relazioni con tutti i vicini. Questa fattoria che aveva l'onore di controllare, aggiunse, era una specie di impresa cooperativa. Le azioni che erano in suo possesso erano comune proprietà dei maiali.
Egli non credeva, disse, che alcuno degli antichi sospetti continuasse a sussistere; ma alcuni cambiamenti, recentemente introdotti nelle consuetudini della fattoria, dovevano aver l'effetto di promuovere un'ancor maggiore fiducia. Fino ad allora gli animali della fattoria avevano avuto la sciocca abitudine di chiamarsi l'un l'altro "compagni". Ciò doveva aver termine. C'era anche stato lo strano costume, la cui origine era sconosciuta, di sfilare la domenica mattina davanti al teschio di un verro posto su un ceppo nel giardino. Questo pure sarebbe stato abolito, e già il teschio era stato sepolto. I suoi visitatori avevano certo visto la bandiera verde spiegata in cima all'asta e avevano forse notato che lo zoccolo e il corno dipinti in bianco, di cui prima era fregiata, erano scomparsi. La bandiera, d'ora innanzi, sarebbe stata verde soltanto. Egli aveva solo una critica, disse, da fare all'eccellente e amichevole discorso del signor Pilkington. In esso il signor Pilkington si era sempre riferito alla "Fattoria degli Animali". Non poteva sapere, naturalmente - é lui, Napoleon, lo annunciava ora per la prima volta - che il nome "Fattoria degli Animali" era stato abolito. Da quel momento la fattoria sarebbe ritornata "Fattoria Padronale", quello cioè che, egli credeva, era il suo vero nome d'origine.
«Signori» concluse Napoleon «ripeterò il brindisi di prima, ma in forma diversa. Riempite fino all'orlo i vostri bicchieri. Signori, ecco il mio brindisi: alla prosperità della Fattoria Padronale!»
Come prima, vi furono calorosi applausi e i bicchieri vennero vuotati fino al fondo. Ma mentre gli animali di fuori fissavano la scena, sembrò loro che qualcosa di strano stesse accadendo. Che cosa c'era di mutato nei visi dei porci? Gli occhi stanchi di Berta andavano dall'uno all'altro grugno. Alcuni avevano cinque menti, altri quattro, altri tre. Ma che cos'era che sembrava dissolversi e trasformarsi? “

Sempre vigili



martedì 26 febbraio 2013

E se il PD invece di smacchiare il giaguaro lo abbracciasse?



Ora che fate...UN GOVERNONE??????????????
E se il PD invece di smacchiare il giaguaro lo abbracciasse?
Continuerebbe a ridere la iena ridens?
Potessi emigrare!!!!!!!!!!!!!!!!!
Sempre vigili

venerdì 22 febbraio 2013

Il mio Voto, utile o complice???????????






E' giunta mezzanotte
si spengono i rumori
si spegne anche l'insegna
di quell'ultimo caffè
le strade son deserte
deserte e silenziose... 
Modugno

Un anno fa...

ROMA -16 novembre 2012 "Intorno a noi, vuoto politico. Ci voleva tanto a capire che la tecnica non basta a governare un Paese? Il governo tecnico poteva essere una medicina, ma la parola avrebbe dovuto riprendersela al più presto la politica. Ci voleva tanto a immaginare il logoramento che si sarebbe determinato: astensionismo, violenza, rifugio in forme di protesta elementari, prepolitiche? Siamo ancora in tempo per riprendere in mano politicamente la situazione, o non siamo più in tempo? Questa è la domanda".Gustavo Zagrebelsky. 
E la politica si è riappropriata della situazione...in che modo?Con una campagna elettorale vuota,evanescente,a tratti becera ed offensiva...Una campagna all’insegna degli eccessi,delle battute volgari, degli slogan anti gay,delle false lauree,delle scissioni e delle nuove formazioni che di nuovo,però,hanno ben poco!
Una campagna che ha offeso l’intelligenza delle persone e la dignità civile di chi crede nella Costituzione e nei principi che essa esprime e detta...e lo ha fatto con atteggiamenti,parole e discorsi incoerenti,con assenza di contenuti e tematiche necessarie a risanare un’età così difficile...
Pietosi gli attori,le scene e i canovacci...
Il tutto si è giocato su tasse,promesse e scandali...
Non si è parlato di progetti fattibili,di lavoro,di sanità,di scuola...nè di stranieri o italiani nel nostro paese che,in molti, vivono in condizioni di quasi schiavitù. Nessuno ha affrontato il problema della povertà,la percentuale della popolazione che sta vivendo questa realtà è paurosamente in aumento,ma non interessa a chi ha inventato e mantenuto il porcellum...
E io avrei voluto che qualcuno avesse parlato di giovani,di quella generazione che sta pagando amaramente le scelte di questi politici inefficienti e incapaci...e di quei giovani che fanno dell’oggi l’unica prospettiva, perché il domani non c’è...
Di quei giovani che lavorano e studiano,ma che sono pagati tre euro l’ora quando trovano qualcosa,di quei  giovani che vogliono studiare ma non possono perché l’Università è stata trasformata in un luogo per ricchi e così, a molti, hanno negato il diritto allo studio...
E avrei voluto che avessero parlato di giustizia, quella giustizia che pende sempre a favore di chi più ha e può permettersi avvocati da milioni di euro, di quella giustizia negata ai semplici cittadini,a chi commette un errore e lo paga in modo esagerato;avrei voluto che avessero parlato delle carceri e di come risolvere il dramma che si vive in quei ghetti umilianti e incivili,di quei giovani consegnati allo stato e restituiti morti...
E avrei voluto che avessero parlato dei tanti imprenditori e lavoratori che hanno scelto il suicidio perché umiliati e distrutti dal non “fare” della politica...
Avrei voluto tutto questo... ma non lo è stato!
 E poi...                                   
Oggi...
ROMA - "Votate, votate, votate, invito tutti ad esprimere le proprie idee qualunque esse siano. Gli italiani con il voto esprimono i loro desideri e quale deve essere il Paese che vogliono". Il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri (22 febbraio 2013)
Gli italiani esprimono i loro desideri con il voto?
Ma dove è vissuta questa signora? E perché non ha impedito al millantatore di spedire milioni di lettere truffa? In fondo lei è il ministro dell’Interno...ha permesso una truffa becera...
Ricordo alla signora che quando gli italiani provano ad esprimere le loro idee vengono picchiati,denunciati,arrestati...che siano giovani o vecchi...
Ricordiamo gli aquilani a Roma? E gli studenti universitari che ad ogni manifestazione pacata o no vengono irretiti, malmenati,processati...ricordate i giovani di Teramo? E non ho dimenticato i NO-TAV!L’elenco potrebbe continuare...
Allora perché dovrei votare?
Dovrei essere complice di tutto ciò?
Cari signori politici...aspettatevi sorprese!!!!
E ora silenzio...si riflette!!!!!!!!!!!

Sempre vigili 



martedì 12 febbraio 2013

Prof,ti posso fà una domanda? Perché devo studiare?




Eccola qua... bella domanda...la domanda delle domande...e come ti rispondo?
Mi arrampico alle mie convinzioni? Non risolvono il tuo problema...
Ti snocciolo le ragioni ufficiali,tipo devi trovare un lavoro dignitoso...non regge, ti sventolo la bandiera del sapere, è abbastanza scolorita in questi tempi di ignoranza mediatica,ti elenco grandi nomi che con lo studio hanno avuto successo? Erano altri tempi...e allora...
Perché devi studiare?
Per essere coraggiosa...
Per non avere paura...
Perché la paura è una barriera che ostacola l’intelligenza. Se hai paura,tutto è escluso dalla tua vita,sei insensibile a ciò che ti accade intorno,sei legata alla tradizione,segui il primo leader che trovi,la massa che ti convince, il ragazzo che ti lusinga. La paura offusca la comprensione della vita e di tutte le sue straordinarie manifestazioni,gioia,dolore,povertà e ricchezza,bellezza di un tramonto o di un’alba, la pioggia che ti bagna il viso, un sorriso che ti scalda il cuore, un sentimento che si fa strada nel tuo cuore. Quando hai paura sei estraneo a tutto questo,distaccata. La paura ti fa rimanere aggrappata alle cose esteriori e alla consuetudine,ma la consuetudine è ripetizione,imitazione e le cose esteriori ti nascondono l’essenza delle tue aspirazioni. Non innalzare recinti alla tua mente,liberala dall’ ansia delle dicerie altrui,dalle mode da seguire,dal desiderio di fare bella figura a tutti i costi,solo così,libera, la  tua mente sarà capace di coltivare l’intelligenza. Vestila di abiti ricamati di nuove idee,di speranze,preparala a non essere terreno fertile per falsi ideali che ti renderanno sempre prigioniera degli altri,rendila non un banale meccanismo,ma capace di liberarsi dalla paura,di indagare e di comprendere.
Studiare non serve solo per superare gli esami,per imparare la storia o la matematica per diventare impiegato,avvocato,insegnante ma per imparare a pensare liberamente,a non rimanere “legata” a qualcosa che ti rende insoddisfatta e infelice. Studiare ti serve a capire quella insoddisfazione e combatterla,ad essere sempre in uno stato di cambiamento,a trovare il tempo per indagare,per scoprire la vera libertà. Non abituarti a “così va la vita”,perché segui il comune sentire,il facile arrendersi ad un andare semplicistico e fatalistico, così alzi un muro intorno a te che con il tempo limiterà la tua voglia di fare...il desiderio di trovare la strada per gustare la vita con intelligenza.
Studiare è porsi il dubbio e quindi essere partecipi,è indagare e pensare intensamente,è lasciare libera l’intelligenza di analizzare,di scoprire l’essenza delle cose, di essere autonomi di fronte a ciò che gli altri ti presentano come giusto e “normale”...ma poi cos’è la normalità?
Studiare, quindi, è non avere una mente condizionata,una mente  che non va mai oltre le palizzate poste dalla società conformista; studiare è osare superare quelle palizzate e costruire una società a tua misura,capace di soddisfare la tua fame di conoscenza. Il mondo ti appare sordo a questo tuo desiderio,non ti vuole libera dall’ordine stabilito,non ti vuole consapevole e creativo,ma lo studio ti dà la capacità di riconoscere questo pericolo e di lottare perché tu sia parte attiva del tutto e non un semplice soldato ammaestrato.
Studiare è capire e quindi combattere la paura di non essere adeguata,di non essere capace, di essere insicura.
Studiare è la forza di aprire la porta quando la vita bussa,di non chiudersi in spazi limitati ma ampliare i tuoi orizzonti e sentirti soddisfatta.
Studiare è acquisire  competenze per affrontare le idee,per avere comprensione,per gestire rapporti,per avere rispetto di te e degli altri,per riflettere sulle passioni che animano il tuo essere,per dare voce alla tua idea di vita.
Studiare ti darà la capacità di guardare dietro il significato delle parole e vedere la realtà che nascondono, di leggere ciò che sei e ciò che vorresti essere; di non cadere in una qualsiasi forma di stupidità che oggi sembra dilagare, di non amare la quiete ma la tempesta, di voler essere un vento forte e non una leggera brezza.
Studiare ti insegnerà ad imparare ad ascoltare, a cogliere la preziosità di questo atto che ti pone accanto agli altri,essenziali al tuo mondo; a far tesoro della tua esperienza,a non accontentarti di una risposta ma ad approfondire per capire.
E comprendere è amare il sapere,è aprirsi  alla conoscenza, ai sentimenti, all’amore che tanto domina il cuore di ognuno, perchè amare è meravigliarsi ogni giorno,è osare, rischiare,è vivere.
Studiare è tutto questo e molto di più...è entrare in un mondo rumoroso e scintillante, un mondo ricco e prezioso che ti riempie la vita e allontana la solitudine,un mondo che devi  vivere con passione; ti ricordi Jonathan? Alla domanda della mamma:”Ma perché,Jon,perché non mangi niente?” E lui :”Non mi importa se sono pelle e ossa, a me preme solo il sapere!!!!”
E il sapere è il viaggio spericolato del vivere...
Ecco studiare è vivere...

Sempre vigili



giovedì 7 febbraio 2013

Scendo. Buon proseguimento








“Il linguaggio è lo strumento dello spirito dentro di noi e,come lo spirito è sinonimo del vento,anch’esso a volte porta nuvole nere e tempesta,a volte sole e quiete.” Vito Mancuso

Agli italiani piacciono le barzellette sconce,le pacche sulle spalle,le persone che fanno ridere e quelle che non costringono a pensare...
Piacciono le persone che sono capaci di accattivarsi la simpatia dei più,che riescono bene nel trasformismo anche se quel trasformismo è finalizzato a raccontare fandonie...
Piacciono le persone che fanno della politica una pagliacciata,una vetrina per spot choc...;le persone che sanno far carriera anche senza capacità e quelle che rubano sfacciatamente anche a chi lavora per portare a casa il pane.
Piacciono le persone che raccontano una realtà che non esiste,che narrano l’impossibile e quelle che fanno un abile uso delle parole vuote e che, grazie a loro, appaiono piene.
Agli italiani piacciono le canaglie,i finti intelligenti e gli incantatori di serpenti.
Diversamente non assisteremmo a questa campagna elettorale che appare ogni giorno di più un gioco di simulazione.
E quando poi il prof fa il lifting alla propria immagine e non sembra accorgersi del fiume inquinato e avvelenato che travolge il suo discorso politico intriso di battute che evocano tempi lontani e pericolosi,e quando il millantatore annuncia di volersi chiamare Giulio Cesare,allora il danno è veramente grave e irrimediabile.
E’ umiliante assistere allo sterile rimpallo di promesse  e smentite,all’istigazione al voto che non rappresenta più la democrazia partecipata e responsabile, ma la realtà putrida di facce  asservite al loro remunerato essere al potere.
I tanti discorsi sanno di stantio, pullulano di bassezze,di atteggiamenti e comportamenti scenici e, spesso, volgari.
Ma forse la “scelta” di questi pessimi teatranti è dettata dalla loro incapacità di tradurre in pratica le tante promesse,dalla loro capacità di mentire e mettere in pericolo la democrazia con i loro comportamenti delinquenziali. Così la campagna elettorale diviene una guerra combattuta  a minuti e presenze in TV, a entrate e uscite da salotti pubblici ipocriti che prestano tempo e vetrina a bande di nulla facenti che recitano un  copione sciatto e insignificante...
Difficilmente  si potrà digerire questo tempo soffocato da potenti  disonesti che rappresentano una cerchia di addetti a sporcare ogni cosa che toccano...una massa spregiudicata che pone i cittadini di fronte al fatto compiuto... E  il servilismo che mostrano, ad nauseam, i più a questi signori soffoca ogni possibilità di cambiamento.

Come smascherarli questi cialtroni? Come screditarli?
Secondo me con l’indignazione...perchè l’indignazione rappresenta la voglia di lottare,  perché” il mondo intero ride di noi mentre noi non riusciamo più nemmeno a ridere di noi” ,perché se ad un cittadino togli la voglia di lottare vuol dire che questa società destabilizzante gli ha rubato anche l'anima,perché indignarsi e ribellarsi è l’unica alternativa agli sciacalli che continuano la loro opera...Perchè indignarsi è essere liberi...
Perché se non mi indigno veramente,,mi tiro fuori e scendo da questo carrozzone che va avanti da sé...
“Occorre fare di tutto per salvaguardare la propria libertà,perché lo scopo dell’esistenza umana risiede esattamente in questo,nell’essere e rimanere liberi” Vito Mancuso

Sempre vigili




sabato 2 febbraio 2013

L'Italia ignorante...







Tutta la vostra cultura è costruita così. Come se il mondo

 foste voi.

Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, 1967


Non è un fantasma quello che si aggira indisturbato per le strade del nostro paese.Non è un brutto sogno nè una diceria popolare.E' una realtà pericolosa e distruttiva:l'ignoranza.
A pensarci bene è una pestilenza dovuta ad una cospirazione diabolica della classe dirigente che perdura da tempo e che ci vuole tutti "non pensanti" così facilmente manovrabili.Chi ha analizzato questa realtà ci dice che l'Italia si trova al 34 posto dei paesi OCSE per il n.di laureati. E i paesi sono 36! I nostri giovani non si laureano.E' lecito chiedersi il perchè dopo che questi signori hanno distrutto la scuola,l'università, il tessuto economico che garantiva il diritto allo studio?
La classe dirigente non si è preoccupata di questo, tutta presa da interessi personali,tesa solo a svuotare le casse di soldi pubblici, a come consolidare eternamente la propria posizione economica e politica anche a colpi di scandali e ruberie palesi. 
Di questo non si parla in questa becera e volgare campagna elettorale, non si parla di cosa e chi deve fare cosa,non si parla di progetti per il futuro,di una società inclusiva nè si parla di quel senso di inquietudine e paura che pervade sia i singoli individui sia le imprese impotenti a modificare questo disastro economico. Nè questa politica fallimentare si chiede cosa prova la gente a diventare collettivamente sempre più povera. 
Hanno promosso la società dell'ignoranza,hanno realizzato lo scempio del sapere,distrutto il sogno dei giovani:il futuro.I giovani ci provano a cambiare le cose,ma...
E nel profondo del nostro essere si fa strada la sensazione che forse "è necessario" cambiare cambiare  radicalmente il profilo della classe dirigente?
Sempre vigili


Da: http://www.unicommon.org
Allarme sulle macerie: la grande fuga dall'università [rassegna stampa]
THURSDAY, 31 JANUARY 2013 17:19 UNICOMMON

Dal 2005 a oggi i movimenti studenteschi hanno denunciato con forza e radicalità, resistendo alla repressione e alle menzogne di tutto l'arco parlamentare, l'attacco senza precedenti contro le università a livello italiano ma non solo. Oggi su Corriere e Repubblica online, i cui articoli pubblichiamo a seguire, si grida all'allarme per il calo di iscrizioni: ma si tratta solo della logica conseguenza delle politiche degli ultimi vent'anni per lo meno. La lotta per trasformare le università e e le nostre vite saccheggiate dal neoliberismo non è conclusa: pagherete caro, pagherete tutto! [nota della redazione]

da repubblica.it - Università, 50mila iscritti in meno. Come fosse scomparsa la Statale di Milano

E' quanto registra un documento del Consiglio Universitario Nazionale, assieme al calo dei docenti: -22% rispetto al 2006. Ma è allarme anche sui finanziamenti: stabile e calibrato sull'inflazione fino al 2009, il Fondo di finanziamento ordinario è sceso poi del 5% su base annua. "Su queste basi moltissime università a rischio dissesto"
ROMA - Allarme per l'università italiana. In dieci anni gli immatricolati sono scesi da 338.482 (anno accademico 2003-2004) a 280.144 (2011-2012), con un calo di 58.000 studenti (-17%). E' come se in un decennio fosse scomparso un intero ateneo di grandi dimensioni, ad esempio la Statale di Milano. Si riduce anche il numero dei professori: in sei anni (2006-2012) il calo è del 22%.
E' quanto emerge da un documento del Cun (Consiglio Universitario Nazionale), che segnala inoltre come dal 2001 al 2009 il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), calcolato in termini reali aggiustati sull'inflazione, sia rimasto quasi stabile per poi scendere del 5% ogni anno, con un calo complessivo che per il 2013 si annuncia prossimo al 20%. "Su queste basi e in assenza di un qualsiasi piano pluriennale di finanziamento moltissime università, a rischio di dissesto - denuncia il Cun - non possono programmare la didattica né le capacità di ricerca". Sotto media Ocse per numero di laureati. Quanto a laureati, l'Italia è largamente al di sotto della media Ocse: 34mo posto su 36 Paesi. Solo il 19% dei 30-34enni ha una laurea, contro una media europea del 30%. Il 33,6 % degli iscritti, infine, è fuori corso mentre il 17,3% non fa esami.
Meno borse di studio. Il numero dei laureati nel nostro Paese è destinato a calare ancora anche perché, negli ultimi 3 anni, il fondo nazionale per finanziare le borse di studio è stato ridotto. Nel 2009 i fondi nazionali coprivano l'84% degli studenti aventi diritto, nel 2011 il 75%. Eliminati più di mille corsi di laurea. In sei anni sono stati eliminati 1.195 corsi di laurea. Quest'anno sono scomparsi 84 corsi triennali e 28 corsi specialistici/magistrali. Se questa riduzione è stata inizialmente dovuta ad azioni di razionalizzazione, ora dipende invece in larghissima misura - si fa notare - alla pesante riduzione del personale docente. Dottorati sotto media Ue. Rispetto alla media Ue, in Italia abbiamo 6.000 dottorandi in meno che si iscrivono ai corsi di dottorato. L'attuazione della riforma del dottorato di ricerca prevista dalla riforma Gelmini è ancora al palo e il 50% dei laureati segue i corsi di dottorato senza borsa di studio.
Rapporto docenti/studenti. Detto che del calo dei prof del 22% in sei anni, nei prossimi 3 anni si prevede un ulteriore calo. Contro una media Ocse di 15,5 studenti per docente, in Italia la media è di 18,7. Pur considerando il calo di immatricolazioni, il rapporto docenti/studenti è destinato a divaricarsi ancora per una continua emorragia di professori che non vengono più assunti. Il calo è anche dovuto alla forte limitazione imposta ai contratti di insegnamento che ciascun ateneo può stipulare.
Attrezzature obsolete. A forte rischio obsolescenza le attrezzature dei laboratori per la decurtazione dei fondi: anche i finanziamenti Prin, cioè i fondi destinati alla ricerca libera di base per le università e il Cnr, subiscono tagli costanti: si è passati da una media di 50 milioni all'anno ai 13 milioni per il 2012. Infatti dai 100 milioni assegnati nel 2008-2009 a progetti biennali si è passati a 170 milioni per il biennio 2010-2011 ma per progetti triennali, per giungere a meno di 40 milioni nel 2012, sempre per progetti triennali.
Andrea Lenzi, presidente del Cun, parla di "costante, progressiva e irrazionale" riduzione delle risorse finanziarie e umane destinate al sistema universitario che "ne lede irrimediabilmente la capacità di svolgere le sue funzioni di base, di formazione e ricerca". "In questo momento - prosegue Lenzi - qualcuno potrebbe chiedersi perché, in questa fase storica, un Paese in profonda crisi finanziaria e sociale debba preoccuparsi a investire nell'alta formazione delle future generazioni quando altri tipi di investimenti potrebbero dare risultati nel breve termine. Come cittadino e ricercatore rispondo che l'Università crea conoscenza diffusa e capacità di sapere critico per i giovani, è l'unica istituzione pubblica che crea le competenze per la classe dirigente di un Paese democratico, moderno ed evoluto ed è l'unica palestra che mette in evidenza le vocazioni e le eccellenze indispensabili alla competizione scientifica globale. L'Università è l'unica istituzione in cui si sviluppa un'osmosi per un'imprenditoria di alto profilo e produce anche competenze indispensabili per una pubblica amministrazione adeguata al terzo millennio".
Per Lenzi, la ricerca scientifica "è l'unico motore universalmente riconosciuto per l'innovazione e lo sviluppo, tanto che il resto del mondo sta investendo in ricerca nonostante il periodo di profonda crisi". "Sono necessarie sia la ricerca applicata, in grado di attivare una fattiva sinergia con l'imprenditoria con cui far nascere e crescere le migliori esperienze, sia - conclude - la ricerca di base sorgente che, da oltre un millennio, ha permesso quegli scatti innovativi che hanno fatto dell'Italia una delle nazioni di punta nelle scoperte in ogni campo".

(31 gennaio 2013)
da corriere.it - La grande fuga dalle università  «In 10 anni scomparso un ateneo»
Gli immatricolati sono scesi da 338.482 (2003-2004) a 280.144 (2011-2012). Giù anche il numero dei professori. Iscritti, laureati, dottorati, docenti, fondi, tutte "voci" con il segno meno: l'università italiana è in grande affanno. Lo denuncia il Cun (Consiglio universitario nazionale) in un documento rivolto all'attuale Governo e Parlamento, alle forze politiche impegnate nella competizione elettorale, «ma soprattutto a tutto il Paese». Il documento (Dichiarazione per l'università e la ricerca, le emergenze del sistema) sottolinea che dal 2009 il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) è sceso del 5% ogni anno.
ISCRITTI, COME FOSSE SCOMPARSO UN ATENEO - In dieci anni gli immatricolati sono scesi da 338.482 (2003-2004) a 280.144 (2011-2012), con un calo di 58.000 studenti (-17%). Come se in un decennio - quantifica il Cun - fosse scomparso un ateneo come la Statale di Milano. Il calo delle immatricolazioni riguarda tutto il territorio e la gran parte degli atenei. AI 19enni, il cui numero è rimasto stabile negli ultimi 5 anni, la laurea interessa sempre meno: le iscrizioni sono calate del 4% in tre anni: dal 51% nel 2007-2008 al 47% nel 2010-2011.

PER NUMERO LAUREATI LONTANI DA EUROPA - Quanto a laureati l'Italia è largamente al di sotto della media Ocse: 34mo posto su 36 Paesi. Solo il 19% dei 30-34enni ha una laurea, contro una media europea del 30%. Il 33,6 % degli iscritti, infine, è fuori corso mentre il 17,3% non fa esami.