FRAGOROSO SILENZIO

domenica 11 aprile 2010

Cerca di essere uomo,reagisci!


“ E se tutti gli uomini volessero,anche soltanto per un istante, diventare veramente umani e liberi e semplici,e responsabili,in che cosa si trasformerebbe d’improvviso questa nostra umanità affannosa?”

(F.Dostoevskij )

Noi spesso fuggiamo ogni responsabilità;ciò che ci tormenta è scegliere per paura di pagare le conseguenze o di fare scelte sbagliate…questo perché la responsabilità implica un impegno,un prendersi carico…

Spesso si pensa che il non assumersi responsabilità sia il modo migliore per non sentirsi colpevoli.

L’Altro però mi chiede di non fuggire,anzi di dare risposte. La vita quotidiana mi chiede risposte…gli abusi sui bambini,la guerra,le morti sul lavoro,nelle carceri,il dolore di tutti gli uomini,l’urlo di chi non riesce a portare il peso di un’ingiustizia,ogni cosa mi chiede una risposta…

Ma la Responsabilità richiede il coraggio di uscire dal guscio personale,di liberarsi della vita banale,dell’adattamento sterile al mondo e di ritrovare il sentiero della dignità per lottare contro ogni orrore.

Abbiamo il dovere di raccogliere la forza e diventare uomini.

Così si esprimeva Jean-Paul Sartre:

“È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei”.

E così Lévinas " Il termine io significa Eccomi, rispondendo di tutti e di tutto ".

«L’incapacità di assumersi responsabilità - ha spiegato Bressan- è una piaga. Si afferma oggi, da più parti, che manca una progettualità di vita; sembra quasi di essere su una nave nella quale i passeggeri si interessano del menù, del programma della serata, delle condizioni delle cabine, degli svaghi possibili e cercano anche di dimenticare le povertà che stanno attorno. Ma nessuno si pone l’interrogativo di dove siamo diretti. L’individuo di oggi non ha obiettivi certi e importanti; non è un viaggiatore ed ancora meno un pellegrino che guardi a orizzonti ampi, ma piuttosto un turista, se non un vagabondo, al quale interessa soltanto quello che lo circonda e non ha una finalità ulteriore che il passare del tempo».

Un approccio,questo, che contraddistingue sia la società civile che la politica italiana.

La conoscenza di noi stessi e del mondo, costituisce un'esigenza insopprimibile dell’essere umano per non essere “semplici turisti” o” inermi passeggeri” della vita, occorre un impegno personale di tutti,quindi è necessario educare ed educarci alla responsabilità.

La responsabilità è un dovere umano tipico dei nostri tempi

Il Libro della Genesi presenta due formulazioni diverse dei doveri, dei compiti che la Divinità assegna agli uomini. In un passo si dice: tu dominerai la natura, e in un altro si dice: tu custodirai la natura, che sono due espressioni distinte. Quella che ha avuto la prevalenza assoluta nel comportamento umano è stata l'idea del dominio, dominio sulle altre specie viventi e dominio sull'ambiente.

E’ questo un atteggiamento responsabile?

Un atteggiamento responsabile deve partire anche da quello che ciascuno di noi fa quotidianamente, per coloro che ha più vicini a sé (il prossimo) e per se stesso. Tutto dovrebbe poter partire dall'ambito familiare,dalla scuola,dalle comunità che si frequentano…ma educare alla responsabilità è molto difficile…


Questa è la storia di 4 individui:
Ognuno
Qualcuno
Chiunque
Nessuno.
Bisognava fare un lavoro importante e si chiese a Ognuno di occuparsene.
Ognuno si assicurò che Qualcuno lo facesse.
Chiunque avrebbe potuto occuparsene, ma Nessuno non fece mai niente.
Qualcuno s'arrabbiò perchè considerava che per questo lavoro Ognuno fosse responsabile.
Ognuno credeva che Chiunque potesse farlo, ma Nessuno mai si rese conto che Ognuno non avrebbe fatto niente.
Alla fine Ognuno rimproverò Qualcuno per il fatto che Nessuno non fece mai quello che Chiunque avrebbe dovuto fare. (
Anonimo)

E’ solo una storiella?

Ha detto Lévinas in un'intervista: " se noi fossimo stati in due, nella storia del mondo ci saremmo fermati all'idea di responsabilità, ma dal momento in cui ci si trova in tre, si pone il problema del rapporto tra il secondo ed il terzo. Alla carità iniziale si aggiunge una preoccupazione di giustizia e quindi l'esigenza dello Stato, della politica. La giustizia è una carità più completa ."

Per Lévinas la responsabilità è responsabilità per altri ed è alla base della soggettività per quel che non è fatto mio e che non mi riguarda. Il legame con altri si stringe solo con la responsabilità, sia che questa sia accettata o rifiutata perché io sono responsabile di altri senza aspettare il contrario.

Questo comporta la costruzione delle istituzioni e anche dello Stato. Difatti, scrive Lévinas, " l'Altro per il quale sono responsabile può essere il carnefice di un terzo che è anche il mio Altro " . Di qui la necessità di una giustizia, e dunque delle istituzioni e dello Stato.

Ma anche le Istituzioni e lo Stato devono essere responsabili,devono vivere di Responsabilità…

Responsabilità nei confronti dei cittadini,nei discorsi e comportamenti,nel ricercare soluzioni efficaci e efficienti per dare a tutti la possibilità di sognare…

Forse questa è un’illusione ma diviene il credo di chi spera di sfociare in altre dinamiche di vita perché come dice il filosofo E. Morin,la prosa ci fa solo sopravvivere mentre la poesia ci fa vivere…

A me sembra che la politica sia ancora legata…strettamente ancorata alla prosa… e tutto ciò ci porta solo alla mediocrità…dov’è l’osare umano?

Libertà significa anche responsabilità. Ecco perché la maggior parte della gente ne ha paura
George Bernard Shaw

Sempre vigili

giovedì 8 aprile 2010

Ancora suicidi in carcere!


E sono 18…

18 suicidi in meno di quattro mesi…

Vogliamo porci delle domande o no?

Il carcere è come qualcosa che fa parte della nostra realtà ma che la comunità conosce molto poco, forse per indifferenza, timore o diffidenza

Ma è necessario parlarne e senza falsi pudori!!!!!!!!!

Renato Zero tratta spesso il tema del disagio. Nella sua canzone “Guarisci”, dice: SE SALVO TE… SALVO ANCHE ME.

Si riferisce ad un interlocutore preciso, ma l’affermazione è adattabile ad infiniti contesti.

Sarebbe bello e carico di speranza poterla adattare ai temi del carcere,

come se a pronunciarla fosse la società nei confronti dell’individuo, che si trova in una situazione di sofferenza e di difficoltà.

Secondo me la pena non può essere contraria al senso umano,al rispetto della persona…

E quindi mi chiedo… qual è il senso di una pena dove oltre al carcere si aggiunge un’altra punizione, come l’allontanamento dalla famiglia, o l’interruzione di un percorso

positivo di integrazione nel lavoro e nella società?

Questa la cronaca di qualche giorno fa e di oggi…

CRONACA - L'Aquila-3 Aprile 2010

Nuovo suicidio nel carcere di Sulmona, detenuto si impicca con lenzuolo

SULMONA. Era appena rientrato da un permesso premio Romano Iaria, l'uomo di 50 anni che venerdì scorso si è impiccato nel carcere di Sulmona.
L’uomo era appena rientrato da un permesso premio e, approfittando del fatto che nella sua cella non ci fossero altri detenuti, ha preso il lenzuolo e si è impiccato alla grata della cella. Vedovo, senza figli, era uscito in permesso alle 14 del venerdì santo per poi rientrare dopo un’ora.
A fare la scoperta gli agenti di polizia penitenziaria che hanno cercato di soccorrere il detenuto, ma l’uomo era ormai deceduto. Si tratta del sedicesimo suicidio nei sovraffollati penitenziari italiani (circa 67.500 detenuti contro 43mila posti regolamentari) e si è registrato in quello che è ormai tristemente noto come il 'carcere dei suicidi', dove in dieci anni hanno deciso di farla finita in undici, compresa la direttrice Armida Miserere che nel 2003 si sparò un colpo di pistola alla testa.
Se all'emergenza suicidi il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha tentato di dare una prima risposta con una circolare per l'istituzione di un "servizio di ascolto" composto da poliziotti penitenziari in grado di supplire all'assenza di psicologi nelle ore serali, al problema sovraffollamento il capo del Dap Franco Ionta dovrà fornire soluzioni nero su bianco entro un mese, termine previsto dall'ordinanza firmata tre giorni fa dal premier Berlusconi in forza della quale Ionta è stato nominato commissario delegato.

www.primadanoi.it/

“Il Dap e il suo capo Ionta, non scarichino le loro responsabilità sulla direzione del carcere di Sulmona. Il detenuto che si è suicidato la notte scorsa era un internato nella casa di lavoro dove il lavoro non c'è, era tossicodipendente, malato di Hiv, con problematiche di salute gravissime: che ci faceva in quella struttura, visto che aveva già pagato il suo conto con la giustizia?". E' quanto dichiara la deputata radicale Rita Bernardini, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

"Giunge voce che irresponsabilmente il Dap voglia scaricare nel supercarcere di Sulmona altre decine di internati provenienti da tutt'Italia - prosegue la Bernardini - si preoccupi, piuttosto, di non condannare a morte e di non torturare i detenuti come avviene ogni giorno negli istituti penitenziari italiani dove è possibile incontrare solo la morte civile, altro che la rieducazione prevista dalla nostra Costituzione".

"L'uomo che si è impiccato a Sulmona - continua la deputata radicale - aveva sicuramente 'bisogno di trattamento', non certo di quello che gli si poteva garantire nel supercarcere abruzzese dove all'ordine del giorno ci sono sovraffollamento, mancanza di mezzi materiali e di risorse finanziarie, carenza di personale di ogni tipo e con una sanità letteralmente allo sfascio. Sulla vicenda presenterò l'ennesima interrogazione che non riceverà la risposta del governo, come è ormai d'abitudine, nonostante il regolamento della Camera fissi in 15 giorni il termine entro il quale deve arrivare la risposta".

/www.adnkronos.com

Si tratta di un napoletano di 39 anni che si è impiccato con una calzamaglia
I sindacati di polizia penitenziaria: "Una macabra conta destinata ad aumentare"

Benevento, detenuto suicida in cella
18esimo caso dall'inizio dell'anno

ROMA - Nuovo suicidio in carcere. Questa volta è accaduto a Benevento, dove un detenuto italiano si è tolto la vita. Si tratta del 18esimo caso dall'inizio dell'anno. Un dato preoccupante, come denunciano i sindacati di polizia penitenziaria che registrano un fenomeno in crescita: 48 i casi nel 2008 passati a 72 lo scorso anno. L'uomo, 39 anni, napoletano, collaboratore di giustizia, si è suicidato nella tarda serata di ieri impiccandosi con una calzamaglia nella propria cella del reparto transito della casa circondariale di Benevento, struttura che ospita quasi 400 detenuti a fronte dei circa 240 posti regolamentari.

"La
macabra conta, purtroppo e inevitabilmente, è destinata ad aumentare - dichiara il segretario generale della Uil penitenziari, Eugenio Sarno - è chiaro che le soluzioni tampone ed estemporanee adottate dal Dap nulla risolvono, se non addossare sulle già fragili spalle della polizia penitenziaria responsabilità e competenze estranee al proprio mandato", aggiunge.

"Il fenomeno dei suicidi in carcere - afferma il segretario generale del Sappe, Donato Capece - ci preoccupa, come ci preoccupa la grave rivolta di Porto Azzurro e le continue aggressioni a poliziotti penitenziari. La carenza di personale di polizia penitenziaria (ben 6mila unità) e di educatori, di psicologi e di personale medico specializzato, il
pesante sovraffollamento (oltre 67mila detenuti in carceri che ne potrebbero ospitare 43mila, con le conseguenti ripercussioni negative sulla dignità stessa di chi deve scontare una pena in celle affollate oltre ogni limite) sono temi che si dibattono da tempo, senza soluzione, e sono concause di questi tragici episodi".



"Il personale di polizia penitenziaria - prosegue il segretario del Sappe - è stato ed è spesso lasciato da solo a gestire all'interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale. Non si può e non si deve chiedere al personale di 'accollarsi' la responsabilità di tracciare profili psicologici che possano eventualmente permettere di intuire l'eventuale rischio di autolesionismo da parte dei detenuti. E' necessario dare attuazione alle previsioni contenute nel piano carceri del governo, potenziando maggiormente il ricorso all'area penale esterna e limitando la restrizione in carcere solo nei casi indispensabili e necessari. Ma è il mondo della politica che dovrebbe fare di più". Una cosa è certa, conclude Capece: "Se non fosse per la professionalità, l'attenzione, il senso del dovere dei poliziotti penitenziari le morti per suicidio in carcere sarebbero molte di più di quelle attuali".

www.repubblica.it

L’amministrazione della giustizia è uno degli elementi rivelatori dell’efficienza di uno stato,ma anche del grado di civiltà complessivo e di sviluppo democratico di un Paese.

Infatti una giustizia equa,rapida,è non soltanto un fattore di modernità e di civiltà giuridica,ma anche un fondamento della stessa democrazia.

Occorre un carcere nuovo o un nuovo carcere?

Sempre vigili

venerdì 2 aprile 2010


Vi ricordate il caso del pestaggio di un detenuto a Teramo?

Ricordate questo episodio?

Ricordate il "negro" che ha visto tutto? Si chiamava Uzoma Emeka. Si, si chiamava, perché,dopo poco, è morto. In carcere.

E ora…

I magistrati sui pestaggi in cella L' audio non basta, si archivi

Repubblica — 01 aprile 2010 pagina 23 sezione: CRONACA

TERAMO - Nessun colpevole per il pestaggio in carcere. Nessun colpevole nonostante la prova audio («un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto... Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto»). Non sono bastate queste parole "rubate" (incise su un file pubblicato su Repubblica.it e il sito de Il Centro) dentro l' ufficio di comando della polizia penitenziaria del carcere di Castrogno, per istruire un processo. Nonostante la voce fosse quella (per sua stessa ammissione) del comandante degli agenti, Giuseppe Luzi. Per la Procura le prove non sono sufficienti. Ma il contenuto dell' archiviazione, chiesa dal pm David Mancini e dal procuratore capo Gabriele Ferretti, pesa quanto una condanna. È un atto d' accusa nero su bianco, in cui si sottolinea un' omertà carceraria che, di fatto, avrebbe impedito di raccogliere prove indispensabili per arrivare al processo.I magistrati descrivono «un silenzioso codice di comportamento carcerario in vigore tra i detenuti che impone di non riferire alle autorità quello che succede in cella». E aggiungono: «Nessuno ha detto nulla di utile sui fatti avvenuti, né in un senso né nell' altro». Per il pm Mancini in quel carcere c' è «un clima di ansie e paure che hanno creato sofferenza non solo tra i detenuti ma anche tra gli agenti di polizia penitenziaria costretti a fronteggiare turni estenuanti». Per i magistrati, poi, il linguaggio usato da Luzi denota una considerazione del detenuto lontana dal rispetto che si deve a ogni essere umano. © RIPRODUZIONE RISERVATA - (giuseppe caporale)



La prova audio non basta…e allora le intercettazioni …che tipo di prova sono? Non sono prove audio?

Perché queste contano?

Vi ricordo che Niki Aprile Gatti è stato arrestato in base ad alcune intercettazioni per altro molto discutibili…interpretabili …

Che paese!!!!!!!!!



La giustizia, per sé, per gli altri e per chiunque, si traduce in un dovere e in un diritto che coinvolge chiunque, ogni persona umana in generale. La giustizia è la costante volontà, tradotta in azione, di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto; questo è l'ufficio, deontologico e inviolabile, che il magistrato preposto deve porre in atto nei luoghi deputati a rendere giustizia: i tribunali.

Sempre vigili

lunedì 29 marzo 2010

Giovani all'attacco!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Roma e il Web invasi da una valigia rosa...

Ne ha da dire e fare questa valigia!!!!!!!!!!!

Una grande voglia di cambiare la realtà e una insostituibile ironia.....

Intanto il popolo va a votare…cosa? Il cambiamento?

Sono sempre loro…gli attori !!!!!!!!!!

Attori di gran classe,che coinvolgono (Abbindolano) il pubblico e strappano scroscianti applausi…ma lo spettacolo è scadente,volgare e mafioso…

Come dice Saviano,il potere delle parole è immenso,infatti la diffusione dello spettacolo è proprio grazie alle parole…parole umiliate,usurate,mercificate e travestite, usate dai politici come armi minacciose per convincerci che il falso è più allettante del vero…e di vero nel nostro paese c’è solo l’inarrestabile illegalità che noi viviamo e sperimentiamo ogni giorno.

Sono moltissimi gli episodi che vanno in questa direzione…e molti rimangono in silenzio.

E’ necessaria una VOCE contro il silenzio e parole efficaci,forti che urlino il loro significato…

Basta!!!!!!!!!!!

Questi ragazzi lo hanno capito e agiscono!!!!!!!!!!!!!!

Prendete la ‘politica della scemenza’ di Brunetta, un gruppo di studenti e giovani precari di Roma, una valigia, e la mobilitazione di gruppo è partita..come sempre dal web

Fai la valigia

venerdì 19 marzo 2010

Iniziamo con calma, in primis perché dovremmo fare la valigia? La valigia è la possibilità di viaggiare, di spostarsi, di incontrare nuovi luoghi, nuovi posti, nuove persone, la valigia è il primo passo per un nuovo inizio…per una trasformazione.

C’è chi la prepara in un attimo e chi impiega giorni interi con l’assillo costante di aver dimenticato qualcosa. Alcuni ci mettono dentro solo l’essenziale, altri non rinunciano a nulla, superfluo compreso: fare la valigia è un’operazione strategica!

E rivelatrice. Da quando l’uomo si sposta, il bagaglio esiste, ogni partenza è un trasporto e quello che si sceglie di portare con sé è lo specchio di qualsiasi viaggiatore.

Ed oggi siamo un po’ tutti dei viaggiatori, un po’ per forza, un po’ per voglia, spinti dal lavoro o dalla vita, ma anche dall’estrema necessità: il viaggio è un paradigma delle nostre forme di vita contemporanee.



Ed eccola lì la nostra valigia, sul letto pronta per essere riempita di tutte le nostre esperienze, di tutte le nostre conoscenze, le nostre possibilità, la nostra bellezza, i nostri piccoli riti e follie.

La valigia è il nostro piccolo bagaglio, dove possiamo mettere un po’ ma mai troppo.



Ma perché fare la valigia?

Sicuramente perché siamo stufi di una situazione di crisi economica e a volte anche sentimentale che proprio non va bene.

Sicuramente perché questa città ci propone molti più problemi che soluzioni!

Sicuramente perché vogliamo mettere in gioco le nostre responsabilità, le nostre certezze e anche un po’ noi stessi per come siamo abituati a vederci.

Nella speranza, neppure dichiarata, che l’ “altrove” possa rivelarsi non solo un luogo dove “vivere meglio”, ma anche, perché no, un luogo dove “essere migliori”.



Ma per una volta noi abbiamo deciso di non fuggire.

Di poter fare una valigia per non scappare e invece per trasformare noi stessi e il posto in cui viviamo.

Abbiamo capacità, abbiamo voglia, e siamo grandi ma anche giovani e per questo vogliamo:

andare via di casa prima dei trent’anni,

vogliamo delle garanzie almeno per i nostri periodi di non lavoro e per i nostri periodi di studio,

sì perché vogliamo studiare in una scuola e in un’università che ne valga la pena.

Non abbiamo più voglia di perdere il nostro tempo, di scaldare la sedia,

noi vogliamo essere pagati per il lavoro che facciamo.


Abbiamo voglia di partire, tornare e ripartire, ma non di essere costretti a farlo perché in questo paese non è più possibile vivere.



GUARDA Il video"Fai la valigia", così il flash mob
trasloca in un appartamento

Da mobilitazione di gruppo a party privato. L'iniziativa provocatoria di studenti e precari partita dal web raggiunge i muri della città e si trasforma in festa. Previste nuove "puntate"

di VIOLA GIANNOLI

"Fai la valigia", così il flash mob trasloca in un appartamento volantino dell'iniziativa

GUARDA Il video

Una grande borsa rosa con una scritta "Fai la valigia". Manifesti e adesivi con questo logo ormai se ne vedono in tutta Roma, dai muri di San Giovanni ai cartelli stradali di Trastevere. È la nuova provocazione di un gruppo di ragazzi, studenti e precari di tutta Italia, che vivono e lavorano a Roma, hanno trent'anni, fanno difficoltà a pagare un affitto ma non vogliono sentirsi chiamare "bamboccioni". Gli "amici" sul gruppo Facebook che hanno creato si moltiplicano di ora in ora e in pochi giorni sono arrivati a più di mille. Tutti pronti, metaforicamente, a "fare la valigia".

La provocazione però non si è fermata su internet. La prima vera forma di mobilitazione è stata una sorta di "house party" o di "festa immobiliare". Una coppia ha preso appuntamento con un'agenzia per visitare un appartamento in vendita a Trastevere, ma i ragazzi si sono presentati in trenta con valigie piene di champagne, musica, trombette e cotillons. Un'azione durata circa un quarto d'ora, tra l'incredulità e lo spaesamento dei proprietari di casa. "Abbiamo fatto una festa in una casa che non possiamo permetterci e che per una decina di minuti è stata nostra - spiegano - era ovvio festeggiare, quando ci ricapita!"

La "valigia" tornerà a colpire perché, aggiungono, "oggi siamo tutti dei viaggiatori, un po' per forza, un po' per voglia, spinti dal lavoro o dalla vita, ma anche dall'estrema necessità. Siamo stufi della crisi economica e questa città ci propone molti più problemi che soluzioni. Abbiamo capacità, abbiamo voglia: per questo vogliamo andare via di casa prima dei trent'anni, vogliamo studiare in una scuola e in un'università in cui valga la pena farlo e vogliamo essere pagati per il nostro lavoro".(24 marzo 2010)

Sempre vigili

mercoledì 24 marzo 2010

Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano - Giovanni Giolitti

Il 23 marzo 2010, in occasione delle imminenti elezioni provinciali del 28 marzo 2010, Ornella Gemini, la mamma di Niki Aprile Gatti, restituisce il proprio certificato elettorale all'ufficio elettorale di Avezzano…

Io condivido …..

Mi sembra un atto di grande coerenza e un forte messaggio che va letto alla luce di una vergognosa assenza dello Stato che non assolve ai propri doveri verso i cittadini che lo legittimano…

Lo Stato non è un’alleanza tra gli uomini naturale e spontanea come i legami di amicizia o i legami affettivi che danno origine alla famiglia. Lo stato si basa su un accordo volontario tra uomini e donne, che riconoscono di aver bisogno di una organizzazione superiore perché la loro vita si svolga nell’ordine della legge e nella sicurezza.

Questo però è uno stato etico…e…

Il concetto di Stato Etico nasce con Hegel il quale non si proponeva certo di creare un nuovo tipo di Stato ma solo a chiarire come tale istituzione è e deve essere. Nella “Enciclopedia delle scienze filosofiche” il filosofo definisce lo Stato come sede della moralità sociale. Ma…

Il nostro paese non è sede di moralità, è il luogo dove,per esempio, le Archiviazioni di indagini, che pure dovrebbero essere una garanzia per il cittadino,sono all’ordine del giorno;i magistrati sembrano incuranti delle prove che testimoniano il fatto delittuoso,per citarne alcune: il caso di Marcello Lonzi, di Federico Aldobrandi e tanti altri …è il luogo dove i semplici cittadini muoiono in carcere,dove i potenti hanno e si avvalgono del “legittimo impedimento”,è il luogo dove la protezione civile gozzoviglia a ostriche e champagne per un ammontare di 90.000 euro,è il luogo dove le intercettazioni vanno bene solo per alcuni e non per tutti,è il luogo dell’illegalità…

Ho letto sul blog di Niki Aprile Gatti dell’archiviazione delle indagini sul furto nel suo appartamento a pochi giorni dalla tragedia…

Altro che stato etico….

Allora questo stato, cosa ci chiede ? Perché dobbiamo essere accondiscendenti verso chi lo gestisce ?

Penso…rifletto e dico che nel nostro paese c’è… della moralità sociale

- scissione fra legalità ed etica nella conduzione della cosa pubblica: scandali,

corruzione , clientelismo

- degrado della politica e peggioramento della classe politica

- mancanza di trasparenza e di onestà da parte dei politici

- smantellamento dei servizi pubblici

- insufficiente\assenza di legalità

- scarsa efficacia nella risoluzione di problemi complessi, per incompetenza o per

interessi personali

- tempi lunghi della politica dovuti al sistema di governo

- svalutazione delle autorità ad opera di attori politici “populisti”

E ancora….

- i politici si disinteressino dei cittadini

E quindi…

- sensazione della inutilità del voto


Gli uomini politici sono eguali dappertutto. Promettono di costruire un ponte anche dove non c’è un fiume.

( Nikita Sergeevic Chruscev)

Qualcuno ha promesso di sconfiggere il cancro…

Sempre vigili

sabato 20 marzo 2010

La marcia su Roma,il Sultano cerca compagni di Piazza…



E che cavolo…non vi vergognate di niente?!?!?!

Neanche di manifestare contro voi stessi…

Ecco come si organizzano gli incontri di Piazza!!!!!!!!!!!!!!!!



L'ordine di Verdini in Abruzzo: portate i terremotati. Polemica sugli sms del premier
Il Pd protesta: metro gratis lungo il percorso dei cortei. Il Comune: paga il Pdl

"Gli abbiamo dato le case
vengano a S.Giovanni"

di GIUSEPPE CAPORALE e GIOVANNA CASADIO

"GLI ABBIAMO dato le case, non posso credere che gli abruzzesi beneficiati non vengano in piazza a San Giovanni". Denis Verdini il coordinatore del Pdl, ha scritto al partito in Abruzzo, al "governatore" Gianni Chiodi, ai parlamentari e consiglieri regionali. Gli ha dato una strigliata-choc. La lettera di Verdini è partita giovedì. Il coordinatore a ogni regione ha dato un "target-pullman". Una sorta di competition. Come si fa per ottimizzare il marketing.

E agli abruzzesi scrive: "Trovo che avete difficoltà a raggiungere l'obiettivo fissato di 50 pullman per l'Abruzzo". Non va. Bacchetta: "Un gruppo così folto di deputati, senatori e consiglieri regionali" deve quantomeno andare "nei quartieri ricostruiti dove sono state consegnate le case a 40 mila persone, con un semplice megafono, reclamizzando la manifestazione romana e sollecitando quelle persone a ringraziare Berlusconi venendo in piazza San Giovanni", perché il governo ha fatto per l'Abruzzo "qualcosa che non è mai stato fatto nella storia del paese".

Dagli aquilani ancora piagati dal terremoto, Verdini vuole gratitudine tangibile: "Non posso credere che quella popolazione beneficiata non riempia cento pullman oltre a quelli già organizzati". La casa, infatti, è un bene primario e una casa ricostruita "vale almeno il doppio". Per concludere: "La classe dirigente di un grande partito si misura anche su questo. Se non risponde l'Abruzzo non vale niente governare!". Chiodi ha sentito Verdini al telefono e ridimensiona la vicenda che però, alla vigilia delle elezioni provinciali, rischia di esacerbare gli animi degli aquilani.

CARISSIMI….GLI ANIMI DEGLI AQUILANI SONO GIA’ ESACERBATI…DAL PARTITO DEL FARE…GLI INTERESSI PROPRI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

E ANCORA….

Campagna del partito del premier, nonostante le disposizioni del Garante
La protesta dei lettori: "E' possibile ricevere questi messaggi sul posto di lavoro?"

"Ti aspetto sabato al Circo Massimo"
Valanga di sms. "Violazione della privacy"

Moltissime anche le email, ricevute anche sulla posta aziendale. La firma è del premier Berlusconi

di ROSARIA AMATO

ROMA - Una valanga di sms d'invito alla manifestazione di sabato 20 firmati dal premier Silvio Berlusconi inviati a cellulari privati e aziendali, tutti utenti che non avevano dato alcun consenso. Messaggi ed estratti dalle interviste del premier finite nella posta aziendale. "E' mai possibile ricevere sul posto di lavoro questo tipo di messaggi?", si chiede un nostro lettore. In effetti no, non è possibile: per inviare sms e email di propaganda elettorale occorre il consenso degli interessati, come ha ribadito meno di un mese fa il Garante della Privacy in un provvedimento pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale.

Ma il 'decalogo' del Garante non ha fermato il dilagare di email e sms. "Oggi pomeriggio mi è arrivato sul telefono cellulare aziendale un messaggio di invito alla manifestazione di sabato prossimo a Roma. - scrive un lettore, Domenico Milesi - Aggiungo che si tratta di un numero riservato. Ho provato a rispondere che il messaggio violava la mia privacy ma mi è apparsa la crocetta che indica che la risposta non può essere inoltrata al mittente. Si può fare qualcosa? Se siamo in molti sì".

Questo il testo del messaggio inviato per sms a un gran numero di cittadini: "Ti aspetto sabato alle 14 a Roma Circo Massimo. Un grande corteo fino a San Giovanni per difendere la libertà e la democrazia. Silvio Berlusconi". Più articolato il testo delle email: "Noi scendiamo raramente in piazza. Ma - come dicono a Roma - quando ci vuole, ci vuole. E questa volta è doveroso farlo per difendere la nostra libertà e la nostra democrazia", esordisce il messaggio.

Per poi denunciare "un gioco sempre più scoperto e sempre più pericoloso che vede alleati la sinistra, i suoi giornali e i magistrati politicizzati di sinistra. Si sono inventati una tangentopoli che non c'era e non c'è. Hanno provato a schizzare del fango anche sul miracolo che abbiamo realizzato in Abruzzo. Hanno cercato di estromettere le liste del Popolo della libertà in Lombardia e nel Lazio, dando la colpa ai nostri delegati che invece non hanno nessuna colpa, per poter vincere la partita elettorale chiudendo la squadra avversaria negli spogliatoi con l'aiuto di un arbitro amico".

venerdì 12 marzo 2010

Capire l'oggi con le parole di ieri......


"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di
delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la
condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.

Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per
interesse e tornaconto personale.

La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma
preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.

Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto,
pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.

Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto,
è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto,
sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto
seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi
atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della
gente e causa del suo stile enfatico e impudico.
In Italia è diventato il capo del governo.

Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della
forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio,
presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di
famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda
di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da
fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio
carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole
rappresentare."


Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a Benito
Mussolini...

Riporto di seguito l’originale, molto interessante………

Roma 1° maggio 1945

«Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.

Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica di Sociale.

Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine. Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935), la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).

Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti.

Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti. Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani).

Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto.

Mussolini, uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.

In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano.

Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo. Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti, i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.»

Pagina di diario, pubblicata su Paragone Letteratura, n. 456 -febbraio 1988, riportato in opere Meridiani Mondadori, Milano 1988, vol. I, pp. L-LII



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