FRAGOROSO SILENZIO

lunedì 26 ottobre 2009

Agisci rettamente e non aver paura di nessuno all'infuori di te stesso.......Marco Aurelio


“Devi,dunque puoi” Aristotile….

Etica e morale sono temi oggetto dello studio della filosofia. Generalmente né la psicologia né la PNL affrontano tale argomento e questo, a mio avviso,è un errore perché avere le idee chiare su tale argomento è molto importante per promuovere una corretta crescita personale,per meglio comprendere se stessi, per essere un buon cittadino,per non essere un “moralista bacchettone”…

Cerco di avere le idee chiare anch’io…

Allora mi chiedo: "che differenza c’è tra etica e morale"?

Mi aiuta Remo Bodei, insegnante di Storia della filosofia all'Università di Pisa che ha incontrato

gli studenti del Liceo Classico "Plauto" di Spinaceto, per discutere questioni relative all'etica e/o alla morale…Così si esprime il prof.:

“Per me la distinzione tra etica e morale è questa: l'etica generalmente riguarda il rapporto con gli altri, la dimensione pubblica, mentre la morale riguarda sostanzialmente la voce della coscienza, il rapporto con se stessi. La distinzione è puramente convenzionale...

Allora l’Etica…

“L'etica si gioca in questo rapporto, spesso conflittuale, tra le regole e l'osservanza, o la non osservanza, di esse. Molte volte, paradossalmente, è morale violare l'etica, violare la tradizione.,

E ancora…

Alla domanda di una studentessa che chiedeva fino a che punto le regole dell’etica incidono sulla libertà di ognuno,così risponde il prof.

“Incidono nella misura in cui, a livello di senso comune, non contrastano con la regola giuridica: alterum non ledere , cioè non far male o comunque non togliere possibilità all'altro. Ma incidono soprattutto con il fatto che il limite della libertà non è soltanto, come si dice, "la licenza", cioè fare quello che ci piace, ma il limite è la libertà è quello di scegliere ciò che noi crediamo sia giusto se ci trovassimo al posto degli altri. Quindi la libertà e l'etica camminano assieme. Il problema è che l'etica non sia il riflesso di situazioni invecchiate o di comandamenti che vengono imposti attraverso la violenza, come si diceva prima. Cioè l'etica non è una camicia di forza, non è una corazza. È anzi qualche cosa che dovrebbe, per così dire, lubrificare i rapporti tra le persone, quindi delle regole che vengono elaborate da noi stessi con convinzione o ascoltando ciò che la tradizione ci ha tramandato o ascoltando, nei momenti in cui la tradizione non serve, in cui mi trovo davanti a problemi inediti, quella che è la voce della coscienza; l'etica favorisce la libertà, non la reprime. Dovete pensare però che i problemi etici sono più complicati di questo rapporto, in apparenza accademico, tra libertà e condizionamenti. Il problema dell'etica è il problema di vivere una vita più degna. Cosa sarebbe il mondo senza regole? E cosa sarebbe il mondo in cui soltanto ciò che è la legge dei padri, cioè di individui morti che non conoscevano le nostre situazioni avesse valore? L'etica quindi deve favorire la libertà. E non si può imporre come l'altro oggetto che abbiamo scelto, cioè la mazza ferrata, attraverso delle operazioni in cui si è costretti ad agire in un certo modo. Però, siccome l'etica è complessa, noi dobbiamo riconoscere anche che le regole etiche, "essendo l'uomo - come diceva Kant - un legno storto", cioè qualcosa che non si può raddrizzare e farne un essere completamente morale, le regole sono anche il frutto di una certa dose massiccia di violenza, di manipolazione e di convinzione, fatta su minorenni, per così dire. Quindi di fronte all'etica c'è sempre il grande problema del male. E il male non è solo, per i bambini, rubare la marmellata. Il male è questa presenza inquietante per cui noi possiamo essere sempre indotti, molte volte anche senza saperlo, a distruggere una persona, il suo piano di vita, attraverso tanti comportamenti: la maldicenza, il tramare contro di loro, fino a giungere alle forme più perverse di tortura o di assassinio. Quindi dovete ragionare in questi termini per rispondere alla domanda: a che serve l'etica? A parte dire "serve" è riduttivo, perché "serve" sembra che l'etica sia uno strumento, mentre l'etica è la fibra stessa della nostra esistenza. E quindi mantenendo però il termine tra virgolette "a che serve l'etica?", l'etica serve a farci vivere meglio. Dovremmo immaginare come sarebbe il mondo se non ci fossero delle regole. Sarebbe in balia della prepotenza delle mazze ferrate, delle ghigliottine, delle corde per impiccare o contemporaneamente dei dogmi della religione o della volontà dispotica di qualche sovrano.

Così il prof. Bodei..ci ha detto anche a che serve l’etica…ma un’altra domanda ….

Qual è il compito dell’etica?

La moralità può attraversare le nostre vite. Lo vediamo dal modo in cui rispondiamo alle sollecitazioni del mondo e delle persone. La sofferenza di un essere umano può apparirci come un semplice fatto che capita a quella persona oppure come un grido di ingiustizia, a cui rispondiamo con tutto il nostro essere. La differenza tra queste risposte dipende dalla nostra visione delle cose, dai sentimenti e dai pensieri che sappiamo portare dentro la situazione. Ma gli stessi pensieri e sentimenti sono oggetto anch'essi di risposte morali. Proviamo sentimenti come la colpa o la vergogna per il modo in cui abbiamo agito e siamo in grado di ridescrivere la situazione e guardarla con occhi nuovi. La moralità è di per sé aperta alla critica e alla revisione. E una critica importante è proprio rivolta contro il giudizio morale, che appare fondato solo sulla forza dell'autorità, sull'arroganza o sul moralismo. La moralità è intrinsecamente persuasiva e critica. L'etica, come disciplina riflessiva e come discorso pubblico, esplora le diverse vie della critica morale. Il ragionamento è importante. La capacità di confrontare giudizi e punti di vista isolati e distanti mette in luce le nostre incoerenze. Ma le incoerenze non sono mai solo errori nel ragionamento, ma anche debolezze e resistenze personali, che superiamo migliorando noi stessi. Il progresso delle concezioni morali ha seguito spesso la via di una maggiore coerenza tra i giudizi. Ma la strada può anche essere quella del rivolgimento radicale, come quando un intero sistema di giudizio viene superato, per esempio un modo di vedere la sessualità o di percepire i rapporti sociali o le differenze tra le razze. Qual è il compito dell'etica? Quello di limitarsi a ricostruire le modalità della critica morale o di spingersi a raccomandare il cambiamento personale e il miglioramento degli individui?

Allora possiamo dire che comportarsi in modo etico produce un gran beneficio all’uomo, gli consente di percepire il senso di essere nel giusto?!?!

E’ questa…la virtù?

Quei prudenti che s'adombrano delle virtù come de' vizi,
predicano sempre che la perfezione sta nel mezzo;
e il mezzo lo fissan giusto in quel punto dov'essi sono arrivati,
e ci stanno comodi

Alessandro Manzoni

E i nostri politici?Praticano la virtù?

Così si esprimeva Montesquieu……..

La virtù, in una repubblica, è cosa semplicissima: è l'amore della repubblica: è un sentimento, e non una serie di nozioni; l'ultimo cittadino dello Stato può provare, quel sentimento, come il primo. Una volta che il popolo ha buoni principi, vi si attiene più a lungo dei cosiddetti gentiluomini. E’ raro che la corruzione cominci da lui. Esso ha tratto sovente dalla mediocrità dei propri lumi un attaccamento più forte per quello che è stabilito. L'amore della patria conduce alla bontà dei costumi, la bontà dei costumi porta all'amore della patria. Quanto meno possiamo soddisfare le nostre passioni particolari, tanto più ci abbandoniamo a quelle generali….”(Montesquieu, “Lo spirito delle leggi”, V, cap. 1)



giovedì 22 ottobre 2009

Il ministro Tremonti ...mea culpa...






Il ministro dell’Economia, parlando ad un convegno organizzato dalla Banca Popolare di Milano, ha detto:
“Non credo che la mobilità sia di per sé un valore. Per una struttura sociale come la nostra, il posto fisso è la base su cui costruire una famiglia. La stabilità del lavoro è alla base della stabilità sociale”. A imporre forme di lavoro più flessibili, secondo Tremonti, è stata la globalizzazione che “non ha trasformato il quantum di lavoro ma la qualità di lavoro, passato da fisso a mobile. Era inevitabile fare diversamente”.
All’interno dello stesso governo, il ministro Brunetta si è affrettato ad esprimere il disaccordo e a prendere le distanze dicendo che «La sua è una soluzione del Novecento che non va più bene in questo secolo, non si può tornare indietro».
"La cultura del posto fisso è un ritorno al passato non possibile che negli anni scorsi ha creato problemi". E' quanto ha dichiarato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
Ovviamente - ha aggiunto Marcegaglia - nessuno è a favore della precarietà e insicurezza in un momento come questo, in particolare. Però noi siamo per la stabilità delle imprese e dei posti di lavoro che peraltro non si fa per legge.
Apertura anche dal sindacato: "Se il governo è davvero interessato al superamento della precarietà, apra un tavolo di confronto", ha detto il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani.
"La polemica della sinistra sulle dichiarazioni di Tremonti e sul posto fisso è l'ennesima conferma della malafede di molti esponenti della sinistra - afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una dichiarazione - Confermo la mia completa sintonia con il ministro Tremonti. Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell'occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore”.
Ora io che non mi intendo di economia rifletto attenendomi alle varie dichiarazioni , alle mie conoscenze ed esperienze…
Il posto fisso è l’espressione di una cultura diffusa nel nostro paese e in nome di questa, anni fa ,e le cose oggi non sono molto cambiate, i genitori erano disposti a “pagare” per dare un “posto fisso”al proprio figlio…posto che non era assolutamente riferibile solo all’occupazione pubblica,ma illimitatamente a tutti i settori della produzione…
I “pagamenti”il più delle volte erano in “contanti”…per non lasciare traccia del denaro e venivano consegnati a politici locali che assicuravano l’assunzione…( nel mio paese sono stati pagati anche 20 milioni per un posto alla Micron)…Non dimentichiamo che in alcuni luoghi del nostro bel paese la maggioranza alle elezioni si ottiene ancora con “la pasta,le banconote a metà,la promessa di un posto di lavoro”….
Ma non più trasparente è il comportamento delle istituzioni che,in ambito locale, hanno dato “incentivi” in termini di finanziamenti a fondo perduto ad industriali “dichiarati “ interessati alla realizzazione di posti di lavoro,industriali che hanno costruito cattedrali nel deserto perché una volta ottenuti i finanziamenti e aperta la fabbrica, dopo qualche mese,hanno abbandonato tutto e i poveri lavoratori sono tornati a casa anche dopo aver pagato la “mazzetta” per entrare…
Era il mito del posto fisso,in nome del quale tutto si faceva…e si fa,perché non possiamo dire diversamente!
Forse con modalità diverse ma non per questo meno subdole….
Ora dopo 30 anni il Ministro ritorna con questo mito…dimenticando quanto detto e fatto in questi anni …
A me sembra che il discorso del ministro sia mancante di una seconda parte…cioè…secondo me ,doveva dire quello che ha detto, ma avrebbe dovuto continuare e dire :si fa così…
Questo non lo ha detto…
Ma si sa che l’Italia è il paese delle contraddizioni…oggi si fa un’affermazione,domani puntualmente arriva la smentita…
Allora Tremonti avrebbe dovuto ricordare la Legge 30,fatta dal governo a cui appartiene,e dire aboliamo subito quella Legge….
Invece butta lì l’affermazione dell’importanza del posto fisso,ma non dichiara ciò che intende fare..ancora solo parole…
Questo governo ha fatto della flessibilità un punto fermo, ma forse non ha ben inteso che flessibilità non significa precarietà…
Negli anni passati quando,in molti, contestavano questo concetto di flessibilità,sostenendo che ai giovani veniva preclusa ogni possibilità di progettare la propria vita,di pianificare il futuro,il governo rispondeva che occorreva modernizzarsi,guardare oltre la logica del posto fisso,perché l’Italia doveva diventare competitiva…
E in nome della competitività si è provveduto a “precarizzare”il lavoro..con il risultato di aver diffuso nel paese la sensazione di instabilità per cui ogni giovane è divenuto più insicuro,incerto e indeciso…
Instabilità che rende impossibile l’idea di formare una famiglia,comprare una macchina,accedere a un mutuo…
Così in nome della competitività si è provveduto a precarizzare anche la società..perchè di fatto il nostro paese con questo sistema non è cresciuto di più e lo dimostrano i dati forniti dai sondaggi effettuati.
E come poteva crescere se un precario ha uno stipendio di 600 euro …ed è fortunato quando lo ha…
Quale prospettiva di vita con uno stipendio simile?
Secondo me i giovani vogliono solo un lavoro che permetta loro di praticare il “vizio” più vecchio del mondo…VIVERE!!!!!!!!!!!!!
Occorre trovare soluzioni efficaci,soluzioni che risolvano il precariato in maniera definitiva e per questo è necessaria una sinergia tra governo, sindacato e lavoratori...
E comunque ogni giorno si” buttano” sull’opinione pubblica notizie che non hanno nulla a che fare con i problemi reali del nostro paese…
Si continua a “dire” e non a “fare”…
Sempre vigili
da vedere queste vignette!!!!!!!!!!!

http://www.corriere.it/gallery/Cronache/vuoto.shtml?2009/10_Ottobre/occupati/1&7

E' interessante leggere....

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/occupazione/indagine-axa/indagine-axa.html
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/occupazione/no-brunetta/no-brunetta.html
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/occupazione/marcegaglia-postofisso/marcegaglia-postofisso.html
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200910articoli/48573girata.asp
http://www.camera.it/parlam/leggi/03030l.htm

Legge 14 febbraio 2003, n. 30
"Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro"

sabato 17 ottobre 2009

Brachino e il calzino…

Mi piace riportare le parole di Giovenale da…(le ragioni della satira)

Come dar voce all'ira,
che mi rode d'arsura il fegato,
quando vedo un predone
che, costretto il pupillo al marciapiede,
schiaccia la gente con la masnada dei suoi,
o un altro condannato a vuoto in tribunale?
Cosa è mai l'infamia, se il denaro è al sicuro?

Arretrino i tribuni,
la precedenza è alla ricchezza:
chi è giunto a Roma appena ieri,
con i piedi segnati dalla schiavitú,
nemmeno alle cariche sacre
deve cedere il passo,
perché fra noi piú sacra d'ogni cosa
è la maestà del denaro,
anche se questa ricchezza funesta
non ha un tempio per venerarla
come l'hanno Pace, Fede e Vittoria,
Virtú e Concordia, i cui nidi risuonano
di gorgheggi al ritorno degli uccelli,
e al denaro non abbiamo eretto un altare.

Ma per questo e per altro siamo disposti a “fare”….

Sul giudice Mesiano Berlusconi aveva tuonato: ne vedremo delle belle…

Così i suoi adepti subito all’opera…ma….

Il risultato del video è a dir poco paradossale, insulso…

Forse volevano dire:Guardate qui..questo è il grande uomo che ha imposto la maxi multa al Presidente…

Un uomo qualunque,insignificante …

Come si permette un “omucolo” di multare l’Eletto?

E l’Eletto cosa fa? Si vendica…ordina agli scagnozzi di registrare,filmare…

Si chiama ritorsione o no? E per fare ciò il presidente del consiglio usa tutti i suoi mezzi privati:le TV!!!!!!!!!!!

E meno male che non è andato a Porta a Porta…TV che dovrebbe essere pubblica….

Guai a toccare i soldi dell’Eletto…

Ma a mio avviso, è ciò che era nelle intenzioni di chi ha “commissionato” il video che è pericoloso…

La prima domanda:Cosa si aspettava di filmare?

La seconda:Voleva dimostrare che Mesiano è un tipo “strano”e quindi fuori di testa?

Quindi “mancante delle garanzie o dei requisiti necessari…” per emettere una sentenza…

Ciò che più nausea è la volontà di promuovere un’opera di denigrazione,di offesa alla dignità personale,che mira a stabilire un clima di sospetto intorno ad un giudice che,in quelle immagini,non ha altri difetti che essere “uomo”…

In una democrazia degna di questo nome tutto ciò non accade…

Qui è stata calpestata la libertà individuale…

La libertà di essere se stessi nella quotidianità…

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E un oratore disse: Parlaci della Libertà.
E lui rispose:
Alle porte della città e presso il focolare vi ho veduto, prostrati, adorare la vostra libertà,
Così come gli schiavi si umiliano in lodi davanti al tiranno che li uccide.

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Dite, maestro' -disse l'allievo- 'esiste la Libertà'? E il maestro rispose: 'se in ogni uomo esiste l'idea, allora esiste anche la Libertà'.
- E chi la vende la Libertà?
- Non si vende.
- Perché?
- Perché è già tua!

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Sempre vigili



sabato 10 ottobre 2009

Chi legge Piero Calamandrei?


Spesso nello scrivere ho citato Piero Calamandrei,ma oggi più che mai mi sembra opportuno perché a distanza di anni,le sue parole sono profetiche e chiariscono ulteriormente la situazione che stiamo vivendo. Le parole di seguito riportate sono di un discorso tenuto al Parlamento nel 1948:

“In un regime parlamentare il Ministro,anche nei suoi atti discrezionali,è tenuto a dare al Parlamento la giustificazione politica dei motivi che lo hanno spinto ad agire in un dato modo. Non può dire:il padrone sono io!Magari lo pensa,magari sarà vero;ma finchè v’è il Parlamento, queste cose si possono pensare ma è meglio non dirle”.
Nel nostro Parlamento queste cose non solo si pensano,ma si mettono in atto,si concretizzano e ci si comporta come se così fosse!
Di fatto il nostro Premier aveva ,sin dall’inizio,un solo scopo impadronirsi del paese…e con caparbietà e costanza si è adoperato perché questo accadesse…
Si è costruito un partito,poi il Parlamento, nominando i “suoi” ministri e i propri adepti nelle varie dirigenze… e così ha iniziato l’ascesa al palcoscenico internazionale…
Non ha dimenticato però una cosa fondamentale… che per la buona riuscita di tutto ciò,doveva rendere il popolo “ignorante”… distruggere la capacità di scegliere,di valutare... i meriti e le capacità di chi sta per ricoprire cariche pubbliche…e come e cosa fare? Semplice distruggere la scuola pubblica…
E ancora una volta mi viene in aiuto Piero Calamandrei con un discorso del 1950…
“Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. (…)Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta.
Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.
Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » E’la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].”
Questo è quanto diceva Calamandrei…e ancora..”Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde alla Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione che può essere strumento,perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà”.
La sua attualità è sconcertante…
Ma il “viaggio” di questo nostro governo verso il raggiungimento dell’obiettivo prosegue con incessante perseveranza…
Nomina Dirigenti compiacenti,di partito,con “mezzucci” da strapazzo che poi però portano disastri ovunque,nella scuola con concorsi riservati e con criteri di graduatoria ridicoli( è stato valuto qualsiasi servizio,anche il più stupido,ma non l’essere stato nominato, dall’allora Provveditore Agli studi,psicopedagogista per dieci anni….),nelle amministrazioni pubbliche con altrettanti imbrogli…questo perché dovevano essere manipolabili,dovevano sempre dire sì e non opporsi alle scellerate “innovazioni”…
Ed è così che si arriva alla “meritocrazia”…
http://blog.panorama.it/italia/2009/10/09/rivoluzione-brunetta-ministro-rock-che-lavora-in-un-palazzo-a-rete-lenta/
Ora quei Dirigenti compiacenti dovranno dire chi è meritevole e chi no…
Tutti i “farabutti” logicamente sono farabutti e quindi “fuori”!!!!!!!!!!!
“La democrazia non è …la tirrania della quantità sulla qualità,del numero cieco sull’intelligenza individuale,della massa analfabeta sui pochi competenti colti; ma deve,per dare i suoi frutti,essere consapevole scelta dei valori individuali operata non in una ristretta cerchia di privilegiati della cultura,ma nell’ambito di tutto un popolo reso capace dall’istruzione di giudicare i più degni”.
Qualcuno vuol dire a questi “ignoranti” che è l’ora di andare a casa?E qualcuno deve dire al Premier che non è stato eletto dal popolo....lui lo dice per avere più credibilità e forza,ma non è così....
Il video mostra chi è il ministro Brunetta …..


domenica 4 ottobre 2009

Quanti farabutti sono in giro.....




Ieri sono stata nella Piazza stracolma di “farabutti”…

C’erano trecentomila farabutti,tutti riuniti,anzi pigiati…

Orgogliosamente “farabutta” anch’io!!!!!

Era una folla “motivata e credente”quella che gremiva la metropolitana,la Piazza e tutte le strade adiacenti.

Ovunque guardavi vedevi gente assiepata su balconate,muretti,scalinate…

Tutti lì a salvaguardia dell’Art. 21 della Costituzione e in nome della democrazia.

In quella piazza ho sentito parole “sante”: democrazia,giustizia,Costituzione e a gridarle erano persone di ogni età,giovani e meno giovani,ma sicuramente “gente” generosa che ama far sentire le proprie idee,il suo punto di vista, anche in modo rumoroso…

Una piazza colorata dai tanti striscioni , bandiere e cartelli tutti contro chi vuole, in qualche modo,che una parte dell’Italia non venga mai raccontata,ascoltata,conosciuta…

Dalla Piazza si è levata un’ovazione al nome di Roberto Saviano…che ha ricordato come il nostro paese non si sia interessato al sequestro di alcuni ristoranti gestiti dalla mafia, in una delle strade più importanti di Roma e del caso del ritrovamento di navi colme di rifiuti tossici nelle acque della Calabria…

Così, quei trecentomila farabutti,ieri,hanno gridato che vogliono “sapere” sempre tutto,ogni cosa anche se spiacevole…si può contestare tutto ciò?

In un paese come il nostro sì…

E mentre a Roma si manifestava,altre manifestazioni si sono svolte in altre dodici città italiane ed europee…Barcellona,Berlino, Parigi,Londra…a Bruxelles sui cartelli si leggeva:”In Europa siamo tutti farabutti”…

Ma ieri la folla ha capito che doveva esserci…che doveva far capire che non ci sta più alle mezze verità,alle notizie manipolate,ai giochi di un potere che ci vuole tutti “addomesticati”,tutti non pensanti…

La manifestazione di ieri è sta la miglior risposta a questo stato di cose…

Dobbiamo continuare a chiederci:che paese è il nostro?

Un paese dove alcuni parlamentari gridano allo scandalo per lo scudo fiscale e poi non si presentano quando si vota … e mi riferisco ai parlamentari del PD,UDC,IDV…ERANO LORO gli ASSENTI…e niente giustificazioni!!!!!!!!!!!!!!!

Un paese che è ricco di “esperti del giorno dopo”…

Un paese che,di fronte a catastrofi,non fa altro che cercare a tutti i costi colpevoli, invece di rimboccarsi le maniche…che non sa fare altro che riproporre il ritornello delle responsabilità…il giorno dopo!!!!!!!!!

Un paese dove i politici continuano a vendere menzogne,a fare promesse che poi non mantengono…L’Aquila ne è un esempio recente…

Oggi “il millantatore” ha ripetuto, a Messina, le stesse parole pronunciate a L’Aquila il 7 Aprile…

Stiamo ancora aspettando…